2^ G.M. Campagna d'Italia

11 febbraio 1944, si chiude con la vittoria germanica la prima battaglia di Cassino

L’11 febbraio del 1944, si infrangevano contro le munitissime difese tedesche della linea Gustav, i tentativi alleati di sfondare la stessa iniziati il 17 gennaio. Si concludeva con un successo difensivo tedesco la prima battaglia di Cassino, importantissima fase della campagna d’Italia iniziata il 25 luglio del 1943 con lo sbarco delle truppe alleati sul suolo siciliano.

Dopo la conquista dell’isola conclusasi il 17 agosto i combattimenti si erano spostati sul continente e il 3 settembre le truppe alleate erano sbarcate a Reggio Calabria, senza però  riuscire ad agganciare i reparti tedeschi che si ritiravano ordinatamente verso nord, attuando la tattica della “terra bruciata”. I soldati delle Divisioni Costiere italiane, male armati e demoralizzati dai pesanti bombardamenti aeronavali dei giorni precedenti, si arresero senza opporre resistenza allo sbarco.

Solo nell’interno, sull’Aspromonte, le truppe del Commonwealth incontrarono invece opposizione da parte dei paracadutisti della 184ª Divisione paracadutisti “Nembo”, che furono tuttavia sopraffatte dopo duri combattimenti. La battaglia dello Zillastro, sarà l’ultimo combattimento sostenuto dal Regio Esercito nella sua lunga storia. Pochi giorno dopo e precisamente l’8 settembre, infatti verrà reso pubblico l’armistizio fra il Regno d’Italia e le potenze Alleate.

Il 9 settembre del 1943, mentre i tedeschi invadevano da nord tutta l’Italia non ancora raggiunta dalle forze alleate, quest’ultime davano vita a due sbarchi di truppe, a Taranto andava in scena l’Operazione Slapstick, operazione pensata solo come diversivo, di quella principale , l’operazione Avalanche, lo sbarco sulle coste di Salerno.

Con questa operazione, i comandi Alleati intendevano costituire una importante testa di ponte nel territorio dell’Italia continentale, con l’obiettivo di creare un trampolino di lancio per la conquista di Napoli e del suo porto, fondamentale per rifornire le truppe alleate impegnate sul fronte italiano. Dopo aver subito un pesantissimo contrattacco germanico scattato il 12 settembre gli alleati ebbero ragione delle forze tedesche e riuscirono a consolidare definitivamente la testa di ponte di Salerno.

Il 18 settembre dopo quasi dieci gironi di aspri combattimenti, la battaglia poteva dirsi conclusa, i tedeschi cominciarono a ripiegare ordinatamente verso nord in direzione della linea fortificata, denominata linea del Volturno, arroccata nell’impervio territorio appenninico a nord del capoluogo campano, che venne raggiunto dalla 5ª armata americana del generale Clark il 1° ottobre 1943.

Colonna motorizzata americana attraversa il lungomare di Napoli il 1º ottobre 1943

Colonna americana attraversa il lungomare di Napoli il 1º ottobre 1943

Nel frattempo i tedeschi si erano organizzati a difesa della sopracitata linea del Volturno, che insieme alla linea Barbara, erano state pensate solo per  ritardare l’avanzata alleata e permettere di organizzare la vera linea a difesa della capitale, la Linea Gustav. La linea del Volturno venne attaccata dalla 5ª armata statunitense il 12 e qui le truppe tedesche resistettero come da ordine di Albert Kesselring, fino al 16 ottobre, e poi iniziarono a ritirarsi lentamente, dopo che gli americani erano riusciti a guadare il Volturno.

Venne cosi raggiunta la linea Barbara che si sviluppava a circa 15 chilometri a sud della Linea Gustav, e alla stessa distanza a nord della Linea del Volturno. Alla fine di ottobre, sotto la pressione alleata, le forze tedesche furono costrette ad abbandonare anche la linea Barbara e ad attestarsi sulla Linea Bernhardt, che in realtà era solo una serie di salienti della Linea Gustav nella regione di Montecassino.

Difesa dal XIV Panzerkorps, la linea Bernhardt subì i primi attacchi da parte della 5ª armata statunitense a partire dal 5 novembre 1943, mentre la lotta si protrasse fino a dicembre inoltrato, quando Hitler dette l’autorizzazione a ripiegare. A quel punto i comandi alleati si trovarono di fronte alla vera e propria linea difensiva tedesca la Gustav. Approntata con disposizione di Hitler del 4 ottobre 1943 dall’organizzazione Todt, il suo nome derivava dallo spelling della lettera G nell’alfabeto tedesco.

