Giovanni Messe nominato comandante supremo forze italiane in Africa

Dopo la dura sconfitta subita dalle forze italo-tedesche al El Alamein nell’ottobre del 1942 e lo sbarco anglo-americano nel novembre dello stesso anno nell’Africa settentrionale francese, le forze alleate avevano continuato la loro corsa verso ovest con  l”intento di scacciare l’Asse dal continente africano.

Come ricordato nel nostro post di pochi giorni fa, la capitale della Libia italiana, Tripoli venne occupata il 23 gennaio del 1943 dalle truppe della VIII Armata britannica e il 25 gennaio, le truppe italo-tedesche varcarono per l’ultima volta il confine con la Tunisia, dove stavano sbarcando rinforzi sia italiani che tedeschi.

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Il giorno seguente la caduta di Tripoli, il 24 gennaio 1943 Mussolini fece richiamare dal fronte russo il generale Messe, nominandolo comandante delle forze italiane in Tunisia. Il Duce che aveva voluto fortemente Messe a capo della delle forze italiane in nord africa lo invitò a resistere in quel lembo di terra per riprendere l’offensiva nell’estate e riconquistare la Libia.

Il generale, che tanto bene aveva fatto in Russia nei due anni precedenti, si rese conto dell’entità e dell’equipaggiamento delle forze a disposizione e che senza ulteriori rifornimenti sarebbe stato impossibile mantenere le posizioni; a queste osservazioni il Duce rispose che occorreva resistere ad ogni costo, per ritardare l’attacco contro l’Italia, che avrebbe seguito fatalmente alla sconfitta italiana in Africa.

Il 23 febbraio 1943 i resti della Armata corazzata italo-tedesca vennero inquadrati nella nuova 1ª Armata Italiana,

Il 23 febbraio 1943 la Deutsch-Italienische Panzerarmee in italiano A.C.IT. armata corazzata italo tedesca venne rinominata come 1ª Armata italiana e posta sotto il comando del generale Messe, mentre Rommel venne posto al comando di un nuovo gruppo di armate, destinato a coordinare le attività delle unità operanti in Nord Africa, denominato Heeresgruppe Afrika.

La 1ª Armata Italiana che avrebbe partecipato a tutte le fasi della campagna fino alla resa, inquadrata nel nuovo gruppo di armate con la 5ª Panzerarmee di von Arnim, aveva ai suoi ordini quattro divisioni di fanteria italiane (“La Spezia”, “Pistoia”, “Trieste” e “Giovani Fascisti”), due divisioni corazzate (la nuova “Centauro” italiana e la 15. Panzer-Division tedesca) e due divisioni di fanteria leggera tedesche (90. e la 164).

Le forze a disposizione vennero suddivise in due corpi d’armata: il XX al comando del generale Taddeo Orlando e il XXI comandato dal generale Paolo Berardi. Fra le sue unità figurava anche un battaglione, il cui nome rimandava alle epiche battaglie dell’autunno precedente. Tornò in linea inquadrato nel 66º Reggimento fanteria “Trieste”, un battaglione della “Folgore” composto dai superstiti dell’Egitto.

Alla 1ª Armata italiana vennero assegnato il compiro di difendere le posizioni nel sud della Tunisia lungo la linea del Mareth mentre la 5ª Armata corazzata tedesca, invece, avrebbe difeso la zona settentrionale.La campagna di Tunisia vide il Gruppo d’armate Afrika impegnato in una lunga serie di operazioni difensive, tra cui la Battaglia di Sidi Bou Zid e la più importante e famosa battaglia del Passo di Kasserine.

Grazie all’abilità operativa dei loro reparti, le unità tedesche e italiane riuscirono a creare una situazione di stallo che si protrasse per molti mesi, impedendo così un immediato sfondamento delle loro linee da parte delle forze Alleate. Tuttavia la mancanza di uomini, di mezzi e soprattutto di rifornimenti segnarono la sorte delle forze operanti in Tunisia.

Dopo aver sfondato le posizioni italo-tedesche sulla linea del Mareth, nel maggio del 1943 gli Alleati posero fine alla resistenza delle forze dell’Asse in Africa, facendo prigionieri 275.000 soldati del Gruppo d’armate Afrika. Assieme ad essi, cadde prigioniero il generale Hans-Jürgen von Arnim, succeduto il 9 marzo 1943 a Rommel nel comando del gruppo di armate.

Le ultime truppe dell’Asse ad arrendersi saranno quelle agli ordini del generale Messe che aveva più volte rifiutato le offerte di resa con l’onore delle armi che gli erano state offerte dai comandi britannici. La situazione fu risolta da Mussolini che il 12 maggio 1943 telegrafò a Messe:

«Cessate il combattimento. Siete nominato Maresciallo d’Italia.

Onore a Voi e ai Vostri prodi.»

Il giorno successivo, il 13 maggio, le truppe italiane si arresero ammainando l’ultimo tricolore in terra d’Africa. Il maresciallo d’Italia Giovanni Messe fu fatto prigioniero dal generale dell’esercito neozelandese Bernard Freyberg e trasferito in un’abitazione nella campagna britannica, nei pressi di Oxford. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 gli inglesi si convinsero della sua fedeltà al Re e lo rinviarono in Italia nell’autunno dello stesso anno.

Nominato il 18 novembre dal re capo di stato maggiore dell’Esercito Cobelligerante Italiano che combatteva a fianco degli Alleati sulla penisola, lo potenziò, mantenendo la carica anche con il governo Bonomi, fino al il 1º maggio 1945.

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