2^ G.M. La guerra civile 1943-45

Eugenio Curiel e il Fronte della Gioventù

Il 24 febbraio del 1945, a due mesi dalla fine della guerra in Italia, a Milano in piazzale Beccaria, veniva ucciso Eugenio Curiel. Era stato riconosciuto da un delatore e dopo un breve inseguimento ucciso da militi fascisti Eugenio, si trattava del capo della più estesa organizzazione giovanile partigiana nota come “Fronte della Gioventù”.

Eugenio Curiel nasce a Trieste, primo di quattro figli in un’agiata famiglia ebrea l’11 dicembre 1912. Dedica allo studio l’adolescenza, conseguendo con un anno d’anticipo la licenza liceale. Frequenta per volere del padre, il primo biennio di Ingegneria a Firenze, poi si iscrive al Politecnico di Milano, ma lo lascia per tornare a Firenze a seguire i corsi di Fisica. Completati questi studi a Padova, si laurea a pieni voti a soli 21 anni, con una tesi sulle disintegrazioni nucleari.

Il 1º novembre 1933, accetta una supplenza di Lettere nel ginnasio di Montepulciano; allo scadere della supplenza, tuttavia, ritorna a Padova, dove Bruno Rossi gli aveva procurato, nel febbraio 1934, un incarico di assistente universitario di meccanica razionale. È ancora a Padova che rivede nel 1933 l’amico d’infanzia di Trieste, Atto Braun, clandestinamente aderente al Partito comunista.

Nel 1935, Curiel entra a far parte del clandestino piccolo, circolo comunista dell’Università, costituito da Braun, da Guido Goldschmied e da Renato Mieli, e a collaborare, dal 1937, alla pagina sindacale de Il Bò, il giornale universitario di Padova. In quegli anni il Partito comunista cercava di introdurre propri membri nelle organizzazioni sindacali e studentesche fasciste per attrarli a sé e indirizzare, con la necessaria cautela, aspirazioni e programmi nella direzione di una critica al regime.

A questo scopo, Curiel si recò a Parigi nel marzo del 1937 – vi tornerà ancora alla fine dell’anno – dove ha sede il Centro estero del partito, prendendo contatto, fra gli altri, con Emilio Sereni, Ambrogio Donini e Ruggiero Grieco. Dalle pagine della rivista appoggia le rivendicazioni salariali degli operai e conduce inchieste sulle misere condizioni di vita nelle campagne padovane e si occupa anche di politica estera, condannando le mire espansionistiche della Germania e l’aggressione giapponese alla Cina.

Dopo l’emanazione delle leggi razziali del 1938, venne emarginato e discriminato.  L’espulsione dall’Università, oltre a rendergli difficile guadagnarsi da vivere, rende lui automaticamente sospetto di antifascismo e problematica la sua possibilità di svolgere attività politica illegale. Parte allora per la Svizzera da dove, con l’aiuto del giellista Sergio De Benedetti, raggiunge il Centro estero comunista di Parigi.

Torna in febbraio a Milano, dove abita presso la sorella Grazia. In aprile è di nuovo in Svizzera da dove cerca di entrare clandestinamente in Francia, ma viene fermato e  rispedito alla polizia svizzera che lo riaccompagnò alla frontiera italiana. Il 24 giugno 1939 mentre si trova a Trieste, viene individuato e arrestato.

Trasferito nel carcere milanese di San Vittore,il 13 gennaio 1940 una Commissione penale lo condanna a 5 anni di confino da scontare nell’isola di Ventotene, dove Curiel giunge il 26 gennaio. Dopo le vicende del 25 luglio e dell’8 settembre 1943 venne definitivamente liberato dal governo Badoglio e tornato a Milano inizia una nuova fase della sua vita di comunista e di antifascista.

Entra a far parte della Resistenza, dirigente di primo piano del Pci, redattore de “l’Unità” clandestina e del periodico “La nostra lotta”. Il prossimo passo è la costituzione a Milano nel gennaio del 1944 del  “Fronte della gioventù per l’indipendenza nazionale e per la libertà” o più brevemente “Fronte della gioventù”, uno strumento unitario di tutti i giovani antifascisti.

In essa vi erano rappresentanti dei giovani comunisti, socialisti, democratici cristiani, ai quali si unirono subito i giovani liberali, del Partito d’Azione, repubblicani, cattolici, le ragazze dei Gruppi di Difesa della Donna (dai quali in seguito sorgerà l’UDI), i giovani del Comitato contadini. La base ideale e programmatica fu elaborata da Eugenio Curiel, il manifesto costitutivo diceva fra l’altro:

«Il Fronte della gioventù, è l’organizzazione di tutti i giovani italiani senza distinzione di fede religiosa o di tendenza politica… Organizza l’azione armata dei giovani. Promuove il reclutamento, gli aiuti finanziari e gli approvvigionamenti per le forze partigiane. Dà vita a formazioni giovanili di tipo militare che servono come ausiliarie per le informazioni, i trasporti, la vigilanza. Vuole la partecipazione dei giovani alla vita sociale e politica della nazione sotto il segno della democrazia più larga. Chiede ai giovani di conquistarsi questo diritto mostrandosi i primi nel sacrificio e nella lotta».