Le linee difensive tedesche intorno a Roma

Le linee difensive tedesche intorno a Roma

La suddetta si estendeva dalla foce del fiume Garigliano, al confine tra Lazio e Campania, fino a Ortona comune costiero in provincia di Chieti, passando per Cassino, nel frusinate, le Mainarde, gli Altopiani Maggiori d’Abruzzo e la Majella. La sua funzione, che sfruttava il tratto più corto della penisola italiana e gli ostacoli naturali costituiti dalle montagne appenniniche, era quello di ritardare l’avanzata degli Alleati e impedire la conquista di Roma.

A difesa dalla linea, i cui perni difensivi erano l’abitato di Cassino, che controllava l’accesso alla valle del Liri, considerata l’unica via d’accesso agevole per le colonne alleate in avanzata verso la capitale e l’abbazia di Montecassino che sovrastava la valle e permetteva ai difensori di controllare i movimenti delle truppe nemiche, erano schierate le esperte truppe tedesche della 10ª Armata del generale Heinrich von Vietinghoff.

Il 3 gennaio 1944, iniziarono i combattimenti davanti alla Gustav per liberare i paesi e le alture rimanenti, il 6 fu presa San Vittore e il 12 Cervaro, l’ultimo paese antecedente Cassino, mentre l’ultima altura che si ergeva di fronte al monastero, il monte Trocchio, fu raggiunta il 15 dal 3º Battaglione del 168º Reggimento della 34ª divisione di fanteria americana denominata “Red Bull”.

Dal novembre 1943 era in corso di definizione uno sbarco anfibio dietro le linee tedesche ad Anzio, poco a sud di Roma. L’operazione Shingle era prevista per il 22 gennaio, ultima data disponibile prima di dover spedire i mezzi da sbarco in Gran Bretagna, in previsione dello sbarco sulle coste della Normandia.  In concomitanza a questo attacco la 5ª Armata progettò un’offensiva contro la valle del Liri, che avrebbe permesso alle forze di Clark di congiungersi con le unità sbarcate a nord.

Quest’ultimo in pratica ebbe così solo due settimane per portare la 5ª Armata oltre il Rapido e il Garigliano e fissò l’inizio dell’offensiva principale al 17 gennaio, con un attacco del X Corpo britannico, rinforzato dalla 5ª Divisione proveniente dal fronte dell’8ª Armata. Il piano era di passare il basso corso del Garigliano nei pressi di Minturno e Castelforte, e una volta creato una testa di ponte, minacciare i tedeschi di un aggiramento dalle alture poste sul lato sinistro della valle del Liri.

Le forze tedesche agli ordini del generale di corpo d’armata Fridolin von Senger und Etterlin in quel settore erano particolarmente vulnerabili: la 5ª Divisione da montagna proveniente dal fronte russo, che aveva appena dato il cambio alla 305ª, non si era ancora ambientata all’aspro terreno montagnoso. Le forze di von Senger con grande difficoltà riuscirono a reggere il primo urto e a ripiegare ordinatamente, consentendo di portare a termine gli ultimi apprestamenti difensivi sulla Gustav nel settore a nord di Cassino, ma la situazione tedesca non era stabile.

Insegna della decima armata della WehrmachtLe forze tedesche organizzate a difesa della Gustav erano raggruppate nella 10ª Armata,  sotto il comando del colonnello generale Heinrich von Vietinghoff, che schiereva il XIV Corpo corazzata del generale Fridolin von Senger und Etterlin, responsabile principale del cruciale settore occidentale della Linea Gustav, coincidente per estensione a quello della 5ª Armata statunitense.

In pratica il XIV Corpo corazzato teneva la Gustav dal mare fino alle montagne della catena appenninica, ove si saldava al LXXVI Corpo corazzato del tenente generale Traugott Herr di presidio fino al mare Adriatico.

Von Vietinghoff disponeva di una riserva mobile a sud di Roma, composta dalla 29ª Divisione granatieri corazzati, dalla 90ª Divisione granatieri corazzati e dalla divisione Fallschirm-Panzer-Division 1 “Hermann Göring”. Sull’ala destra del XIV Corpo vi era la 94ª Divisione di fanteria, che abbracciava anche un buon tratto di costa fino a Terracina per prevenire potenziali sbarchi dietro le linee tedesche. Sulla sinistra della 94ª era schierata la 15ª Divisione granatieri corazzati con al fianco la 3ª Divisione granatieri corazzati.

Von Senger era consapevole che la battaglia decisiva non era ancora iniziata e il feldmaresciallo Kesselring comandante di tutte le forze tedesche in Italia, era conscio della situazione lungo la Gustav e del rischio concreto di dover affrontare anche uno sbarco dietro le linee. Era inoltre chiaro che lo sbarco sarebbe avvenuto simultaneamente a un’offensiva proveniente dal fronte della Gustav e, per questo, aveva predisposto l’arrivo di quattro divisioni di riserva, sopra citate.

