2^ G.M. Campagna d'Italia

Natale di vittoria in Garfagnana

Il 28 dicembre dopo tre giorni di vittoriosa avanzata le truppe italo-tedesche impiegate nell’offensiva scattata nella notte fra il 25 e il 26 dicembre 1944, dopo aver duramente sconfitto le truppe americane schierate in Garfagnana ripiegavano ordinatamente sulle posizioni di partenza.

Divisione alpina MonterosaCome abbiamo visto nel nostro post del 26 dicembre, nella notte fra il 25 e il 26 di quel freddo inverno del 1944, la divisione alpina “Monterosa” e un battaglione della divisione granatieri San Marco della Repubblica Sociale insieme a reparti tedeschi, avevano lanciato nella zona della linea gotica e precisamente in Garfagnana un offensiva denominata “Operazione tempesta invernale” (Wintergewitter).

Si trattava di circa 9.100 soldati, con 100 pezzi di artiglieria ma senza carri armati, che si apprestavano ad attaccare una zona di fronte di circa 20 chilometri presidiato da circa 18.000 truppe alleate equipaggiate con 140 batterie di artiglieria e 120 carri armati, così come il supporto di 160 P-47 Thunderbolts .

L’ordine di battaglia su tre colonne era il seguente:

  • Prima colonna:
    • 1º Battaglione, Grenadier-Regiment 285 (148. Infanterie-Division)
    • 2º Battaglione, Grenadier-Regiment 285 (148. Infanterie-Division)
  • Seconda colonna:
    • 3º Battaglione alpini “Intra”, 1º Reggimento alpini (Divisione “Monte Rosa”)
    • 1º Battaglione alpini “Brescia”, 2º Reggimento alpini (Divisione “Monte Rosa”)
    • 2º Battaglione, 6º Reggimento fanteria di marina (Divisione “San Marco”)
    • 23º Reparto esplorante (Divisione “Monte Rosa”)
  • Terza colonna:
    • 4º Battaglione Gebirgsjäger (148. Infanterie-Division)
    • Battaglione Gebirgsjäger “Mittenwald” (148. Infanterie-Division)
    • Battaglione mitraglieri “Kesselring” (148. Infanterie-Division)

Il generale tedesco Otto Fretter-Pico ebbe il comando generale dell’operazione, mentre al generale italiano Carloni  venne assegnato il comando a livello operativo, il tutto sotto la supervisione del comandante dell’Esercito Nazionale Repubblicano il maresciallo  Rodolfo Graziani. Obiettivo: la conquista dei piccoli centri di Barga , Sommocolonia, Vergemoli, Treppignana, Coreglia, Fornaci di Barga, Promiana, Castelvecchio e Calomini situati a nord-ovest di Lucca.

Di fronte a loro erano schierati gli statunitensi della  92nd Infantry Division composta in maggioranza da soldati afroamericani, comandanti da ufficiali bianchi, truppe giudicate un obiettivo facile a causa dell’inesperienza della divisione, essendo da poco giunta sul fronte in sostituzione della F.E.B. la Força Expedicionária Brasileira. Oltre ai soldati americani, in zona era presente un plotone di partigiani del battaglione  Autonomo  “Pippo”, che presero parte attiva alla battaglia.

Soldati della 92nd Infantry Division in combattimento.jpg

I “buffalo soldiers” della 92nd Infantry Division

L’offensiva iniziò alla mezzanotte del 26 dicembre 1944, senza fuoco preparatoria da parte dell’artiglieria per mantenere fino all’ultimo l’effetto sorpresa. Oltre ad esso si confidava molto sul fatto che le pessime condizioni ambientali impedissero agli aerei alleati di partecipare alla battaglia, non essendo possibile contrastare in nessun modo l’aviazione alleata.

La prima a muoversi fu la terza colonna composta da reparti di Gebirgsjäger (truppe da montagna tedesche): l’attacco si sviluppò sul lato orientale del Serchio, contro l’ala destra del 370th Regimental Combat Team l’equivalente americano di un kampfgruppe,  della 92ª divisione statunitense. Si svilupparono subito feroci combattimenti per il possesso del villaggio di Sommocolonia, dove una compagnia del 2º Battaglione 366th Infantry Regiment ed alcuni partigiani italiani resistettero ai tedeschi dal mattino fino a sera, quando gli ultimi 18 superstiti si ritirarono dall’abitato.

Nella battaglia di Sommocolonia perderanno la vita sette civili, sette partigiani (a cui vanno aggiunti cinque dispersi), quarantatré americani (più cinque dispersi), settanta tedeschi (più quindici dispersi) per un totale di 132 caduti e decine di feriti. Nel paese montanino, a causa della battaglia e dei massicci bombardamenti dei giorni seguenti oltre il 50 % delle abitazioni è stato abbattuto; la chiesa parrocchiale completamente distrutta; la Rocca, la torre, l’acquedotto pesantemente danneggiati.

