La morte del leone di Cheren, generale Orlando Lorenzini

“Figura leggendaria di combattente coloniale che già in Libia e nell’Africa Orientale italiana superando le più aspre difficoltà di terreno e di clima, aveva innumerevoli volte trascinato le sue truppe alla vittoria, era l’anima dell’epica difesa di Cheren, imponendosi all’ammirazione dello stesso nemico. Alla testa dei suoi battaglioni che infiammava con l’esempio del suo indomito valore si prodigava oltre ogni limite per contrastare il passo dell’avversario superiore per mezzi e per numero, contrattaccandolo con audacia sovrumana anche quando la situazione si era fatta disperata. Colpito mortalmente suggellava in aureola di gloria la sua nobile esistenza, tutta intessuta di memorabili episodi di fulgido eroismo.”
Cheren (A.O.I.), 2 febbraio – 17 marzo 1941

Cartolina dedicata al generale Lorenzini

Il 17 marzo del 1941, come si evince dalla motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare, conferita con Regio Decreto 6 febbraio 1942, moriva alla testa dei scuoi ascari, durante la durissima battaglia di Cheren in Eritrea il generale Orlando Lorenzini, colpito da una scheggia di granata. Nella durissima battaglia iniziata il 2 febbraio e conclusa il 27 marzo 1941, i nostri dovettero lamentare oltre 12 mila morti e oltre 21 mila feriti. Pesanti anche le perdite britanniche valutate in 536 morti e 3.229 feriti fra le truppe inglesi e circa 5 mila morti fra le truppe indiane.

La sconfitta subita dalle armi italiane nonostante un’organizzata e tenace resistenza, sancì l’inizio dello sgretolamento dell’impero coloniale italiano. Nella stessa oltre al generale Lorenzini si era distinto il generale Carnimeo che venne promosso per meriti di guerra, generale di divisione e che venne fatto prigioniero e internato. Comandante della seconda divisione Coloniale, è considerato dagli storici, per quanto dimostrò proprio in questa battaglia uno dei migliori generali italiani della seconda guerra mondiale

Generale Orlando LorenziniOrlando Lorenzini nasce il 3 maggio del 1890 a Guardistallo in provincia di Pisa e comincia la carriera il  20 maggio 1910 come soldato di leva di seconda categoria nell ’84º reggimento fanteria. Nominato ufficiale il 4 febbraio 1912, durante la prima guerra mondiale fu combattente al comando della 2099 Compagnia mitraglieri della Brigata “Udine” nella zona del Montello.

Finita la Grande Guerra comincia la sua lunga avventura in Africa, terra dove scriverà le pagine che lo consegnarono alla leggenda.

Fu prima comandante del XXII e del XIV Battaglione eritreo e successivamente della XI Brigata coloniale e della II Brigata coloniale dell’Africa Orientale Italiana. Tra le varie missioni africane si menziona la missione segreta presso le popolazioni della Dancalia nel 1935, al comando del XIV Battaglione Eritreo, avente come fine organizzare le popolazioni ed averle alleate nel conflitto che portò alla conquista dell’Impero.

Durante il secondo conflitto mondiale nel quadro della difesa dell’Eritrea contro la minaccia inglese dal Sudan venne trasferito nel 1940 a Cheren con la sua II Brigata Coloniale e nominato comandante della IV Divisione Coloniale da Amedeo di Savoia-Aosta, Viceré di Etiopia e Comandante delle Forze Armate dell’A.O.I., con il compito di contrastare l’avanzata inglese su Agordat. La battaglia infuriò con pesantissime perdite per cinque lunghi giorni, e dopo di essa  Lorenzini assunse nuovamente il comando della II Brigata, già molto provata dai combattimenti e trasferita presso Cheren.

La città costituiva l’ultima posizione di difesa dell’Eritrea, e qui il Il 2 febbraio vi fu il primo attacco da parte di mezzi corazzati britannici che tentarono di forzare il passo, venendo respinti dai reparti italiani. Il giorno successivo, tuttavia, reparti scozzesi riuscirono a prendere quota 1616 al II Battaglione dell’11º Reggimento “Granatieri di Savoia”, che, nuovamente attaccato dai reparti indiani dei Punjab e dei Rajputana fu sul punto di crollare; solamente l’arrivo di due compagnie del III Battaglione bersaglieri e del XCVII Battaglione coloniale riuscirono ad evitare l’annientamento e a contenere gli attacchi in cruenti corpo a corpo.

