1^ G.M. Biografie

21 dicembre 1928, muore il maresciallo d’Italia Luigi Cadorna

Nella notte fra il 30 giugno e il 1º luglio del 1914 a causa di un improvviso evento cardiocircolatorio moriva il generale Alberto Pollio, ufficiale competente e colto, sinceramente favorevole alla Triplice Alleanza, due giorni dopo l’attentato di Sarajevo che avrebbe provocato lo scoppio della Prima guerra mondiale.

Luigi CadornaIn quel momento Pollio ricopriva la carica di capo di Stato Maggiore Generale e al suo posto venne nominato il generale Luigi Cadorna da sempre suo antagonista. Nato a Pallanza il 4 settembre 1850, Cadorna era discendente di un’illustre famiglia di militari, suo padre il conte Raffaele era un veterano della battaglia di San Martino e poi comandante della spedizione che nel 1870 portò all’annessione di Roma al Regno d’Italia.

Con l’entrata in guerra del Regno d’Italia, nel maggio del 1915 Cadorna diresse con poteri quasi assoluti le operazioni del Regio Esercito applicando le le sue strategie eccessivamente rigide unite a una spietata disciplina.

Chiuso a consigli e interferenze esterne, continuò per oltre due anni a sferrare durissime e sanguinose offensive frontali, le cosiddette “spallate”, contro le munite linee difensive austro-ungariche sull’Isonzo e sul Carso, ottenendo alcuni successi locali che se misero a dura prova il nemico, ma che finirono per logorare il Regio Esercito.

Il 24 ottobre del 1917, le truppe italiane subirono una pesante offensiva austro-tedesca e vennero travolte. Ciò portò allo sfondamento del fronte e al drammatico crollo di Caporetto, il Regio Esercito dovette battere in ritirata fino alla linea del Piave. Cadorna cerò di attribuire la sconfitta alla scarsa combattività di alcuni reparti.

Il 25 ottobre 1917 il parlamento italiano negò la fiducia al governo Boselli che fu costretto a dimettersi. Il 30 il governo si ricostituì sotto la guida di Orlando, il quale già nei colloqui dei giorni precedenti aveva richiesto al Re la rimozione di Cadorna. Nella notte dal 30 al 31 ottobre Cadorna ordinò alla 4ª armata – schierata in Cadore al comando del generale di Robilant – di accelerare il movimento di ripiegamento sulla destra del Piave.

Il Duca d’Aosta, comandante della 3ª armata, era già riuscito a porre in salvo le sue truppe a ovest del Tagliamento. Di Robilant eseguì in ritardo e con riluttanza l’ordine di Cadorna, tanto che il 3 novembre, vedendo in pericolo il progetto di saldatura tra le due armate sulla nuova linea difensiva, il comandante supremo dovette ribadire l’ordine di ripiegamento.

La sera del 3 novembre il generale Cadorna fece partire per Roma il colonnello Gatti con una lettera al presidente del consiglio Orlando in cui affermava che la situazione era «critica» e sarebbe potuta «da un momento all’altro diventare criticissima ed assumere carattere di eccezionale gravità, ove l’offensiva nemica che, attraverso molteplici indizi, pare imminente sul fronte trentino, si sferrasse con tale violenza che le nostre forze fossero impari a fronteggiarla».

Il 6 e 7 novembre si svolge la conferenza di Rapallo, un vertice interalleato fra il nuovo Capo del Governo, i Primi ministri di Francia e Gran Bretagna e i generali Foch e Robertson, rispetttivamente comandante supremo dell’esercito francese e capo di stato maggiore dell’esercito britannico. I rappresentanti stranieri si espressero subito per l’allontanamento di Luigi Cadorna dal comando, e la sua sostituzione con il Duca d’Aosta.

Nel vertice del giorno successivo la sostituzione di Cadorna fu imposta come condizione per l’invio dei rinforzi alleati e fu proposta l’istituzione di un Consiglio supremo di guerra alleato. I partecipanti al vertice di Rapallo si trasferirono a Peschiera l’8 novembre per riferire i risultati al Re, il quale si oppose alla nomina del Duca d’Aosta, ma confermò la rimozione di Cadorna.

Il generale Armando Diaz, fino a quel momento comandante del XXIII Corpo d’armata, fu nominato comandante supremo dell’esercito italiano con Decreto del 9 novembre, in sostituzione di Cadorna, il quale, dopo un iniziale rifiuto, accettò l’incarico di rappresentante presso il consiglio di guerra interalleato.

L’intuizione di Cadorna, espressa con lettera del 3 novembre, di un imminente attacco sul fronte trentino si dimostrò giusta: il 9 novembre la coda della 4ª Armata e tre divisioni del XII Corpo d’armata in ripiegamento dalla Carnia furono sopraffatte con gravi perdite dalla 14ª Armata austro-tedesca che, dopo avere forzato il ponte di Cornino sul Tagliamento il 2 novembre, aveva cominciato una manovra eccentrica rispetto all’asse principale di avanzata.

La 3ª Armata si attestò sulla sinistra del Piave dal Ponte della Priula al mare il 9 novembre, mentre la 4ª non aveva ancora completato il suo schieramento. Tale indugio consentì alla 4ª Armata di mettere in salvo le artiglierie di medio e grosso calibro, che tanto contribuirono a salvare il Grappa.

Senatore del Regno dal 1913 al 1928, Cadorna non aderì al fascismo nonostante questo nel 1924, venne nominato a sorpresa Maresciallo d’Italia da Mussolini e completamente riabilitato a seguito delle pressioni esercitate dal Grande Mutilato di Guerra Carlo Delcroix, presidente dell’associazione dei reduci.

Morì a Bordighera il 21 dicembre 1928 alla “Pensione Jolie”, poi divenuta “Hotel Britannique”. Sulla facciata dell’edificio è stata posta una placca commemorativa. La sua salma è tuttora esposta in un mausoleo, opera dell’architetto Marcello Piacentini, nella sua città natale (Pallanza), lungo il Lago Maggiore.

Nel 1931 fu battezzato in suo onore un incrociatore leggero della Regia Marina; l’unità sopravvissuta al secondo conflitto mondiale, entrò nella Marina Militare sino al 1951, quando venne radiata. Il figlio Raffaele, così chiamato in onore del nonno, intraprenderà la carriera militare e parteciperà alla seconda guerra mondiale e comanderà, dopo la resa delle truppe italiane del settembre 1943, le forze partigiane del nord Italia raccolte nel Corpo volontari della libertà.

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