2^ G.M. Africa Settentrionale

La morte del generale Pietro Maletti

Pietro Maletti nasce a Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova il 24 maggio del 1880.  Nel 1898 entrò volontario nell’esercito e nel 1904 venne ammesso all’Accademia militare di Modena, uscendone sottotenente nel 1906. Destinato al 12° reggimento bersaglieri, nel 1909 dopo venne promosso tenente e nel 1914 capitano.

Il generale Pietro Maletti

Partecipò alla prima guerra mondiale nel 10° bersaglieri, conquistandosi il grado di maggiore nel 1917. Nell’agosto del 1918 fu trasferito nel R.C.T.C. (Regio Corpo Truppe Coloniali) della Tripolitania dove, al comando del II battaglione volontari italiani, si distinse nella difesa di Sidi Bilal riportando una ferita. Comandò poi il XIII battaglione eritreo in Cirenaica e promosso tenente colonnello nel marzo 1926, rimpatriò pochi mesi dopo, salvo ripartire nel luglio del 1927 alla volta della Cirenaica dove nel gennaio 1931 prese parte alla conquista dell’oasi sahariana di Cufra.

Sempre nel 1931, conseguì la promozione a colonnello per meriti di guerra, rientrò in Italia nel maggio 1934 e dopo avere tenuto il comando del 4° reggimento bersaglieri per pochi mesi, ripartì nel gennaio 1935 per l’ Africa Orientale. Assunto il comando del I raggruppamento arabo-somalo, comando che tenne per tutta la campagna che portò alla conquista dell’Impero e che gli valse la promozione a generale di brigata per meriti di guerra.

Dopo il conflitto Maletti rimase in Africa e nelle successive operazioni di polizia coloniale ebbe il comando della II Brigata indigeni e contribuì alla pacificazione di vaste regioni. Il 19 febbraio del 1937, il viceré d’Etiopia Rodolfo Graziani subisce un attentato durante una cerimonia a Addis Abeba. Nel maggio, senza attendere l’esito delle inchieste, Graziani dà l’ordine di massacrare tutto il clero del monastero etiope di Debra Libanos.

Comandato ad eseguire la terribile rappresaglia è il generale Pietro Maletti, dall’aprile del 1937 nuovo comandante della 2ª brigata indigeni dell’Eritrea in sostituzione del generale Ruggero Tracchia. Il 21 maggio del 1937, Maletti esegue l’ordine di Graziani facendo uccidere 297 monaci e 23 laici. Graziani, avvisato dell’esecuzione, poté comunicare a Roma che il generale Maletti:

«[…] ha destinato al plotone di esecuzione 297 monaci, incluso il vice-priore, e 23 laici sospetti di connivenza. Sono stati risparmiati i giovani diaconi, i maestri e altro personale, che verranno tradotti e trattenuti nelle chiese di Debra Brehan. Il convento è stato in conseguenza chiuso definitivamente».

Preti copti (cascì) in attesa della fucilazione fotografati il 20 maggio 1937.jpg

Preti copti in attesa della fucilazione fotografati il 20 maggio 1937

Dopo appena tre giorni però il viceré cambiò repentinamente idea e comunicò a Maletti che era ormai certo che la responsabilità era da attribuire a tutti gli occupanti del convento, così il generale Maletti provvide subito a far scavare due profonde fosse in località Engecha, dove le mitragliatrici falciarono 129 diaconi, facendo salire così il numero delle vittime a 449.

Il 29 maggio Maletti inviò a Graziani un telegramma con scritto “Liquidazione completa”, a prova dell’avvenuto massacro, e Graziani comunicò la nuova cifra dei giustiziati a Roma. Nel giugno del 1938 Maletti ottenne la promozione al grado di generale di divisione per meriti eccezionali.

Promosso generale di Divisione per meriti eccezionali, rimpatriò nel 1938 e nel luglio 1940, dopo avere comandato la Divisione Aosta per circa sei mesi, venne inviato in Africa Settentrionale, dove gli venne affidato il comando di una grande unità mista di truppe nazionali ed indigene, chiamata Raggruppamento Sahariano “Maletti”.

La nuova unità attivata nei primi mesi di guerra prese parte all’offensiva lanciata da Graziani il 9 settembre 1940 in territorio egiziano. Il 15 settembre le truppe libiche raggiunsero Bug-Bug, il raggruppamento e le altre truppe motorizzate (1ª Divisione CC.NN. “23 marzo” e 1º Raggruppamento carristi) ricevettero l’ordine di avanzare con la massima celerità verso Sidi el Barrani, a 100 chilometri dal confine libico, dove entrarono il 16 settembre.