Le prime riunioni clandestine del Fronte della gioventù avvennero nella sacrestia della chiesa di San Carlo al Corso sempre a Milano, con l’aiuto dei sacerdoti antifascisti Camillo De Piaz e David Maria Turoldo, che in precedenza si erano adoperati per mettere in contatto Curiel col movimento giovanile democristiano. Da Milano il Fronte si estese poi a tutte le regioni soggette alla giurisdizione della Repubblica Sociale Italiana.

Foglio del Fronte della Gioventù.jpg

Nell’estate del 1944 numerosi nuclei sorgevano nelle fabbriche, nelle scuole, nelle università, nei quartieri cittadini e nei villaggi, mentre sulle montagne si costituivano alcune brigate partigiane composte esclusivamente di giovani. Anche nel settore della stampa clandestina il Fronte era presente, pubblicando il periodico Fronte della Gioventù a Milano, e altri con lo stesso titolo a Domodossola e in altre zone libere.

Un prospetto degli aderenti al Fronte della Gioventù dava nel gennaio 1945 le cifre di 3.800 organizzati in Piemonte, 2.100 in Liguria, 2.700 in Lombardia, 3.000 in Emilia. Il 5 gennaio 1945 quattro membri del Fronte della Gioventù tra i 16 e i 18 anni vennero arrestati a Milano durante un lancio di volantini al Cinema Pace.

Furono torturati e all’alba del 6 gennaio 1945 la Polizia Repubblicana li fucilò all’angolo di via Botticelli 19 (attualmente piazza Occhialini) con via Colombo. Qualche giorno dopo, come abbiamo visto a inizio post, il 24 febbraio 1945 Eugenio Curiel venne riconosciuto e ucciso a Milano dai fascisti. Padre Camillo De Piaz, circondato da gruppi del Fronte, celebrò nella chiesa di San Carlo una messa in suffragio.

L’unità tra i giovani dei partiti antifascisti, realizzatasi durante la guerra di Liberazione, non resse alla nuova situazione determinatasi nel dopoguerra, nella quale ogni partito riprese la piena libertà d’azione. La preponderanza e il maggior attivismo dei giovani aderenti al Partito Comunista finirono infatti con il dare all’organizzazione una linea politica molto vicina a quella del Partito Comunista.

Per cui tra il 1945 e il 1946 gli altri movimenti giovanili, ad eccezione di quello socialista, ritirarono la propria adesione. Nel 1947 il Fronte della Gioventù cessava praticamente di esistere. A Curiel venne conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria con la seguente motivazione:

“Docente universitario, sicura promessa della scienza italiana fu vecchio combattente, seppur giovane d’età, nella lotta per la libertà del popolo. Chiamò a raccolta, per primo, tutti i giovani d’Italia contro il nemico nazifascista. Attratta dalla sua fede, dal suo entusiasmo e dal suo esempio, la parte migliore della gioventù italiana rispose all’appello ed egli seppe guidarla nell’eroica lotta ed organizzarla in quel potente strumento di liberazione che fu il Fronte della gioventù. Animatore impareggiabile è sempre laddove c’è da organizzare, da combattere, da incoraggiare. Spiato, braccato dall’insidioso nemico che vedeva in lui il più pericoloso avversario, mai desisteva dalla lotta. Alla vigilia della conclusione vittoriosa degli immensi sforzi del popolo italiano cadeva in un proditorio agguato tesogli dai sicari nazifascisti. Capo ideale e glorioso esempio a tutta la gioventù italiana di eroismo, di amore per la Patria e per la Libertà”.

Prima di chiudere il post, perchè immaginiamo che molti di coloro che lo hanno letto saranno rimasti perplessi e si saranno fatti alcune domande, precisiamo che il nome venne poi ripreso molti anni dopo, venticinque per la precisione, da un organizzazione politica, ma di segno diametralmente opposto.

Nel settembre 1971 dalla fusione dell’organizzazione studentesca Giovane Italia con il Raggruppamento giovanile studenti e lavoratori del Movimento Sociale Italiano, nasceva infatti il “nuovo” Fronte della Gioventù che raggruppava i giovani dell’area della destra radicale, anche se in realtà esso, costituì un laboratorio politico autonomo che numerose volte criticò la linea politica del partito.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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