2^ G.M. I tedeschi in Italia

Il C.S.T. il Corpo di Sicurezza Trentino

L’8 settembre del 1943, veniva reso pubblico l’armistizio fra il Regno d’Italia e le potenze alleate, firmato il precedente 3 settembre a Cassibile in provincia di Siracusa. I tedeschi che avevano previsto la cosa dettero alle varie fasi del piano d’invasione del territorio italiano non ancora raggiunto dalle forze alleate.

Per vicinanza geografica il Trentino fu naturalmente una delle prime zone occupate dalle armate del Terzo Reich. Per la regione Hitler aveva un piano ben preciso, restituire quelle terre all’Austria e di conseguenza alla Germania, reintegrando i tedeschi dell’Alto Adige dei diritti negati dal regime fascista, che nel ventennio precedente aveva condotto politiche di italianizzazione forzata. Il 10 settembre venne istituita la Operationszone Alpenvorland, ovvero la Zona operativa delle Prealpi.

L’area che comprendeva le provincie di Trento, Bolzano e quella di Belluno venne affidata a Franz Hofer in qualità di Gauleiter del Tirolo, Commissario Supremo dotato di  pieni poteri, compreso quello di vita e di morte. Hofer in carica ad Innsbruck dai tempi dell’Anschluss del 1938, rispondeva solo e direttamente a Hitler e le province dell’OZAV divennero un’espansione del suo “regno personale” il Reichsgau Tirol-Vorarlberg.

L’annessione alla Germania, mai formalizzata ufficialmente, risultava da alcuni elementi inequivocabili: l’amministrazione civile passava alle dirette dipendenze del governo nazista; venivano riformate le circoscrizioni comunali e quelle delle preture e dei tribunali; veniva istituito un Tribunale speciale che applicava le norme del diritto germanico e che, potendo avocare a sé ogni procedimento penale e civile, diventava supremo organo di giurisdizione.

Hofer, costituì un vero e proprio staterello montano a difesa dell’unica e più pericolosa via d’invasione del Reich nel Sud del fronte, il Brennero. La mossa fece cessare i disordini causati dopo l’armistizio, costituendo un vero e proprio filtro fra la Germania e le truppe tedesche stanziate in Italia. e soprattutto contribuì a non far sfociare la guerra civile che insanguinò tutto il Nord Italia.

cartina

Il 23 settembre del 1943, Mussolini proclamava la nascita della Repubblica Sociale, che assumeva il controllo di tutta l’Italia non ancora occupata dalle armate anglo-americane. Tutta tranne due zone, l’OZAV appunto e l’OZAK meglio nota come zona di operazioni del Litorale adriatico, che dopo essere stata occupata subito dopo il crollo della forze armate italiane dai partigiani slavi, ma prontamente riportata sotto il controllo del Reich, in seguito all’operazione nubifragio, che sbaraglio le formazioni partigiane di Tito.

Le due zone diventavano di fatto parte integrante del Terzo Reich, dove, e ora arriviamo all’argomento del nostro post odierno, i tedeschi dettero subito il via agli arruolamenti degli uomini atti alla guerra. Migliaia di giovani trentini, come tutti i soldati italiani, erano stati lasciati soli ed in balia di se stessi a causa dell’armistizio stipulato con gli anglo-americani.

Ora si trattava di inquadrarli, anche per evitare che potessero confluire nelle bande partigiane che si stavano creando in varie parti d’Italia, anche se occorre precisare che in Trentino, le stesse erano poche e quasi inesistenti. In questa situazione drammatica e tragica, questi giovani dovettero scegliere la via da percorrere per non incappare nell’ira sia tedesca che partigiana.

Dopo i decreti di costituzione delle due zone di operazioni, tutti i residenti delle province annesse erano di fatto cittadini del Reich e quindi soggetti alle leggi tedesche ed al reclutamento nelle file delle forze armate germaniche. Nessuno poteva più arruolare i soggetti abili al servizio militare nell’ Alpenvorland senza il consenso del Comandante Supremo Franz Hofer, le forze militari della RSI erano escluse dall’Alpenvorland nel quale risultava vietata la ricostituzione del partito fascista.

Non mancarono gli arruolamenti, segreti, nelle file della neocostutita Repubblica Sociale Italiana, molti giovani trentini passarono il confine per entrare a far parte delle Forze Armate della RSI, soprattutto nella Guardia Nazionale Repubblicana delle Foreste, ma si tratto di una minoranza.

I trentini in età militare vennero arruolati nella Flak la contraerea del Reich e nella Todt, l’ organizzazione militarizzata di lavori atti a ripristinare opere pubbliche distrutte dai bombardamenti o a costruire strutture militari per la difesa e infine nel C.S. T. o Corpo di Sicurezza Trentino, in tedesco Trientiner Sicherungsverband.

Il C.S.T. venne organizzato dal Maggiore Kobert della Standort Kommandatur di Trento assieme ad altri ufficiali, tutti naturalmente uomini di fiducia del Gaulatier Hofer. Le alte sfere del Reich videro il nuovo Corpo come forza combattente e di conseguenza avevano previsto, una volta addestrato, di inviarlo nelle zone di guerra.

L’intercessione dell’avvocato Adolfo de Bertolini, nominato il 17 settembre da Hofer commissario prefettizio, nell’intento di guadagnare il consenso trentino offrendo un simulacro d’autonomia, fece scongiurare il peggio e i giovani del C.S.T. furono destinati ad operare come forza di polizia. L’Avvocato, riuscirà a far capire alle forze germaniche che i ragazzi servivano nel territorio per placare i disordini conseguiti dal particolare periodo di guerra, salvandoli da una fine quasi certa sui campi di tutta Europa.

