2^ G.M. Fronte Russo

Fronte russo 1941, la battaglia di Natale

Fronte russo, inverno 1941-42, ormai bloccato dall’arrivo dell’inverno russo, con temperature che scendevano fino a venti, se non trenta, gradi sotto zero, il CSIR Corpo di Spedizione Italiano in Russia, dopo le vittorie conseguite nei mesi precedenti utilizzò il mese di novembre e le prime settimane di dicembre per attestarsi su una linea più corta e meglio difendibile.

Le operazioni di rafforzamento del fronte durarono una decina di giorni, dal 5 al 14 dicembre, e furono chiamate la battaglia di Chazepetovka, dal nome di un villaggio nei pressi di Rykovo. I nostri fanti, in particolare quelli della divisione “Torino” affrontarono il 95º Reggimento della Guardia, una formazione speciale della NKVD,  il Commissariato del popolo per gli affari interni dell’Unione Sovietica, oltre a squadroni di cavalleria cosacca e battaglioni di fanti siberiani.

Conclusa la dura battaglia costata centotrentacinque morti e più di cinquecento feriti il CSIR si trovava ora schierato su una linea difensiva formata da capisaldi tra la città di Rykovo (oggi Enakievo) a ovest ed il fiume Mius a est; sul fianco sinistro, invece, a partire da Debal’ceve, era attestata la 17ª Armata tedesca. Proprio su questa linea i sovietici, meglio abituati e più attrezzati a resistere ai rigori dell’inverno, la mattina del giorno di Natale scatenarono una pesante offensiva.

Alle ore sei del mattino del 25 dicembre una pattuglia della 2ª compagnia del LXXIX° battaglione di Camicie Nere della Legione Tagliamento comandata dal capomanipolo Codeluppi uscì dal caposaldo di Nowaja Orlowka diretta su Ploskj. Sulla zona infuriava una violenta tempesta di neve, che durò tutta la giornata e che impedì alle aviazioni italiana e sovietica di prendere parte alle operazioni. Usciti dal caposaldo Codeluppi notò forti nuclei avversari, vestiti con tute mimetiche, che, protetti dalla tormenta, erano diretti su Nowaja Orlowka e si affrettò a rientrare dando l’allarme.

Si trattava degli interi battaglioni I° e II° del 692° reggimento fucilieri della 296ª divisione di fanteria, i quali iniziarono l’attacco sia frontalmente che sul lato sinistro del caposaldo, appoggiati da due reggimenti d’artiglieria (530° e 813°), e varie unità di mortaisti. L’attacco fu durissimo, e alle 7.30 il centurione Mengoli trasmise al comando Legione il suo ultimo radiomessaggio:

“Siamo attaccati sul fronte ed a sinistra. Urgono rinforzi”.

Camicie Nere durante la battaglia di Natale 1941

Camicie Nere impegnate sul fronte russo

Dopo questo messaggio i collegamenti con Nowaja Orlowka si interruppero. Ai battaglioni attaccanti si unirono anche i cavalleggeri della 38ª divisione di cavalleria, appoggiati dall’artiglieria e dal fuoco dei mortai. Il comandante di compagnia, centurione Mengoli, era caduto, tutti gli ufficiali erano morti o feriti quando il capomanipolo Ezio Barale, l’unico ufficiale rimasto, nel momento culminante dello scontro, ordinò un contrattacco all’arma bianca con un pugno di superstiti.

Separato dai suoi, si batté col pugnale finché non venne ucciso da una raffica. Alle 6.30 il III° battaglione del 692° reggimento sovietico, appartenente alla 296ª divisione fucilieri, preceduto da unità di cavalleria e appoggiato da artiglieria (un reggimento) e mortai da 102mm, attaccò il caposaldo di Malo Orlowka, tenuto dai friulani del LXIII° battaglione Camicie Nere, ma la reazione dei militi fu durissima, e l’attacco sovietico venne stroncato con forti perdite.

Una colonna della 136ª, aggirata Ivanovka, si diresse su Mikhailowka, tenuta dalle Camicie Nere del LXXIX° battaglione. Lo scontro si fece feroce, le Camicie Nere si difesero con i pugnali – il Maresciallo Messe scrisse che la lotta è durissima, con frequenti scontri all’arma bianca – ed il comandante della Tagliamento, il Console Nicchiarelli, dispose l’invio in rinforzo della 2ª compagnia del LXIII° battaglione. La stessa venne attaccata da un battaglione del 692° fucilieri forte di circa seicento uomini, e dovette ripiegare su Krestowka.

I sovietici massacrarono i feriti dell’ospedale da campo del XVIII° in cui erano ricoverati Bersaglieri e legionari reduci da Nowaja Orlowka; il primo a venire ucciso fu il sottotenente Angelo Vidoletti che tentava di difendere i feriti (ebbe la Medaglia d’Oro alla memoria), poi gli altri vennero massacrati uno ad uno con un colpo alla nuca. Fu un bersagliere ferito, riuscito a fuggire e nascosto da una donna ucraina, a raccontare lo svolgimento dei fatti quando, quarantott’ore dopo Ivanovka venne ripresa dagli italiani.

Battaglia di Natale.JPG

Alle 15.45 anche Krestowka ed il comando della Tagliamento vennero attaccati dalla 296ª divisione e dalla cavalleria della 38ª divisione; a parte il plotone comando l’unica forza disponibile per la difesa era la 2ª compagnia del centurione De Apollonia che vi si era rifugiata dopo esser stata attaccata nella mattina. Data la pressione crescente, il comandante della Legione decise di ripiegare su Malo Orlowka, che continuava a resistere.

Venne formata così una colonna volante formata dal comando della Tagliamento, dal plotone comando del LXIII° battaglione armi d’accompagnamento, protetti dalla 2a compagnia del LXIII° battaglione CC.NN.; alla colonna si unì anche il II° Gruppo del Reggimento Artiglieria a Cavallo con una sezione cannoni da 20.

La colonna si aprì la strada verso Malo Orlowka, coperta dagli uomini di DeApollonia e dall’artiglieria a cavallo in retroguardia. La situazione si fece subito pesante, poiché i sovietici premevano sulla 2ª compagnia, supportata dal tiro ad alzo zero di una delle batterie delle Voloire, che insieme al fuoco intensissimo delle Camicie Nere costrinsero il nemico a ripiegare, tanto che gli artiglieri, una volta esaurite le munizioni, poterono attaccare i pezzi alle pariglie riprendendo il movimento verso Malo Orlowka che venne raggiunta alle 17 e trenta.

Battaglia di Natale i morti.JPG

Il duro scontro, denominato poi Battaglia di Natale, si era concluso con la vittoria difensiva del 3º Reggimento bersaglieri e della Legione “Tagliamento” della MVSN.  In poche ore l’offensiva sovietica era costata: 168 morti, 715 feriti, 207 dispersi, 305 congelati da parte italiana , mentre da parte russa giacevano sul terreno duemila soldati e oltre a 1500 prigionieri.

Nella notte, il comando del C.S.I.R. e quello del XLIX Gebirgskorps decisero di passare alla controffensiva ma la complessa azione che si svolse nei tre giorni successivi sarà oggetto di un post successivo.

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1 risposta »

  1. Mio Padre U.Magnanini fu li in Russia,era il piu giovane italiano nella milizia in russia a quel tempo,cerco la sua storia militare ,era registratto a Modena,fini la guerra nella divisione San Marco?

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