2^ G.M. I bollettini di Guerra

PG 49 il campo di prigionia di Fontanellato

Nell’agosto 1943 erano quasi 80.000 i prigionieri alleati in mano degli italiani distribuiti in 72 campi e 12 ospedali militari, di cui 5.600 ufficiali. Il numero è confermato anche dal War Office britannico che cita in 79.543 i militari alleati detenuti dagli italiani. di questi 42.200 erano britannici. Alcuni di loro erano stati catturati sul suolo italiano, la maggior parte durante la guerra del Nordafrica tra il 1940 e il 1943: questi ultimi, dopo un periodo trascorso in campi di transito, venivano trasferiti nei campi di prigionia situati sul territorio peninsulare.

Così come in Germania, anche in Italia i campi assumevano essenzialmente due forme: potevano essere ospitati all’interno di un edificio già esistente – come il campo di Fontanellato, oggetto del presente post, ex orfanotrofio riassegnato per la detenzione di ufficiali inglesi – o costruiti dal nulla. Soldati semplici e gradi più alti erano generalmente reclusi in sezioni separate all’interno dello stesso campo, o in campi diversi.

Alla data dell’8 settembre questi 80.000 prigionieri si trovarono senza più guardie a custodirli di questi ben 50 mila furono presi dai tedeschi e portati nei lager tedeschi. Gli altri circa 30 mila si sparsero nelle campagne, sulle colline e sui monti dell’Italia centro-settentrionale, nascosti e protetti dall’azione combinata della popolazione rurale e delle forze partigiane della Resistenza.

Ex prigionieri di Fontanellato sul monte Cimone, ritratti insieme ad un gruppo di partigiani

Ex prigionieri di Fontanellato sul monte Cimone, insieme ad un gruppo di partigiani

Se dei 30 mila Pow in fuga molti furono ripresi durante i furiosi rastrellamenti nazi-fascisti, la maggioranza di loro fu portata in salvo, soprattutto dalle formazioni partigiane, sia in Svizzera, che attraversando il fronte a sud, dove si ricongiunsero con le forze alleate. In questi avvenimenti si inserisce l’argomento del nostro post, relativo al campo PG 49 di Fontanellato in provincia di Parma.

Del campo si comincio’ a parlare per la prima volta in un documento del 5 aprile 1942, quando l’ufficio prigionieri stabili di trasformare l’orfanotrofio di Fontanellato di proprietà dei Padri Domenicani, in un campo di prigionia per circa 4/500 ufficiali britannici. Esso era posto all’ingresso del paese, nell’edificio che ora si chiama Centro Cardinal Ferrari. La costruzione di quello che doveva essere un orfanotrofio, era stata avviata negli anni Venti con fondi raccolti dai fedeli che giungevano in pellegrinaggio al Santuario della Madonna del Rosario ed era stata ultimata alla vigilia del conflitto.

Il campo entrò in funzione il 31 marzo 1942 e a quella data i prigionieri erano 385 di cui 318 inglesi, 62 sudafricani, 2 canadesi, 1 australiani, , 1 neozelandese e 1 mediorientale. Molto probabilmente si trattava di inglesi già detenuti nei campi di Rezzanello (P.G. 17) E DI Montalbo (P.G. 41). Il loro numero aumentò molto velocemente a metà maggio i prigionieri erano 536, a fine luglio erano 624 ai primi giorni di settembre erano 700.

Il campo durante la sua vita ebbe un solo comandante il Tenente colonnello Eugenio Vicedomini. Ai suoi ordini c’erano sei ufficiali, un sergente maggiore, che faceva da interprete e circa sessanta militari, addetti alla sorveglianza dei prigionieri. Lo stesso era dotato di una cappella per gli ufficiali cattolici dove si celebrava la messa domenicale oltre a due stanze per i riformati. Era inoltre dotato di un ambulatorio medico e dentistico gestito da un ufficiale medico italiano e di un barbiere.

La mensa era gestita da un ufficiale belga che aveva contatti con produttori locali, quindi con l’esterno. I prigionieri affermano che il cibo era di buona qualità, ma le porzioni non erano molto abbondanti. L’accesso alle aree verdi interne al campo era limitato, due ore al mattino e altre due al pomeriggio, con gruppi di 100 prigionieri alla volta. Le “sgambate” settimanali: 140 prigionieri per gruppo, potevano camminare per la campagna circostante, accompagnati dalle guardie, a patto che giurassero sul loro onore di non scappare.

Buono per campi di concentramento

Buono per campi di concentramento

Era anche vietato sporgersi dalle finestre del salone che dava sulla via pubblica, le sentinelle avevano l’ordine di sparare nel caso ci fosse qualcuno che si affacciasse. Solo un giorno dopo l’annuncio dell’armistizio tra l’Italia e gli Alleati il campo di prigionia di Fontanellato, divenne protagonista di un avvenimento che ha assunto ed ancora oggi conserva un significato profondo non solo per la popolazione del paese, ma anche per la storia nazionale.

Il 9 settembre 1943, infatti, i cancelli del campo furono aperti e tutti coloro che si trovavano al suo interno vennero liberati, senza spargimenti di sangue. I prigionieri riuscirono a fuggire nelle campagne circostanti, dove le famiglie della zona li accolsero e li aiutarono, proteggendoli dai tedeschi: quasi improvvisamente la popolazione locale si era resa conto che quegli inglesi non erano più “nemici”.

Lo stesso giorno circa trenta soldati tedeschi che, trovando solo Vicedomini e quaranta militari, li incolparono dell’accaduto e li arrestarono. I soldati fuggiti cercarono rifugio verso il sud nelle zone occupate dai soldati alleati e molti invece si unirono alla resistenza nelle zone controllate ai partigiani.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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