La storia della città di Aprilia e il suo coinvolgimento nel secondo conflitto mondiale

L’operazione portata a termine nella giornata di ieri dagli artificieri dell’Esercito, che hanno disinnescato una bomba d’aereo inglese da 500 libbre risalente alla II Guerra Mondiale, ci da lo spunto per parlare della nascita delle città e delle operazioni militari introno ad Aprilia e al terribile bombardamento del 17 febbraio 1944.

Aprilia nasce nel 1936 con tutte le caratteristiche di un borgo rurale. La sua realizzazione rientra nel progetto della “bonifica integrale” delle Paludi Pontine. Tale progetto prevedeva, dopo il prosciugamento della palude, il riassetto del territorio al fine di gestirne l’utilizzazione agricola e la realizzazione delle “città nuove” (Latina, Sabaudia, Pontinia, Aprilia, Pomezia), che rappresentano uno degli esperimenti dell’urbanistica moderna di maggior interesse compiuti in Italia. Mussolini investì molto nel progetto che immaginava come un potenziale grande orto da realizzare intorno a Roma.

Costruzione di Aprilia.jpg

Furono vani in passato i tentativi di bonificare il territorio, caratterizzato da insalubrità e spopolamento dovuto alla malaria, tra cui quello operato da Livio Odescalchi nel primo ventennio del XVIII secolo e quello messo in atto da Papa Pio VI alla fine dello stesso secolo: le Paludi Pontine rappresentavano, quindi, il luogo su cui il regime fascista giocava la sua credibilità di forza nuova, programmatica e concreta. Mussolini affidò all’ Opera Nazionale Combattenti i lavori che iniziarono, per la parte idraulica, nel 1926, ma, solo tra la fine del 1931 e quella del 1934, l’impresa assunse dimensioni considerevoli.

Il programma relativo ai lavori di bonifica e di infrastrutturazioni del territorio consisteva in più di 2.000 km di canali, 10.000 km di scoline, 900 km di strade, 4.000 case coloniche, 5 centri urbani maggiori e 17 borghi rurali. Nella realizzazione di questa grande mole di lavoro costituita da costruzioni idrauliche, edilizie, stradali, taglio dei boschi, fabbricazione del carbone, lavori industriali, furono coinvolte decine di migliaia di operai provenienti da tutte le regioni d’Italia

Il 18 dicembre 1932, Mussolini inaugurò Littoria (l’attuale Latina), la prima delle cosiddette “città nuove”. Sabaudia fu fondata nell’agosto del 1933 e inaugurata nell’aprile dell’anno successivo. Nel dicembre del 1935 venne inaugurata Pontinia, il 25 aprile 1936 il Duce fondò, con il simbolico rito del solco romano, Aprilia che inaugurò il 29 ottobre 1937, infine nell’ottobre del 1939 venne inaugurata Pomezia.

Aprilia nel settembre del 1943

Aprilia “quarto comune dell’Agro redento”, doveva essere ubicata, secondo le dirette indicazioni di Mussolini, in un’area paludosa di 12.000 tagliata dalla via Nettunense e la progettata via Mediana (asse di collegamento tra Littoria, la bassa Valle del Tevere e l’Aurelia), in prossimità del cui incrocio, sarebbe sorto il centro urbano. Erano previsti 12.000 abitanti, di cui 3.000 residenti nel centro urbano, 9.000 nei poderi del suo territorio ospitate in una città le cui caratteristiche costruttive ed architettoniche degli edifici, avrebbero dovuto ispirarsi “a somma semplicità (…) rifuggendo dall’impiego di parti decorative non sobrie”.

Il nucleo urbano era organizzato secondo due assi di ortogonali convergenti in piazza Roma, polo urbano caratterizzato dalle emergenze della Torre civica e di quella Campanaria, intorno alla quale si attestavano gli edifici più importanti come la Casa Comunale, la Caserma dei Reali Carabinieri, la Casa del Fascio, la Chiesa, la trattoria con la locanda e il cinematografo.

Aprilia venne coinvolta direttamente dagli eventi bellici della seconda guerra mondiale. La città era denominata dagli alleati “The Factory” (la fabbrica) per il suo chiuso nucleo centrale edificato in mattoni rossi, che dall’alto dei ricognitori aerei doveva sembrare, appunto, una fabbrica. Gli Alleati sbarcano sul litorale di Anzio alle 2.04 del mattino di sabato 22 gennaio 1944 e danno inizio a quattro mesi di battaglie furibonde tra due fronti di 100.000 soldati ciascuno.

