2^ G.M. La X MAS

Doppio KO per la Mediterranean Fleet – l’impresa di Alessandria

«…sei italiani equipaggiati con materiali di costo irrisorio hanno fatto vacillare l’equilibrio militare in Mediterraneo a vantaggio dell’Asse.»

Ebbe a dire il primo Ministro britannico Winston Churchill, riguaro all’operazione che andiamo a raccontare nel presente post.

Nelle notte fra il 18 e il 19 dicembre del 1941, si svolgeva la più celebre delle azioni della Xª Flottiglia MAS, denominata operazione G.A.3. Quella notte, la Regia Marina vendicava l’attacco di Taranto che un mese prima aveva visto gli aerosiluranti inglesi, infliggere gravi perdite alla flotta italiana ancorata nel porto pugliese e proiettava nella leggenda i nomi di Borghese e del suo sommergibile, lo Scirè.

Un SLC

In quella che passò alla storia come impresa di Alessandria, sei palombari, a bordo di tre mezzi d’assalto subacquei denominati “maiali” e tecnicamente siluri a lenta corsa (SLC), penetrarono nella base britannica ed affondarono con testate esplosive le due navi da battaglia HMS Queen Elizabeth (33.550 t) e HMS Valiant (27.500 t), danneggiando inoltre la nave cisterna Sagona (7.750 t) ed il cacciatorpediniere HMS Jervis (1.690 t).

L’operazione G.A.3 era cominciata circa quindici giorni prima e precisamente il 3 dicembre, quanto il sommergibile Scirè al comando del tenente di vascello Junio Valerio Borghese, durante la notte lasciò La Spezia e dopo uno scalo a Lero, nell’Egeo, per imbarcare gli operatori dei mezzi d’assalto, il 14 dicembre il sommergibile si diresse verso la costa egiziana per l’attacco previsto nella notte del 17.

Una violenta mareggiata però fece ritardare l’azione di un giorno. La notte del 18, con condizioni del mare ottimali, approfittando dell’arrivo di tre cacciatorpediniere che obbligarono i britannici ad aprire un varco nelle difese del porto, i tre SLC, ciascuno con due uomini di equipaggio, penetrarono nella base per dirigersi verso i loro obiettivi.

Il sommergibile Sciré

Il sommergibile Sciré

I palombari dovevano giungere sotto la chiglia del proprio bersaglio, piazzare la carica d’esplosivo e abbandonare la zona dirigendosi a terra e cercare di raggiungere il sommergibile che li avrebbe attesi qualche giorno dopo al largo di Rosetta. La preparazione dell’attacco, per quanto competeva agli operatori della Xª, venne attuata con la massima meticolosità. L’allenamento del personale era pesantissimo, i materiali sempre all’avanguardia. Non altrettanto valido risulterà il supporto informativo, in special modo per quanto riguarda le informazioni fornite dal SIM sulla situazione all’esterno del porto e per il piano di fuga.

Analizziamo ora dettagliatamente l’azione dei tre equipaggi, che si riveleranno tutti vincenti. L’equipaggio Durand de la Penne – Bianchi sul maiale nº 221 puntò verso la nave da battaglia Valiant. Senza la collaborazione del secondo, colpito da un malore a causa di malfunzionamento al respiratore, de la Penne trascinò sul fondo il proprio mezzo, riuscendo a posizionarne la carica esplosiva sotto la carena della nave da battaglia prima di affiorare, essere avvistato, catturato e portato proprio sulla corazzata.

Dopo poco, gli inglesi catturarono anche Bianchi, che era risalito alla superficie e si era aggrappato ad una boa di ormeggio della corazzata, e lo rinchiusero nello stesso compartimento sotto la linea di galleggiamento nel quale avevano portato Durand de la Penne, nella speranza di convincerli a rivelare il posizionamento delle cariche.

I due operarori della X MAS, alle 05.30 quando mancava circa mezz’ora all’esplosione, de la Penne chiamò il personale di sorveglianza per farsi condurre dal comandante della nave Morgan ed informarlo del rischio corso dall’equipaggio. Il comandante britannico fece riportare l’ufficiale italiano dov’era.

