2^ G.M. I bollettini di Guerra

Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi successori il titolo di Re d’Italia

In seguito alla Seconda guerra di indipendenza e alla spedizione dei Mille, guidata da Giuseppe Garibaldi, nel biennio 1859-60, l’obiettivo dell’unità d’Italia era stato in gran parte raggiunto, con le sole eccezioni del Triveneto in mano all’Impero austro-ungarico e del Lazio, ultimo lembo dei domini papali. L’annessione al Regno di Sardegna delle varie provincie era stata sancita da una serie di plebisciti.

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Tuttavia, il nuovo Stato portava ancora il nome di Regno di Sardegna. Il 18 febbraio 1861, si riunì a Torino, presso Palazzo Carignano, già sede del Parlamento Subalpino, il nuovo Parlamento che già si definiva italiano, pur numerandosi come VIII legislatura, continuando così la numerazione delle legislature del Regno di Sardegna. La Camera dei deputati comprendeva anche parlamentari eletti nelle “nuove provincie”, mentre il Senato, non eletto ma di nomina regia, era stato integrato con nomine di senatori provenienti dalle diverse zone d’Italia.

L’apertura della nuova legislatura avvenne con il discorso della Corona pronunciato dal Re. Il Senato nella risposta votata il 26 febbraio parlava esplicitamente di nuovo regno. La Camera dei deputati nel discorso di risposta a Vittorio Emanuele, redatto dall’onorevole Giuseppe Ferrari e datato 13 marzo 1861 già dichiarava che:

«i suffragi di tutto un popolo pongono sul vostro capo benedetto dalla Provvidenza la corona d’Italia»

Subito dopo l’inizio della legislatura, in data 21 febbraio, l’allora Presidente del Consiglio Camillo Benso, conte di Cavour presentò al Senato un progetto di legge, composto da un solo articolo, per ufficializzare la nuova denominazione del Re, divenuto poi norma il 17 marzo 1861, con la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale del Regno d’Italia n.67.

Proclamazione del Regno d'Italia.jpg

Re Vittorio Emanuele II assume il titolo di Re d’Italia con la legge n. 4671 del 17 marzo 1861 del Regno di Sardegna. La norma recitava:

«PROGETTO DI LEGGE.
Articolo unico. Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi successori il titolo di Re d’Italia.»

Nella Relazione Cavour ricordava che

«il Parlamento, nel giorno solenne della seduta reale, coll’entusiasmo della riconoscenza e dell’affetto, acclamava Vittorio Emanuele II Re d’Italia.»

Nel testo approvato dal Senato compare tuttavia anche un secondo articolo sulla questione dell’intestazione degli atti legislativi. Si stabiliva dunque che:

«Art. 2. Gli atti del Governo ed ogni altro atto che debba essere intitolato in nome del Re sarà intestato colla formula seguente: (In nome del Re) Per Provvidenza divina, per voto della Nazione RE D’ITALIA»

Da notare che il numerale di Vittorio Emanuele di Savoia continuava ad essere “secondo”, e non “primo”, come segno della continuità della dinastia di casa Savoia che aveva realizzato l’unificazione italiana e della continuità del sistema costituzionale.

Il 17 marzo è ricordato annualmente dall'”Anniversario dell’Unità d’Italia”, festa nazionale istituita nel 1911 in occasione del cinquantenario della ricorrenza. Con la legge n. 222 del 23 novembre 2012 è stata istituita la “Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera”, che si celebra ogni anno il 17 marzo, data in cui, dopo anni di lotte volte al raggiungimento dell’unità, è iniziata la storia d’Italia.

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