1^ G.M. I generali

13 gennaio 1869, nasce il “Duca invitto”

Il 13 gennaio  del 1869 nasceva a Genova, Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta figlio di Amedeo di Savoia terzo figlio del re Vittorio Emanuele II e di Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna. Futuro comandante della III armata del Regio esercito nella “gande guerrra” passaerà alla storia come il “Duca invitto” per non aver mai subito sconfitte.

Quando aveva un anno, il padre Amedeo salì sul trono spagnolo, trasferendosi di conseguenza con la famiglia a Madri, dove ad Amedeo vennero conferiti i titoli di principe delle Asturie ed infante di Spagna. Il padre per via dei contrasti con la polistivca spagnola, dopo soli dopo due anni di regno, abdicò e tornò in Italia dove gli fu riconfermato il titolo di duca d’Aosta. Emanuele Filiberto che non rivendicò mai alcun diritto sul trono spagnolo, dopo la morte del padre, il 18 gennaio del 1890, venne nominato secondo duca d’Aosta.

Il 25 giugno 1895, a Kingston upon Thames, vicino a Londra, aveva sposato Elena d’Orléans, che gli diede due figli: Amedeo, nato il 21 ottobre 1898, terzo duca d’Aosta, soprannominato Duca di Ferro ed eroe dell’Amba Alagi, generale ed aviatore, futuro viceré d’Etiopia e Aimone nato il 9 marzo del 1900, quarto duca d’Aosta ammiraglio e futuro re di Croazia.

Iniziò la carriera militare nel Regio Esercito nel 1884, entrando nell’accademia militare di Torino e nel 1906 ricevette il comando del corpo d’armata di Napoli, e trasferì l’intera sua famiglia alla Reggia di Capodimonte. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale ebbe il comando della III armata, schierata sul fronte del basso Isonzo. Guidò i suoi uomini in tutte le undici sanginosissime battaglie dell’Isonzo, senza mai subire sconfitte.

Durante la Sesta battaglia, nell’agosto del 1916, contribuì, con la conquista del Monte San Michele, all’entrata dell’esercito italiano a Gorizia, liberata l’8 agosto dai fanti del 28° fanteria Pavia,  anche se non riuscì mai a superare le linee difensive austro-ungariche poste sul Monte Ermada. La conquista di Gorizia fu per molti italiani una conquista a metà per colpa dell’altissimo numero di morti e questo ispirò il canto pacifista antipatriottico, O Gorizia tu sei maledetta, al cui testo abbiamo dedicato un apposito post.

La sua popolarità crebbe velocemente. Con la disfatta di Caporetto fu costretto a retrocedere nonostante la sua armata non fosse stata coinvolta nei combattimenti e di conseguenza nella sconfitta, da qui il titolo di “Duca invitto”. Si dispose lungo la linea del Piave e nelle ultime fasi del conflitto riconquistò il terreno perduto l’anno precedente.

Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta con i gradi di maresciallo d'Italia - ca. 1926.jpg

Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta con i gradi di maresciallo d’Italia

Il Bollettino della Vittoria, dopo la battaglia di Vittorio Veneto, riportò che

“il Duca d’Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute”.

Al termine della guerra si avvicinò al fascismo e in breve diventò uno dei principali sostenitori di Mussolini, che durante la Marcia su Roma lo propose come quale successore alla carica di re d’Italia nel caso in cui Vittorio Emanuele III si fosse opposto al movimento fascista. L’evento non ebbe luogo, ma Emanuele Filiberto rimase sempre profondamente legato a Mussolini per la stima dimostratagli e fu uno dei suoi principali sostenitori all’interno della casa reale italiana.

La figura del “Duca invitto” venne molto apprezzata da Mussolini che il 17 giugno del 192 lo nominò Maresciallo d’Italia insieme a Pietro Badoglio, Enrico Caviglia, Gaetano Giardino e Guglielmo Pecori Giraldi. Dal 1927 al 1929 presiedette l’Opera Nazionale del Dopolavoro.

Morì cinque anni dopo e per sua volontà fu sepolto tra i soldati caduti in guerra, in un grande sarcofago nel sacrario militare di Redipuglia.

la tomba del duca d'aosta nel sacrario militare di redipuglia

«Desidero che la mia tomba sia se possibile nel Cimitero di Redipuglia in mezzo agli Eroi della Terza Armata. Sarò con essi vigile e sicura scolta alla frontiere d’Italia al cospetto di quel Carso che vide epiche gesta ed innumeri sacrifici, vicino a quel Mare che accolse le Salme dei Marinai d’Italia.»

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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