2^ G.M. Fronte Russo

L’unica volta in cui la Germania chiese aiuto all’Italia

Il 14 gennaio 1942 presso la cittadina bavarese di Garmisch-Partenkirchen, il comandante della Kriegsmarine Grand Ammirgaglio Erich Raeder, avanzava all’ammiraglio Arturo Riccardi, capo di Stato Maggiore della Regia Marina una richiesta di collaborazione. Si chiedeva l’invio di mezzi navali italiani per la guerra sul Mar Nero e fu questo l’unico caso in cui il Terzo Reich chiese esplicitamente il supporto militare,  alle forze armate italiane nel corso del secondo conflitto mondiale.

Il piano originale per l’attacco all’Unione Sovietica assegnava scarsissima importanza alle operazioni navali nel Mar Nero, ma già dopo poche settimane dall’inizio delle ostilità il comando tedesco si rese conto che il controllo incontrastato delle acque del bacino consentiva ai sovietici di sostenere i reparti a terra con fuoco di artiglieria pesante, portare rinforzi alle guarnigioni isolate ed evacuare reparti accerchiati.

Vista l’esiguità dei mezzi a disposizione della Marina militare romena per contrastare le manovre dei sovietici, il comando della Kriegsmarine iniziò i preparativi per trasferire nel bacino propri reparti di motosiluranti e sommergibili, ma, impressionato dagli ottimi risultati ottenuti dai mezzi d’assalto italiani della Xª Flottiglia MAS nel Mediterraneo, avanzò alla Regia Marina una richiesta per la fornitura di un contingente di unità sottili da impiegare contro i sovietici.

La richiesta fu favorevolmente accolta dal comando della Regia Marina, desideroso di controbilanciare l’intervento degli U-boot tedeschi nel teatro del Mediterraneo. Si decise pertanto di allestire una flottiglia mista di mezzi siluranti e d’assalto, con inizialmente un organico di quattro MAS (organizzati nella 19ª Squadriglia), cinque barchini esplosivi del tipo “Motoscafo Turismo Modificato” (MTM) e cinque motoscafi siluranti tipo “Motoscafo Turismo Silurante Modificato” (MTSM) di nuovo tipo.

Si aggiunsero poi i primi sei esemplari di una nuova classe di sommergibili tascabili, la classe CB, appena consegnati alla Regia Marina, i quali formarono la 1ª Squadriglia sommergibili “CB”. La guida della formazione fu assegnata al capitano di fregata Francesco Mimbelli, già distintosi nel corso della battaglia di Creta al comando della torpediniera Lupo.

Gli scafi dei MAS diretti sul Mar Nero, dai quali sono state smontate tutte le sovrastrutture, attraversano l'Europa.jpg

Gli scafi dei MAS diretti sul Mar Ner

I MAS selezionati furono riuniti a Venezia e partirono per il Mar Nero il 22 aprile 1942: fu organizzata un’autocolonna per il trasporto via terra attraverso il passo del Brennero fino a Vienna, caricando i MAS, privi di sovrastrutture, motori e armi, su speciali carrelli da trasporto trainati da autocarri. Una volta a Vienna i MAS furono riattrezzati e scesero poi il corso del Danubio fino a raggiungere il porto di Costanza il 2 maggio; i CB partirono per ferrovia da La Spezia il 25 aprile dopo essere stati alleggeriti delle sovrastrutture, che furono poi rimontate una volta che i battelli raggiunsero Costanza sempre il 2 maggio.

Per il trasporto di barchini e motoscafi siluranti, infine, fu organizzata un’apposita autocolonna di 28 mezzi (ribattezzata “Autocolonna Moccagatta” in onore del capitano di fregata Vittorio Moccagatta, caduto nel precedente attacco a Malta del luglio 1941) completa di tutte le attrezzature per l’approntamento e la manutenzione dei mezzi, che partita da La Spezia il 5 maggio raggiunse la base avanzata di Foros, sulla punta meridionale della penisola di Crimea, il 23 maggio seguente.

L’insieme dei MAS delle MTSM e dei CB fu riunita nella 4^ Flottiglia MAS. Già il 29 maggio i MAS eseguirono la loro prima missione di guerra nel Mar Nero, in netto anticipo sulle corrispondenti unità di motosiluranti tedesche, ancora in approntamento. Il 5 giugno, completato il loro allestimento e arrivato il carburante necessario, i primi tre CB lasciarono Costanza alla volta della nuova base avanzata di Jalta, sempre in Crimea, e durante il trasferimento il CB 2 eseguì un attacco senza esito a un sommergibile sovietico; gli altri tre CB raggiunsero Jalta l’11 giugno seguente.

