2^ G.M. Fronte greco/albanese

9 marzo 1941, sul fronte greco scatta “l’offensiva primaverile”

Il 2 dicembre del 1940, i greci avevano sfondato il fronte a Permeti e si erano aperti la strada verso Klisura. Come abbiamo visto in uno dei nostri post precedenti, proprio a causa del pessimo andamento delle operazioni contro la Grecia, il 5 dicembre il generale Ugo Cavallero era stato nominato Capo di Stato Maggiore Generale in sostituzione di Pietro Badoglio, costretto dal Duce a dimettersi e a ritirarsi a vita privata.

Un soldato greco seduto sullo scafo di un carro L3 abbandonato durante la ritirata degli italiani dall'Epiro.jpg

Un soldato greco sullo scafo di un carro L3 abbandonato durante la ritirata

Cavallero appena assunta la carica si era recato in Albania per cercare di porre rimedio a quella che poteva trasformarsi in una disfatta senza precedenti. Il 30 dicembre assunse il comando diretto del gruppo d’armate in Albania, dove alla fine dell’anno finalmente le forze italiane schierate sul fronte greco-albanese raggiunsero la parità numerica con i greci. Al 1º gennaio 1941 gli italiani avevano in Albania più di 272 000 uomini con 7 563 automezzi e 32 871 quadrupedi, radunati in 20 divisioni e alcune unità autonome.

Durante l’inverno nelle dure campagna di arresto, Cavallero era riuscito a costruire il “muro” che aveva fermato lo slancio offensivo greco. A fine febbraio 1941 egli si sentì abbastanza pronto per pensare a una massiccia offensiva; le forze italiane dislocate in Albania avevano raggiunto la consistenza di 25 divisioni, guadagnando finalmente una vera superiorità numerica sui greci: ai 54 reggimenti a disposizione di Cavallero se ne contrapponevano 42 greci.

Discussioni si aprirono tra Cavallero e il sottosegretario alla guerra Guzzoni circa l’obiettivo previsto per l’offensiva: Guzzoni spingeva per un attacco sul fianco sinistro della IX Armata per riconquistare Pogradec, primo passo di un’azione più ampia che avrebbe dovuto portare alla rioccupazione di Coriza e a un proseguimento dell’avanzata verso la Macedonia occidentale, mossa che doveva ricongiungersi con l’attesa offensiva tedesca contro la Grecia in partenza dalla Bulgaria; Cavallero invece optò per un attacco dell’XI Armata in Val Desnizza, tra i monti Trebescines e Mali Qarishta,

L’azione era volta alla riconquista di Klisura, ed era sostanzialmente fine a sé stessa e priva di altri sbocchi strategici che non fossero l’allentamento della pressione greca su Tepeleni e Valona. Il piano presentava diversi punti discutibili: invece di assalire il settore più debole dello schieramento nemico si attaccava quello più forte, l’obiettivo era un saliente ma invece di attaccarlo alla base per tagliarlo fuori e circondare le truppe che lo difendevano lo si attaccava alla sommità con un assalto frontale.

Mentre gli italiani si preparavano alla loro offensiva, Papagos insisteva con gli attacchi in direzione di Tepeleni, oltre la quale si estendevano le zone pianeggianti e lo strategico porto di Valona; il comandante dell’Armata dell’Epiro generale Drakos si lamentò per le pesanti perdite e i minimi guadagni territoriali che questi attacchi comportavano, ma per tutta risposta il 6 marzo fu sollevato dal comando e sostituito con il generale Pitsikas.

Le forze greche continuarono con le loro spallate contro le vette dei monti Scindeli, Golico e Trebescines, conquistando qualche altura ma senza ottenere lo sperato sfondamento in direzione di Valona. In Grecia era giunto Mussolini per stare vicino ai soldati e vedere il crollo dell’esercito greco, assistendo il 2 marzo all’inizio dell’attacco da un posto di osservazione vicino alle prime linee.

La mappa dell'offensiva italiana.png

Il 9 marzo l’attacco ribattezzato “offensiva di primavera”, anche se in realtà si era ancora in inverno prese finalmente l’avvio. Circa 300 cannoni, seguiti poi dai bombardieri, colpirono ripetutamente le solide posizioni greche, aprendo la via all’attacco del VIII Corpo d’armata del generale Gastone Gambara, posto al centro dello schieramente. A Gambara era stata affidata l’intera operazione, ed il suo corpo d’armata era sostenuto da altri due e precisamente dal XXV Corpo d’armata del generale Mario Vercellino a sud-ovest e dal IV Corpo d’armata del generale Carlo Spatocco a nord-est.

Comprese le truppe d’appoggio, le unità impiegate dagli italiani nell’offensiva erano di circa 50 000 uomini in 12 divisioni.  Vedremo in un post successivo come si sviluppò e come si concluse la stessa. Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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