De Bertolini, che chiese ed ottenne anche di mantenere in vita il corpo dei carabinieri, inviò la circolare n. 1396 datata 9 febbraio 1944 nella quale richiedeva ai sindaci l’arruolamento dell’ 1% della popolazione, atto che non fece affluire tanti giovani e non riuscì a ricoprire il personale richiesto. Allora vennero richieste, da parte tedesca, le liste delle classi più giovani ed in seguito vennero inviate le cartoline di reclutamento.

Le ordinanze del novembre 1943 e del gennaio 1944 precettavano al servizio militare prima i giovani delle classi 1924-1925 e poi tutti i nati fra il 1894 e il 1926. Se il giovane non si presentava alla chiamata alle armi era soggetto a pene severissime, tra cui la fucilazione, e, se latitante, le pene si ripercuotevano sui familiari. Vennero incorporati nell’Alpenvorland poco meno di 6000 giovani, anche se non si hanno cifre precise al riguardo, divisi fra il C.S. T. e le batterie della Flak.

I pochissimi che si arruolarono come volontari furono i sottufficiali del Regio Esercito Italiano che all’infausta data dell’8 settembre 1943 scelsero il C.S.T. come alternativa ai campi di concentramento o all’impiego sui vari fronti di guerra.

corpo di sicurezza trentino

Il 12 febbraio del 1944, Hofer trasferì nel Reich 10 Ufficiali di Polizia, 45 Sottufficiali, 4 Capiplotone e 3 graduati del servizio sanitario per un addestramento molto duro. Questi uomini, come tutti i membri delle forze germaniche, dopo l’addestramento giurarono fedeltà ad Adolf Hitler e furono rispediti in Trentino per addestrare le nuove leve che stavamo affluendo nel Corpo di Sicurezza Trentino.

Così incominciò l’avventura dei giovani trentini, non ancora diciottenni, nelle file delle forze germaniche del Reich. L’Alto Comando Tedesco non permetteva la diserzione sapendo benissimo che i giovani reclutati sarebbero saliti in montagna ad ingrossare le bande partigiane. Il fatto di essere chiamati contro la propria volontà e sotto la minaccia di gravi rischi per le proprie famiglie, non salverà a fine guerra, questi ragazzi dalla accuse di collaborazionismo.

I precettati del C.S.T. vennero forniti di una divisa invernale ed estiva di colore verde-azzurrino, un pellicciotto, un pastrano, della biancheria intima, dei calzoni neri e degli scarponi da lavoro. Oltre al corredo li equipaggiarono di un cinturone in cuoio, con una fondina per la pistola per i sottufficiali e gli ufficiali ed un porta caricatore per la truppa, con una fibbia metallica raffigurante un’aquila riportante in rilievo il motto “Gott mit uns” (Dio con noi).

Completavano l’equipaggimento un elmetto tedesco M 35 in dotazione alla Wehrmacht, un copricapo il Feldmutzen M/43, mentre come armamento individuale vennero forniti di un fucile “Modello 91”, modificato parzialmente nel 1941 ed una bomba a mano.

Come ricordato sopra, il Corpo avrebbe dovuto essere impiegato solo in loco per la tutela dell’ordine pubblico ma, contrariamente alle assicurazioni date, venne più volte impiegato in operazioni militari nella lotta antipartigiana, soprattutto nel bellunese e nel vicentino.

Elementi del C.S.T. parteciperanno alla “operazione Piave” svolta sul monte Grappa, contro le forze partigiane che nella zona contavano oltre mille armati, a partire dal 21 settembre 1944. Le forze germaniche, comprese le truppe del C.S.T. e quelle dalla R.S.I., forti di almeno 8 mila soldati e supportati anche da armi pesanti e mezzi blindati, sgominarono nel giro di 24 ore o poco più l’opposizione delle formazioni partigiane.

L’operazione si concluse il 28 settembre, e comportò la morte di 264 persone di cui 187 fra bruciati, fucilati e impiccati, 23 morti in combattimento, ed ebbe il suo culmine il 26 settembre nell’eccidio di Bassano. Lo storico Sergio Luzzato ha definito questa tragedia “la più sanguinosa azione militare antipartigiana che abbia avuto luogo durante i 20 mesi della guerra di Liberazione” e “la più grave disfatta militare della Resistenza e di tutta la storia”.

Dopo i morti in combattimento, vennero le esecuzioni sommarie, le fucilazioni, le impiccagioni, gli incendi di paesi interi, di malge e fienili, le uccisioni del bestiame, la distruzione del raccolto nei campi di famiglie “colpevoli” di aiutare chi lottava per respingere l’occupazione tedesca. Una conta precisa delle vittime non è stata possibile, ma si stima che i morti, partigiani e civili, siano stati almeno seicento.

Il Corpo di Sicurezza Trentino si sciolse nel mese di maggio 1945 ed i giovani soldati tornarono nelle proprie case accolti, a volte, con distacco e freddezza. Giovani rei soltanto di aver risposto, a costo della propria vita e di quella dei propri familiari, ad una chiamata alle armi. Parteciparono come detto ad operazioni di rastrellamento , ma non è azzardato dire che questi reparti furono il tramite ed il freno fra la gente e le forze tedesche d’occupazione.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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