2^ G.M. I bollettini di Guerra

In Abissina inizia la battaglia dell’Amba Aradam

Nella notte fra il 2 e il 3 ottobre 193 il generale Emilio De Bono, senza che vi fosse stata una formale dichiarazione di guerra, ordinò a tre corpi d’armata, precedentemente ammassati lungo le sponde del Mareb e del Belesa, di superare i corsi d’acqua e iniziare l’avanzata verso la linea Adigrat-Enticciò-Adua. Era l’inizio della guerra d’Etiopia detta anche guerra d’Abissinia dall’antico nome della stessa.

Con la fine della stagione delle piogge i corsi d’acqua non rappresentano un grosso ostacolo, così oltre 125.000 uomini, di cui 100.000 circa nazionali e il resto truppe coloniali  iniziarono a penetrare in territorio etiope su di un fronte di circa settanta chilometri, protetti dal cielo da 126 aerei e dotati di 156 carri armati, 2 300 mitragliatrici e 230 cannoni di vario calibro. I reparti impiegati erano sulla destra il II Corpo d’armata del generale Maravigna diretto su Adua; al centro il Corpo d’armata indigeno al comando del generale Pirzio Biroli doveva muovere verso la conca di Enticciò; infine sulla sinistra il I Corpo d’armata del generale aveva come obiettivo Adigrat.

Mussolini era impaziente e notava giorno per giorno come l’invasione fosse troppo lenta per i suoi gusti. Spronò De Bono, chiedendo un ampliamento del fronte e un’ulteriore avanzata sulla linea Macallé- Tacazzé, ordinandogli d’attaccare il 3 novembre. De Bono provò a protestare ma dovette eseguire e l’8 novembre, il I corpo d’armata ed il corpo eritreo conquistarono Macallè e fu questo il limite dell’avanzata italiana sotto De Bono.

Emilio De Bono circondato dai suoi ufficiali durante le fasi iniziali della guerra

Il 14 novembre 1935 ad Adua il Quadrunviro della Marcia su Roma, promulgò il bando che metteva fuori legge lo schiavismo nella regione del Tigrè e cercò di proseguire la sua tattica di avanzata prudente, ben sapendo che tutto il fronte ora si trovava in pericolo. L’ala sinistra era troppo sbilanciata verso l’esterno e quasi isolata, in più se gli Etiopici avessero attaccato in forze, avrebbero potuto sfondare, piombare su Macallè con tutti i suoi depositi, distruggerli ed accerchiare l’armata italiana.

Per queste ragioni, ricevuto l’ordine d’occupare l’Amba Alagi, obiettivo indifendibile ma legato alla memoria dell’eroica resistenza sostenutavi da Pietro Toselli nel 1895, De Bono telegrafò a Mussolini muovendo parecchie obiezioni; ciò determinò, il 17 dicembre, la sua sostituzione con Pietro Badoglio, con il Telegramma di Stato n.13181, nel quale si ribadiva che con la conquista di Macallé cinque settimane prima, la sua missione poteva dirsi conclusa.

Il 16 gennaio 1936, De Bono venne promosso Maresciallo d’Italia, e il 3 ottobre 1937 il re lo insignì dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine supremo della Santissima Annunziata. Nel frattempo in Etiopia il Negus Hailé Selassié aveva lanciato l’offensiva di Natale, per saggiare la forza di Badoglio, ottenendo una stasi. Verso la metà di gennaio del 1936 Badoglio fece avanzare nuovamente le proprie truppe adoperando carri armati CV33, artiglieria ed anche bombe all’iprite.

All’inizio del gennaio del 1936, le forze etiopi si trovavano sulle colline che dominavano le posizioni degli italiani e lanciarono verso questi ultimi un attacco su basi regolari. Mussolini, da Roma, era impaziente di assistere alla completa disfatta degli etiopi sul campo di battaglia, forte delle buone nuove che quotidianamente riceveva da Badoglio.

