2^ G.M. La guerra civile 1943-45

Bologna 7 novembre 1944 – la battaglia di Porta Lame

Nel settembre-ottobre 1943 il PCI organizzò a Bologna città alcuni gruppi armati per attentati contro gerarchi del rinato partito fascista e comandi tedeschi, oltre che luoghi di ritrovo dei militari nazifascisti. Nel marzo del 1944, con la riorganizzazione di questi gruppi, fu costituita la 7ª brigata GAP Garibaldi, che assunse il nome di Gianni, dopo la morte di Massimo Meliconi, nome di battaglia Gianni, uno dei suoi massimi dirigenti.

In maggio il comando fu assunto da Alcide Leonardi “Luigi”, con Bruno Gualandi “Aldo” e Giovanni Martini “Paolo” vice comandanti. Nel periodo di massimo sviluppo la brigata fu organizzata, tra città e provincia, su sei battaglioni o distaccamenti. Bologna “Temporale”; Anzola Emilia “Tarzan”; Medicina; Castel Maggiore; Castena e Imola “Ruscello”.

Nell’estate 1944, in previsione dell’arrivo delle truppe alleate, le brigate partigiane bolognesi allestirono numerose basi in città. La 7ª brigata GAP “Gianni Garibaldi” acquartierò 75 uomini negli stabili, parzialmente demoliti dai bombardamenti, del Macello comunale in via Azzo Gardino e 230 nei locali dell’ex Ospedale Maggiore in via Riva di Reno (nell’area dove oggi sorge il Palazzo dello sport).

Partigiani.jpg

I reparti della 7ª GAP erano stati rafforzati da partigiani della 62ª brigata Camicie rosse Garibaldi e della 66ª brigata Jacchia Garibaldi scesi dall’Appennino. Il reparto del macello era guidato da Bruno Gualandi “Aldo” con Lino Michelini “William” commissario politico. Quello dell’ospedale era guidato da Giovanni Martini “Paolo” con Ferruccio Magnani “Giacomo” commissario politico.

Secondo alcune ricostruzioni storiche, alla data del 7 novembre 1944 gli alleati non avevano ancora anticipato il contenuto del proclama Alexander. Secondo altre avevano già fatto sapere quanto avrebbero detto ufficialmente il 13 novembre con l’annuncio radiofonico e cioè che l’avanzata alleata era in fase d’esaurimento.

Alle ore 5,30 del 7 novembre reparti delle Brigate nere, della Feldendarmeria tedesca ed agenti del Reparto d’assalto della polizia nel corso di un rastrellamento scoprirono – pare casualmente – la base del Macello comunale. I partigiani, che si trovavano in due stabili, cominciarono a sparare con armi leggere.

I fascisti tentarono più volte di occupare gli stabili con assalti tanto furiosi, quanto infruttuosi. Verso le 10 i tedeschi misero in postazione in via Carlo Alberto (oggi via don Minzoni) un cannone da 88 e una mitragliera pesante a due canne. L’88 demolì uno dei due stabili, per cui i partigiani dovettero rifugiarsi – meno 4 che caddero nella sortita – nell’altro che era seminterrato e quindi meno esposto alle cannonate.

Ufficiali tedeschi durante la battaglia di Porta Lame

Ufficiali germanici durante la battaglia di Porta Lame

Alle 15,30 dal fronte giunse un carro armato Tigre, (Il 14° Corpo d’armata corazzato tedesco è di stanza nella zona di Sala Bolognese), il cui cannone cominciò a demolire il secondo stabile. Accanto a loro sono impiegati come incursori gli agenti del Reparto d’assalto della polizia (RAP).

A questo punto Michelini – che aveva assunto il comando del gruppo, essendo rimasto gravemente ferito Gualandi – decise di abbandonare la base. Furono fatti tre gruppi: il primo e il terzo di partigiani armati, il secondo di partigiani che sorreggevano i feriti.

Dopo avere gettato fumogeni, scesero nel canale Cavaticcio – oggi interamente coperto – e cominciarono a risalire la corrente verso via Roma (oggi via Marconi). Una volta giunti in piazza Umberto I (oggi piazza dei Martiri), – dopo avere percorso via Marghera (oggi via Fratelli Rosselli) – i partigiani eliminarono un posto di blocco fascista e quindi si divisero in quattro gruppi.

