1^ G.M. I fatti generali

La battaglia navale di Durazzo

Nella notte fra il 28 e il 29 dicembre del 1915 le marine Italiana, francese e britannica si scontravano con la Marina Imperiale austroungarica. Vediamo prima di procedere con la narrazione del fatto una breve spiegazione degli antefatti della battaglia navale.

Pur essendo l’Albania uno Stato indipendente e sovrano, costituito nel 1912 su parte dei territori persi dall’Impero ottomano nelle guerre balcaniche, l’Italia, tra le condizioni per entrare a loro fianco nella prima guerra mondiale, concordò con le potenze della Triplice intesa alcune clausole del Patto di Londra (26 aprile 1915) concernenti il futuro dei territori albanesi.

Negli art. 6 e 7 del trattato, veniva stabilito che il Regno d’Italia avrebbe ottenuto la piena sovranità su Valona, sull’isola di Saseno e su “un territorio sufficientemente esteso per assicurare la difesa di questi punti” (dalla Voiussa a nord e all’est, fino alla frontiera settentrionale del distretto di Chimara al sud). Il resto del paese sarebbe stato destinato alla costituzione di uno Stato autonomo sotto protettorato italiano.

Nel novembre del 1915, nonostante il generale Cadorna fosse contrario all’invio di truppe italiane in territorio albanese, fu costituito un “Corpo speciale italiano” destinato ad operare nella Campagna di Albania. In tutto circa 50 000 uomini. 

Il secondo convoglio partì da Taranto il 2 dicembre ed entrando nella rada di Valona, il piroscafo Re Umberto, che aveva a bordo 765 soldati, urtò una mina navale e affondò con la perdita di 53 uomini. Anche il cacciatorpediniere Intrepido colò a picco. 

Il Corpo speciale doveva proteggere la ritirata dell’esercito serbo dagli attacchi austriaci e consegnare loro rifornimenti. A Durazzo doveva essere inviata via mare la brigata  Savona ma quest’idea fu scartata e il 3 dicembre il 15º reggimento di fanteria e due batterie da montagna si misero in viaggio per Durazzo, dove giunsero il 9.

Truppe serbe in trincea

Truppe serbe in trincea

Lo stesso giorno iniziò l’evacuazione dei resti dell’esercito serbo da parte della Regia Marina e delle forze navali francesi e britanniche, il 12 dicembre iniziaronoi primi imbarchi di truppe dai porti di San Giovanni di Medua e di Durazzo, e il 24 dicembre il re Pietro I di Serbia si imbarcò con il suo seguito alla volta di Brindisi. Le operazioni di sgombero dell’esercito serbo si concluderanno con successo alla fine di febbraio 1916

Quando, il 28 dicembre, il comandante delle forze navali austriache dislocate a Cattaro apprese che a Durazzo un piroscafo ed alcuni velieri italiani sbarcavano rifornimenti per i Serbi e due cacciatorpediniere era in pattugliamento, ordinò all’incrociatore leggero Helgoland ed a cinque cacciatorpediniere della classe Tátra di eseguire un’incursione su Durazzo con lo scopo di sorprendere ed affondare le unità nemiche.

Alla mezzanotte del 28 dicembre lo Helgoland e i cinque cacciatorpediniere lasciarono Cattaro. Verso le 02:30 incontrarono sulla loro rotta il sommergibile francese Monge, che fu attaccato e affondato. Alle 06:00 lo Helgoland e un cacciatorpediniere si diressero verso la costa albanese a sud di Durazzo per impedire il ripiegamento italiano su Valona mentre gli altri quattro cacciatorpediniere puntarono verso Durazzo dove affondarono un piroscafo e bombardarono la fortezza.

Vennero però bersagliati da due pezzi d’artiglieria situati fuori la città, così ripiegarono, finendo su una zona minata. Il cacciatorpediniere SMS Lika affondò, il SMS Triglav fu gravemente danneggiato e fu preso a rimorchio dal gemello SMS Tátra, che si diresse lentamente verso Cattaro sotto la protezione dello Helgoland e dei cacciatorpediniere SMS Csepel e SMS Balaton.

Quando la notizia dell’incursione nemica giunse a Brindisi, erano già stati mandati verso Cattaro gli incrociatori Dartmouth, Quarto, Nino Bixio e Weymonth, più quattro cacciatorpediniere italiani (tra i quali il Nievo su cui era imbarcato l’allora tenente di vascello Alberto Da Zara  e cinque francesi, per impedire il ripiegamento del gruppo navale austriaco.

Alle ore 13:00, il Dartmouth, il Quarto e i cacciatorpediniere francesi avvistarono gli austriaci, i quali, abbandonato il Triglav, si diressero verso ovest per sfuggire alle unità dell’Intesa. Cominciò così per le navi partite da Brindisi l’inseguimento del nemico fino a notte fonda. Approfittando dell’oscurità, lo Helgoland e i tre cacciatorpediniere superstiti, riuscirono a fuggire. Lo Helgoland, riparate le avarie, tentò il successivo 6 febbraio una nuova incursione su Durazzo ma, vista la guardia delle unità italiane, fece ritorno alla base. Stessa sorte per un’analoga operazione tentata il 27 gennaio.

Dopo aver sconfitto e obbligato alla resa il Montenegro con una rapida campagna, alla fine di gennaio del 1916 le forze austro-ungariche invasero il nord dell’Albania all’inseguimento dei resti dell’esercito serbo, mentre unità bulgare penetravano nel paese da nord-est attraverso il fiume Drin: i bulgari presero Elbasan il 29 gennaio, mentre il XIX Corpo d’armata austro-ungarico del generale Ignaz Trollmann von Lovcenberg iniziò ad aprirsi la strada verso l’Albania centrale.

Valona occupata dagli italiani in una cartolina

Valona occupata dagli italiani in una cartolina dell’epoca

Gli italiani rimasero a Durazzo, aiutando i serbi fino agli inizi del 1916, quando, non potendo resistere ancora agli austriaci, dovettero abbandonare la città via mare, nella notte tra il 22 e il 23 febbraio. In seguito Durazzo venne occupata dagli austriaci, i quali però, non si spinsero verso Valona, difesa da 100 000 soldati, che rimase italiana fino al 1920.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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