“Alle vostre truppe non potete indicare altra via se non quella che conduce alla vittoria o alla morte”

Con questo messaggio Hitler intimava al suo feldmaresciallo preferito, Erwin Rommel di resistere ad oltranza sulle posizioni di El Alamein. Per la prima volta il Fuhrer limitava  la libertà di azione della volpe del deserto, facendo prevalere le motivazioni politiche e propagandistiche.

Nel nostro precedente post abbiamo visto come il 28 ottobre 1942, Rommel avesse pensato ma poi rinunciato ad un ulteriore contrattacco contro le forze britanniche penetrate nello schieramento delle truppe dell’Asse ad El Alamein. Chi volesse rileggere i primi 5 giorni di operazioni, può raggiungere il nostro post dedicato cliccando qui.

Il feldmaresciallo Bernard Montgomery
Il generale Bernard Montgomery

Dopo lo spostamento delle riserve corazzate tedesche verso nord, Montgomery decise a sua volta di trasferire nel settore settentrionale anche la 7ª Divisione corazzata, inserendola nella nuova riserva formata dalla divisione neozelandese e dalla 10ª Divisione corazzata (meno la XXIV Brigata corazzata aggregata già dal 25 ottobre alla 1ª Divisione corazzata). La 1ª Divisione corazzata che aveva subito forti perdite venne temporaneamente ritirata e riorganizzata.

Il comandante dell’Ottava armata aveva deciso, dopo il fallimento del suo piano originale, di organizzare un attacco decisivo, denominato operazione Supercharge, per sfondare il fronte nel settore costiero. Venne organizzato un nuovo raggruppamento di forze, prevedendo di sferrare l’attacco nella notte del 1º novembre; il piano era molto simile al progetto Lightfoot: mentre il XIII Corpo avrebbe distratto il nemico a sud, la fanteria neozelandese del XXX Corpo d’armata, rafforzata da alcune brigate di fanteria e corazzate, avrebbe sfondato e i carri del X Corpo d’armata avrebbero fatto irruzione in campo aperto.

Prima dell’inizio dell’operazione, l’Ottava armata riprese gli attacchi locali nel settore costiero con la 9ª Divisione australiana che il 29 ottobre guadagnarono terreno nel settore a nord di quota 28 difeso dal solo II Battaglione del 125º reggimento Panzergrenadier sostenuto da una linea di pezzi anticarro. Ulteriori attacchi degli australiani nella notte del 30-31 ottobre misero in difficoltà i tedeschi della 164ª, ma un contrattacco dei reparti mobili della 90ª Divisione leggera e della 21ª Panzer riguadagnò parte del terreno perduto, disimpegnò i reparti isolati e inflisse nuovamente forti perdite alle unità corazzate britanniche.

Le gravi difficoltà dell’offensiva causarono grande preoccupazione a Londra; Churchill era esasperato e depresso; tra i vari commenti rivolti al generale Alan Brooke, capo di stato maggiore generale imperiale, vi fu “Possibile che noi non abbiamo neppure un generale in grado di vincere un’unica battaglia?”.

Gli apparenti successi difensivi delle forze italo-tedesche, suscitarono invece un certo ottimismo all’interno degli alti comandi dell’Asse; a Roma Mussolini e il maresciallo Cavallero inviarono il 1º novembre al feldmaresciallo Rommel un messaggio di congratulazioni per il brillante contrattacco della 21ª Panzer contro gli australiani nel settore costiero.

La realtà però era ben diversa da quella che si osservava a Londra e a Roma, troppo lontane dal fronte. La situazione per le truppe dell’Asse stava diventando sempre più difficile; i continui attacchi britannici e la netta superiorità delle forze aeree nemiche avevano progressivamente logorato le truppe; le formazioni corazzate erano rimaste dopo gli ultimi combattimenti con novanta carri tedeschi mentre il generale Montgomery disponeva ancora in prima linea, nonostante un rapporto di perdite a sfavore secondo un rapporto di circa 4 a 1, di oltre ottocento mezzi corazzati.

Il feldmaresciallo Rommel era pienamente consapevole dell’andamento sfavorevole della battaglia; la notizia arrivata alle 11:00 del 29 ottobre sull’affondamento della petroliera Luisiana con 1 459 tonnellate di benzina rafforzò questa convinzione. Il comandante era molto pessimista e discusse con il tenente colonnello Westphal sulla possibilità di organizzare una nuova linea di difesa a Marsa Matruh con tappa a Fuka; tuttavia mantenne nascosto con gli italiani il suo pessimismo.