Colonna di autocarri sahariani AS37 del Raggruppamento Maletti in marcia verso Sidi Barrani.

Colonna di autocarri sahariani AS37 del Raggruppamento Maletti in marcia verso Sidi Barrani.

Qui il generale Rodolfo Graziani, a corto di carburante e rifornimenti, arrestò l’avanzata e fortificò le posizioni. Il raggruppamento si attestò sulle colline di Alam Nibeiwa, 20 chilometri a sud di Sidi el Barrani, in posizione protetta da campi minati, terrapieni e fossati. Il campo trincerato presidiato dal raggruppamento Maletti era in pratica la prima linea a diretto contatto con la linee britanniche.

Il 9 dicembre del 1940, dopo aver ricevuto sostanziosi rinforzi, i britannici diedero il via all’operazione Compass, attaccando il campo trincerato con l ’11ª Brigata di Fanteria indiana composta da un battaglione britannico e due indiani, appoggiata da 47 carri medi Mk II Matilda del 7° Royal Tank Regiment, preceduti da un violento bombardamento delle artiglierie della 4ª Divisione indiana.

Alle 7:45 le fanterie anglo-indiane, supportate dai Matilda, attaccarono l’angolo nord-ovest del campo; i 23 carri medi M11 italiani stazionavano in questa posizione, fuori dal muro perimetrale, e vennero rapidamente travolti con la distruzione di 15 mezzi e la cattura dei restanti. I carristi italiani erano stati colti mentre stavano riscaldando i motori dei loro mezzi, e non ebbero in pratica il tempo per opporsi all’attacco; in ogni caso, i cannoni da 37 mm dei loro carri non erano in grado di perforare la pesante corazza frontale dei Matilda.

Lo scontro si trasferì quindi all’interno del campo, dove i reparti italo-libici si batterono accanitamente; nel corso dell’azione che porterà all’annientamento del raggruppamento “Maletti”, troverà la morte anche il suo comandante. Il generale cadrà in combattimento, mentre ancora in pigiama sparava con una mitragliatrice contro i carri britannici. Intorno alle 8:30 la resistenza organizzata ebbe termine, la battaglia era costata la perdita di 800 soldati uccisi, 1 300 feriti e 2 000 presi prigionieri. Le perdite britanniche furono invece molto più leggere, per un totale di 56 vittime.

Durante la sua lunga carriera al generale Pietro Maletti furono conferite tre medaglie d’argento al Valor Militare (in Tripolitania nel 1917, in Cirenaica nel 1928 e in Africa Orientale nel 1938), due medaglie di bronzo (sul fronte italiano nel 1916 e in Tripolitania nel 1919), una croce di guerra al Valor Militare (in Tripolitania nel 1917) e il cavalierato dell’Ordine Militare d’Italia (in Africa Orientale nel 1936). Ebbe anche due promozioni per meriti di guerra: a colonnello nel 1931 e a generale di brigata nel 1936.

Per il suo comportamento nella difesa del campo trincerato gli fu conferita la medaglia d’oro al Valor Militare alla memoria con la seguente motivazione:

«Comandante di un raggruppamento di truppe libiche, attaccato da forze corazzate preponderanti, con incrollabile fermezza ed imperturbabile calma disponeva i propri reparti alla resistenza, presente ove più ferveva la lotta e maggiormente imperversava il fuoco. Ferito, mentre dall’alto di un autocarro impartiva ordini e dirigeva il fuoco sui mezzi nemici irrompenti nelle nostre linee, continuava nella sua azione di comando, acconsentendo, soltanto dopo vive insistenze, a farsi sommariamente medicare. Colpito una seconda volta si abbatteva al suolo agonizzante, e, pur presentendo imminente la fine, al suo capo di stato maggiore, accorso al suo fianco per soccorrerlo, ordinava di non curarsi della sua persona, ma di provvedere all’estrema resistenza e di contrattaccare alla baionetta appena esaurite le munizioni. Combattente di quattro guerre, più volte decorato al valore, chiudeva in tal modo la sua nobile esistenza, tutta dedita alla sua missione di soldato, aperta alla voce del dovere e del sacrificio, dedicata al culto della Patria.

Alam el Nibeiwa (Egitto), 9 dicembre 1940.»

Gli sono state dedicata vie nei comuni di Mantova, di Cocquio Trevisago (paese del quale fu sindaco, negli Anni Settanta, sua figlia Ginevra) e nella natia Castiglione delle Stiviere. In quest’ultimo comune la dedica è stata tolta per “inopportunità” nel febbraio 2017. Stessa cosa a Mantova, nell’aprile 2018.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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