Per quattro drammatici mesi la guerra si blocca nella piccola area del Lazio tra Anzio ed Aprilia, senza vincitori né vinti, nonostante l’immenso spiegamento di uomini e mezzi combattenti, con un numero altissimo e sproporzionato di caduti e dispersi. Particolarmente cruenti furono i combattimenti che si svolsero nei circa 60 ettari della Tenuta Calissono Bulgari che provocarono la morte di circa 12 milia uomini oltre a 65 mila feriti.

Oltre agli scontri a terra ci sono massicci bombardamenti aerei, il 17 febbraio 1944 in un solo giorno gli Alleati sganciano 972 tonnellate di bombe da 813 bombardieri. La concentrazione di fuoco è altissima, in proporzione alla relativamente scarsa superficie di combattimento: 800 aerei (1 ogni 10 metri), 1.200 kg di bombe aeree ogni metro, 73.000 mine tedesche, 121.000 mine alleate (5 mine per metro) e il centro urbano quasi completamente raso al suolo.

Le macerie di Aprilia.jpgTerminata la guerra, cominciarono i lavori di ricostruzione della città che era ridotta ad un cumulo di macerie e un grande contributo alla rinascita della città fu sicuramente dato dagli uomini che, a rischio della propria vita, operarono la bonifica dei campi minati nell’Agro Pontino. L’operazione di ieri degli artificieri dell’Esercito, dimostrano che la zona è ancora, a quasi 75 anni dalla fine della guerra interessata dalle suddette operazioni.

Aprilia venne ricostruita mantenendo il carattere di comune agricolo: all’inizio degli anni ’50 era poco più che un villaggio situato in una zona, considerata tra le più depresse e, proprio per tale motivo, venne inclusa, nelle aree protette della Cassa per il Mezzogiorno.

Il contributo statale insieme ad una serie di fattori come la vocazione industriale del terreno o la vicinanza del mercato di Roma, diedero il via ad un processo di industrializzazione. La prima fase di questo processo si è attuata negli anni ’50: nel decennio 1951-1960 entrarono in funzione nel Comune di Aprilia 28 complessi industriali (di cui 10 di origine locale), tra cui la Simmenthal, l’Enotria, la Zenit, il Caseificio Vallelata, la Fimap, la Scherer, i Laboratori Italo Americani, la Farmaceutici Gellini, la Somma. Il decennio 1961- 1970 è il periodo che registra il maggior incremento in termini di nuovi insediamenti industriali e di ampliamento delle aziende preesistenti.

Entrarono in funzione, in questo periodo, 56 stabilimenti di rilevanza notevole dal punto di vista occupazionale: la Recordati, la Vianini, la Doro (poi Elah, General Food, Maggiora), la Buitoni, la Abbott, la Bordoni Miva (poi AVIR), la Yale, la Ingred, la Massei Ferguson, l’Angelini. Negli anni ’80, l’apertura di 38 nuovi stabilimenti, caratterizzati da piccola dimensione e produzione diretta al mercato interno, accrebbe il ruolo egemone del comune di Aprilia all’interno della Provincia di Latina, sia per il maggior numero di industrie in funzione della sua area, sia per la maggiore stabilità di quelle preesistenti.

Negli anni ’90 si è avvertito il passaggio da un’economia di tipo industriale, ad una di tipo post-industriale che sta portando ad un crescente sviluppo del settore terziario. Oggi il centro urbano si presenta in modo notevolmente diverso: l’attuale aspetto è dovuto all’abbattimento (negli anni ’70) della Casa del Fascio, alla ricostruzione del Municipio, alle parziali modifiche di tutti gli altri edifici, ristrutturati nel dopoguerra e alla recente ricostruzione del Campanile della Chiesa di S. Michele Arcangelo nel 1999.

Prima di chiudere due righe sulla delicata operazione svoltasi nella giornata di ieri. Le operazioni di disinnesco, coordinate dalle prefetture di Latina e di Roma, hanno comportato l’evacuazione, per ragioni di sicurezza, di un’area di circa 1.800 metri di raggio, e quindi di oltre 3.000 residenti. Per effettuare l’intervento sono stati impiegati gli gli specialisti provenienti dal 21° reggimento genio Guastatori di Caserta. L’intervento di rimozione delle spolette si è concluso alle 12:15, con circa un’ora di anticipo rispetto al programma. La bomba sarà fatta brillare nella cava Stradaioli di Aprilia.

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