2^ G.M. Regia Aeronautica

Ernesto Botto, asso dell’Aeronautica soprannominato “gamba di ferro”

Ernesto Botto nasce a Torino il 8 novembre 1907, e dopo aver conseguito la licenza in fisica e matematica nel 1929, si arruola come allievo ufficiale della Regia Aeronautica, frequentando il corso “Grifo” dell’Accademia Aeronautica allora con sede a Caserta, conseguendo nel 1932 il brevetto di pilota d’aeroplano e venendo nominato l’anno successivo sottotenente del Ruolo naviganti.

Ernesto Botto ripreso all'epoca della guerra civile spagnola

Ernesto Botto all’epoca della guerra civile spagnola

Sempre nel ’32 viene promosso tenente istruttore alla scuola caccia di Castiglione del Lago, mentre nel 1936 venne assegnato al 57º gruppo del 1º Stormo e promosso capitano, Nel 1937 assegnato al 4º Stormo, comandò la 32ª Squadriglia caccia nella guerra civile spagnola. Il 12 ottobre 1937 la sua squadriglia decollò insieme alla 31ª del capitano Luigi Borgogno e durante uno scontro a Fuentes de Ebro venne colpito da un proiettile alla gamba destra che fu fracassata.

Riuscì comunque a rientrare alla base e venne ricoverato lungamente all’ospedale di Saragozza, dove fu però necessario amputargli parte della gamba destra, sostituita poi con un arto artificiale. Recatosi in visita con le stampelle al suo reparto, rimase commosso dal notare che tutti gli aerei erano stati decorati con il simbolo di una “gamba di ferro” in suo onore e da allora questo fu il suo soprannome.

Al rientro in Patria, venne acclamato e festeggiato e decorato con solenne cerimonia all’Altare della Patria con la medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione:

«Volontario in missione di guerra per l’affermazione dell’ideale fascista, si dimostrava in ogni circostanza pilota da caccia di indomito valore. Comandante di eccezionale perizia e ferrea volontà, coglieva, alla testa della sua squadriglia, in aspri combattimenti, cinque vittorie individuali e quindici collettive. Nel cielo di Aragona,attaccata impetuosamente una formazione nemica, annullava con strenua combattività una grave situazione di inferiorità numerica e tattica ed abbatteva personalmente un avversario. Colpito da proietto che gli frantumava un femore, non desisteva dal combattimento fino a quando, paralizzato nei movimenti, precipitava per duemila metri. Riuscito a rimettere il velivolo e ad atterrare in un campo, ai superiori accorsi nonostante fosse in disperate condizioni fisiche, esponeva serenamente le vicende del combattimento. Amputato di una gamba, dava meravigliosa prova di fortezza d’animo e di purità spirituale, mostrandosi addolorato soltanto perché la mutilazione toglieva alla causa un pilota. Per lunghi giorni, tra la vita e la morte, era ai suoi camerati di luminosissimo esempio per la serenità e l’alto sentire che è degli eroi.»
— Cielo de Fuentes de Ebro, 5 maggio -12 ottobre 1937

La “gamba di ferro” emblema del VI Gruppo Caccia dal 1937

La 32ª Squadriglia venne ufficialmente battezzata “gamba di ferro”. Botto per un lungo periodo non fu richiamato in servizio, poiché le sue condizioni erano valutate inadatte al pilotaggio, ma nel settembre del 1938, con una protesi applicata in Germania si addestra al volo su aerei a doppio comando e dopo un mese viene riammesso in servizio quale Comandante della 73^ Squadriglia Caccia del 4º Stormo basato all’Aeroporto di Gorizia.

Nel 1939 venne promosso maggiore, poi nel 1940 in Libia, a capo del 9º Gruppo del 4º Stormo caccia, subì una grave ferita alla testa in un incidente stradale che lo rese definitivamente inadatto al volo., ma non per questo la sua guerra era finita. Nel giugno del 1941 venne promosso tenente colonnello e dopo essere stato a disposizione del Capo di Stato Maggiore della Regia Aeronautica, nel 1943 venne designato comandante della Scuola caccia di Udine, poi di Gorizia.

Nella sua carriera di pilota dal 1937 al 1940 a Botto vengono generalmente attribuite cinque vittorie durante la guerra civile spagnola e tre durante la seconda guerra mondiale, che lo rendono quindi un asso dell’aviazione.

Nei tragici giorni dell’armistizio dell’ 8 settembre 1943, venne sorpreso dalla notizia mentre era in servizio nella Scuola caccia di Gorizia. Recatosi a Roma, discusse assieme al generale di brigata aerea Tessari (comandante del 53º Stormo), al colonnello Falconi (alla guida del 3º Stormo) e a vari altri ufficiali come il colonnello Angelo Tondi, pilota personale di Mussolini, dell’opportunità di costituire una “legione straniera aerea” al fianco della Luftwaffe. Sebbene la diffidenza maturata da alcuni ufficiali verso i tedeschi che avevano già internato migliaia di militari italiani, era da loro vista come l’unico alleato per combattere le aviazioni Alleate che stavano bombardando il suolo dell’Italia.