I mezzi italiani furono subito destinati al contrasto delle missioni di rifornimento della piazzaforte sovietica di Sebastopoli, sotto assedio da parte di tedeschi e romeni dall’ottobre 1941. Fu nella notte del 10 giugno che il s.t.v. Aldo Massarini, mentre era in navigazione a bordo dell’M.T.S.M. 216 nelle acque di Sebastopoli, si avvide di un’unità la cui sagoma gli era familiare.

Si trattava del cacciatorpediniere Tashkent, era la seconda volta che lo vedeva. La prima volta l’aveva visto a Livorno, al momento del varo. Massarini attaccò il Tashkent a una distanza di circa 80 metri ma, purtroppo, il siluro, forse perché lanciato troppo da vicino, non deflagrò.

Grande dovette essere lo sconforto del giovane ufficiale che, nel fare rapporto, una volta rientrato, sembra non potette trattenere le lacrime. La scena fu tale che l’Ammiraglio tedesco Schuster, presente al rapporto del giovane, si tolse dal petto la croce di ferro e l’appuntò alla giacca del giovane Sottotenente di Vascello.

Il s.t.v. Massarini avrebbe avuto la possibilità di rifarsi al largo di Chersosene, nella serata del 13 giugno, colpendo col siluro e danneggiando gravemente un mercantile da 10.000 tonnellate. L’unità sovietica sarebbe stata poi affondata, il giorno seguente, dagli aerei tedeschi mentre veniva rimorchiata a Sebastopoli.

Il 13 giugno, mentre si trovava all’ancora a Jalta, il CB 5 fu affondato da una motosilurante sovietica penetrata all’interno del porto sotto la copertura di un attacco aereo. Il 15 giugno e il 18 giugno, nel corso di missioni notturne di agguato al largo di Sebastopoli, rispettivamente il CB 3 e il CB 2 affondarono due sommergibili sovietici. Il 18 giugno un duro scontro coinvolse due MAS italiani e un convoglio sovietico composto da alcune motozattere scortate da sei cannoniere: un trasporto sovietico fu dato per affondato.

Il sommergibile sovietico ShCh-214 affondatto dal MAS-571

Il sommergibile sovietico ShCh-214 affondatto dal MAS-571

Il 19 giugno il MAS-571 coglieva il primo vero successo, nonché uno dei più importanti, al largo di Jalta, Avvistato il sommergibile sovietico ShCh-214 che trasportava personale evacuato da Sebastopoli, lo attacca con un siluro centrando l’unita che affonda poco dopo. L’unita sovietica era il miglior battello operante nel Mar Nero per numero di vittorie conseguite, esso aveva infatti affondato 5 velieri turchi e la petroliera italiana Torcello.

Tra il 27 e il 28 giugno le unità italiane furono impegnate nel simulare un tentativo di sbarco lungo la punta meridionale della Crimea, onde distrarre i difensori sovietici da un assalto anfibio tedesco attraverso la baia di Severnaya più a nord: nell’unico impiego dei barchini esplosivi nel Mar Nero, il MTM 80 fu lanciato e fatto esplodere contro le ostruzioni del porto di Balaclava.

Nel pomeriggio del 2 luglio, poi, i cinque MTSM italiani furono le prime unità dell’Asse a entrare a Balaclava, ormai sgombrata dei sovietici, passando indenni attraverso gli sbarramenti di mine navali grazie al loro basso pescaggio.

A partire dal maggio 1942 e fino alla conclusione dell’assedio di Sebastopoli il 4 luglio i quattro Mas effettuarono 65 missioni di guerra, mentre i motoscafi siluranti e i sommergibili CB ne compirono, rispettivamente, cinquantasei e ventiquattro.

In luglio le unità italiane iniziarono a spostare il loro teatro operativo verso la sezione orientale del bacino del Mar Nero e nel Mar d’Azov, in appoggio alle forze dell’Asse in marcia verso la regione del Caucaso; oltre a Jalta, il porto di Feodosia fu scelto come base della 4ª Flottiglia, il cui organico fu accresciuto dall’arrivo dall’Italia di altri quattro MAS trasferiti con le medesime modalità dei precedenti.

