2^ G.M. I bollettini di Guerra

Il più grande disastro navale del Mediterraneo, il naufragio del piroscafo Oria

Il 12 febbraio del 1944 naufragò dopo essersi infranto contro l’isolotto di Patroclo (nota anche come Gaidaronisi, isola degli asini), presso Capo Sunio (chiamato anche Capo Colonne o Capo Colonna per i resti di diciannove colonne credute del tempio di Minerva), il piroscafo ex norvegese “Oria” in quel momento requisito e al servizio della Germania nazista. Fu la più grande sciagura navale mai verificatesi nel Mediterraneo.

L’Oria era stato costruito nel 1920 nei cantieri Osbourne, Graham & Co di Sunderland col nome di “Norda 4”. Era un piroscafo da carico norvegese, della stazza di 2127 tsl, di proprietà di una compagnia di Oslo, adibito al trasporto di carbone. All’inizio della seconda guerra mondiale fece parte di alcuni convogli inviati in Nord Africa, e fu lì, a Casablanca, che fu internato nel giugno del 1940, poco dopo l’occupazione tedesca della Norvegia.

Un anno dopo la nave fu requisita dalla Francia di Vichy, ribattezzata Sainte Julienne e data in gestione alla Société Nationale d’Affrètements di Rouen e, successivamente, cominciò ad operare nel Mediterraneo. Nel novembre del 1942 fu formalmente restituito al proprietario e ribattezzato Oria; ma subito dopo fu requisito dai tedeschi ed affidato ad una compagnia di Amburgo.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 i tedeschi occuparono, non senza duri combattimenti,  le isole del Dodecaneso appartenenti al Regno d’Italia e si ritrovarono a dover gestire decine di migliai di prigionieri. Il generale Wegener comandante delle truppe germaniche ivi stanziate, riferì al Reich la sua preoccupoazione per il sovrannumero di prigionieri italiani, che avrebbero potuto ribellarsi e la cui custodia era visto l’alto numero problematica.

Venne quindi predisposto il trasporto di colore che decisero di non collaborare con il Reich od unirsi alle forze armate della Repubblica Sociale,via mare, verso il continente nei campi di prigionia nazisti. Allo scopo dovevano essere adibite sia le navi mercantili requistie in ogni parte d’Europa e quelle italiane catturate nell’Egeo, molto spesso delle carrette del mare, navi commerciali non di tipo “passeggeri”.

Purtroppo diverse fra queste navi, utilizzate stipando i malcapitati oltre ogni capienza e senza nessun rispetto delle norme, finiranno affondate, per attacco degli Alleati o per incidente, con la morte di circa 15000 soldati. Questo è l’elenco delle navi affondate con il relativo numero di prigionieri italia scomparsi delle sciagure:

  • RMS Nova Scotia, 28 novembre 1942, Oceano Indiano, 651 morti.
  • Donizetti, 23 settembre 1943, Rodi, 1.796 morti.
  • Ardena, 27 settembre 1943, Cefalonia, 779 morti.
  • Mario Roselli, 11 ottobre 1943, Corfù, 1.302 morti.
  • Maria Amalia, 13 ottobre 1943, Cefalonia, 550 morti.
  • Sinfra (nave francese), 20 ottobre 1943, Creta, 2.098 morti.
  • Petrella (nave tedesca), 8 febbraio 1944, Creta, 2.670 morti.
  • Oria (piroscafo norvegese), 12 febbraio 1944, Capo Sounion, 4.074 morti.

L’Oria fu tra le navi scelte per il trasporto dei prigionieri italiani. L’11 febbraio del 1944 partì da Rodi scortata dalle torpediniere TA 16, TA 17 e TA 19, diretto al Pireo con a bordo 4046 militari internati (43 ufficiali, 118 sottufficiali, 3885 soldati) che avevano rifiutato di prestare servizio per il Reich o la Repubblica Sociale, 90 militari tedeschi di guardia o di passaggio, e l’equipaggio.  La nave oltre ai nostri soldati che dovevano essere trasferiti come forza lavoro nei lager del Terzo Reich, aveva anche un carico di bidoni di olio minerale e gomme da camion.

Essi erano stipati fino all’inverosimile dovunque si fosse uno spazio libero. I soldati e i sottufficiali nella stiva, pigiati come bestie. L’indomani, colto da una tempesta, il piroscafo naufragò dopo essersi infranto contro l’isolotto di Patroclo (nota anche come Gaidaronisi, isola degli asini), presso Capo Sunio (chiamato anche Capo Colonne o Capo Colonna per i resti di diciannove colonne credute del tempio di Minerva). La tragedia si consumò in pochi minuti, lo scafo si spezza in due e si adagia 30 metri sotto il mare, trascinando con se oltre quattromila soldati italiani.

I soccorsi, furono purtroppo ostacolati dalle pessime condizioni meteorologiche e riuscirono a raggiungere il luogo della sciagura soltanto il giorno seguente all’incidente, riuscendo a trarre in salvo solo 37 militari italiani, 6 tedeschi, 1 greco, 5 uomini dell’equipaggio, incluso il comandante Bearne Rasmussen e il primo ufficiale di macchina. Tutti gli altri persero la vita. Come ricordato a inizio post, il naufragio del piroscafo “Oria” è la più grande sciagura navale verificatasi nel mare Mediterraneo.

Nel 1945, ritenuto il responsabile di quello della Oria e di altri naufragi, il generale Wegener, dopo la resa delle forze tedesche, venne condannato a scontare 15 anni di prigione per “complicità nelle violenze, maltrattamenti e assassinio contro privati cittadini italiani” e per “violenze commesse contro prigionieri di guerra italiani” dal Tribunale Militare di Roma.

Nel 1955 il relitto fu smembrato dai palombari greci per recuperare il ferro, mentre i cadaveri di circa 250 naufraghi, trascinati sulla costa dal fortunale e sepolti in fosse comuni, furono traslati, in seguito, nei piccoli cimiteri dei paesi della costa pugliese e, successivamente, nel Sacrario dei caduti d’Oltremare di Bari. I resti di tutti gli altri sono ancora là sotto.

monumento-caduti-del Piroscafo Oria

Il 12 febbraio del 2014 nel settantesimo anniversario della sciagura è stato inaugurato,  al chilometro 60 della strada statale Atene-Sunio di fronte all’isolotto di Patroklo, nei pressi di Capo Sunio, un monumento, dedicato ai caduti e dispersi nella sciagura. Da allora, ogni anno si svolge, su iniziativa delle autorità locali ed in cooperazione con quelle diplomatiche italiane, una cerimonia di commemorazione, alla quale partecipano autorità civili e religiose oltre a delegazioni delle altre rappresentanze diplomatiche straniere accreditate in Grecia. Il monumento è stato visitato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il 6 settembre 2017.

In Italia, a Sermoneta, è stata apposta una placca che commemora il naufragio e i suoi caduti, vicino a un tempietto costruito nel ricordo della tragedia. Essa recita:

“I rintocchi di questa campana sono l’eco dei singhiozzi delle madri dei 15 mila caduti nelle isole dell’Egeo. Ogni rintocco susciti un ricordo, ogni ricordo susciti una preghiera”.

Una campana della Oria

 

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