I feriti furono portati in alcune abitazioni private e quindi nell’infermeria partigiana di via Duca d’Aosta 77 (oggi via Andrea Costa). Gli altri tornarono alle vecchie basi di partenza. Quasi alla stessa ora, i partigiani della base dell’ex Ospedale Maggiore uscirono allo scoperto e attaccarono da retro lo schieramento nazi-fascista per consentire ai compagni, che ritenevano ancora accerchiati nell’ex macello, di mettersi in salvo.

I nazi-fascisti si sbandarono e quando i partigiani penetrarono nei locali semidemoliti li trovarono vuoti. Senza attendere il ritorno in forze dei nemici, i partigiani abbandonarono la zona e rientrarono nelle vecchie basi, occupate prima di essere acquartierati nell’ex ospedale.

Cecchini della GNR durante la battaglia di Porta Lame

Cecchini della Guardia Nazionale Repubblicana

Quella di Porta Lame fu una delle più grandi battaglie campali combattute in Europa dai partigiani nel cuore di una città. I partigiani ebbero 12 morti e 15 feriti. Nel rapporto, in data 8 novembre, inviato al capo della polizia dal questore Fabiani, si legge che:

«in seguito a relazione fiduciaria» – leggi: delazione – il 6 aveva disposto un attacco con 50 uomini della polizia, 150 brigate nere e 50 militi della gendarmeria tedesca, mentre «La Guardia Nazionale non si è presentata all’adunata perché impegnata in un funerale». (Di solito la GNR, che all’epoca disponeva di oltre mille militi tra Bologna e Imola, non partecipava ad operazione unitamente alle brigate nere). Alle 11 – prosegue il questore – giunsero sul posto un reparto di SS e una compagnia della GNR. Erano presenti – ma non si sa chi avesse la direzione delle operazioni – il responsabile tedesco della piazza di Bologna e Pagliani e Torri comandanti delle brigate nere. Secondo il questore i partigiani acquartierati nell’ex Ospedale Maggiore attaccarono alle ore 23 ed erano un centinaio, mentre i fascisti avrebbero avuto 11 caduti e 2 i tedeschi

Da un rapporto del commissariato di polizia della zona Galliera, in data 8 novembre, risulta che i caduti fascisti sarebbero stati 18: 10 brigate nere; 5 militi della GNR; 2 arditi della GNR; un agente di polizia.

Secondo l’Albo caduti e dispersi della Repubblica sociale italiana a Porta Lame sarebbe morto, a seguito di ferite, anche il milite Sergio Bettella, per un totale di 19. Non si conosce il numero dei feriti. I tedeschi avrebbero avuto 2 morti e una ventina di feriti. Nei giorni seguenti alcuni scontri di minore ampiezza (Bolognina, via Lombardi, via De Marchi) vedranno protagonisti partigiani di ritorno alle loro basi.

Il 13 novembre 1944 il generale britannico Harold Alexander dichiarava con un proclama radiofonico che l’offensiva sulla linea Gotica poteva considerarsi momentaneamente esaurita. Le autorità repubblicane e tedesche riuscirono a infiltrare agenti di polizia e alcune delazioni, oltre che la scoperta di altre basi gappiste, provocarono numerose perdite tra i reparti della 7ª GAP.

L’avanzata attraverso la Pianura Padana subiva quindi una battuta d’arresto che sarebbe durata fino alla primavera del 1945, quando, sotto la spinta della nuova offensiva, il contingente alleato avrebbe sfondato in maniera definitiva la linea Gotica portando rapidamente alla liberazione di tutto il nord Italia.

Monumento Porta Lame Bologna 2

Oggi, a ricordo della battaglia, presso Porta Lame sono disposte due statue di giovani partigiani (opera di Luciano Minguzzi), forgiate con il bronzo fuso dalla statua equestre di Benito Mussolini che si trovava all’interno dell’attuale Stadio Renato Dall’Ara la quale a sua volta era stata forgiata attraverso la fusione di tre cannoni, sottratti agli austriaci durante la battaglia dell’8 agosto 1848 svoltasi a Porta Galliera.

Oltre ad esse una lapide commemorativa ricorda i nomi dei caduti dello schieramento partigiano. Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

Lapide Battaglia di Porta Lame

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