2^ G.M. Africa Settentrionale

Il discorso di commiato del colonnello Montemurro dall’8° bersaglieri

L’11 febbraio del 1942 dopo aver guidato con esaltanti risultati, ammessi sia dagli alleati tedeschi che dai nemici britannici, il colonnello Ugo Montemurro salutava i suoi soldati dell’ 8° reggimento bersaglieri in Africa settentrionale per raggiungere il suo nuovo reparto, sul fronte russo.

Durante l’eroico e vittorioso combattimento sostenuto nei primi giorni di aprile del 1941 nella zona di El Mechili, il colonnello fu decorato con la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Per la stessa azione il comandante dell’Africa Korps, Erwin Rommel volle il suo piumetto e lo decorò personalmente sul campo con la Croce di Ferro tedesca di Prima Classe.

Rommel decora Ugo Montemurro

Sotto il testo completo del suo discorso di commiato:

«Ufficiali, sottufficiali, bersaglieri dell’8°:
Dopo lunga, dolorosa assenza, costretto alla rinuncia definitiva, cedo oggi il comando dell’8°!
Con animo triste ed addolorato, vi porgo il mio saluto di congedo.
Il mio spirito si trasporta oggi costà, su codesta dura aspra terra, dove nelle ben note buche, tra le postazioni e le armi, voi, cari compagni d’arme, che foste e siete ancora le mie creature dilette, vigilate al posto d’onore, in prima linea, di fronte al nemico.
Mi vedo in mezzo a voi, riconosco uno ad uno i fieri cari volti adornati dall’adorato piumetto e, con dolorosa commozione, parlo a ciascuno, ciascuno stringendo al petto. E innanzi a tutti, su tutti sovrastanti per la smisurata statura raggiunta dai loro spiriti gloriosi, rivedo e saluto reverente tutti quelli che non sono più: tutti gli Eroi dell’8° che con il sacrificio delle loro balde esistenze sono i più degni e meritevoli tra noi; tutti i nostri Caduti che da Agedabia a Passo Halfaya hanno seminato la gloria dell’Ottavo Reggimento di Ferro.
E rivedo tutti coloro che, pur combattendo strenuamente, cedettero alla sfortuna e, caduti in mano al nemico, conducono ora la più miserevole esistenza lontano dalla Patria amata e coloro che, per ferita o malattia non più rientrati al Reggimento del cuore, soffrono ora di esserne lontani, di non partecipare alle nuove gloriose battaglie, di non poterlo seguire e di non potere con esso raggiungere la desiata meta di vittoria!
Miei diletti, mie amate creature, baldi e fieri bersaglieri dell’8°!
Sempre mi avete dato grande soddisfazione, sempre il mio cuore di comandante ha esultato per le vostre gesta ed ha avuto motivo di essere fiero di voi. Fin dal giugno 1940, assumendo il comando di Reggimento, radunato nelle piaghe di Rezzato, rispondeste al mio saluto con la promessa più vibrante e, poi, in Africa, quando al chilometro 20 da Tripoli, prima di iniziare la marcia che doveva darci tanta gloria, mentre l’ora sembrava più triste perché fra noi ed il nemico baldanzoso sembrava che nessuno osasse opporre il proprio petto, voi rispondeste al mio appello con quel grido di esultanza che mi diede la più grande gioia, che mi apri il cuore alla speranza e alla grande certezza: certezza che l’8’ non sarebbe mai venuto meno alle sue nobili tradizioni dl gloria. che sarebbe stato degno del suo passato e l’avrebbe anzi superato anche nel momento più critico della nostra guerra.
E così fù Superbi. audaci. vibranti di slancio e di ardore bersaglieresco. in ogni scontro con il nemico lasciaste la vostra ferrea impronta e per tutta l’aspra terra della Cirenaica, fino sulle rocce sconvolte dell’Halfaya, il vostro volo vittorioso di piume non ha avuto che un nome:
Tutti vi hanno conosciuti ed ammirati Il nemico vi ha temuti, gli alleati tedeschi vi hanno apprezzato, i comandi tedesco e italiano vi hanno prediletti, i camerati delle altre armi vi hanno invidiati!
Questo ho potuto constatare sempre col più grande orgoglio di vostro comandante.
Ed anche durante la mia assenza, quando nuove dure prove avete affrontato. quando a Bir el Gobi vi faceste stritolare dai carri armati nemici piuttosto che cedere, foste degni del passato, foste gli stessi bersaglieri di EI Mechili, di Capuzzo e di Halfaya.
Ed ora non sono più il vostro comandante, il mio nome non è più alla testa del più ferreo reggimento di bersaglieri d’Italia!
Non sarò più con voi nelle nuove lotte, nelle nuove vittorie, nelle nuove glorie!
La mia rinuncia è terribilmente dolorosa, il mio congedo estremamente triste.
Ma io sarò sempre con voi, vi seguirò ovunque, vivrà sempre la vostra vita.
Mentre il vostro comandante vi saluta, mentre bacia la diletta bandiera, vuole da voi la ferma promessa che sarete sempre più degni del passato, sempre i leggendari bersaglieri del ferreo 8’ in terra d’Africa!
Ricordate che voi avete la grande ventura di poter guardare in viso il nemico. di potergli dire quello che merita.
Dovete tener duro! Tener duro fino al momento in cui potrete marciare di nuovo verso est e volare alle calcagna degli inglesi. passare avanti alle tombe ove attendono i nostri gloriosi Caduti, presentare loro le armi, giurare di vendicarli e proseguire fino a raggiungere la meta agognata. ove finalmente potrete issare la Bandiera invitta dell’8’.
F.to Col. Ugo Montemurro.

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