2^ G.M. Campagna d'Italia

Per il generale Freyberg è necessario bombardare l’Abbazia di Montecassino

«Voglio che sia bombardato […] Gli altri obiettivi non contano, ma questo è di importanza vitale. Il comandante di divisione che conduce l’attacco lo ritiene un obiettivo essenziale e io sono completamente d’accordo con lui».

Questo fu il testo del messaggio che il maggior generale Alfred Gruenther, trasmise il 12 febbraio del 1944 al suo diretto superiore il generale Clark comandante della 5ª armata americana, dopo aver ricevuto ufficiale richiesta da parte del generale neozelandese Freyberg. Ma cosa voleva che venisse distrutto il comandante del corpo di armata neozelandese?

Come abbiamo in un precedente post, il giorno precedente, l’11 febbraio del 1944, si concludeva la prima battaglia di Cassino iniziata il precedente 17 gennaio. Le perdite alleate furono pesantissime, cinque divisioni erano state messe completamente fuori combattimento, gran parte dei reparti di fanteria era ridotta a un quarto dei suoi effettivi mentre i tedeschi, seppur provati, potevano reclamare una vittoria difensiva.

Le truppe alleate operanti in Italia e schierate contro la linea Gustav, erano costituite da due armate, l’8ª Armata britannica del tenente generale Bernard Law Montgomery che operava sul versante adriatico del fronte e la 5ª Armata statunitense del generale Mark Clark, schierata sul versante tirrenico. Le due grandi unità erano raggruppate nel 15º Gruppo d’armate agli ordini del maresciallo inglese Harold Alexander.

Il 12 febbraio il maresciallo, visto l’andamento dei precedenti scontri, decise di procedere ad un cambio di strategia impiegando nuove truppe provenienti da altri settori del Fronte Italiano. Vennero così ridispiegate a Cassino diverse unità militari provenienti dal fronte adriatico. Si trattava della 2ª Divisione neozelandese, della 4ª Divisione indiana e della 78ª britannica che raggiunsero la zona d’operazione andando a formare un nuovo corpo d’armata.

Il II corpo d’armata neozelandese, posto agli ordini del generale Bernard Freyberg giunse fra la fine del mese di gennaio e gli inizi di febbraio e posto alle dipendenze della 5ª Armata statunitense, si schiero nella zona di fronte dominata dalla millenaria abbazia benedettina di Montecassino, la quale sovrastava la città e rappresentava un punto di riferimento storico e culturale molto importante.

L'abbazia di Montecassino prima della distruzione

Fondata da San Benedetto da Norcia nel 529 rappresentava la vera e propria culla di gran parte del monachesimo italiano, nonché uno dei più insigni monumenti storici, artistici e religiosi dell’intera Europa e del mondo. Essa aveva già resistito a ben tre distruzioni: una prima volta, nel 577, dai Longobardi; una seconda, dai Saraceni, nell’883; e una terza, dal terremoto, nel 1349 e ogni volta era stata ricostruita con fede e con coraggio, sulla cima del colle omonimo, a 520 metri d’altitudine, in posizione strategica dominante sulla valle del fiume Liri, a circa 130 km. a sud-est di Roma.

Dopo il fallimento della prima battaglia ci si chiese se fosse davvero necessario occupare Montecassino per sfondare la Linea Gustav? Dal punto di vista della tecnica militare si afferma che quando un esercito si trova nella sua avanzata dinanzi ad un ostacolo inespugnabile è sempre bene aggirare l’ostacolo, accerchiarlo e non insistere a cozzarvi contro.

Già all’inizio della prima battaglia, il generale francese Alfonse Juin, suggerì di non insistere sull’attacco frontale alla posizione, facendo riferimento alla tecnica militare che stabilisce che quando un esercito si trova nella sua avanzata dinanzi ad un ostacolo inespugnabile è sempre bene aggirare l’ostacolo, accerchiarlo e non insistere a cozzarvi contro, ma non trovò ascolto. Si riteneva che Alfonse Juin -con i suoi marocchini- fosse un gregario di scarsa importanza.

Appena giunto sul fronte il generale neozelandese fece sapere che, prima di un qualsiasi altro attacco contro Montecassino, l’Abbazia deve essere bombardata e distrutta. Clark, nelle sue memorie, scrisse che se Freyberg fosse stato un suo subordinato avrebbe semplicemente respinto la sua richiesta, ma che «alla luce del desiderio degli inglesi di trattare i neozelandesi con molta diplomazia e con molto tatto» era stato costretto a rimandare la decisione chiedendo il parere di Alexander.

Questi diede istintivamente ragione al neozelandese affermando che

«Quando i soldati stanno combattendo per una giusta causa e sono pronti ad affrontare anche la morte e la mutilazione, non si può permettere che dei mattoni e dell’intonaco, per quanto venerandi, abbiano un peso di fronte a vite umane».

Clark rimaneva comunque l’unico a poter dare l’ordine e, seppur contrario, cedette alle pressioni politiche e alla motivazione di Freyberg, che rincarò con due argomentazioni. Gli fece notare che se avesse rifiutato il bombardamento del monastero si sarebbe dovuto accollare la responsabilità di un eventuale fallimento dell’attacco; poi si richiamò alla “necessità militare” che il comandante supremo Eisenhower aveva postulato quale discrimine imprescindibile di fronte alla scelta se sacrificare i soldati alleati o salvaguardare l’eredità artistico-culturale italiana.

L’accenno alla “necessità militare” tolse ogni possibilità a Clark di opporsi a Freyberg e, dopo aver ricevuto l’approvazione dai vertici, per la precisione dal Ministero della Guerra inglese e americano, vale a dire da Churchill e Roosevelt,  il bombardamento dell’abbazia fu fissato per il 13 febbraio. Vedremo in un post successivo come si svolse l’operazione.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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