2^ G.M. I tedeschi in Italia

La foiba di Terli e il martirio delle sorelle Radecchi

Il 4 novembre 1943 si conclusero lo operazioni di recupero di 26 corpi rinvenuti all’interno della foiba di Terli, un inghiottitoio carsico nel comune di Barbana (Istria). Venticinque vittime vennero riconosciute, mentre di un ulteriore corpo estratto non fu possibile procedere con l’identificazione. Nell’elenco delle vittime erano presenti 3 sorelle, la cui contemporanea uccisione fece grande scalpore in zona, e tuttora è ricordato come esempio della particolare efferatezza della vicenda degli infoibamenti.

Mappa delle principali foibe

Si trattava delle sorelle Fosca, Caterina e Albina Radecchi (o Radecca), ma prima di cominciare la narrazione del terribile fatto, analizziamo in breve gli antefatti. Successivamente all’armistizio dell’8 settembre 1943, i tedeschi avevano lanciato l’operazione Achse, per assumere il controllo del Regno d’Italia. L’Istria rimase ai margini delle zone coinvolte dall’operazione, si venne a creare un vuoto di potere, presto colmato dai partigiani slavi che occuparono facilmente numerose località.

In questo contesto ebbe luogo una serie di eccidi, che coinvolsero non solo i rappresentanti di vario tipo del vecchio regime fascista, ma anche la popolazione civile, con vari episodi di vendetta privata, non legati quindi ad alcuna motivazione politica, per essere uccisi e finire nelle foibe, bastava essere italiani.

Concluse le operazioni di disarmo del Regio Esercito nella penisola, i tedeschi lanciarono  lanciarono un’operazione militare, denominata Nubifragio che durò dal 2 al 9 ottobre e comprese rastrellamenti, bombardamenti e rappresaglie su persone e cose. Al 10 ottobre, i tedeschi avevano eliminato tutte le forme di autogoverno popolare venutesi a creare nell’ultimo mese, catturando inoltre circa cinquemila militari italiani.

A seguito di questi fatti veniva costituita la Zona d’operazioni del Litorale adriatico o OZAK (acronimo di Operationszone Adriatisches Küstenland) comprendente le province di Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume e Lubiana, sottoposta a diretta amministrazione militare tedesca.

OZAK anteprima

Nei giorni immediatamente successivi, le autorità della neo costituita Repubblica Sociale Italiana iniziarono la ricerca delle persone scomparse, che secondo le testimonianze raccolte sarebbero state eliminate dai partigiani, occultando i cadaveri nei vari anfratti carsici noti col nome di foibe. L’azione di recupero fu affidata al distaccamento di Pola del 41º Corpo dei Vigili del Fuoco, al comando dell’ingegner Gaetano Vagnati.

Questi nominò coordinatore della squadra di recupero il maresciallo Arnaldo Harzarich, che operò da ottobre del 1943 fino a febbraio del 1945. Nei primi giorni di novembre del 1943, la squadra dei vigili del fuoco ispezionò una serie di cavità nel territorio di Barbana, centro rurale posto fra Pola e Albona.

Secondo la relazione del maresciallo Harzarich, il primo sopralluogo presso la voragine di Terli – sita nei pressi della strada che porta da Villa Schitazza a Vorichi, ai confini col territorio di Sanvincenti – ebbe luogo il 2 novembre, limitandosi ad una misurazione della profondità del pozzo, calcolata in 95 metri, e all’individuazione della presenza di resti umani.

Un paranco all'imboccatura di una foiba con cui si procede al recupero delle vittime

Un paranco all’imboccatura di una foiba con cui si procede al recupero delle vittime

Due giorni dopo, dalla foiba vennero recuperati come abbiamo visto all’inizio ventisei corpi, riuscendo a calarsi fino al fondo dell’inghiottitoio, rimisurato a -125 metri. Gran parte dei corpi presentava ferite d’arma da fuoco al corpo e alla testa. Tra essi vi erano quattro donne, di cui tre molto giovani, ed un ragazzo di 18 anni.

