2^ G.M. Africa Settentrionale

Operazione Compass, attacco britannico a Sidi El Barrani

Il 9 settembre dei 1940, il maresciallo Graziani nominato nuovo comandante in capo delle forze italiana in Africa settentrionale, a causa della morte del maresciallo dell’ Aria Italo Balbo, dopo aver rinviato l’invasione dell’Egitto numerose volte, cedette alle insistenze del Duce smanioso di ottenere una vittoria militare prima della conclusione del conflitto dava l’ordine per fare avanzare le truppe italiane verso Alessandria d’Egitto

Dopo nove giorni di avanzata, durante il quale i britannici evitarono accuratamente di ingaggiare battaglia con un nemico numericamente molto superiore, il 16 settembre 1940, le lente e mediocremente motorizzate colonne del maresciallo Graziani raggiunsero la sconosciuta località di Sidi El Barrani, circa 100 km all’interno dell’Egitto e lì si fermarono.

Nonostante le ripetute ingiunzioni di Mussolini a proseguire l’offensiva, Graziani aveva deciso, già il 17 settembre, di sospendere ogni ulteriore avanzata verso Marsa Matruh dove era prevista la battaglia decisiva con il concentramento principale inglese, in attesa di una ulteriore potenziamento degli elementi motorizzati a disposizione e anche di un miglioramento delle condizioni logistiche e dell’approvvigionamento idrico disponibile.

Dopo la decisione di arrestare le operazioni offensive, le forze italiane si erano schierate intorno a Sidi Barrani organizzando una serie di grandi campi trincerati, dotati di numerosa artiglieria ma scarsamente forniti di riserve corazzate e soprattutto non collegati tra loro e quindi incapaci di sostenersi reciprocamente e vulnerabili a eventuali penetrazioni meccanizzate delle forze mobili britanniche.

Il teatro dell'operazione Compass.png

Il teatro dove si svolse l’operazione “Compass”

Di fronte alle incertezze operative e alle debolezze tattiche evidenziate dagli italiani, il generale O’Connor fu il primo ufficiale inglese a ipotizzare fin dalla fine di settembre, una offensiva preventiva per investire di sorpresa le posizioni italiane a Sidi Barrani senza attendere il nemico a Marsa Matruh; e il generale Wavell ne parlò il 15 ottobre direttamente al Ministro della Difesa Anthony Eden giunto in visita al Cairo per valutare la situazione.

Naturalmente gli aggressivi progetti offensivi di Wavell e O’Connor incontrarono la piena approvazione di Churchill che nel frattempo aveva provveduto ad inviare attraverso la rotta del Capo importanti rinforzi di truppe e materiali. A metà ottobre i convogli britannici giunsero in Egitto rafforzando in modo notevole la Western Desert Force di O’Connor e trasformandola in un raggruppamento operativo interamente mobile, dotato di carri armati moderni e efficaci e appoggiato da una aviazione addestrata e numerosa.

Il convoglio trasportava infatti tre battaglioni corazzati, uno dotato di carri pesanti Matilda e due con carri armati medi “Cruiser” (con 154 carri armati in totale), 48 cannoni anticarro da 2 libbre, 45 cannoni campali da 25 libbre e 20 cannoni antiaerei, che permisero di completare l’organico della 7ª Divisione corazzata (i futuri e famosi “Topi del Deserto”) trasformandola in una potente unità meccanizzata in grado di dominare il campo di battaglia nel deserto.

Nonostante nuovi attriti tra Wavell e Churchill, desideroso di dirottare una parte delle forze terrestri e aeree per aiutare la Grecia attaccata dagli italiani il 28 ottobre, il progetto offensivo britannico contro Sidi Barrani venne organizzato e perfezionato nelle settimane successive al viaggio di Eden e, grazie anche alla perspicacia tattica del generale O’Connor, venne architettata una audace manovra notturna nel deserto per cogliere di sorpresa gli italiani e ottenere un risultato decisivo.

Il progetto denominato Operazione Compass (“bussola”, in riferimento all’utilizzo di questo strumento per muoversi nel deserto, o anche “accerchiamento”) venne infine definitivamente stabilito per il 9 dicembre 1940. I britannici schieravano circa 36.000 uomini potentemente motorizzati dotati di 275 carri armati 80 Cruiser Mk III e 50 Matilda, e 145 carri leggeri Vickers Mk VI,  60 autoblindo oltre a 120 pezzi di artiglieria.