All’ora prevista l’esplosione squarciò la carena della corazzata provocando l’allagamento di diversi compartimenti mentre altri venivano invasi dal fumo; anche il compartimento che ospitava gli italiani venne interessato dall’esplosione e una catena smossa dall’esplosione ferì alla testa Durand De La Penne; ma i due riuscirono ad uscire dal locale e ad andare in coperta da dove vennero evacuati insieme al resto dell’equipaggio.

Martellotta e Mario Marino, sul maiale nº 222, costretti a navigare in superficie a causa di un malore del primo, condussero il loro attacco alla petroliera Sagona. Questa nave era un obiettivo assegnato dal comandante Borghese in subordine, se constatata l’assenza in porto della portaerei in forza alla Mediterranean Fleet.

Dopo aver preso terra vennero catturati dagli egiziani. Intorno alle sei del mattino successivo ebbero luogo le esplosioni. Quattro navi furono gravemente danneggiate nell’impresa: oltre alle tre citate anche il cacciatorpediniere HMS Jervis, ormeggiato a fianco della Sagona, fu infatti vittima delle cariche posate dagli assaltatori italiani.

Sebbene l’azione fosse stata un successo, le navi si adagiarono sul fondo, e non fu immediatamente possibile avere la certezza che non fossero in grado di riprendere il mare.  Fortunatamente, anche grazie al comportamento di Durant de la Penne, le perdite di vite umane furono molto contenute: 8 furono i marinai che persero la vita.

L’azione italiana costò agli inglesi, in termini di naviglio pesante messo fuori uso, come una battaglia navale perduta e fu tenuta per lungo tempo nascosta anche a causa della cattura degli equipaggi italiani che avevano effettuato la missione. La Valiant subì danni alla carena in un’area di 20 x 10 m a sinistra della torre A, e dovette trasferirsi a Durban per le riparazioni più importanti che vennero effettuate tra il 15 aprile ed il 7 luglio 1942.

La Queen Elizabeth invece fu squarciata sotto la sala caldaie B con una falla di 65 x 30 m che passava da dritta a sinistra, danneggiando l’impianto elettrico ed allagando anche i magazzini munizioni da 4,5″, ma lasciando intatte le torri principali e secondarie. La nave riprese il mare solo per essere trasferita a Norfolk, in Virginia, dove rimarrà in riparazione per 17 mesi.

Per la prima volta dall’inizio del conflitto, la flotta italiana si trovava in netta superiorità rispetto a quella britannica, a cui non era rimasta operativa alcuna corazzata (la HMS Barham era stata a sua volta affondata da un sommergibile tedesco il 25 novembre 1941). La Mediterranean Fleet alla fine del 1941 disponeva solo di quattro incrociatori leggeri e alcuni cacciatorpediniere.

L’ammiraglio Cunningham per ingannare i ricognitori italiani decise di rimanere con tutto l’equipaggio a bordo dell’ammiraglia che, si era adagiata sul fondale poco profondo rimanendo in assetto orizzontale . Per mantenere credibile l’inganno nei confronti della ricognizione aerea, sulle navi si svolgevano regolarmente le cerimonie quotidiane, come l’alzabandiera.

La sconfitta rappresentò un colpo durissimo per la flotta britannica, che condizionò la strategia operativa anche ben lontano dal teatro operativo del Mediterraneo. Tuttavia contrasti tra gli Stati Maggiori dell’Asse non permisero di sfruttare questa grande occasione di conquistare il predominio aeronavale nel Mediterraneo e occupare Malta.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, tutti e 6 gli operatori della Xª vennero rilasciati dai campi di prigionia e rimpatriati nel sud Italia. Nel corso del 1944 vennero decorati a Taranto con la medaglia d’oro al valor militare che venne appuntata, dal commodoro Sir Charles Morgan, ex comandante della HMS Valiant. Il 16 agosto del 2015 si è spentpo a 103 anni, Emilio Bianchi ultimo superstite dei “fantastici sei”

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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