In fondo alla foiba venne recuperato anche il corpo di un cane nero. Il ritrovamento della carogna di un cane nero nelle foibe era legato a un rituale balcanico primitivo. Gli slavi assassini gettavano nella foiba un cane nero i cui latrati di dolore avrebbero dovuto perseguitare le anime degli infoibati anche nell’aldila’. Sull’imboccatura della foiba c’erano molte tracce di proiettili, interpretate come prova che gli uccisori avessero sparato dall’alto sui condannati gettati nell’abisso.

La storia degli infoibati di Terli venne ricostruita sulla base di diverse testimonianze di parenti e vicini. Le vittime provenivano dai paesi della Bassa Istria vicini a Barbana: Medolino, Marzana, Altura, Carnizza, Lisignano e Lavarigo, ed erano state arrestate dai partigiani nella seconda metà di settembre, per essere rilasciate nei giorni successivi.  Al sopraggiungere dei tedeschi (2 ottobre), i partigiani procedettero ad un secondo arresto.

Gli arrestati vennero portati in una casa di Barbana, dove alcuni di essi subirono violenze e sevizie varie. Tutti vennero in seguito uccisi il 5 ottobre. Secondo le testimonianze raccolte, le vittime di Marzana – prima di essere trasportate a Barbana – dovettero sottoporsi ad una tortura aggiuntiva, costretti in piazza a bere della nafta di fronte ai parenti e compaesani.

I lacci con cui venivano legai gli infoibati

I lacci con cui venivano legai gli infoibati

La qualifica delle varie vittime fa ritenere che questi omicidi siano da ascriversi a motivazioni di vario tipo: fra i trucidati vi furono infatti anche dei noti antifascisti, la cui morte sembra quindi dovuta a vendette personali.

Fra i morti, come detto a inizio post vennero rinvenuti i corpi delle tre sorelle Radecchi. Esse lavoravano in una fabbrica di Pola, ed ogni sera – al ritorno dal lavoro – si soffermavano a parlare con alcuni militari del vicino distaccamento di Fortuna, nei pressi di Altura, dove erano di base alcuni reparti della Regia Aeronautica. Questa frequentazione pare sia stata la motivazione dell’arresto da parte dei partigiani

L’arresto ebbe luogo nei giorni successivi all’8 settembre 1943: le sorelle vennero prelevate di notte e trasportate a Barbana, ove vennero impiegate come sguattere. In questo periodo vennero violentate varie volte, fino a quando si decise la loro eliminazione.

Secondo le ricostruzioni, fra il 2 e il 5 ottobre (giorno dell’uccisione) esse vennero nuovamente violentate e seviziate dai loro carcerieri. A riprova di ciò, la relazione del maresciallo Harzarich segnala che il corpo di Albina venne recuperato senza indumenti intimi, mentre quelli delle altre due erano strappati. Il corpo di Albina venne ritrovato con una ferita da arma da fuoco alla testa, a differenza delle due sorelle minori che invece presentavano unicamente varie fratture al cranio, il che lascia intendere che furono gettate nella foiba ancora vive.

Accanto alla foiba di Terli vengono ricomposti i corpi di Albina Radecchi (A), Caterina Radecchi (B), Fosca Radecchi (C) e Amalia Ardossi (D)

Accanto alla foiba di Terli vengono ricomposti i corpi di Albina Radecchi (A), Caterina Radecchi (B), Fosca Radecchi (C) e Amalia Ardossi (D)

Non essendo mai stata effettuata una ricerca specifica sulla foiba di Terli non è stato possibile individuare i responsabili dell’azione, i nomi di questi ultimi rimangono legati solamente ad alcune testimonianze dirette o indirette. L’unico personaggio che viene regolarmente citato come capo dei partigiani della zona di Barbana, e di conseguenza indiziato come principale responsabile degli omicidi, è un certo Ivan Kolić (Giovanni Colich) di Barbana, la cui sorte è ignota.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

1 risposta »

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.