2^ G.M. La guerra nel Mediterraneo

La torpediniera Circe, terrore dei sommergibili della Royal Navy

La torpedinera della Regia Marina Circe, appartenente ala classe Spica con quattro affondamenti accertati è stata l’unità della Marina italiana ad ottenere i maggiori successi nella lotta antisommergibile. Vediamo ora la sua storia cominciata il 4 ottobre del 1938 giorno della sua entrata in servizio.

Come abbiamo visto sopra l’unita faceva parte della classe Spica, torpediniere veloci e di successo, realizzate per la Regia Marina, ma anche per l’esportazione in Svezia. Queste navi, pensate per sostituire le vecchie navi classificate come cacciatorpediniere, residue del conflitto precedente e ancora in servizio, ma essenzialmente con compiti di seconda linea, sono state costruite in un numero cospicuo, in quanto il Trattato navale di Washington permetteva la fabbricazione di un numero illimitato di unità per le imbarcazioni aventi un dislocamento inferiore a 600 tonnellate.

L’armamento principale era costituito da 3 cannoni OTO da 100/47 Mod. 1931 in impianti singoli da 16 km di gittata, uno a prua e due a poppa, con una cadenza di soli 8 colpi al minuto e alzo di 45° che non consentiva un uso contraereo. Per questa funzione le navi erano armate con otto mitragliere da 13,2 mm in quattro impianti binati Breda Mod. 31, sostituite parzialmente con mitragliere Breda 20/65 Mod. 1935 binate durante lavori di ammodernamento tra il 1939 e il 1941. Tra il 1942 ed il 1943 sulle unità superstiti l’ultimo impianto binato venne sostituito con 4 impianti singoli Scotti-Isotta-Fraschini 20/70.

I siluri, almeno sulle prime unità, non avevano la possibilità di essere usati tutti contro lo stesso bersaglio e come se non bastasse, erano da 450mm, calibro ridotto per testata (110 kg) e portata. Vi erano lanciabombe e tramogge per bombe di profondità, con due lanciabombe laterali e due tramogge a poppa, nonché predisposizione per 20 mine. Non vi erano però sonar e radar. La situazione migliorò con lo scoppio del conflitto, i lanciabombe originali vennero sostituito con 2/4 lanciabombe pirici tedeschi dotati di una celerità di tiro molto maggiore e molte unità furono anche dotate di ecogoniometro di fabbricazione tedesca o italiana.

Le prime due unità costruite e precisamente la capoclasse Spica e la Astore, furono cedute alla Svezia e riclassificate come cacciatorpediniere, rimarranno in servizio nella Marina svedese fino al 1958. Seguirono poi altre trenta unità,tutte entrate in servizio nella Regia Marina, costruite in tre serie che differivano per delle minime variazioni delle dimensioni, del dislocamento e dell’armamento antiaereo e antisommergibile, così suddivise: 16 tipo “Alcione”, 6 tipo “Climene”, 8 tipo “Perseo”.

La Circe oggetto del nostro post apparteneva alla prima classe e come abbiamo visto al momento dell’entrata in guerra dell’Italia era un unità nuovissima e faceva parte della XIII Squadriglia Torpediniere di base a Messina, che formava insieme alle gemelle Clio, Calipso e Calliope. Veniamo ora ad analizzare i quattro successi della Circe.

  • HMS Grampus (16 giugno 1940)

Il primo successo della Circe venne registrato il 16 giugno del 1940, sei giorni dopo l’entrata in guerra del Regno d’Italia. Alle 19.04 di quel giorno l’unità, facente parte di un rastrello antisom nelle acque orientali della Sicilia insieme alle gemelle Polluce, Clio e Calliope, avvistò il periscopio di un sommergibile, dal quale poi partirono alcuni siluri. Le armi britanniche, lanciate dal sommergibile che il giorno 14 aveva posato delle mine nella zona, vennero evitate dalle unità italiane.

Il Circe agli ordini del capitano di fregata Aldo Rossi, iniziò subito l’attacco con le bombe di profondità, seguito dalla altre torpediniere, finché, al nono passaggio, emerse una grossa quantità di rottami. L’unità affondata era il sommergibile britannico Grampus,  facente parte della classe “Porpoise” di 6 unità costruite fra il 1931 e il 1939, che s’inabissò 105 miglia a levante di Siracusa, senza superstiti tra i 59 membri dell’equipaggio.

