2^ G.M. Africa Settentrionale

Nella battaglia di Beda Fomm, viene annientata la X armata italiana

Alle 9 circa il generale inglese O’Connor comandante del XIII corpo di armata britannico, arrivò al Comando della 7ª divisione corazzata e trasmise in chiaro al generale Wavell comandante del teatro del medio oriente:

“Fox killed in the open (la volpe è stata uccisa in aperta campagna)”

Si era da poco conclusa dopo i duri combattimenti intorno ad Agedabia, in quella che passò alla storia come battaglia di Beda Fomm, la lunga controffensiva britannica scattata fra il 9 e il 10 dicembre, che aveva visto un susseguirsi di sconfitte del Regio Esercito, che pur numericamente molto superiore era stato sovrastato, dalle forze meccanizzate e corazzate britanniche.

Facendo un passo indietro, come detto dopo l’offensiva lanciata dal maresciallo Graziani che aveva portato all’occupazione della località di Sidi el Barrani, a circa 110 chilometri dal confine libico-egiziano le forze italiane si erano ivi trincerate in attesa di ricevere i rinforzi per ripartire. La sosta però aveva giovato molto di più agli inglese che avevano ricevuto notevoli rinforzi soprattutto in termini di reparti meccanizzati e corazzati.

I britannici erano passati all’offensiva il 9 dicembre 1940, lanciando l’operazione “Compass” e dopo il duro scontro nel campo trincerato di Nibeiwa lo stesso giorno dell’inizio dell’offensiva, erano avanzati, travolgendo le lente e numerose fanterie italiane, grazie al sapiente uso di messo meccanizzati e corazzati.

Dopo la caduta delle piazzaforte di Bardia avvenuta il 5 gennaio, seguita pochi giorni dopo da quella di Tobruch il 22 gennaio, il comando britannico sperava di poter distruggere, le rimanenti unità della 10ª Armata del generale Tellera in ritirata dalla Cirenaica. La 6ª Divisione australiana, diretta verso Derna, avanzò lungo la Via Balbia mentre la 7ª Divisione Corazzata britannica venne inviata verso Mechili e Forte Capuzzo.

Nella notte fra il 28 e il 29 gennaio del 1941, dopo aspri combattimenti con le truppe australiana il generale Annibale Bergonzoli conosciuto come “barba elettrica” riceveva dal generale Tellera l’autorizzazione ad impartire l’ordine di ritirata da Derna, lasciando la “Brigata corazzata Babini” in retroguardia a rovinare le strade, piazzare mine e trappole per la fanteria, oltre ad eseguire diverse imboscate, riuscendo a rallentare l’inseguimento britannico.

Da quel giorno inizio la ritirata delle lente fanterie italiane nel deserto dal Gebel, arretramento progressivo che come detto a inizio post si concluderà il 7 gennaio, quando fallì l’ultimo disperato tentativo delle forze italiane di spezzare l’accerchiamento e fuggire verso la Tripolitania.

Nel mattino del 1° febbraio la retroguardia della divisione Sabratha veniva attaccata repentinamente dalla 19ª brigata australiana e travolta. Le perdite furono di 20 ufficiali e 600 fra sottufficiali e soldati. Le direttive per la notte sul 2 prevedevano l’autotrasporto di tutte le unità rimaste in linea, e questa volt ail movimento si svolse reolare senza azioni da parte britannica.

A quel punto Graziani ritenne il ripiegamento ormai ben avviato e decise di trasferirsi in Tripolitania cedendo il comando di tutte le forze della Cirenaica al generale Tellera a partire dalle ore 0 del 3 febbraio. Alle 16 dello stesso giorno gli australiani raggiungevano e occupavano Berta e alle 8 del giorno 4 la testa della colonna a piedi in ritirata giunse a Barce, ormai molto allungata. Nella tarda mattinata dello stesso giorno, Tellera decise l’immediato sgombero dal gebel.

