2^ G.M. Africa Orientale

L’ultima carica di cavalleria della guerra d’Africa

“Quando la nostra batteria prese posizione, un gruppo di cavalleria indigena, guidata da un ufficiale su un cavallo bianco, la caricò dal Nord, piombando giù dalle colline. Con coraggio eccezionale questi soldati galopparono fino a trenta metri dai nostri cannoni, sparando di sella e lanciando bombe a mano, mentre i nostri cannoni, voltati a 180 gradi sparavano a zero. Le granate scivolavano sul terreno senza esplodere, mentre alcune squarciavano addirittura il petto dei cavalli. Ma prima che quella carica di pazzi potesse essere fermata, i nostri dovettero ricorrere alle mitragliatrici”

Così descrisse la carica lanciata contro le sue truppe da un plotone del gruppo squadroni dell’Amara, l’ufficiale britannico che la subi il 21 gennaio del 1941. Ma vediamo come si arrivò a quell’eroico episodio.

Dal giorno dell’entrata in guerra, le truppe italiane stanziati nell’ A.O.I. l’Africa Orientale Italiana si limitarono a mantenere una posizione strettamente difensiva, seguendo le direttive tracciate dallo stesso Mussolini,  ma non mancarono alcune puntate oltre confine e alcuni colpi di mano.

Alcune di queste operazioni portarono all’occupazione di Moyale e del saliente di Mandera in Kenya. Nel settore nord e precisamente al confine con il Sudan, il 3 luglio 1940 furono gli inglesi a prendere l’iniziativa attaccando la cittadina eritrea di Metemma, ma venendone respinti.

Nello stesso settore gli italiani lanciarono un offensiva in forze con l’obbiettivo di conquistare la città di Cassala. L’attacco, studiato e guidato dall’allora governatore dell’Eritrea e dell’Amhara, generale Luigi Frusci, assistito dal generale Vincenzo Tessitori che guidava anche una delle colonne operative fu compiuto con un notevole dispiego di forze, soprattutto di àscari divise in tre colonne, denominate Gulsa est, Gulsa ovest e centrale, supportate dall’appoggio aereo.

La colonna Gulsa ovest era autocarrata. A queste si aggiunsero anche alcuni squadroni di cavalleria che costituirono le avanguardie. Alle 3 del mattino del 4 luglio 1940, le tre colonne italiane iniziarono la manovra di attacco verso Cassala; su tre direttrici diverse, con punti di partenza distanti da 31 a 36 km. Il primo attacco, che giunse dopo aver aggirato i monti Casala e Mocram, fu lanciato dalla cavalleria guidata dal tenente Francesco Santasilia di Torpino che cadde nell’assalto dopo essere stato più volte colpito.

Gli inglesi, al comando delle Sudan Defence Force, resistettero tenacemente e fecero intervenire nel combattimento venti carri armati, che vennero però contrastati dalla aviazione italiana. Alle ore 13, gli squadroni di cavalleria entrarono in Cassala, mentre i reparti sudanesi comandati da ufficiali inglesi si diedero alla fuga. Nel bottino rinvenuto, fu ritrovato il diario di un ufficiale britannico in cui era specificata la consegna :

“L’ordine è di resistere ad oltranza su Cassala contro gli italiani”.

Allo stesso tempo il generale Pietro Gazzera occupò il forte di Gallabat e di Kurmuk sempre nel Sudan Anglo-Egiziano. Un tentativo inglese di recuperare Gallabat svoltosi nel novembre 1940 si infranse contro le difese predisposte dallee nostre forze comandate dal colonnello Castagnola.

Dopo l’occupazione di Cassala le puntate offensive italiane si fermarono, non era possibile ricevere rinforzi dalla madrepatria, occorreva fare con le risorse disponibili in loco, e occorreva soprattutto non disperdere le forze. La sosta permise agli inglesi, che al contrario erano in grado di ricevere rinforzi e pure copiosi e si prepararono per il contrattacco.

Appositamente per contrastare gli italiani fu creato un reparto speciale motorizzato denominato Gazelle Force al comando del colonnello Frank Walter Messervy. Il 18 gennaio 1941, il generale William Platt occupò la città eritrea di Gallabat, e il 21 il comando italiano, sotto la pressione inglese, decise di evacuare Cassala e altre località difficilmente difendibili per accorciare il fronte.

gruppo sqaudroni amaraNel corso del ripiegamento, la sera del 20 il tenente Amedeo Guillet, comandante del Gruppo Bande Amhara, rientrò al forte di Cheru dopo una lunga ed estenuante attività di pattugliamento. Gli venne ordinato di ripartire immediatamente per affrontare i britannici della Gazelle Force che minacciavano di accerchiare migliaia di soldati italiani in ritirata verso Agordat.

