2^ G.M. Campagna d'Italia

La parola d’ordine è: stare in guardia, stare in difesa. Il “proclama Alexander”

Nel tardo pomeriggio del 13 novembre 1944, dall’emittente “Italia combatte”, la stazione radio attraverso la quale il comando anglo-americano manteneva i contatti con le formazioni del Comitato di Liberazione nazionale, fu comunicato il “proclama Alexander” a nome del Comandante supremo dell’esercito alleato in Italia. Prima di vedere il testo del proclama che ebbe conseguez   vediamo di inquadrare il momento storico in cui lo stesso venne emanato.

Dopo lo sfondamento della linea Gustav attuato dalle truppe alleate il 18 maggio 1944, il 1° giugno il maresciallo Kesserling comandante supremo delle forze armate tedesche nel Mediterraneo data l’ordine di ritirata generale della Wehrmacht verso la nuova linea difensiva denominata linea verde ma meglio conosciuta come gotica che si estendeva  dalla provincia di Apuania (le attuali Massa e Carrara), fino alla costa adriatica di Pesaro.

Il 4 giugno le truppe della 5ª armata statunitense del generale Clark facevano il loro ingresso nella “città eterna” e tutto il dispositivo alleato si metteva in marcia verso il nord Italia. Al comando delle gruppo di armate schierato sulla penisola vi era il generale inglese Alexander che poteva contare sulla 5ª armata americana sul versante tirrenico e sull’ 8ª britannica di Montgomery sul versante adriatico.

Il 12 agosto, venne raggiunta Firenze dove le formazioni alleate dovettero combattere per molti giorni contro i franchi tiratori della Repubblica Sociale organizzati dal segretario del Partito fascista Repubblicano, il fiorentino Alessandro Pavolini. Subito dopo la liberazione del capoluogo toscano per mano di formazioni partigiane nel mese di settembre venivano portati i primi assalti Alleati alla Linea in agosto, facendo ricorso ai reparti organici del partigiani prima nel Casentino e in Versilia, e successivamente nelle Alpi Apuane e in Garfagnana.

Parallelamente a fine settembre il Comando unico militare Emilia-Romagna (C.U.M.E.R.) emanava a tutte le unità partigiane della zona l’ordinanza di preparare e convogliare verso Bologna e Modena tutti i partigiani, in previsione di un’insurrezione generale, coincidente con la prevista avanzata alleata. Il piano insurrezionale sarebbe dovuto scattare in concomitanza con l’avvicinarsi delle truppe alleate alle città dell’Emilia-Romagna. Ebbe così inizio la manovra a tenaglia voluta dal generale Alexander.

Secondo il piano le divisioni alleate furono incaricate di portare una serie di attacchi simultanei su tutto il fronte, in modo tale da sfondare il settore centrale e dirigersi verso Bologna, attraverso l’Appennino forlivese, le Alpi Apuane e la Garfagnana. Gli inglesi dell’8ª Armata, avrebbero risalito la costa adriatica, e una volta giunti a Rimini avrebbero dovuto proseguire verso Ravenna e verso Forlì. Mentre dalla costa tirrenica gli americani della 5ª Armata avrebbero dovuto puntare da Firenze verso Bologna e Imola.

Sia pure con fatica, gli americani superarono il crinale appenninico, dopo avere sfondato la Linea Gotica, ma ai primi di ottobre si fermarono a poco meno di una ventina di chilometri da Bologna. Nello stesso tempo gli inglesi rallentarono la marcia verso Ravenna e Forlì. Questo rallentamento nelle operazioni era soprattutto da ricercare nei comandi americani che vedevano il fronte italiano come “fronte secondario”. Inoltre occorre ricordare che il 6 giugno si era aperto un fronte fondamentale nel nord della Francia a seguito dello sbarco in Normandia.

Gli americani al contrario degli inglesi, come abbiamo appena scritto ritenevano il fronte italiano solo un diversivo per mezzo del quale occupare più truppe tedesche possibile, sottraendole ai fronti più importanti. A questo si aggiunse una crescente diffidenza americana nei confronti dei partigiani tra i quali si temeva la predominanza comunista, e non da dimenticare che il 15 agosto era scattata l’operazione Dragoon, ossia lo sbarco Alleato in Provenza, che aveva determinato lo spostamento di sette divisioni dall’Italia nel sud della Francia.