5ª Armata americanaIn campo Alleato la 5ª Armata disponeva del II Corpo statunitense del maggior generale Geoffrey Keyes comprendente la 34ª Divisione, la 36ª Divisione, l’85ª Divisione, l’88ª Divisione e la 1ª Divisione corazzata; e dal X Corpo britannico del tenente generale Richard McCreery, composto dal tre divisioni di fanteria, la 5ª, la 46ª e la 56ª. Clark poteva poi contare sul VI Corpo d’armata del maggior generale Lucas, sul II Corpo d’armata neozelandese e sul Corpo di spedizione francese.

L’attacco britannico iniziò senza particolari intoppi e colse di sorpresa la 94ª Divisione tedesca; nonostante duri combattimenti e le difficoltà incontrate a causa della forte corrente, il mattino seguente il X Corpo aveva portato dieci battaglioni sulla sponda opposta del fiume Rapido. Durante il 18 gennaio le divisioni ampliarono la loro testa di ponte, e al termine del secondo giorno di combattimenti la 56ª si attestò sul terreno sopraelevato ai due lati di Castelforte mentre il 19 la 5ª riuscì a entrare a Minturno.

Tuttavia il consolidamento della testa di ponte si rivelò lento a causa delle difficoltà di far superare il Garigliano ai mezzi corazzati e ai veicoli, dato inoltre che l’artiglieria tedesca frustrava ogni tentativo dei genieri di rendere operativi i ponti Bailey. Potevano essere utilizzati solo di notte, perché di giorno le strade di accesso alle rive del fiume erano costantemente bersagliate dall’artiglieria tedesca. Pertanto non si verificò un incisivo sfondamento della 94ª Divisione che, al contrario, resse bene all’urto e poté contare dopo pochi giorni sull’arrivo di riserve.

Kesselring, deciso a resistere a oltranza aveva approvato la richiesta e inviato la 29ª e la 90ª granatieri corazzati a sostegno del XIV Panzerkorps. Grazie ai rinforzi i tedeschi imbastirono alcuni contrattacchi, che spesso degeneravano in rabbiosi scontri corpo a corpo combattuti con abbondanza di bombe a mano. Il 21 i tedeschi ripresero Castelforte e il 23 colle Damiano.

Il 4 febbraio la 34ª Divisione del genrale Ryder,  si erano avvicinate all’abbazia: due posizioni molto importanti, colle Sant’Angelo e Quota 593 (denominata “testa di Serpente”) furono conquistate e di nuovo perdute in virtù del magistrale coordinamento delle difese attuato da von Senger. I combattimenti che dettero evidente dimostrazione delle capacità di resistenza dei tedeschi, che pure si stavano dissanguando al ritmo di un battaglione al giorno, si protrassero fino al 9 febbraio.

Nel frattempo il maresciallo Alexander comandante di tutte le forze alleate presenti in Italia, era intervenuto direttamente allo scopo di sondare il morale dei soldati; scoperto che le truppe stavano «quasi per ammutinarsi», diede tempo al generale Clark fino al 12 febbraio per impegnare la 34ª Divisione a Cassino. Se a quel giorno la stessa non avesse ancora preso Cassino e l’abbazia, l’intero II Corpo statunitense avrebbe passato il compito al neocostituito Corpo d’armata neozelandese, del tenente generale Bernard Freyberg, richiamato dal settore adriatico.

Clark ordinò quindi un ultimo tentativo per l’11 febbraio, ma l’offensiva si infranse alle prime battute dinanzi i decisi contrattacchi tedeschi. Anche questi ultimi erano allo stremo delle loro forze ma, ormai, gli Alleati avevano perso qualsiasi spunto offensivo. Il 13 una brigata della 4ª Divisione indiana diede il cambio all’esausta 34ª Divisione sulla “testa di Serpente” non per continuare l’attacco, bensì per consolidare le posizioni. L’offensiva fu sospesa e von Senger poté mantenere le sue posizioni.

Le perdite alleate furono pesantissime. Tra il 17 gennaio e l’11 febbraio i britannici persero 4 000 uomini tra morti e feriti e, pur avendo consolidato una testa di ponte nel basso corso del Garigliano, cinque divisioni alleate erano state messe completamente fuori combattimento, gran parte dei reparti di fanteria era ridotta a un quarto dei suoi effettivi mentre i tedeschi, seppur provati, potevano reclamare una vittoria difensiva.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

 

1 risposta »

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.