2^ G.M. La Repubblica Sociale Italiana

Gino Boccasile e i manifesti di propaganda di Guerra

Tra gli strumenti di propaganda usati dal Fascismo ci furono anche i manifesti, originale mezzo di persuasione della gente, il cui impiego è stato maggiore durante i periodi di crisi per sostenere le iniziative del Governo fascista. I messaggi espressi risultavano a volte illusori, ma validi a persuadere la volontà dei più arditi e a stimolare l’orgoglio per la Patria.

Durante tutto il Ventennio fascista, ci fu una grande emissione di manifesti politici, che si intensificò soprattutto durante la guerra e durante il breve periodo della Repubblica Sociale Italiana. E’ difficile individuare un linguaggio grafico predominante tra i manifesti politici più rappresentativi del Fascismo.

Uno dei grafici cartellonisti più importanti del periodo fu Gino Boccasile nato in un quartiere del centro di Bari il 14 luglio 1901. La giovinezza dell’artista fu segnata da un terribile episodio, la perdita di un occhio in un cantiere dove era andato a giocare con gli amici. Dopo aver manifestato una precoce attitudine per il disegno terminò gli studi presso la scuola d’Arti e Mestieri nella città natale.

Alla morte del padre, anche per evitare di pesare sulla madre, decise di lasciare Bari e si trasferì a Milano. Dopo qualche difficoltà iniziale, la sua abilità grafica lo aiutò ad essere assunto in un importante studio, dove venne introdotto alla cartellonistica pubblicitaria e dove riuscì subito ad imporre il suo stile personalissimo: le vetrine che esponevano i suoi lavori erano affollate dalle signore, che ne decretarono successo e notorietà. I suoi disegni erano riprodotti su numerose riviste specializzate, dettando legge nei gusti delle donne, ma anche illustrando attraverso le donne stesse messaggi di ogni tipo.

Boccasile proponeva nei suoi disegni un tipo di donna florida e provocante, solare, utile all’immagine positiva che il Regime voleva propagandare. …  Con lo scoppio del conflitto, visto che la sua simpatia per il Regime era vivamente ricambiata, la sua opera si orientò verso la propaganda bellica. Toccò a Gino Boccasile (che si firmava Gi Bi) disegnare i combattenti italiani, le armi “potentissime” del Regime, le gesta dei soldati, dalle esaltanti vittorie iniziali alle prime dure sconfitte.

Dalle vittorie iniziali alle prime dure sconfitte: la resa del Duca DAosta, seppure con l’onore delle armi, dopo una eroica resistenza all’Amba Alagi pose fine all’Impero proclamato appena cinque anni prima. Sull’episodio Boccasile dipinse uno dei suoi manifesti più famosi “Ritorneremo”, con l’altura dell’Amba Alagi, sullo sfondo. Nel 1942, con le truppe italo-tedesche impegnate nella durissima campagna in terra di Russia, fu pubblicata una serie di dodici cartoline, che descrivevano le atrocità dei bolscevichi e le sofferenze del popolo russo, oppresso dal Regime stalinista: sono le cartoline più crude dell’intera produzione di Boccasile.

Proclamato l’armistizio, l’8 settembre, Boccasile che si trova a Milano non esita: aderisce alla Repubblica Sociale Italiana ed ottiene un incarico presso l’ufficio propaganda. Viene nominato tenente delle SS italiane e continua incessantemente a produrre manifesti in uno studio protetto da militi armati. Sembra che sia lo stesso Mussolini a volerlo al suo fianco negli anni della Repubblica Sociale Italiana.

L’odio cresce e la guerra civile divampa: Boccasile non ammorbidisce le sue posizioni politiche ma anzi le radicalizza. I suoi manifesti parlano da soli: nessuna pietà per traditori e ribelli, resistenza armata all’invasore anglo-americano unico mezzo per riscattare l’onore delle armi e della Nazione intera, infangato dal tradimento dell'( settembre.

In questo periodo i suoi manifesti divennero celebri icone per l’Italia che non si era arresa e continuava a combattere. Si racconta che il grande disegnatore abbia lavorato fino all’ultimo, con i militi della SS italiana che facevano la guardia intorno alla stanza in cui elaborava i suoi progetti. Arriva finalmente la fine della guerra nel maggio 1945 e Boccasile viene incarcerato per collaborazionismo. Assolto per non aver commesso reati, resta emarginato per qualche mese perché molti potenziali clienti lo ritengono troppo compromesso.

Riprende la sua attività dal 1946 soprattutto con la grafica pubblicitaria cambiando leggermente stile. Disegna alcune cartoline per il Movimento Sociale Italiano ma anche per le associazioni degli ex combattenti. Dal 1947, dopo aver avviato una sua agenzia di grafica, i suoi disegni invadono nuovamente i muri delle città e delle campagne con le pubblicità: dal Formaggino Mio alla Lama Bolzano, dall’Amaro Ramazzotti alle moto Bianchi, e poi ancora il dentifricio Chlorodont, le calzature Zenith, la Riunione Adriatica di Sicurtà, lo Yogurth Yomo, i profumi Paglieri, lo shampoo Tricofilina.

Muore a Milano il 10 maggio 1952, per un attacco di pleurite, mentre sta illustrando Il Decamerone del Boccaccio nel quale lascerà incompiute 101 tavole a colori. Il Decamerone è la sua ultima opera. Verrà completata con tavole di Rino Albertarelli, Guido Bertoletti, Giorgio De Gaspari e Walter Molino e sarà pubblicata dalle Edizioni d’Arte “A la chance du bibliophile” di Milano nel 1955. È sepolto presso il Cimitero Maggiore di Milano. Circa 350 dei suoi cartelloni pubblicitari fanno parte della Raccolta Salce, conservata presso il Museo civico Luigi Bailo di Treviso.

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