Giuseppe Bottai e altri ufficiali consultano una mappa

Gli etiopi si scontrarono con gli italiani in tre gruppi suddivisi: al centro, presso Abbi Addi e presso il fiume Beles, dove si trovava il Ras Kassa Haile Darge con circa 40.000 uomini assieme al Ras Seyoum Mangasha con circa 30.000 uomini. Sul fianco destro etiope si trovava Ras Mulugeta e la sua armata di circa 80.000 uomini in posizione elevata sull’Amba Aradam. Il Ras Imru Haile Selassie con circa 40.000 uomini si trovava invece a coprire il fianco sinistro nell’area presso Seleh Leha nella provincia di Scirè.

Badoglio aveva cinque corpi d’armata a sua disposizione. Alla sua destra egli disponeva il IV ed il II corpo dirimpetto al Ras Imru. Al centro si trovava il Corpo d’armata eritreo contro i Ras Kassa e Seyoum. Contro il Ras Mulugeta, Ministro della Guerra del Negus Hailè Selassiè, si trovavano invece il I ed il III corpo d’armata.

Inizialmente, Badoglio vide la distruzione dell’armata del Ras Mulugeta come sua prima priorità. Queste forze avrebbero dovuto essere spodestate dalla forte posizione in cui si trovavano sull’Amba Aradam di modo da permettere agli italiani di continuare la loro avanzata verso Addis Abeba. La pressione che i Ras Kassa e Seyoumm stavano esercitando sulle truppe italiane, portò Badoglio a decidere in primo luogo di eliminare questi.

Dal 20 al 24 gennaio si ebbe la Prima Battaglia del Tembien. La battaglia non concluse granché sul campo di battaglia ma pose in ritirata il Ras Kassa e liberò dall’impiego il I e III corpo italiano.

Il 9 febbraio, il maresciallo Badoglio tenne una conferenza stampa presso il suo Quartier Genrale annunciando che l’ostacolo che si frapponeva tra gli italiani e la capitale dell’Imperio d’Etiopia, Addis Abeba stava per essere liquidato. Badoglio parlava certamente del Ras Mulugeta e della sua armata che si trovava ancora sul monte Amba Aradam.

Le “ambe” sono, nell’Africa Orientale e in altre parti del continente, dei rilievi dai fianchi ripidi e dalla cima in genere piatta. L’Amba Aradam è un massiccio montuoso tabulare che raggiunge i 2756 metri d’altezza, con estensione da Ovest a Est di 8 chilometri circa, mentre da Nord a Sud raggiunge i 3 chilometri di profondità. Si trova a una ventina di chilometri a Sud di Macallè, capitale del Tigrai. La sua importanza strategica deriva dal fatto che dal massiccio si dominano la piana di Macallè e le vie di comunicazione che portano verso i passi dell’Amba Alagi e quindi verso in cuore dell’Etiopia.

In particolare l’Amba Aradam era una montagna era composta di due parti, una scogliera conosciuta dagli italiani come “La spina di pesce” ed a destra di questa un picco piano chiamato il “Cappello da prete”. La terra alla base del monte era chiamata Enderta. Questa regione, di cui l’Amba Aradam fa parte, è caratterizzata dall’asprezza del territorio con rilievi delimitati da scarpate alte centinaia di metri, morfologia che rende particolarmente diffi cili i movimenti di grandi masse di uomini e dell’apparato logistico.

Anche se le forze in gioco erano simili numericamente, Badoglio aveva ad ogni modo un netto vantaggio in armamento sui nemici. Gli italiani che attaccarono l’Amba Aradam disponevano di oltre 5.000 mitragliatrici, 280 pezzi d’artiglieria e 170 aeroplani. Gli etiopi, disponevano di 400 mitragliatrici, 18 cannoni di medio calibro fra moderni e di fattura antiquata, alcune mitragliatrici contraeree, ma nessun aeroplano. L’unico vantaggio di Mulugeta era la posizione strategica in cui le sue truppe si trovavano.

Alle 8.00 del mattino del 10 febbraio, Badoglio lanciò il primo attacco della Battaglia di Amba Aradam. L’esercito era composto da soldati regolari del Regio Esercito e da volontari delle camicie nere, mentre gli àscari formavano la riserva.

L’andamento della battaglie e la sua conclusione, saranno oggetto di un post successivo. Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.