Harold Alexander vede così sfumare la possibilità di chiudere rapidamente il fronte italiano con un rapido sfondamento della Gotica, che avrebbe permesso alle forze alleate di raggiungere Vienna prima dell’Armata Rossa. Le operazioni tuttavia anche se con forze ridotte continuavano e il 9 novembre dopo una accanita battaglia, venne liberata la città di Forlì, obiettivo di enorme valore simbolico, in quanto “città del Duce”, tanto che Hitler aveva ordinato di non cederla facilmente, mentre Churchill desiderava che fossero i Britannici e non i partigiani o gli alleati polacchi ad entrarvi per primi.

La Linea Gotica nell'agosto 1944. In blu le manovre alleate che porteranno alla liberazione di Forlì, il 9 novembre 1944. A ciò fa seguito il Proclama Alexander..png

La Linea Gotica nell’agosto 1944. In blu le manovre alleate che porteranno alla presa di Forlì, il 9 novembre. A ciò fece seguito il Proclama Alexander.

Tale conquista poteva dunque essere considerata un degno epilogo per l’offensiva del 1944, il fronte si stabilizzò a soli quindici chilometri da Bologna e si arrivò anche alla decisione di dirottare i rifornimenti destinati alla resistenza italiana ai “maquis” i partigiani francesi. Presa la decisione bisognava comunicarla ai partigiani: in questo contesto il feldmaresciallo Alexander pronunciò il famoso discorso che cosi recitava;

«Patrioti! La campagna estiva, iniziata l’11 maggio e condotta senza interruzione fin dopo lo sfondamento della linea gotica, è finita: inizia ora la campagna invernale. In relazione all’avanzata alleata, nel periodo trascorso, era richiesta una concomitante azione dei patrioti: ora le piogge e il fango non possono non rallentare l’avanzata alleata, e i patrioti devono cessare la loro attività precedente per prepararsi alla nuova fase di lotta e fronteggiare un nuovo nemico, l’inverno. Questo sarà molto duro per i patrioti, a causa della difficoltà di rifornimenti di viveri e di indumenti: le notti in cui si potrà volare saranno poche nel prossimo periodo, e ciò limiterà pure la possibilità di lanci; gli alleati però faranno il possibile per effettuare i rifornimenti.

In considerazione di quanto sopra esposto, il generale Alexander ordina le istruzioni ai patrioti come segue:
1. cessare le operazioni organizzate su larga scala;
2. conservare le munizioni ed i materiali e tenersi pronti a nuovi ordini;
3. attendere nuove istruzioni che verranno date a mezzo radio “Italia Combatte” o con mezzi speciali o con manifestini. Sarà cosa saggia non esporsi in azioni arrischiate; la parola d’ordine è: stare in guardia, stare in difesa;
4. approfittare però ugualmente delle occasioni favorevoli per attaccare i tedeschi e i fascisti;
5. continuare nella raccolta delle notizie di carattere militare concernenti il nemico; studiarne le intenzioni, gli spostamenti, e comunicare tutto a chi di dovere;
6. le predette disposizioni possono venire annullate da ordini di azioni particolari;
7. poiché nuovi fattori potrebbero intervenire a mutare il corso della campagna invernale (spontanea ritirata tedesca per influenza di altri fronti), i patrioti siano preparati e pronti per la prossima avanzata;
8. il generale Alexander prega i capi delle formazioni di portare ai propri uomini le sue congratulazioni e l’espressione della sua profonda stima per la collaborazione offerta alle truppe da lui comandate durante la scorsa campagna estiva.»

Era stato scelto il modo più infelice per dare una indicazione strategica. Avere usato la radio significava comunicare con tutti i partigiani ma anche con il nemico che apprendeva che il movimento “ribellistico” si metteva sulla difensiva, non attaccava e “ritornava a casa”.Dalla lettura di esso i tedeschi capirono che avevano a disposizione alcuni mesi di stasi e nel giro di una settimana non rimase più un angolo dell’Italia che non fosse sconvolto, messo a ferro e a fuoco dai rastrellamenti.

Almeno la metà delle forze tedesche e tutte le forze repubblicane, vennero schierate in tutti i settori per schiacciare la Resistenza. Alla fine di novembre 1944 viene catturato l’intero Comando GL piemontese, ucciso Duccio Galimberti; la stessa sorte subiva il Comando regionale veneto, e poi quello ligure. In Lombardia cadeva il comandante della piazza di Milano Sergio Kasman, venivano arrestati quasi tutti i tecnici militari del CVL e infine gli stessi dirigenti. In Emilia, l’intero CLN di Ferrara viene arrestato dai fascisti e consegnato alle SS tedesche.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

 

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