2^ G.M. La Repubblica Sociale Italiana

8 gennaio 1944, il processo di Verona

L’8 gennaio del 1944, si apriva a Verona in Castelvecchio, nella sala da concerto degli Amici della Musica, dove dal 14 al 15 novembre dell’anno precedente ebbe luogo il I Congresso nazionale del Partito Fascista Repubblicano (PFR), quello che passò alla storia come il “processo di Verona”.

Esso vide sul banco degli imputati sei membri del Gran Consiglio del Fascismo che, nella seduta del 25 luglio 1943, avevano sfiduciato Benito Mussolini dalla carica di Presidente del Consiglio e dato il via agli eventi che culminarono nel tragico armistizio con le potenze alleate, firmato il e e reso noto l’8 settembre dello stesso anno.

Imputato principale era Galeazzo Ciano, genero del Duce, considerato dagli uomini di Salò il più infame del gruppo. Ciano, convinto che la parentela con il capo del Fascismo lo avrebbe in ogni caso salvato, aveva aderito alla RSI, chiedendo di potervi militare in qualità di pilota. Ma vediamo in breve chi erano i sei imputati, i soli catturati e portati a processo dei diciannove che votarono l’ordine del giorno Grandi.

processo verona gli imputati

(da sin.) Emilio De Bono (con le mani sul viso), Luciano Gottardi, Galeazzo Ciano, Carlo Pareschi, Giovanni Marinelli e Tullio Cianetti.

Galeazzo Ciano era come detto il genero del Duce, avendo sposato il 24 aprile del 1930 la figlia Edda. Il 1º agosto 1933 venne nominato capo dell’Ufficio stampa da Mussolini, con il titolo di sottosegretario alla stampa e alla cultura. Nel 1935 divenne ministro della Cultura popolare, partì volontario per la guerra d’Etiopia, ove si distinse come pilota di bombardieri, l’anno successivo fu nominato Ministro degli affari esteri, subentrando, nella carica, allo stesso Mussolini.

Emilio De Bono era uno dei quadrunviri della Marcia su Roma, capo della Polizia e primo comandante della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, fu ministro delle Colonie dal 1929 al novembre del 1935. Comandante dell’esercito coloniale durante le prime fasi della guerra d’Etiopia, venne esautorato dal comando il 17 dicembre e il successivo 16 gennaio nominato Maresciallo d’Italia. Durante la seconda guerra mondiale non ebbe compiti di comando.

Luciano Gottardi figlio di un piccolo agricoltore, partecipò alla Prima guerra mondiale nel genio telegrafisti, come soldato semplice, poi in cavalleria, col grado di sottotenente di complemento. Entrò nel movimento fascista nel 1920, partecipò alla marcia su Roma e svolse una continua attività sindacale a Trieste, Bari, Roma, Como, Firenze, Treviso e Caltanissetta. Nel maggio 1943 divenne presidente della Confederazione di Lavoratori dell’Industria, titolo con il quale partecipò alla riunione del Gran Consiglio del 25 luglio.

Carlo Pareschi, celebre agronomo, aderì al fascismo all’inizio degli anni venti. Dal 1928 al 1932 fu segretario generale della Confederazione fascista degli Agricoltori e nel 1933 entrò nel Gran Consiglio del Fascismo, alle cui sedute però negli anni trenta non partecipò di persona. Ministro dell’Agricoltura e Foreste dal 26 dicembre 1941 al 25 luglio 1943, votò a favore dell’ordine Grandi in maniera un po’ anomala, a chi gli fece notare che l’approvazione di tale decreto imponeva le dimissioni del Duce rispose “sono solo parole, come al solito non cambierà mai niente.

Giovanni Marinelli, nel 1912 entrò nel partito socialista, dove conobbe Mussolini e nel 1914 lo seguì nella scelta interventista. Fu tra i fondatori nel 1919 del movimento fascista dove entrò nella giunta esecutiva. Fu il primo segretario amministrativo del Partito Nazionale Fascista e fece parte del quadrumvirato che resse il partito dal 23 aprile al 16 giugno 1924. Sottosegretario alle comunicazioni dal 5 novembre 1939, lo restò fino al 2 febbraio 1943. Era Membro del Gran Consiglio del Fascismo anche in quanto a lungo segretario amministrativo del PNF.

Tullio Cianetti, fascista della prima ora, nel 1921, fondò il Fascio di Assisi, di cui divenne presidente l’anno dopo. Il 18 febbraio 1931 divenne commissario nazionale della federazione nazionale dei sindacati dell’industria del vetro e della ceramica. Pochi mesi dopo divenne segretario della federazione nazionale dei sindacati delle industrie estrattive. Il 15 gennaio del 1934 divenne presidente della Confederazione Nazionale Sindacati Fascisti Italiani, ed entrò a far parte del Gran Consiglio del Fascismo. Il 21 luglio fu nominato sottosegretario di Stato al Ministero delle Corporazioni, di cui nel febbraio 1943 sarebbe divenuto ministro dopo averne da tempo assunto l’interim.

Tornando al processo di Verona, il governo della Repubblica Sociale l’11 novembre 1943,con un decreto, di fatto una norma penale con effetti retroattivi, aveva voluto dare la formalizzazione giuridica alla vendetta, chiesta a gran voce da molti, costituendo per l’occasione anche un tribunale destinato solamente a giudicare coloro che avevano approvato l’ordine del giorno Grandi.

La vittoria dell’ala dura del fascismo repubblicano al congresso svolto come detto sempre a Verona, dal 14 al 15 novembre del 1943,  sancì l’elezione a  primo segretario del Partito Fascista Repubblicano, di Alessandro Pavolini, figura di spicco del fascismo fiorentino e soprattutto potentissimo Ministro della Cultura Popolare durante il regime mussoliniano.

Lo stesso 14 era stato proposto a gran voce di costituire il Tribunale speciale per la difesa dello Stato della RSI dove, data la natura politica del caso, i giudici sarebbero stati nominati direttamente dal Partito Fascista Repubblicano. Nove fascisti “di provata fede” che, come assicurò Pavolini,  offrissero la garanzia di pronunciare sentenza di morte, soprattutto nel caso di Galeazzo Ciano.

La lista dei giudici, sottoposta all’approvazione del Duce era la seguente:

Presidente del tribunale, Aldo Vecchini (avvocato, Console della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale ed ufficiale superiore dell’esercito); come Pubblico Accusatore Andrea Fortunato (docente di diritto) e come Magistrato Inquirente, Vincenzo Cersosimo.

I giudici furono: il generale Renzo Montagna, l’avvocato Enrico Vezzalini; l’operaio Celso Riva ex sansepolcrista, il generale Domenico Mittica, il seniore della Milizia Otello Gaddi, il console della Milizia Vito Casalinuovo e il professore Franz Pagliani.

castelvecchio presidiato durante il processo

Castelvecchio presidiato durante il processo

Il processo si aprì l’8 gennaio alle 9.00 del mattino: in aula fu ammesso il pubblico, mentre all’esterno il servizio di vigilanza armato era demandato alla Polizia di Stato affiancata dalla Polizia federale fascista sotto il comando del questore Pietro Caruso. Era l’inizio del processo, il cui esito pareva scontato.

Vedremo in un post successivo, l’evolversi dello stesso. Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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