Sottomarino HMS Grampus.jpg

Dal 29 al 31 luglio 1940 il Circe e le gemelle Clio, Climene e Centauro scortarono da Napoli a Messina e quindi a Bengasi, un convoglio formato dal trasporto truppe Marco Polo e dagli incrociatori ausiliari Città di Palermo e Città di Napoli. Prima di passare al successivo affondamento vogliamo ricordare la partecipazione del Circe alle operazioni di contrasto all’operazione britannica «Excess» del 10 gennaio 1941, giorno  del tragico affondamento della Torpediniera Vega, a cui abbiamo dedicato un apposito post.

Per chi volesse leggerlo riportiamo qui sotto il link relativo:

Due medaglie d’oro per l’affondamento della torpediniera Vega

  • HMS Union (20 luglio 1941)

Il 17 luglio 1941 alle 20 er apartito da Tripoli diretto a Trapani un convoglio lento composto dal piroscafo tedesco Menes di 5.609 tonnellate, precedentemente silurato dal sommergibile britasìnnico Regent che, rientrava in Italia al traino dei rimorchiatori Ciclope e Max Barendt. La scorta del convoglio venne affidta al Circe in quel momento agli ordine del capitano di corvetta Carlo Unger di Lowenberg.

Alle 11.18 del 20 luglio il convoglio venne attaccato nel canale di Sicilia dal sommergibile HMS Union: la torpediniera italiana, avvistata una strana scia di nafta, cominciò ad eseguire manovre circolari lanciando bombe di profondità, regolate a 50, 75 e 100 metri. Alle 11.31 comparve alla superficie un a grossa bolla d’aria e immediatamente la torpediniera sganciò 3 btg da 100 kg seguita dall’idrovolante di scorta al convoglio che lanciò una delle bombe in dotazione.

Dopo circa trenta secondi cominciò ad affiorare in abbondanza della nafta. Il Circe aveva colpito ancora, il sommergibile affondato era l’HMS Union appartenente alla classe “U” da 630/730 tonnellate, che affondò senza sopravvissuti, circa 25 miglia a sudovest di Pantelleria, mentre il convoglio italiano raggiungeva Trapani senza ulteriori problemi.

Il Circe che partecipò a numerose altre scorte di convogli  da e per la Libia, rimanendo danneggiato il 19 settembre 1941 durante un attacco aereo, nel corso dello stesso anno, venne modificata con l’eliminazione delle poco efficaci mitragliere da 13,2 mm e la loro sostituzione con 8 armi da 20/65 mm, migliorando l’efficacia del tiro contraereo.

  • HMS Tempest (13 febbraio 1942)

Alle 15.24 del  12 febbraio del 1942, a 14 miglia da Punta Alice nel Golfo di Taranto, il sommergibile inglese HMS Una silurò affondandola, la vecchia nave cisterna Lucania da 8.106 tonnellate. Alle 20.20 il Circe al comando del capitano di corvetta Stefanino Palmas, mentre si trovava di scorta al piroscafo Bosforo nel golfo di Taranto, ricevette l’ordine di far dirigere il trasporto a Crotone e procedere ad un rastrellamento antisom nella zona tra Crotone e Punta, giungendo sul punto dell’affondamento alle 23.06

Alle 3.02 del 13 febbraio,  il  Circe individuò in superficie il sommergibile britannico Tempest, che si trovava in pattugliamento nel Mar Ionio, una trentina di miglia a nord-est di Crotone e che, avvistata a sua volta la nave italiana, s’immerse, venendo comunque individuato con l’ecogoniometro alle 3.15. Alle 3.32 la torpediniera effettuò una prima scarica di bombe di profondità che causò vari danni al sommergibile, poi iniziò a incrociare sulla verticale del Tempest senza attaccare fino all’alba, perché il mare mosso e l’oscurità impedivano di gettare le cariche

Alle 7.16 il Circe effettuò un secondo passaggio con lancio di bombe, che danneggiò gravemente l’unità nemica. Alle 7.55 la nave italiana compì un nuovo lancio di bombe, vedendo affiorare altra nafta e bolle d’aria e alle 9.17 vennero gettate contro il sommergibile le ultime bombe di profondità. Alle 9.42 vennero a galla due grosse bolle d’aria; a quel punto il malridotto Tempest dovette venire in superficie, tenuto sotto tiro dalle artiglierie della torpediniera.

