Cavallero assume il comando delle truppe sul fronte greco-albanese

Abbiamo visto in un precedente post, come a causa del pessimo andamento delle operazioni militari in Grecia,  nei primi giorni di dicembre del 1940 il maresciallo Pietro Badoglio venne sostituto nella carica di Capo di Stato Maggiore Generale dal generale Ugo Cavallero.

La causa della sostituzione di Badoglio nella carica era il pessimo andamento delle operazioni di invasione della Grecia scattate il 28 ottobre del 1940, che avevano visto il Regio Esercito in serie difficoltà già da primi giorni, a causa delle scarse forze impiegate e dalla tenace resistenza dell’esercito ellenico.

Già l’ 8 novembre, dopo le prime inconcludenti battute della campagna di Grecia, il comandante delle truppe italiane schierate in Albania il generale Visconti Prasca era stato sostituito alla testa del Comando Superiore Truppe Albania dal generale Ubaldo Soddu, lo stesso giorno promosso al grado di generale d’armata.

Il 9 novembre il suddetto comando Comando, si trasformava e da esso nasceva il comando dell 11ª armata che inquadrava l’VIII Corpo d’Armata e il XXV Corpo d’Armata (ex Corpo d’Armata Ciamuria), mentre a Pogradec, in Albania, per trasformazione del Comando Armata del Po nasceva la 9ª armata che assume la direzione delle operazioni del XXVI Corpo d’Armata, già in zona dell’alto Devoli, e il III Corpo d’Armata proveniente dall’Italia

Le due unità della 9ª armata assumono uno schieramento difensivo nel settore nord del confine greco-albanese, tra il lago di Presba ed Erseke, a protezione della piana del corciano. Alcuni reparti del III Corpo d’Armata sono dislocati sulla riva occidentale del lago di Ocrida e a settentrione dello stesso, con compiti di sorveglianza del confine albanese-jugoslavo

L’ 11ª’ armata viene destinata alla frontiera greco-albanese, nel settore sud, e in seguito estende il proprio schieramento dal massiccio del Pindo al Mare jonio, con le unità dislocate oltre il confine albanese in territorio epirota. L’iniziale spinta offensiva dei reparti viene compromessa dalla crisi verificatasi sulla frontiere macedone nella prima metà di novembre e dalla perdita di Erseke, importante punto di saldatura con la 9ª.

Prima di proseguire nella narrazione facciamo prima brevemente un passo indietro per inquadrare bene la figura del generale Ubaldo Soddu. Egli il 13 giugno 1940, aveva assunto gli incarichi di sottocapo di Stato Maggiore Generale e comandante dell’Armata Territoriale.

Dopo l’inizio dell’offensiva contro la Francia, lanciata dal Gruppo di Armate Ovest al comando del Principe di Piemonte, andò a ispezionare il fronte insieme al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Maresciallo d’Italia Rodolfo Graziani. L’operazione a causa del rollo delle linee francesi attaccatte a nord del paese dai tedeschi, si erano concluse con un nulla di fatto nel giro di pochi giorni.

Arrivato in Albania, Soddu emanò il suo primo ordine, arrestando definitivamente l’offensiva, per passare alla difesa in attesa dell’arrivo di consistenti rinforzi: solo in un secondo momento, con più truppe a disposizione, avrebbe lanciato l’offensiva finale che avrebbe consentito di risolvere la guerra.

Il 14 novembre l’esercito greco al comando del generale Alexander Papagos passò decisamente all’offensiva. Quattro divisioni e una brigata attaccarono il settore nord-occidentale del fronte macedone tenuto dalle truppe italiane, attestate lungo il corso del fiume Devoli, concentrandosi in particolare tra il massiccio della Morova e il monte Ivan, con obiettivo Coriza.

Con l’arrivo di altre due divisioni greche in zona di combattimento, la situazione del fronte si fece insostenibile e, temendo lo sfondamento, egli decise per una ritirata di circa cinquanta chilometri, abbandonando Coriza al nemico. La conquista della città ebbe grosse ripercussioni sia politiche (in Grecia vi furono pubbliche manifestazioni di giubilo per le strade da parte della popolazione) che militari.

Il 30 novembre Soddu fu sostituito nelle cariche di sottocapo di Stato Maggiore Generale e sottosegretario di Stato alla Guerra dal generale Alfredo Guzzoni. Il generale Geloso, comandante dell’11ª Armata, propose che anche il fronte dell’Epiro, per evitare un possibile accerchiamento, si ritirasse di sessanta chilometri attestandosi a nord di Santi Quaranta e di Argirocastro.

Soddu non accettò e tra il 1º e il 2 dicembre i greci ruppero il fronte italiano nel settore di Permeti. Il 1° la Julia fu attaccata sui fianchi, versoMali Micianit, sulla sua destra, dove era accorso il 41° reggimento della divisione Modena, mandato disordinatamente al fronte, si era aperta una falla.  Il 2 il fronte vienne rotto come detto nel settore di Permeti, che apriva l’accesso alla stretta di Klisura.

Tutto lo schieramento era ormai instabile, nessun settore del fronte era come aveva prescritto Badoglio a Visconti Prasca “solidamente ancorato”. Tale disastro gli causò un forte stress emotivo, dovuto alla mancanza di abitudine al comando di un’armata in tempo di guerra. Il 4 dicembre, in una telefonata con Guzzoni, arrivò a invitare Mussolini a risolvere il conflitto in modo diplomatico, cioè con una proposta di armistizio.

“Piuttosto che chiedere l’armistizio alla Grecia è preferibile partire tutti per l’Albania e farci uccidere sul posto”, fu la risposta del Duce che dispose l’invio sul posto del generale Ugo Cavallero, da quel giorno stesso, come detto sopra nuovo Capo di Stato Maggiore Generale, in Albania con il compito di affiancarlo, e valutarne l’operato.

Cavallero venne inviato in Albania per verificare sul campo la situazione e soprattutto per vedere, come ebbe lui stesso a dichiarare se “Soddu aveva ancora i nervi a posto”. Arrivò a Elbasan, dove si trovava il comando della 9ª armata del generale Vercellino nel pomeriggio del 4 dicembre, accolto da Soddu e della stesso Vercellino, e da allora affiancò di fatto Soddu nella condotta delle operazioni belliche.

Nel corso dei giorni successivi Cavallero fece la spola più volte fra il comando di Roma e il fronte e il 30 dicembre del 1940 assunse de facto il comando delle truppe operanti sul fronte greco-albanese, sostituendo ufficialmente Soddu al comando delle truppe il 13 gennaio del 1941. Si cominciava a costruire il muro per bloccare definitivamente il fronte in attesa di passare all’offensiva in una situazione climatica migliore.

In quanto a Soddu, essendo entrato a far parte della Camera dei fasci e delle corporazioni nel 1939, egli rimase parlamentare fino all’8 agosto 1943. Dopo la caduta del fascismo, si ritirò definitivamente a vita privata, ma divenne un osservato speciale del nuovo governo Badoglio. Fu arrestato e rinchiuso nel carcere militare di Forte Boccea, dove venne liberato il 12 settembre su ordine del Feldmaresciallo Kesselring.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...