2^ G.M. Fronte Russo

I due eroi italiani, della valle della morte

Nel post odierno vogliamo ricordare la memoria di due eroi italiani, purtroppo come al solito sconosciuti ai più. Siamo sul fronte russo, i sovietici hanno sfondato il fronte italiano sul medio Don. Le truppe dell’8ª armata insieme alle forze tedesche, romene e ungheresi iniziano la tragica odissea, cercando, con temperature di 40 gradi sottozero, con pochi mezzi ed equipaggiamento inadeguato, di raggiungere il Donez subendo perdite atroci.

Era il 22 dicembre quando i reparti italiani e tedeschi, giunsero ad Arbusow, piccolo villaggio affossato in una conca larga e profonda, poi ribattezzata dai superstiti “valle della morte”, con il nemico che li attendeva in agguato e che cominciò a sparare da ogni parte: la situazione divenne subito tragica, con le truppe italiane esposte al tiro nemico; impossibile quindi organizzare una difesa efficace.

Occorreva per sfuggire alla carneficina, spezzare il cerchio nemico e, intuita la disperata necessità, il carabiniere Plado Mosca della 193ª sezione mista carabinieri mobilitata, afferrò una bandiera e, salito su un cavallo, assieme al soldato Mario Iacovitti soldato scelto flammiere, in forza al 1° btg. chimico, si lanciarono al galoppo agitando il vessillo ed incitando i compagni a seguirlo. Il gesto, le grida di incitamento e la vista del Tricolore ebbero l’effetto di galvanizzare i fanti.

Vennero innestate le baionette, i soldati seppur stremati si gettarono all’assalto del nemico che, sorpreso dalla reazione, fu travolto consentendo, a buona parte dei reparti italiani che in buona parte riuscirono anche a proseguire la marcia verso la salvezza. Ma non Giuseppe Plado Mosca, che fu colpito a morte durante la sua cavalcata. Gli venne conferita la medaglia d’oro al valor militare, alla memoria con la seguente motivazione:

Addetto al comando di grande unità impegnata in difficile ed aspro ripiegamento, si distingueva per cosciente coraggio. Accerchiate le truppe della divisione e sottoposte a micidiale fuoco di armi automatiche e di artiglieria, confermava il suo valore partecipando reiteratamente a disperati contrattacchi. Benché estenuato dalle privazioni e dal gelo, in un ultimo disperato sprazzo di energia, per primo seguiva un soldato che, a cavallo ed agitando il tricolore, caricava l’avversario. Trascinati dal loro magnifico eroismo, centinaia di uomini benché stremati di forze, in un travolgente assalto all’arma bianca, riuscivano a spezzare il cerchio di ferro e fuoco che li stringeva. Nel raggiungere la posizione avversaria, cadeva colpito da una raffica di mitragliatrice, ma il suo cosciente eroismo consentiva alle stremate truppe della divisione di aprirsi un varco.

— Vallata di Arbusow (Russia), 22 dicembre 1942.

Placatasi la furia della battaglia «riapparve», tra lo stupore di tutti, il cavallo del Carabiniere «trascinatore». Era ferito ed aveva la groppa macchiata con il sangue del suo cavaliere.

Diversa ma ugualmente tragica la sorte dell’altro protagonista del fatto d’armi odierno, il soldato Iacovitti Mario, che nonostante fosse menomato da principio di congelamento agli arti inferiori si lanciò all’attacco. Sopravvissuto miracolosamente al fuoco nemico, venne catturato e grazie al fatto di aver imparato il russo, riuscì a superare il terribile periodo di detenzione nei campi sovietici, giungendo a Milano fra i primi rientri, il 26 novembre 1945.

Gli venne concessa la medaglia d’Oro al Valo Militare con la seguente motivazione:

Volontario in durissimi combattimenti difensivi, mentre l’unità di cui faceva parte, completamente circondata, era premuta da soverchianti forze nemiche, sfìnito da più giorni di combattimento e con gli arti inferiori menomati da principio di congelamento, in un disperato ritorno di energie, riusciva a montare su di un cavallo e, tenendo alto sulla destra un drappo tricolore, si lanciava contro il nemico, trascinando con l’esempio centinaia di uomini all’attacco. Incurante della reazione avversaria, attaccava ripetutamente. Alla quinta carica, rimasto miracolosamente illeso, dopo che una raffica di mitragliatrice gli aveva abbattuto il cavallo, si trascinava ancora avanti, carponi, verso una postazione di arma automatica nemica, della quale, con fredda astuzia e straordinario coraggio, riusciva a impadronirsi con lancio di bombe a mano. Nel prosieguo della lotta disperata, travolto dalla marea nemica veniva catturato.

— Arbusow (Russia), 22 dicembre 1942.

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