Un carro da fanteria britannico Matilda del 7° Royal Tank Regiment

Un carro da fanteria britannico Matilda del 7° Royal Tank Regiment

La Western Desert Force agli ordini del tenente generale Richard O’Connor schierava i seguenti reparti:

  • 7th Armoured Division (maggior generale Michael O’Moore Creagh)
    4ª Brigata corazzata
    7ª Brigata corazzata
    Gruppo di supporto
  • 4ª Divisione fanteria indiana (maggior generale Noel Beresford-Peirse)
    5ª Brigata fanteria indiana
    11ª Brigata fanteria indiana
    16ª Brigata fanteria (aggregata)
    Forza Selby
  • 6ª Divisione fanteria australiana (maggior generale Iven Giffard Mackay)
    16ª Brigata fanteria australiana
    17ª Brigata fanteria australiana
    19ª Brigata fanteria australiana

La 10ª Armata italiana agli ordini del generale Berti schierava i seguenti reparti:

  • Brigata corazzata speciale “Babini”
  • XX Corpo d’armata
    60ª Divisione fanteria “Sabratha”
  • XXI Corpo d’armata – gen. CA Carlo Spatocco
    63ª Divisione fanteria “Cirene”
    64ª Divisione fanteria “Catanzaro”
  • XXII Corpo d’armata
    1º Raggruppamento carristi
    61ª Divisione fanteria “Sirte”
  • XXIII Corpo d’armata
    1ª Divisione CC.NN. “23 marzo”
    2ª Divisione CC.NN. “28 ottobre”
    62ª Divisione fanteria “Marmarica”
  • Gruppo divisioni libiche
    Raggruppamento sahariano “Maletti”
    2º Raggruppamento carristi
    1ª Divisione libica “Sibelle”
    2ª Divisione libica “Pescatori”
    4ª Divisione CC.NN. “3 gennaio”

In totale, le forze italiane mettevano in campo circa 150 mila uomini scarsamente motorizzati dotati di circa 600 mezzi blindati, 1.600 bocche da fuoco in gran parte antiquate e 331 aerei. Di questi circa 50.000 uomini con 400 cannoni, 60 carri leggeri e 30 carri medi M11 erano schierati in prima linea e destinati ad essere investiti dall’attacco britannico.

Il resto dell’armata era schierato ad Ovest: il XXIII Corpo d’armata del generale Bergonzoli con la Divisione CC.NN. 23 marzo a presidio di Bardia, la Divisione CC.NN. 28 ottobre a protezione dei passi di Sollum e dell’Halfaya, e la divisione fanteria Marmarica tra Sidi Omar e il ciglione di Sollum; ancora più ad ovest, in riserva, vi era il XXII Corpo d’armata con la divisione fanteria Sirte e la Brigata corazzata speciale “Babini” dotata di tre battaglioni di carri medi M13/40 e uno di M11 ma ancora in addestramento.

L’operazione Compass ebbe inizio la mattina di sabato 7 dicembre 1940, quando i bombardieri della Royal Air Force lanciarono un massiccio attacco a sorpresa contro gli aeroporti italiani; l’azione serviva non solo a privare gli italiani della copertura aerea, ma anche a coprire l’avanzata dei reparti britannici obbligando i ricognitori nemici a rimanere a terra.

Le truppe di terra si mossero quello stesso pomeriggio per intraprendere la lunga marcia (110 km) in pieno deserto per aggirare lo schieramento italiano; l’avanzata dei reparti britannici rimase totalmente nascosta agli italiani. Alle 7:00 del 9 dicembre 1940, l’artiglieria britannica iniziò un violento bombardamento contro le posizioni italiane, cogliendo totalmente di sorpresa i reparti che le presidiavano.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Davanti a loro circa 150.000 uomini;
600 mezzi blindati;
1.600 bocche da fuoco
331 aerei[1] 36.000 uomini;[2]
275 carri armati;
60 autoblindo;
120 pezzi d’artiglieria
142 aerei[3]

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