2^ G.M. Crimini e stragi partigiane

L’eccidio degli alpini della Monterosa

Siamo negli ultimi giorni del novembre del 1944, ultimo inverno del secondo conflitto mondiale, quando due plotoni di alpini appartenenti alla 67° compagnia del Battaglione Cadore, della divisione alpina Monterosa, inquadrata nell’Esercito Nazionale Repubblicano, entrano in contatto, sulla strada montana che porta a Bardineto,Savona, con preponderanti formazioni partigiane, e precisamente la 5° brigata Partigiana Garibaldina composta da ben tre distaccamenti.

Nei durissimi combattimenti che ne seguirono, un dei due plotoni riesce a sganciarsi e  a far ritorno al proprio reparto acquartierato a Ceva, mentre l’altro viene circondato e continua a combattere in attesa di rinforzi che tuttavia non possono giungere nell’ immediato, visto che zona è impervia. Nelle prime fasi dei combattimenti perde la vita l’ufficiale comandante, il tenente Armando Merati, che viene sostituito da un sottotenente medico, Mario Da Re, il quale con altrettanto valore, guida il reparto nella difesa della posizione.

Lo scontro si protrasse per lunghe ore in maniera intensa, la brigata partigiana subisce forti perdite, perdite si registrano anche nelle file degli alpini, muore anche l’alpino semplice Primo Durante. Al termine dello stesso, gli alpini superstiti, 17 per la precisione verranno disarmati e dichiarati prigionieri di guerra. Privati immediatamente delle armi e poi dell’abbigliamento personale, vennero portati al forte Tortagna. L’edificio costruito tra il 1883 ed il 1895, fu voluto dal Regio Esercito e faceva parte del più complesso sistema difensivo, denominato “Piazza delle Alpi Liguri”, che si estendeva da Ventimiglia a Savona.

Forte Tortagna eccidio alpini Monterosa

Tornando ai poveri giovani alpini, vennero rinchiusi in una cantina, nel livello più basso del forte. Alla mattina erano quasi assiderati e visto che si sapeva che era imminente un contrattacco dei militari della Repubblica Sociale per liberarli, i comandi partigiani decisero di eliminarli, consapevoli di non poter reggere un attacco da parte di treuppe regolari inviate in forze sul posto. Così all’alba iniziarono i prelevamenti dei prigionieri, per portarli davanti al plotone di esecuzione che li aspettava in uno spiazzo nella foresta a breve distanza dal forte.

Quando il comandante Del Re, comprese la sorte che attendeva i suoi soldati, li incitò ad avere coraggio e li invitò a cantare le più note canzoni degli alpini, corpo a cui essi appartenevano. Sul colle Tortagna, cominciarono a “cantare” anche le mitragliatrici e i boia partigiani portavano a termine lo sterminio degli inermi prigionieri, ponendo fine alle loro giovani vite. Come si è detto i prigionieri erano diciassette e di questi sedici vennero giustiziati.

L’ultimo a cadere fu il sottotenente medico Mario Del Re che ebbe un comportamento onorevole sino all’ultimo istante della sua vita, cadde gridando in faccia ai suoi aguzzini “ Viva l’Italia”, in seguito, verrà decorato dal Governo della Repubblica Sociale Italiana con la Medaglia D’oro al Valor Militare, naturalmente non riconosciuta dal governo successivo.

Ecco i nomi degli alpini, uccisi senza un minimo di pietà e di giustizia:

Calcinotti Edoardo,

Canziani Giovanni,

De Rin Tullio,

De Battè Brunetto,

De Biasi Mario,

Fiorini, Garda Ivo,

Meraviglia Antonio,

Pietrobono Osvaldo,

Ragazzoni Vittorio,

Rorato Luigi Ermanno,

Saturio Antonio,

Scola Alfredo,

Tornabene Mario,

Uliana Saverio,

Vanele Mario,

Viviani Zeldino.

Unico sopravvissuto alla strage sarà un giovanissimo alpino, poco più che diciassettenne, che potrà scampare alla morte grazie al sacrificio del suo comandante, il sottotenente Mario Del Re, che chiederà la grazia per lo stesso, data l’età. Il ragazzo che si chiamava Albareti ebbe la possibilità di riferire al proprio comando cosa accadde ai suoi camerati e sarà come detto l’unico sopravvissuto all’ignobile strage.

Monumento ai Caduti di Colle Tortagna

I corpi dei militari, saranno esumati e ricomposti solo quattordici anni dopo, nel 1958 presso il Cimitero di Vittorio Veneto, frazione Ceneda. Sul sito della strage a quota 1090, è stato posto un cippo in memoria delle vittime di questa ennesima ed assurda strage e annualmente viene celebrata una messa in memoria dei caduti.

Prima di chiudere il post ricordiamo che solo pochi anni fa, gli alpini della Repubblica Sociale hanno ottenuto il riconoscimento da parte dell’A.N.A l’Associazione Nazionale Alpini. Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

 

 

4 risposte »

  1. Fino a poco tempo fa anche l’ANA non riconosceva questi morti nelle commemorazioni ufficiali.
    Ora, se non erro, gli alpini della RSI vengono considerati caduti in guerra senza distinzione di appartenenza.

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  2. L’esercito della RSI ha combattuto una guerra che sapeva che avrebbe perso. I suoi reparti, come la “Monterosa”, prevalentemente composti da giovani soldati, quasi adolescenti, che erano consapevoli dell’immane sconfitta hanno combattuto nonostante tutto con coraggio morendo eroicamente!!!!

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  3. Per favore non usate il termine ” giustiziati” non è stat fatta giustizia ma un assassi io plurimo perciò “…..e di questi 16 vennero barbaramente assassinati” GRazie

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