2^ G.M. La X MAS

I “volontati di Francia. La guerra degli “sporchi macaroni” inquadrati nella Divisione Decima

La vicenda che andiamo a narrare nel post odierno, è uno dei tanti drammi figli dell’armistizio dell’8 settembre 1943, che lasciò senza ordini e allo sbando totale milioni di soldati italiani, abbandonati al loro destino dal Re e dai vertici militari. L’argomento del nostro post sono i figli degli emigrati italiani in Francia, molti dei quali avevano voluto o dovuto emigrare oltralpe in cerca di miglior fortuna, nella maggior parte dei casi umili lavoratori o fuoriusciti politici.

Dopo l’8 settembre, a Parigi, come nel resto della Francia, tutte le rappresentanze ufficiali italiane sparirono: sedi diplomatiche, istituti di commercio o di cultura, scuole, Case del Fascio… tutto venne abbandonato. Alcuni giovani italiani, figli degli immigrati, spontaneamente, e per molto tempo, montarono di guardia, giorno e notte, a tutte queste sedi, luoghi italiani all’estero, simbolo di un’Italia abbandonata.

Questi ragazzi italiani di Francia, talvolta figli di famiglie dissidenti dal regime, emigrate per motivi politici, decisero che l’8 settembre era stata una vergogna inaccettabile. Radunatisi alla Base Atlantica Italiana di Bordeaux, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo 1944, i “volontari di Francia” si unirono ai reparti ivi stanziati, arruolandosi come volontari. Nella stessa il comandante, capitano di vascello Enzo Grossi, aveva riunito i reparti del Reggimento “San Marco” che garantivano da sempre la protezione della base, al personale fatto affluire da altre località della Francia e della Germania,

Gli “sporchi macaroni” come li definivano i francesi, giurarono fedeltà alla Repubblica Sociale il 19 marzo del 1944  e confluirono nel battaglione “longobardo” della 1ª Divisione Atlantica Fucilieri di Marina che forte di circa 4.000 uomini, in base all’accordo fra Grossi e Donitz , vennero affiancati dal comando della 4ª Flott. Vorposten (sicurezza e scorta) che operava fra Arcachon e Brest, e vennero impiegati dalla Kriegsmarine per armare batterie costiere sulla costa atlantica e nelle isole del Canale.

19 maggio 1944 a bordeaux giurano i volontari di francia

Il 6 giugno del 1944, gli alleati sbarcarono in Normandia e il reparto diviso in piccoli nuclei nell’artiglieria da costa tedesca contrastò come potevo lo sbarco. Conclusa l’operazione circa 400 uomini del Longobardo, rientrarono in Italia il 18 Giugno al comando della Piazza Navale di Venezia.  L’impiego in operazioni anti partigiane nella pianura Veneta, ne ridusse per defezioni l’organico di un terzo.

I restanti dopo lo scorporo di un gruppo che passava alla Divisione SS italiana, vennero per poco tempo, inquadrati nel “Barbarigo” e a fine luglio partirono per Ivrea, dove andarono a costituire nel Battaglione Fulmine la IIIª Compagnia “Volontari di Francia”. Da qui ebbe inizio la loro avventura al seguito del Comandante Junio Valerio Borghese, dal Piemonte al Veneto, dalla Carnia alla Venezia Giulia.

Successivamente il “Fulmine” raggiunse operativamente il Piemonte per operazioni di rastrellamento nelle valli frequentate dai partigiani. L’operazione più importante in cui venne coinvolto il battaglione furono gli scontri del 5 novembre del 1944, contro la repubblica partigiana di Alba. All’organico del battaglione si aggiunse alla fine dell’estate in Veneto la quarta compagnia composta dai “Volontari di Francia”.

Con questi uomini alla fine del 44 il Fulmine iniziava in Italia Orientale un nuovo ciclo di lotta antipartigiana. Dopo un primo impiego contro la brigata Osoppo, a metà gennaio 1945 si scontrava a Selva di Tarnova coi partigiani di Tito in quella che passò alla storia come battaglia di Tarnova.  La Divisione era in attesa del cambio quando alle prime ore del 19 Gennaio un numeroso nucleo di partigiani Jugoslavi attaccarono le posizioni tenute dal battaglione Fulmine.

Durante il primo giorno di combattimenti, gli attaccanti non riuscirono ad avanzare e lamentarono circa 80 morti a fronte dei 12 del Fulmine. A causa di un guasto alle trasmissioni il battaglione non poté comunicare col Comando fino alle 11,30 e solo allora vennero allertati e mobilitati i battaglioni Valanga e Sagittario forti di circa 600 uomini che avanzarono fino al Monte San Gabriele dove i partigiani li bloccarono.

Per sbloccare la situazione fu necessario l’intervento del battaglione Barbarigo che il 20 attaccò, conquistando il monte dopo diverse ore di combattimenti. Il giorno seguente i reparti del Barbarigo e del Valanga conquistarono il Monte San Daniele dove i partigiani si erano ritirati, mentre con l’appoggio di pochi carri armati tedeschi e un reparto di polizia tedesca il Sagittario avanzava da altra posizione verso Tarnova che veniva raggiunta nel pomeriggio.

Le perdite per il battaglione Fulmine furono di 86 Caduti e 65 feriti; per i partigiani titini si valuta attorno ai 250-300 fra morti e feriti. Fra i combattenti del Fulmine che si batterono valorosamente con il Fulmine vi erano anche i “Volontari di Francia”, che continuarono la guerra fino alla fine, rimanendo in armi fino al 28 aprile 1945.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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