L’eccidio di Portofino

Nella zona di Portofino a seguito dell’armistizio dell’ 8 settembre 1943, si era insediato un nutrito contingente di marina germanica in funzione di avvistamento e difesa costiera comandato dal tenente Ernst Reimers. Egli aveva stabilito il proprio comando nel castello di San Giorgio, situato oltre il piccolo paese di Portofino verso la punta orientale del capo, e lo aveva parzialmente trasformato in una prigione allestendovi numerose celle.

Nella notte fra il 2 e il 3 dicembre del 1944, a Portofino sulla spiaggia chiamata dell’Olivetta, si consumava l’eccidio che vedeva coinvolte 22 persone, veri e presunti antifascisti prelavati il giorno prima dalle carceri di Marassi a Genova e di Chiavari. La scelta degli sventurati avvenne per determinazione del Colonnello Sigfried Engel, responsabile della Sipo la polizia di sicurezza germanica a Genova.

Le ragioni dell’eccidio di Portofino non furono mai giustificate dai tedeschi come rappresaglia, anche se l’ipotesi più probabile, fu la reazione tedesca contro l’azione delle Comando generale delle brigate Garibaldi, che nel corso della cosiddetta “giornata della spia”, del 30 novembre uccisero nove presunte spie fasciste, in zone diverse del Ponente genovese.

E’ un’azione che dimostra la forza delle azioni partigiane. Il comando tedesco decreta il coprifuoco dalle 19.00 alle 5.00 nelle zone teatro degli attentati: Cornigliano, Sestri Ponente, Pegli, Prà, Voltri, Bolzaneto, San Quirico, Pontedecimo e Campomorone e nella notte tra il 2 e 3 dicembre scatta la rappresaglia nazista per i nove uccisi.

I ventidue prigionieri politici, furono fucilati, quindi i loro corpi, legati l’uno all’altro con filo di ferro, furono gettati in mare, al largo della baia, con sassi e pesanti tombini come zavorra. Di loro non si trovò mai alcuna traccia, anche se, nelle settimane successive, alcuni pescatori rinvennero, imbrigliati nelle loro reti, dei resti umani legati da filo spinato che, prontamente, rigettarono a mare per paura di repressioni o rappresaglie.

Per compiere e far compiere il misfatto, si dice che il comandante del porto di S. Maria Ligure, il tenente di marina Ernest Reimers, si fosse ubriacato, seguito nell’esempio dai suoi soldati. Dello stesso ufficiale si apprese, da una relazione redatta il 1° luglio del 1949 a Santa Margherita Ligure, che era un «crudele esecutore di ordini di tortura che venivano per lo più eseguiti nel cosiddetto “cimitero delle persone vive” sito a Portofino».

Il fascicolo relativo alla strage dell’Olivetta, assieme ad altri 695, venne archiviato il 14 gennaio 1960 e rinvenuto, insieme a molti altri soltanto nel 1994 in un armadio, soprannominato in seguito “l’armadio della vergogna”, in un locale di Palazzo Cesi a Roma. Il fascicolo fu quindi trasmesso dal Ministero della Giustizia il 14 dicembre 1994 al P. M. di Torino per avviare, contro Reimers, un processo per i reati di violenza con omicidio, saccheggio, rapina, sequestro di persona e collaborazionismo.

Inspiegabilmente, Reimers fu dichiarato “irreperibile” e terminò tranquillamente i suoi giorni, all’età di 90 compiuti, precisamente il 27 settembre 2012, a Wedel, una città di 32.000 abitanti dello Schleswing-Holstein, in Germania. Diversa ma con la medesiam conclusione la vicenda giudiziaria di Friedrich Wilhelm Konrad Siegfried Engel conosciuto come “Il Boia di Genova”, colui che redasse la lista dei condannati a morte.

Nel 1996 Engel fu indagato per “reato continuato di violenza in concorso con omicidio in danno di cittadini italiani” dalla procura militare presso il Tribunale militare di Torino: fu in seguito rinviato a giudizio e condannato all’ergastolo in contumacia il 15 novembre 1999, per la strage della Benedicta (147 fucilati), per la Strage del Turchino (59 fucilati), per la Eccidio di Portofino (22 fucilati) nel 1944 e per la Strage di Cravasco, nei pressi di Campomorone (20 fucilati).

La condanna non venne mai scontata dato che le autorità tedesche non concessero mai l’estradizione richiesta dal ministero di Giustizia italiano.  Nel marzo 2000, però, la procura di Amburgo ha richiesto gli atti processuali a quella di Torino per riprocessare Engel in Germania, e nel 2002 è stato condannato a sette anni, che non ha mai scontato, dal tribunale di Amburgo. Engel è morto ad Amburgo il  4 febbraio 2006.

Prima di chiudere il presente post riportiamo l’elenco completo delle ventidue vittime.

Albramo Bassignani
Domenico Camera
Agostino Carniglia
Emanuele Causa
Otello Cenatelli
Cafiero Cipriani
Giovanni Costaluigi
Carlo Dellacasa
Domenico De Palo
Carlo Faverzani
Antonio Ferrari
Marcello Goffi
Giuseppe Golisano
Bartolomeo Maffei
Onelio Matterozzi
Alfredo Meldi
Luigi Calso Meldi
Tullio Molteni
Giovanni Odicini
Emanuele Sciutto
Cipriano Turco
Diofebo Vecchi

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