Il Gruppo Bande conosciuto anche come Gruppo Squadroni Amhara era costittuito da circa 1.700 valorosi cavalieri àscari  quasi tutti appartenenti all’etnia etiope Amhara, al cui comando c’era come detto il tenente Amedeo Guillet, noto come il Comandante Diavolo, il quale aveva avuto l’idea di arruolare i più valenti fra gli uomini del negus Haile Selassie.

L’improbo compito attribuito al valoroso ufficiale e ai suoi cavalieri era di ritardare di almeno 24 ore la manovra dell’avversario.  All’alba del 21 gennaio, dopo una furtiva manovra di aggiramento, il Gruppo di Guillet caricò il nemico alle spalle, creando scompiglio tra i ranghi anglo-indiani.

Si trattò di uno spettacolo impressionante e, al contempo, incredibile: Guillet e i suoi uomini attaccarono, armati di sole spade, pistole e bombe a mano, le truppe appiedate e le colonne blindate britanniche. Dopo essere passato illeso tra le sbalordite truppe avversarie, il Gruppo tornò sulle posizioni iniziali per caricare nuovamente.

Questo diede tempo ai britannici di riorganizzarsi e di sparare ad alzo zero verso i cavalieri di nuovo all’attacco. In particolare, alcune pattuglie blindate britanniche iniziarono a dirigersi verso il fianco e alle spalle dello schieramento di Guillet, minacciando di accerchiare il gruppo. Renato Togni, Vicecomandante del Gruppo si rese conto del pericolo e che non c’era niente da fare per poter fermare quei mostri d’acciaio.

Chiamo a se il veterinario e gli tese un foglietto da recapitare al comandante Guillet e gli disse:

“Galoppa dal comandante. Avvertilo che dei carri gli stanno arrivando alle spalle. Digli che tenterò di arrestarli per dargli il tempo di rischierare le Bande”.

Espose ai suoi cavalieri indigeni la drammatica situazione lasciando libero chi non se la sentisse di andarsene, ma nessuno lo fece. A quel punto  Togni dette l’ordine di “Caricat!” il plotone di trenta indigeni, con l’ufficiale italiano in testa, si gettò su una colonna di carri “Matilda”, che aprirono il fuoco falciando mortalmente tutti gli uomini e i cavalli.

Dallo scontro, un solo cavaliere gravemente ferito sarebbe uscito vivente, ma quel sacrificio permise, tuttavia, al resto delle truppe di Guillet di sganciarsi conseguendo appieno l’obiettivo: le truppe italiane in ritirata erano al sicuro dentro le fortificazioni di Agordat.

Guillet pagò un alto prezzo per questa battaglia: 800 tra morti e feriti e la perdita del suo grande amico Togni. Fu quella l’ultima carica di cavalleria nella storia militare dell’Africa. All’eroico ufficiale, che proprio quel giorno compiva 28 anni, venne conferita la medaglia d’oro al valor militare, con la seguente onorevole motivazione:

«Cavaliere eroico, più volte decorato al valore, comandante di un’ala di un gruppo di bande impegnate in azione ritardatrice contro un avversario soverchiante, con audace perizia caricava il nemico infliggendogli perdite e provocando disordine e scompiglio. Accortosi che una formazione di carri armati avversari stava per aggirare il gruppo bande, ne avvertiva il comandante informandolo che, per dargli tempo di sventare la minaccia, avrebbe attaccato a qualunque costo il nemico. Manovrò con fredda intelligenza finché messosi alla testa di parte dei suoi cavalieri caricava l’avversario con la certezza di andare incontro alla morte e con la coscienza che il suo sacrificio avrebbe salvato il gruppo. Piombato sui carri avversari li aggrediva con bombe a mano. Colpito prima al petto, poi alla fronte da raffiche di mitragliatrici, trovava la forza di lanciare ancora una bomba e si abbatteva morto col proprio cavallo su di un carro nemico. Il nemico colpito da tanto fulgido eroismo rendeva alla salma gli onori militari».

Cherù (A.O.I.), 21 gennaio 1941.

 

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