2^ G.M. Africa Settentrionale

22 gennaio 1941, cade Tobruch

Come abbiamo visto nei nostri post precedenti, dopo la breve offensiva italiana che si era arenata a circa 100 chilometri dal confine libico egiziano e precisamente nella piccola località di Sidi el Barrani, gli inglesi dopo aver ricevuto gli adeguiti rinforzi passarono all’offensiva il 10 dicembre del 1940, lanciando l’operazione Compass.

Dopo la battaglia del campo trincerato di el-Nibeua durante la quale il Raggruppamento “Maletti” venne praticamente spazzato via, con la perdita di 800 soldati uccisi, 1 300 feriti e 2 000 presi prigionieri, battaglia dove trovò la morte lo stesso generale Maletti, comandante del raggruppamento l’offensiva delle truppe britanniche era proseguita senza particolari ostacoli.

Ai primi di gennaio del 1941, le truppe australiane da poco giunte in Africa settentrionale attaccarono la piazzaforte di Bardia, che caddè dopo aver opposto una dura resistenza, ma che poco poteva contro le truppe corazzate messe in campo dagli inglesi. Ne dava il triste annuncio il bollettino di guerra del 7 gennaio con questo epitaffio:

“Gli ultimi capisaldi che resistevano ancora a Bardia sono caduti verso la sera del 5 andante”.

Per gli inglesi la caduta di Bardia fu un avvenimento di grande importanza, era la loro prima vittoria da quando era cominciata la guerra nel lontano settembre 1939, e già il 10 gennaio il primo ministro inglese Winston Chrchill inviava al generale Wavell comandante delle forze impegnate nell’offensiva le seguenti direttive:

“Nulla deve impedire la presa di Tobruch ma appena ciò sia accaduto tutte le operazioni in Libia sono subordinate all’aiuto alla Grecia”

Graziani comandante delle forze armate italiane in Africa settentrionale nonché capo di Stato Maggiore dell’Esercito, inviò un lungo rapporto a Mussolini per sottolineare che se le cose erano andate male a Bardia a Tobruch sarebbero andate ancora peggio. Questo per il semplice motivo che qui i difensori erano ancora meno e dovevano difendere un fronte più vasto (oltre 50 chilometri) con meno armi.

Tobruch che  distava circa 120 chilometri da Bardia ed era l’ultima piazzaforte fortificata rimasta in mani italiane in Cirenaica, era stata raggiunta dai reparti corazzati inglesi già il 6 gennaio, e completamente circondata solo il 9 gennaio. Lo stesso giorno era giunto nella stessa il generale Bergonzoli conosciuto come “Barba elettrica”, che era riuscito, a sfuggire all’assedio di Bardia e alla testa di pochi uffficiali aveva percorso a piedi la strada che separa le due posizioni.

La città disponeva di una robusta cintura fortificata, più solida di quella di Bardia e lunga ben 54 km, che si appoggiava tanto ad est che a ovest a due uadi (Sehel e Zeitum). Nella fascia difensiva erano disposti 16 caposaldi attorno ai quali erano stati scavati fossati anticarri, distesi reticolati e piazzate le mine, non molte disponibili.

Le truppe presenti nella piazza, divise in due settori, orientale e occidentale, erano scarse: oltre alla Divisione fanteria Sirte, ancora al completo, il 4° reggimento carristi con solo 7 carri efficienti, pochi reparti da presidio e un gruppo raccogliticcio di unità scampate alle precedenti battaglie, poche e antiquate erano le artiglierie

Al largo di Tobruch era ormeggiato in funzione di batteria di artiglieria galleggiante l’obsoleto incrociatore San Giorgio, passato alla storia perché durante un incursione aerea inglese su Tobruch nei primi giorni di guerra, per un tragico errore le sue batterie colpirono l’aereo su cui viaggiava il comandante superiore delle forze armate italiane in Africa settentrionale, causando la morte del maresciallo dell’Aria Italo Balbo.

La notte sul 21 gennaio, si abbatté sui difensori di Tobruch un violentissimo fuoco d’artiglieria che cessà intorno alle 7,15 del mattino, quando i reparti corazzati inglesi attaccarono gli apprestamenti difensivi. A quel punto entrò in azione l’artiglieria italiana che scatenò un efficace fuoco contro di esse, costringendole a desistere dall’azione. All’azione riprese l’azione di martellamento delle posizioni l’artiglieria britannica.

Nel tentativo di migliorare le difese, il comandante della piazza, generale Enrico Pitassi Mannella, fece interrare in più linee ad arco 39 carri M11/39 e 32 carri L3 in avaria, al fine di utilizzarli come bunker improvvisati e fu proprio a queste posizioni che si svilupparono violentissimo combattimenti, con elevate perdite italiane.

una compagnia di soldati australiani della 6a divisione al termine dei combattimenti nel porto di tobruk, 22 gennaio 1941.