La sera del 4 il Comando d’armata trasmise un inquietante messaggio:

“Aviazione segnala 46 autoblindo a Zauiet Msus. Altre informazioni confermano movimento anche carri armati stessa direzione molto pericoloso per noi. Occirre quindi che movimento vostre truppe sia proseguito sino Ghemines et che truppe siano pronte a continuare eventualmente verso Agedabia. Seguiranno altre comunicazioni”

Si trattava di un distaccamento motorizzato inviato attraversò il deserto dal generale O’Connor, la cosiddetta Combe Force del colonnello John F. B. Combe, era infatti riuscita a precedere la colonna in rititata e frapporsi fra le colonne italiane e la via della ritirata. Nell’inciso si trattava di tre squadroni di autoblindo,  uno dal 11º Reggimento Ussari, uno della 2ª Brigata Fucilieri e uno della RAF, sei cannoni da campo Ordnance QF 25 lb e nove cannoni portee anticarro Bofors 37 mm, per un totale 2 000 uomini.

Verso sera ai britannici si aggiunse la 4ª Brigata Corazzata del generale J. A. C. Caunter che consolidò, con 50 carri cruiser e 95 autoblindo, in modo decisivo lo sbarramento attraverso la Via Balbia. Le forze blindate britanniche erano avanzate attraverso il deserto con grande rapidità e nell’ultima fase percorsero 270 km in trentatré ore, una prestazione senza precedenti nella storia della guerra.

All’alba del 5 l’intera 7ª divisione corazzata si trovava concentrata poco ad est di Msus con l’obbiettivo dichiarato di tagliare la via della ritirata alle nostre truppe. A uel punto o’Connnor spronò il generale Creagh comandante della suddetta unità, che creò una piccolo complesso tattico inviandolo in avanti e spsotò il grosso della divisione su Antelat per sbarrare la rotabile all’altezza di quella località, lanciando verso Sceleidina-Soluch solo il gruppo di sostegno e la 7ª brigata corazzata.

Sarà la mossa determinante per la vittoria inglese e l’annientamento dell’armata italiana. Le prime luci del 7 febbraio trovarono Bergonzoli nell’incertezza, disponeva del nucleo comando, di sette carri leggeri e di una trentina di carri medi e lanciò queste ultime forze sul battaglione della Rifle Brigade, che sbarrava la via di fuga,  con la rabbia della disperazione.

Gradualmente, ribattendo colpo su colpo, gli M13 si avvicinarono alle linee britanniche scavalcando trincee e riuscendo con gli ultimi 5 pezzi a superare la barriera e a dirigersi verso il sombolico obiettivo della mensa ufficiali inglesi, a cui era rimasto un solo ed unico pezzo controcarro.

Il pezzo servito da un ottimo e preparato puntatore riusci a bloccare uno dopo l’altro i corazzati italiani, uno fu colpito alla torretta, tre ai cingoli e l’ultimo arrestato a pochi metri dal suo obiettivo. Ebbe a dire in proposito il generale O’Connor:

“La difesa fu messa a dura prova, gli italiani penetrarono fino al comando della Rifle Brigade, prima di essere respinti con gravi perdite, inflitte loro, soprattutto dalle batterie controcarri. Era veramente la fine”.

Il generale di divisione Annibale Bergonzoli.jpg

Il generale di divisione Annibale Bergonzoli

Bergonzoli, il generale italiano soprannominato dai nemici “barba elettrica“, si rassegnò a ordinare la cessazione delle ostilità. La battaglia di Beda Fomm aveva portato all’annientamento di quello che rimaneva della 10ª armata italiana.  Riusciranno a riparare in Tripolitania solo 8.300 uomini di cui 7.000 nazionali.

Nell’ultima fase della battaglia erano stati catturati oltre 20.000 prigionieri fra cui i generali, Bergonzoli che dopo essere riuscito a sfuggire alle prese delle piazzaforti di Bardia prima e di Tobruch,  venne catturato e inviato prima in India e poi negli USA, dove rimarrà prigioniero fino a marzo del 1946, e il generale Babini, comandante della “Brigata corazzata Babini”.

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