Nel frattempo il battaglione gebirgsjäger “Mittenwald” mise in sicurezza il fianco sinistro dell’attacco, occupando i villaggi di Bebbio e Scarpello dopo aver respinto gli avamposti del reparto da ricognizione della 92ª divisione (92nd Cavalry Reconnaissance Troop). Per le 14:00 i tedeschi avevano ormai ottenuto uno sfondamento sul fianco destro del dispositivo americano, sospingendone i reparti verso sud e raggiungendo la linea compresa tra i paesi di Barga e Coreglia Antelminelli, che furono poi espugnati la mattina successiva al termine di duri combattimenti.

Gebirgsjäger im Eisbunker
Gebirgsjäger le truppe da montagna tedesche

La mattina del 27 dicembre si mossero anche i reparti italiani della seconda colonna, che attaccarono le posizioni americane a sud di Castelnuovo di Garfagnana e sul lato occidentale del Serchio, sotto il fuoco dell’artiglieria della “Monte Rosa” e della 148. Infanterie-Division: pressati sul fronte e con il fianco destro sfondato, i reparti americani iniziarono una disordinata ritirata verso sud, incalzati anche dai due battaglioni della prima colonna tedesca, entrati in battaglia sulla scia delle altre due colonne.

Entro sera i reparti italiani presero Gallicano, mentre sull’altro lato del Serchio i gebirgsjäger entrarono a Fornaci di Barga, sgomberato dai reparti americani; la penetrazione dei reparti italo-tedeschi copriva ormai un fronte di 20 km, con una profondità variabile tra gli 8 (al centro) ed i 2 km (ai lati).

Ulteriori azioni si verificarono la mattina del 28 dicembre, quando unità tedesche si spinsero lungo il Serchio verso il villaggio di Calavorno mentre gli italiani si impossessavano del paese di Bolognana; pattuglie italo-tedesche continuarono ad avanzare verso sud, ma ormai l’azione andò esaurendosi per mancanza di rimpiazzi e di unità corazzate con cui inseguire i reparti americani in piena ritirata.

Nel frattempo si stava rafforzando il dispositivo americano che dopo l’iniziale sbandamento cominciavano a riorganizzarsi. Elementi della 1ª divisione corazzata e della 34ª divisione fanteria americana affluirono nella zona dello sfondamento, rinforzati poi dall’8ª divisione indiana; massiccio fu anche il supporto fornito dai cacciabombardieri del 22nd Tactical Air Command, che tra il 27 ed il 29 dicembre compirono quasi 4.000 missioni contro i reparti italo-tedeschi avanzanti.

Il generale Dudley Russell comandante della divisione indiana si apprestava a lanciare il contrattacco, ma Fretter-Pico ritenne pienamente raggiunti gli obiettivi dell’operazione e, nonostante Graziani insistesse per proseguire, la sera del 28 dicembre diede ordine ai reparti di ripiegare sulle posizioni di partenza; per i due giorni seguenti ci furono ancora scaramucce, ma gli Alleati non riuscirono a riagganciare i reparti italo-tedeschi che poterono così rientrare quasi indisturbati nelle loro linee originarie, ritiro completato il 30 dicembre

RSI-Monterosa-10.jpg

Soldati afroamericani presi prigionieri dagli italiani

L’operazione Wintergewitter non ebbe in pratica alcun risultato strategico: il terreno conquistato non poteva essere tenuto contro le più numerose forze Alleate, e fu ceduto praticamente senza combattere; in compenso gli italo-tedeschi ottennero un buon successo tattico, respingendo i reparti americani ed impossessandosi di armi ed equipaggiamenti, oltre a circa 250 prigionieri.

Spostando truppe su un settore secondario, l’operazione ritardò il lancio della nuova offensiva Alleata verso Bologna, che tuttavia era già in discussione a causa della penuria di munizioni e delle pessime condizioni meteo; oltrepassata la data prestabilita per la cessazione delle operazioni offensive, Alexander sospese ogni ulteriore attacco, ordinando di mantenere le posizioni e di ammassare forze e rifornimenti in vista dell’offensiva finale di primavera.

La propaganda della RSI diede grande importanza all’offensiva sostenendo che si trattava di una piccola versione italiana delle Ardenne.  Pesanti critiche vennero mosse agli afroamericani della 92ª divisione per il loro sbandamento, anche se venne riconosciuto che ciò era dipeso in gran parte dalle carenze di addestramento e dalla scarsa esperienza dei reparti. Lla divisione fu spostata in un settore tranquillo e riorganizzata, mentre il fronte della Garfagnana rimase inattivo fino alla fine del marzo 1945, dove a presidiare la nuova linea avanzata 2 chilometri a sud delle posizioni che avevano il 25 dicembre, vi erano gli alpini della Monte Rosa.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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