Botto stava per essere deportato in Germania essendosi rifiutato di collaborare con i tedeschi, quando il 24 settembre venne designato da Benito Mussolini, che il 12 settembre era stato liberato dai tedeschi dalla prigionia, quale sottosegretario di Stato dell’Aeronautica Nazionale Repubblicana, con il compito di ricostituire al più presto una forza aerea efficiente. Il suo nome fu fatto da Graziani, ministro della Difesa nazionale, che lo volle malgrado i soli 36 anni e il grado di tenente colonnello a capo della forza aerea, dove erano in forza generali e ufficiali più anziani di lui, sia per la considerazione di cui godeva nell’ambiente aviatorio, sia per la decorazione al valor militare.

Botto, che aveva appreso della sua nomina dalla radio, designò quale capo di stato maggiore dell’aeronautica Giuseppe Baylon. I bandi radiofonici di Botto furono di fondamentale importanza per richiamare sotto le bandiere della Repubblica Sociale Italiana molti aviatori, disorientati dal caos seguito all’8 settembre. Il 14 ottobre, Botto promosso generale, pubblicò un bando in cui dava tempo dal 18 al 28 ottobre, a tutto il personale della Regia Aeronautica, per presentarsi nei centri di raccolta per ritornare in servizio.

L’idea di un’aviazione italiana indipendente venne fortemente contrastata dal Reichsmarschall tedesco Wolfram von Richthofen, comandante della Luftflotte 2 impegnata nel teatro italiano, tanto da chiedere l’annullamento del bando di Botto, anche perché due giorni prima aveva già dato disposizioni di cominciare a reclutare il personale per dar vita alla “Legione straniera italiana” inserita nella Luftwaffe.

Botto fu irremovibile, il 24 ottobre, forte del sostegno di Mussolini e Graziani, aveva ottenuto direttamente dal comandante della Luftwaffe Hermann Göring, la cessazione dell’arruolamento di soldati italiani nella Luftwaffe e la restituzione di gran parte dei velivoli e dei materiali requisiti dopo l’8 settembre.

Il 27 ottobre nasceva l’Aeronautica Nazionale Repubblicana, che grazie all’ottima risposta al bando del 14 ottobre, riusciva nel gennaio del 1944 a far rinascere a Torino-Lagnasco (con Macchi 205) e a Milano-Bresso (con FIAT G. 55) il 1^ e il 2^ Gruppo Caccia e a Gorizia gli Aerosiluranti (con SIAI S.M. 79).

L’impegno di Botto portò l’aeronautica a disporre nel 1944 di circa 35.000 uomini, 73.000 se si considerano i soldati distaccati presso i comandi tedeschi. Nonostante gli evidenti successi non mancarono i dissapori con alcuni esponenti della gerarchia fascista, primo fra tutti il potente gerarca cremonese Roberto Farinacci, che più volte lo attaccò sul suo giornale Il Regime Fascista. Nello stesso tempo il suo atteggiamento ostile nei confronti dei tedeschi, che ne sottolineavano la dubbia fede fascista, crearono una tensione che portò Botto a chiedere, nel gennaio del 1944, di essere esonerato dall’incarico.

Tra le cause della rottura, la richiesta di Farinacci di far giurare a tutti i militari fedeltà al fascismo e la sostituzione del saluto militare con il saluto romano, richieste alle quali Botto si oppose. Mussolini accettò le dimissioni, che per varie ragioni diventarono effettive il 6 marzo 1944, quando Botto venne sostituito dal generale Arrigo Tessari più gradito agli alleati tedeschi, mentre Giuseppe Baylon diviene Sottocapo di S.M. operativo e Angelo Tondi avvicenda il Capo di Gabinetto Nicola Ruggeri.

La notizia creò malcontento in molti degli aviatori che avevano deciso di arruolarsi principalmente per rispondere all’appello di un combattente che stimavano anche per le sue vicissitudini e l’aver rifiutato di sottrarsi al servizio, pur con una grave menomazione.

Il 28 aprile 1944 cessa dal servizio, si ritira a Torino e per sfuggire alle continue incursioni aeree sul capoluogo piemontese, sfolla a Villadeati, in una casa di proprietà dell’avvocato Alfredo Tedeschi. dove grazie al suo stato di servizio, non subisce critiche neanche dai suoi nemici, che anzi ne protessero l’incolumità, malgrado avesse ricoperto incarichi di vertice nella Repubblica Sociale.

Incorso nel maggio 1945 nella perdita del grado per Decreto Luogotenenziale, nel 1947 viene reintegrato a Tenente Colonnello, grado che Botto ricopriva alla data dell’armistizio e posto in congedo assoluto. Nel 1951 viene eletto Consigliere Comunale del MSI con 4 mila preferenze. Senza alcun reclamo, lascia la prima riunione perché un Consigliere fa votare l’ineleggibilità dei Militari della RSI. Nel 1964, transita d’Autorità nel Ruolo d’Onore dell’Aeronautica Italiana.

Morì a Torino, nella sua città natlae il 9 dicembre 1984. Il portale web dell’Aeronautica Militare ha proposto una pagina, intitolata “I grandi aviatori”, dove vengono citate le maggiori personalità storiche dell’aviazione italiana, ponendo Botto tra di esse. Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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