Mentre una parte dell’equipaggio abbandonava l’unità, due uomini furono visti avvicinarsi al cannone e perciò, dalle 9.49 alle 9.51, finché ogni tentativo inglese di azionare il cannone non fu abbandonato, venne aperto il fuoco con le mitragliere ed anche con i cannoni da 101 mm. Il Circe tentò quindi di abbordare il sommergibile per catturarlo, ma non vi riuscì a causa del mare mosso. Si cercò a quel punto di finire l’unità avversaria (ormai deserta ed alla deriva) colpendola con oltre una dozzina di cannonate, ma anche questo tentativo non ebbe risultato.

Infine si decise di prendere il sommergibile a rimorchio ed allo scopo due marinai italiani salirono a bordo di esso e prepararono i cavi per il rimorchio, riuscendo fra l’altro a recuperare due bandiere inglesi. Mentre si tentava il rimorchio il Tempest cominciò ad affondare di poppa e non  si potè procedere all’operazione. La torpediniera provvide anche al recupero, con una scialuppa e delle reti calate dalle murate, dei 23 sopravvissuti (su 62 membri dell’equipaggio) del Tempest.

Il sommergibile HMS Tempest, affondato dalla Circe il 13 febbraio 1942 TAGLIATO

  • HMS P 38 (23 febbraio 1942)

L’ultimo successo del Circe avvenne solo dieci giorni dopo l’affondamento del Tempest, durante l’operazione «K. 7», organizzata per far giungere a Tripoli ben 29.517 tonnellate di rifornimenti fra cui 113 carri armati. Allo scopo era stato allestito un convoglio con sei  veloci motonavi raggruppate in due convogli partiti rispettivamente da Messina e da Corfù, a cui vennero assegnati una scorta ciascuno, mentre la scorta indiretta era assicurata dalla nave di battaglia Duilio, dagli incrociatori Gorizia, Trento e Bande Nere e da sette cacciatorpediniere.

Nello Ionio i due convogli si sarebbero dovuti riunire e proseguire insieme per  Tripoli passando a circa 150 miglia da Malta. Il Circe, unitamente ai cacciatorpediniere Maestrale, Pigafetta, Pessagno, Usodimare e Scirocco, venne assegnato alla scorta del convoglio formato dalla grande nave cisterna Giulio Giordani e dalle moderne motonavi da carico Lerici e Monviso salpato da Corfù alle 13.30.

Alle 10.14 del 23 febbraio il Circe, sempre agli ordini del capitano di corvetta Stefanino Palmas, rilevò con l’ecogoniometro a 14 nodi a nordovest di Capo Misurata, a 1800 metri di distanza per 46°, il sommergibile britannico P 38, che stava cercando di attaccare il convoglio. La torpediniera accelerò a 18-20 nodi ed a 1000 metri avvistò il periscopio dell’unità nemica, che iniziò subito la manovra di immersione rapida.

Il Circe effettuò quindi un primo passaggio a 16 nodi gettando 6 bombe di profondità regolate per esplodere a 70 metri; poco dopo – erano le 10.32 – il P 38 emerse fortemente appoppato, ed a quel punto intervennero il Pessagno ed l’Usodimare, che gettarono a loro volta bombe di profondità e mitragliarono anche, in collaborazione con aerei, l’unità nemica appena affiorata.

L’azione divenne molto confusa, impedendo alla torpediniera di proseguire nel proprio attacco, fino a quando richiamate al loro posto le altre navi, la Circe poté nuovamente individuare l’unità subacquea nemica, che dopo essere affiorata era subito tornata ad immergersi e gettare altre undici bombe di profondità regolate per 75 metri. Alle 10.40, il P 38, appartenente alla stessa classe “U” del Tempest emerse sbandato di 45°, per poi riaffondare rapidamente con tutto il suo equipaggio composto da 31 marinai.

Era il quarto successo per il Circe e il secondo personale del capitano di corvetta Stefanino Palmas, ma purtroppo un triste destino attendeva la sua unità. Nella notte tra il 26 ed il 27 novembre 1942 la gloriosa nave della Regia Marina stava scortando un convoglio diretto in Libia al largo di Palermo. L’ufficiale che si trovava in plancia commise un errore nel calcolo della rotta, errore che portò l’unità ad essere speronata dall’incrociatore ausiliario Città di Tunisi: l’urto quasi spezzò in due la torpediniera.

Un enorme squarcio a centro nave, si abbatté sul lato di dritta causando l’affondamento in pochi minuti una quarantina di miglia a nordest di Castellammare del Golfo, nonostante i tentativi da parte dell’equipaggio di salvarla. Perirono con la nave il comandante Palmas ed altri 65 tra ufficiali, sottufficiali e marinai. I sopravvissuti vennero recuperati dal cacciatorpediniere Folgore.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

 

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