2^ G.M. I bollettini di Guerra

L’attacco al forte di Saati in Eritrea

Nel 1885 l’Italia occupò il porto eritreo di Massaua, allora in mano egiziana, e ne fece una base per una successiva espansione nell’entroterra. Inevitabilmente gli interessi italiani andarono a scontrarsi con quelli del confinante Impero etiope che da tempo mirava ad uno sbocco sul mar Rosso. Al contrario delle altre potenze europee, il Regno d’Italia intraprese una lentissima opera di penetrazione nell’entroterra eritreo.

La località di Saati, a 28 km da Massaua, luogo del primo grande scontro la le nostre truppe e quelle etiopi, era stata occupata da due compagnie comandate dal maggiore Giovanni Boretti supportate da 300 basci-buzuk, solamente il 14 gennaio 1887. Qui gli Italiani si trincerarono su un’altura e su di essa costruirono un piccolo fortino.

Nello stesso periodo oltre a Saati, venivano occupate Arkiko, Zula, Monkullo, Arafali, dove le innumerevoli tribù che popolavano quei territori, accettarono serenamente la nuova presenza italiana, che rappresentava una promessa di pace.  La cosa preoccupò non  poco l’imperatore etiopico , il negus Giovanni IV, vide in quella sgradita vicinanza una seria minaccia per il suo trono.

Quattro giorni dopo Ras Alula signore dell’Hamasen scrisse al generale Carlo Genè, primo Comandante superiore delle truppe italiane in Africa chiedendo che gli uomini che si erano stabiliti a Saati abbandonassero le loro posizioni.

Conosciuto in Europa come “Garibaldi d’Abissinia” Alula fu uno dei migliori comandanti dell’esercito etiope nel XIX secolo prendendo parte a molte battaglie per l’indipendenza dell’Etiopia, le più importanti delle quali la battaglia di Dogali e la battaglia di Adua.

Genè non si fece impressionare e iniziò a rinforzare i presidi minacciati, inviando per la prima volta a Saati anche alcuni reparti nazionali.

Il 24 gennaio circa 20.000 abissini al suo comando si accamparono a 5 km dal forte di Saati. All’alba del 25 gennaio venne mandata in ricognizione verso il campo del Ras una pattuglia guidata dal tenente Federico Cuomo,

Il reparto dell’ufficiale messinese, venne scoperto e ne segui un violento conflitto a fuoco,  che costrinse le nostre truppe a ritirarsi e rifugiarsi nel fortino. Nel frattempo Boretti s’accorse d’un tentativo etiope d’aggiramento delle posizioni italiane e così iniziò bombardare le truppe nemiche sottostanti.

Verso mezzogiorno un’altra pattuglia scorse altre truppe abissine che, vistesi scoperte, attaccarono in grande numero il forte. Giunti i nemici a 300 metri dal forte, gli italiani aprirono il fuoco. A quel punto si scatenò la battaglia che vedeva opposti da parte italiana 167 nazionali, 300 coloniali e  cannoni, contrapposti a oltre 20.000 abissini. L’attacco durò circa quattro ore, dopodiché gli abissini si ritirarono viste le perdite.

le_combat_de_saatiLa battaglia causò 5 morti, 2 nazionali fra cui il tenente Cuomo e 3 tra i basci-buzuk, 3 feriti di cui due coloniali  e 5 dispersi tutti fra i coloniali. La sera stessa il maggiore Boretti mandò un messaggio al presidio di Moncullo.

Il messaggio chiedeva urgentemente rinforzi, munizioni e viveri. Da Moncullo la mattina del 26 gennaio partì in soccorso di Boretti la colonna guidata del tenente colonnello Tommaso De Cristoforis.

Vedremo nel nostro post successivo cosa successe a Dogali. Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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