2^ G.M. I bollettini di Guerra

Il rifugio antiaereo di piazza Pretoria e i bombardamenti su Palermo

Palermo, come la quasi totalità delle città italiane subirono più o meno pesanti bombardamenti ad opera dei bombardieri americani e britannici. In vista dell’entrata in guerra le autorità politiche e militari avevano cominciato a predisporre le difese delle città italiane, e a Palermo vennero allestite sul monte Pellegrino un promontorio in forma di vera e propria montagna calcarea, alta 609 metri s.l.m., che chiude a Nord il Golfo di Palermo e a Sud il Golfo di Mondello, alcune posizioni antiaeree.

Dopo i primi bombardamenti inglesi che già dal giugno del 1940 si erano abbattuti in tutta la Sicilia, Mussolini chiese aiuto ad Hitler per poter fortificare queste difese. Dal comando tedesco, già dalla fine del 1940, fu inviato il X Fligerkorps (Corpi Aerei), assieme a diverse unità d’artiglieria che comprendevano postazioni di mitragliere, tra cui i complessi quadrinati Flakvierling 38 e cannoni da 88mm.

Ausbildung an der Vierlings-Flak

Complesso quadrinato germanico Flakvierling 38

Attorno alla città di Palermo fu quindi creata una rete difensiva completata da due radar, uno aereo a lungo raggio, un FuMG 80 Freya, che copriva una distanza massima di 120Km, sito sulla cima di Capo Gallo e un secondo terrestre a corto raggio, FuMG 39/62 Würzburg D coordinati da un centro operativo (composto esclusivamente da personale tedesco) sito a Castello Utveggio.

Tra il 1941 e il 1942 numerosi raid aerei della RAF avevano provato a interrompere i rifornimenti che dall’isola venivano inviati alle forze in Africa. La rotta dei bombardieri britannici Avro Lancaster seguiva un percorso che da Malta li portava sul capoluogo siciliano passando sul tratto di mare antistante Trapani, e da lì verso verso Palermo sorvolando le zone di Sferracavallo e Mondello, per giungere sul porto sito nel quartiere Arenella.

I più grossi e pesanti sul capoluogo siciliano avvennero tuttavia fra i mesi di febbraio e maggio del 1943 in preparazione dello sbarco in Sicilia, che sarebbe seguito alla resa delle forze dell’Asse in terra africana. Il primo bombardamento si verificò il 3 febbraio, quando 30 bombardieri americani B-17, le famigerate “fortezze volanti” sganciarono bombe lungo tutta la zona costiera della città dal porto fino al territorio del comune di Villabate, colpendo l’attuale centro storico, Piazza Magione, Corso dei Mille, con un bilancio totale di 98 morti e quasi 300 feriti.

Fecero seguito i bombardamenti del 1 marzo, durante il quale due squadriglie per un totale di 36 velivoli, sganciarono sull’intera città un totale di 94 tonnellate di bombe, che colpirono, tra i tanti edifici, anche un’ala della Cattedrale e il complesso dell’Albergo delle Povere, e del 22 marzo quando 24 bombardieri sganciarono un totale di 264 ordini. Le esplosioni avvenute in mare, sul tratto di costa antistante il porto, provocarono alcune onde anomale che arrivarono fino al rifugio antiaereo in cui si trovavano gli operatori portuali, provocando la morte per annegamento di 24 uomini.

bombardamenti su Palermo

Nel mese di aprile la città sarà pesantemente colpita per ben 3 volte, una prima nella notte fra il 4 e il 5, quando una squadriglia britannica sganciò bombe che danneggiarono la chiesa del SS. Salvatore, la Biblioteca Nazionale ma soprattutto l’ospedale di San Saverio all’Albergheria; il 15-16 aprile durante la quale alcune squadriglie di B-17 colpirono, il primo giorno, il rifugio antiaereo di Monte Pellegrino, causando 92 morti; il secondo giorno tutta la zona circostante il porto fu colpita con ordigni al fosforo causando la distruzione e l’incendio dell’Archivio di Stato; infine nella notte fra il 17-18 aprile nella quale 48 bombardieri americani colpirono gli importantissimi snodi ferroviari di Brancaccio e dell’Ucciardone, assieme al deposito tram, paralizzando così i trasporti e le comunicazioni.

Il più pesante bombardamento subito dalla città fu quello del 9 maggio del 1943, quella fu il primo esperimento di bombardamento a tappeto in Europa. Nei cieli di Palermo arrivarono in dodici ondate 413 aerei statunitensi e britannici che sganciarono 450 tonnellate di bombe, tra cui due ordigni inglesi modello blockbuster da quattromila libbre in grado di radere al suolo un intero quartiere.

Quando la gente uscì dai rifugi, in quella domenica di primavera, che era la giornata dell’esercito e dell’impero fascista, Palermo era un deserto  senza vie di comunicazione nessuno dei suoi quartieri venne risparmiato. Il tessuto monumentale fu ridotto in macerie che riprendevano a bruciare anche dopo spente, effetto di ordigni incendiari come le bombe al fosforo, una storia terribile di cui la città, a più di 70 anni di distanza, porta ancora visibili le cicatrici.

Se le postazioni di artiglieria anti-aerea predisposte sul monte Pellegrino, soprastante il porto, permisero di arginare i danni al porto ed evitare che i cantieri navali, situati proprio sotto le postazioni antiaeree, venissero bombardati, come visto sopra peggio andò alla città, dove per proteggere la popolazione civile, vennero allestiti numerosi rifugi antiaerei uno dei quali, si trova sotto la bella piazza Pretoria nel centro di Palermo, attualmente l’unico visitabile.

Rifugio antiaereo Palermo Piaza Pretoria.jpg

La direttiva del Ministero della Guerra in materia, imponeva di costruire i rifugi antiaerei sotterranei nei fabbricati di sua proprietà, quindi in pieno centro urbano. Il rifugio in questione era provvisto di impianto autonomo di illuminazione, bagno, un sistema di canne di ventilazione che immetteva l’aria pura necessaria alla sopravvivenza, e poteva ospitare circa duecento persone, che dovevano accomodarsi su sedili in pietra e occupare circa mezzo metro quadrato per ciascuno,

Così si stava nel rifugio antiaereo, dove alcune canne di ventilazione provenienti dalle grondaie assicuravano l’aria, mentre una chiusura dall’interno impediva che venissero immessi gas nocivi. Il ricovero, aveva tre accessi sulla piazza: due a fianco delle statue dei leoni e un altro dalla scalinata della fontana. Uno ulteriore dall’interno della portineria di Palazzo delle Aquile.

Proprio quest’ultimo è l’unico da cui oggi è possibile accedere alla struttura. Il rifugio di piazza Pretorio è l’unico accessibile grazie al lavoro dell’associazione Ro’N Ro Cult e dei volontari che organizzano al suo interno interessanti visite guidate che permettono ai visitatori di rivivere un periodo importante della storia della città di Palermo.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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