2^ G.M. I bollettini di Guerra

Cavallero nuovo Capo di Stato Maggiore Generale

Nell’ottobre del 1940, Mussolini, in un incontro riservato a Palazzo Venezia comunicò a Badoglio e a Roatta, all’epoca sottocapo di stato maggiore dell’Esercito, l’intenzione di dichiarare guerra alla Grecia. Secondo quanto sostenne Roatta, i due generali fecero presente al Capo del governo l’esigenza di impiegare almeno venti divisioni, per il cui trasferimento in Albania sarebbero stati necessari almeno altri tre mesi.

Dai verbali della riunione ufficiale con l’intero stato maggiore, che si tenne il 15 ottobre alle ore 11, tuttavia, non risulta che Badoglio che da circa quindici anni ininterrotti, ricopriva la carica di Capo di Stato Maggiore Generale, abbia posto alcuna obiezione, approvando passivamente l’intervento militare.

Il successivo 28 ottobre , tre giorni dopo la data fissata in origine da Mussolini, ritardo richiesto e ottenuto dallo stesso Badoglio, le esigue truppe italiane presenti in Albania davano il via all’invasione della Grecia. La data coincideva con il 18° anniversario della marcia su Roma.

Dopo i primissimi giorni di avanzata le cose per le truppe italiane cominciarono a prendere una brutta piega. Il 10 novembre, si tenne un’ulteriore riunione tra Mussolini e i Capi di stato maggiore. In tale occasione Badoglio fu lapidario: non poteva essere addebitata alcuna colpa allo stato maggiore dell’esercito che, sin dal 14 ottobre aveva fatto presente i tempi e i modi necessari per l’intervento, senza essere ascoltato.

Ugo Cavallero

Mussolini non replicò, ma, nei giorni successivi, Badoglio fu oggetto di aspre critiche da parte del gerarca Roberto Farinacci, sul quotidiano “Regime Fascista”. Il Maresciallo presentò allora le sue dimissioni dalla carica di capo di stato maggiore generale, certo che sarebbero state respinte.

Il 4 dicembre 1940 le dimissioni furono accettate da Mussolini, che nominò al suo posto il generale Ugo Cavallero. Egli ricoprirà la più importante carica in seno alle Forze Armate Italiane dal 5 dicembre 1940 fino agli inizi del 1943, ereditando una situazione militare a dire poco disastrosa in Grecia, dove le truppe nemiche erano riuscite a penetrare in profondità in territorio albanese e non molto migliore in Africa settentrionale.

Per prima cosa si dedicò al fronte greco-albanese, dove si recò più volte, sostituendo “de facto” il genrale Ubaldo Soddu nella carica di Comandante del gruppo d’armate, lasciando temporaneamente le sue funzioni di Capo di Stato Maggiore al sottocapo Alfredo Guzzoni. Riuscì a fermare l’offensiva dell’esercito greco lanciata nel gennaio 1941dal suo omologo Alexandros Papagos e che avrebbe dovuto portare alla rottura del fronte alla resa delle truppe italiana in Albania.

Rientrato a Roma nel maggio 1941, dopo la resa della Grecia, congedò Guzzoni, e ottenuta l’approvazione della legge del 27 giugno 1941 che gli dava poteri direttivi sui Capi di stato maggiore delle tre Forze Armate, riorganizzò razionalmente il Comando Supremo per poter esercitare l’effettivo coordinamento interforze ed effettuare l’opportuno controllo su tutti i settori della nazione in guerra.

La sua acquiescenza al desiderio di Mussolini di inviare truppe a combattere sul fronte russo, portò all’invio di forze sempre più numerose a partire dal primo semestre 1942, che assorbirono la totalità delle moderne artiglierie disponibili e l’utilizzo di oltre 16.000 automezzi che sarebbero stati indispensabili sul fronte libico.

Egli ebbe sempre un’acuta percezione dei problemi della guerra sul teatro mediterraneo e africano, tanto che dal maggio 1941 al giugno 1942 si recò in Africa settentrionale ben tredici volte,  e fu instancabile sostenitore dell’Operazione C3, la prevista invasione dell’isola di Malta, messa in programma dalla fine del 1941. Controverso fu il suo rapporto con il generale Rommel comandante dell’Afrika Korps, formalmente alle dipendenze di Cavallero ma che di fatto agiva autonomamente e spesso disattendendo gli ordini ricevuti dal Comando Supremo Italiano.

La realizzazione di tale operazione fu definitivamente vanificata nel giugno 1942 quando Hitler, dopo la caduta di Tobruk, decise che Rommel avrebbe inseguito le truppe inglesi in Egitto, rinunciando all’occupazione di Malta. Tale attacco era stato approvato dal Führer solo due mesi prima durante un incontro tenutosi al Berghof alla presenza di Mussolini e Cavallero.

Promosso Maresciallo d’Italia il 1º luglio 1942, dopo la vittoria che aveva portato alla conquista della piazzaforte di Tobruch, assedita da circa un anno e mezzo, pochi mesi dopo sarà impegnato, dopo la sconfitta nella decisiva battaglia di El Alamein e lo sbarco anglo-americano nell’Africa francese, nei complessi problemi dell’evacuazione della Libia e della creazione di una testa di ponte in Tunisia.

Cavallero fu rimosso dall’incarico alla fine del gennaio 1943, sostituito dal generale Vittorio Ambrosio.

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