Nella notte tra il 2 e il 3 agosto 1942, i MAS 573 e 568 sorpresero l’incrociatore Molotov e il cacciatorpediniere conduttore Kharkov a sud-ovest di Kerč’ mentre rientravano da una missione di intercettamento del traffico tedesco e di bombardamento del porto di Feodosia: il MAS-568 riuscì a colpire il Molotov con un siluro provocando gravissimi danni a poppa mentre il Kharkov fu leggermente danneggiato da alcune cariche di profondità sganciate dalle unità italiane in fase di disimpegno; il Molotov riuscì a raggiungere Batumi, dove rimase fuori uso per le riparazioni fino alla fine del luglio 1943.

Il 6 settembre il MAS 568 sorprese e colò a picco a sud di Anapa un piroscafo da 3.000 tonnellate di stazza; il 9 settembre invece i MAS 571 e 573 furono affondati nel loro ancoraggio di Jalta da un’incursione aerea sovietica, la quale portò anche al danneggiamento di altre tre unità italiane: per rimpiazzare i due battelli perduti, altrettanti MAS arrivarono dall’Italia nell’ottobre 1942.

L’avanzata delle forze dell’Asse nella Russia meridionale fece avviare i preparativi perché quattro MAS e i mezzi speciali della colonna “Moccagatta” potessero essere trasferiti nel bacino del mar Caspio, ma il brusco cambiamento della situazione strategica dato dallo svolgimento della battaglia di Stalingrado fece ben presto accantonare simili progetti.

L’attività dei mezzi italiani nel Mar Nero si svolse negli ultimi mesi del 1942 e nei primi mesi del 1943 senza particolari eventi, ostacolata dalla scarsità di bersagli da attaccare e dalla carenza di combustibile per operare; il 12 maggio 1943 il MAS 572 andò perduto nel corso di una missione dopo essere entrato in collisione con il pari tipo 566 a causa della fitta nebbia.

Dopo una serie di discussioni tra italiani e tedeschi nel maggio 1943 fu convenuto di terminare la partecipazione italiana alle operazioni nel teatro del Mar Nero: dopo un’ultima missione al largo delle coste sovietiche il 13 maggio, i sette superstiti MAS furono consegnati il 20 maggio alle autorità tedesche nel porto di Jalta, e la Kriegsmarine provvide ad armarli con equipaggi nel frattempo addestrati in Italia.

I mezzi speciali della colonna “Moccagatta”, di fatto scarsamente impiegati dopo la fine dell’assedio di Sebastopoli, erano nel frattempo già stati fatti rientrare in patria a partire dal marzo 1943.

Regia Marina e Kriegsmarine non riuscirono invece a pervenire a un accordo per la cessione dei CB, i quali, dopo un periodo di lavori e riposo nel porto di Costanza, continuarono a operare in Mar Nero con equipaggi italiani ridislocandosi nel luglio 1943 a Sebastopoli; il 26 agosto il CB 4 ottenne un ultimo successo affondando il sommergibile sovietico Šč-203 Kambala. Il battello era in navigazione per una campagna offensiva e nel corso dell’operazione perirorono tutti i 45 mebri dell’equipaggio.

Il sommergibile sovietico ShCH-203 Kambala affondato dal CB-4 il 26 Agosto 1943

Il sommergibile sovietico ShCH-203 Kambala affondato dal CB-4 il 26 Agosto 1943

L’annuncio dell’Armistizio di Cassibile l’8 settembre 1943 colse i sommergibili italiani nella loro base di Sebastopoli: gli equipaggi continuarono a operare a fianco dei tedeschi fino al 29 novembre, quando tutti i battelli furono trasferiti a Costanza dove il personale fu internato dalle autorità romene; dopo lunghe e complesse trattative tra Romania e Repubblica Sociale Italiana, il controllo dei mezzi fu formalmente restituito alla Marina Nazionale Repubblicana nel luglio 1944.

La stessa fu tuttavia fu in grado di rimettere in condizioni operative un’unica unità, il CB 3, autoaffondato nell’agosto seguente, stessa sorte toccata ai quattro superstiti CB che si i autoaffondarono nel porto di Odessa, il 25 agosto 1944, prima dell’arrivo delle truppe russe. In seguito vennero recuperati per essere impiegati per prove ed esperimenti.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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2 risposte »

  1. Essendo io nato nel 1944 e cresciuto e vissuto nell’era cattocomunista tutte queste notizie di storia non le avevo mai potuto conoscere. Vi ringrazio vivamente. mario turri

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