Il 10 febbraio, dopo una settimana di scaramucce di scarso rilievo, era ormai chiaro che le forze anglo-indiane stessero preparando un nuovo attacco con l’appoggio di mezzi corazzati e meccanizzati. Per evitare la caduta del passo di Dongolaas, vennero radunati tutti gli uomini abili, compreso il Battaglione alpini “Uork Amba” appena giunto di rinforzo da Addis Abeba. L’attacco, lanciato il 12 febbraio, e continuato fino al 14 vide l’impiego dei temuti battaglioni indiani dei Maharatta e dei Sikh, ma ancora una volta la tenace, e sanguinosa, resistenza delle truppe italiane costrinse il comando inglese a sospendere ogni attacco.

Battaglia di Cheren

Dal 15 febbraio al 14 marzo, se si eccettua l’attacco inglese intorno a Cubub, si verificarono brevi scaramucce, con entrambe le parti impegnate a riorganizzare le proprie forze, con i battaglioni italiani ridotti praticamente all’organico di una compagnia. Durante questo mese, comunque, furono incessanti i bombardamenti e gli attacchi aerei contro le postazioni difensive italiane.

Per l’ultima fase della battaglia, l’Alto Comando britannico pianificò due colonne che dovevano convergere poi nella piazzaforte di Cheren. Il piano prevedeva che la 4ª Divisione indiana si impadronisse del Sanchil e del monte Forcuto, mentre la 5ª Divisione indiana avrebbe dovuto forzare il passo di Dongolaas. Alle 8,00 del 15 marzo iniziò l’offensiva finale.

Tuttavia, a dispetto dei piani inglesi, le truppe britanniche e del Commonwealth vennero respinte da un nutrito lancio di bombe a mano, mentre le poche batterie ancora efficienti riuscirono a bloccare i mezzi corazzati Alleati. Il giorno successivo, il 16 marzo, gli inglesi, forti della loro superiorità di uomini e mezzi iniziarono, seppur a fatica, a compiere i primi significativi progressi. Alle 15 del 17 marzo 1941, spirava ucciso da una scheggia di granata il generale Lorenzini e il 27 successivo la battaglia ebbe di fatto termine.

L’eroico generale venne sepolto nel cimitero di Asmara dopo un austero funerale celebrato il 19 marzo 1941. Le sue spoglie furono in seguito esumate in Asmara il 18 novembre 1994 e trasportate al cimitero militare di Cheren, ove ora riposano. Il sepolcreto, denominato “Cimitero Militare ltaliano degli Eroi”, si trova su un terreno pianeggiante dislocato ad oriente della città.

Tale zona è dominata dalle alture del Kub Kub e del Geleb ove, dal 3 febbraio al 27 matzo 1941, ebbe luogo la più cruenta delle battaglie combattute in Africa Orientale. Costruito da un gruppo di cittadini italiani residenti ad Asmara e dal Vicariato Apostolico per I’Eritrea con la collaborazione dei nostri connazionali residenti a Cheren fu inaugurato nell’agosto del 1950. Alla fine degli anni ’90 è stato completamente restaurato dal Commissariato Generale Onoranze Caduti in Guerra.

Oggi, il tricolore italiano sventola su quel lontano lembo di terra in cui ancora riposano e Spoglie di 602 Militari italiani (266 Noti e 336 Ignoti), deceduti in combattimento nel settore Nord dell’Eritrea o durante la prigionia, e di 615 ascari. Ciascuna sepoltura è segnata da una lapide in pietra con I’incisione di una croce (per i Caduti italiani), il grado, il nominativo e la data di morte.

A suo nome è stata intitolata una strada a Castiglioncello (Provincia di Livorno), dove è ubicata la casa costruita nel 1933, ed a Pisa. Sempre a Pisa gli è stata anche intitolata una scuola elementare. A Lucca venne intitolata a Lorenzini la caserma di Piazza San Romano (già sede dei reparti di cavalleria); questa caserma è stata sede della Compagnia Genio Guastatori della Brigata paracadutisti “Folgore” fino all’inizio del XXI secolo ed oggi è smilitarizzata ed in parte utilizzata per ospitare una base della protezione civile.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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