Soldati australiani della 6a Divisione al termine dei combattimenti nel porto

Intorno alle 13:00, gli italiani tentarono un disperato contrattacco con l’appoggio degli ultimi 7 M 11/39 ancora in grado di muoversi, riuscendo ad arrestare momentaneamente l’avanzata degli australiani, ma la scarsità di truppe impedì che l’azione potesse avere seguito.

Nel tardo pomeriggio entrarono in battaglia i reparti della 7ª Divisione corazzata britannica, che aprirono brecce nel settore occidentale; a sera, quasi metà del perimetro fortificato era ormai nelle mani dei britannici. Alle 19 circa il comando della piazza fu eliminato ma la resistenza italiana anche se frantumata perdurava al caposaldo “pilastrino” e lungo le difese perimetrali occidentali

Nella notte l’equipaggio del San Giorgio propose di tentare un uscita in mare, ma l a proposta venne respinta dal comando supremo di Roma, che stimava vitale il suo apporto per la difesa della città. All’alba riprese massiccio l’attacco e vennero di nuovo investiti i caposaldi della cintura esterna occidentale che avevano retto agli attacchi furiosi degli australiani.

Alle metà mattinata del 22 gennaio, con i reparti britannici ormai prossimi ad entrare nella stessa, l’incrociatore che aveva continuato senza sosta e con buoni risultati, a fare fuoco, contro tutti e tutto quello che si presentava a tiro, si autoaffondò. A occidente invece continuava a esistere una fortificazione (quota 71) presidiata dai soldati libici del XXXI battaglione costiero, il “pilastrino” e i caposaldi occidentali “Medauuar” e “Faras”.

il san giorgio in fiamme nella mattinata del 22 gennaio 1941 nella rada di tobruk

Dopo mezzogiorno i libici di quota 71 vennero sopraffatti, poco prima erano stati sopraffatti i difensori di “pilastrino”, Resistevano ancora i due caposaldi di “Medauuar” e “Faras” e in pochi altri punti, dove nuclei di tenaci continuavano a resistere. Quando torno la notte si continuava a combattere ma ormai erano solo postazioni isolate, non c’era piu’ nessuna possibilità di continuare una resistenza organizzata.

Nella stessa venne tentata una sortita stroncata dalle truppe francesi. La mattina dopo vennero spenti gli ultimi focolai di resistenza, la battaglia per Tobruch era conclusa. Il 13º Corpo d’armata britannico perse circa 400 uomini in tutto, infliggendo agli italiani la perdita di circa 15.000-30.000 uomini (768 morti tra cui 18 ufficiali, 2280 feriti tra cui 30 ufficiali, e 12.000-30.000 prigionieri.

Fra i prigionieri non c’era neppure questa volta il generale Bergonzoli, che anche da Tobruch era riuscita a fuggire. Verso sera, la VII brigata corazzata inglese si trova a circa 30 km da Derna mentre alcune pattuglie della IV brigata percorrono le piste che da el-Mechili conducono verso ovest, sud e sud-ovest.

La notizia della caduta di Tobruch venne comunicata con il bollettino n° 232 del 25 gennaio che recitava:

Gli ultimi reparti che nel settore occidentale di Tobruk opponevano una disperata resistenza all’attacco nemico, sono stati sopraffatti nella giornata di ieri. Le forze che si trovavano nella piazzaforte di To­bruk si componevano di una divisione di fanteria, la Sirte, di un battaglione di guardie alla frontiera, di un battaglione di Camicie Nere, di reparti di marinai e artiglieri: un totale di 20 mila uomini circa. Queste forze hanno resistito per 19 giorni al triplice incessante bombardamento dalla terra, dal mare e dall’aria e hanno tenuto testa per quattro giorni all’assalto finale. Le nostre artiglierie hanno spa­rato sino all’ultimo proiettile e hanno prodotto larghi vuoti nei re­parti australiani. Anche le nostre perdite in uomini e in materiali sono state forti. Secondo una radio – comunicazione del nemico sono stati sgombrati da Tobruk oltre duemila feriti italiani. Nel­la battaglia di Tobruk che è stata durissima, secondo la stessa con­fessione nemica, le forze armate d’Italia hanno eroicamente combat­tuto. Dopo Tobruk la battaglia si è spostata ad ovest, dove puntate di mezzi corazzati nemici sono state respinte dal nostro fuoco, al quale si è aggiunto il bombardamento e il mitragliamento effettuato dalla nostra aviazione; un aereo nemico tipo Blenheim è stato abbat­tuto dalla nostra caccia

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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