Il 30 arrivò una cisterna con 600 tonnellate di benzina, equivalente al consumo di una giornata, e il feldmaresciallo Kesselring, giunto sul posto, affermò che ben presto sarebbero giunte squadriglie di aerei da trasporto per migliorare il rifornimento dell’armata. In realtà nella fase finale della battaglia l’approvvigionamento migliorò, e lo stesso Kesselring ricordò in seguito che quando le operazioni di ritirata iniziarono, si dovettero far saltare 12 000 tonnellate di munizioni nonostante spesso i comandanti si fossero lamentati della loro scarsità e in alcuni casi si fosse rinunciato a effettuare tiri di sbarramento nel preludio degli attacchi britannici.

La seconda offensiva degli alleati si svolse lungo la costa, per catturare il rilievo di Tel el Aqqaqir. L’attacco iniziò alle 01:05 del 2 novembre, e vide l’impiego di ottocento carri armati, sostenuti dal fuoco di trecentosessanta cannoni e dall’aviazione. L’attacco di terra iniziò bene: sia la CLI che la CLII Brigata britannica, sostenute rispettivamente dai carri Mk III Valentine dell’8th e del 50th Royal Tank Regiment, penetrarono per 4 km attraverso le linee dell’Asse senza subire troppe perdite.

Il 1st Royal Dragoons sfruttò le brecce aperte dalla fanteria dilagando nel campo aperto causando notevole caos nelle retrovie di Rommel. Alle 06:15 venne dato il via alla IX Brigata corazzata per raggiungere la pista nel deserto che portava a Sidi Abdel Rahman, tenacemente presidiata da fanti e pezzi anticarro del 7º Reggimento bersaglieri.

postazioneitaliana

Al prezzo di settanta carri distrutti su novantaquattro, la IX Brigata corazzata riuscì a sfondare la posizione nemica dando modo alla II Brigata corazzata di attaccare l’adiacente quota 44 a Tell el Aqqaqir, dove venne però fermata, con pesanti perdite per entrambi gli schieramenti, dai carri e dai cannoni anticarro del 7º bersaglieri. Anche l’VIII Brigata corazzata, distaccata per l’occasione dalla 10ª alla 1ª Divisione corazzata, non riuscì ad avere la meglio sui tedeschi che presidiavano la posizione.

Al 3 novembre, Rommel era rimasto con soli trentacinque carri armati operativi; la pressione sulle sue truppe rese necessaria la ritirata. Lo stesso giorno il feldmaresciallo ricevette da Adolf Hitler un ordine di “vittoria o morte”

«[…] non sarebbe la prima volta nella storia che la volontà più forte trionfa sui più forti battaglioni del nemico. Alle vostre truppe non potete indicare altra via se non quella che conduce alla vittoria o alla morte».

Rommel, di fronte all’ordine di Hitler di resistere a ogni costo, dichiarò che

«Se restiamo ancorati qui, l’armata non durerà tre giorni. Ma io ho il diritto come comandante in capo, anzi come soldato, di disobbedire agli ordini?» e poi «Il Führer è pazzo!».

Mandò allora a Berlino il tenente Alfred Berndt, il redattore del suo diario di guerra, per tentare di convincere il Führer a ordinare la ritirata. Il fronte si stava sfaldando: il X e il XX Corpo italiani stavano cedendo di fronte alla pressione alleata; anche Kesselring consigliò il ripiegamento suggerendo di «considerare il messaggio di Hitler come un appello anziché un ordine preciso».

Sulla quota 44 di Tell el Aqqaqir, durante un furioso combattimento originato dall’attacco della V Brigata indiana, venne catturato dalle truppe della 1ª Divisione corazzata britannica il generale von Thoma, comandante dell’Afrikakorps, che uscì illeso da un blindato distrutto dall’artiglieria avversaria e venne portato al cospetto di Montgomery;  il comando dell’Afrikakorps passò al capo di stato maggiore colonnello Bayerlein.

Nel varco creato dall’attacco irruppero la 1ª, 7ª e 10ª Divisione corazzata britannica che vennero fermate solo 9 km a ovest dallo schieramento anticarro, nel quale si trovavano anche i cannoni contraerei da 88 mm, usati spesso come arma anticarro. Per quattro ore trecento carri britannici vennero trattenuti da trenta carri tedeschi mentre a sud la 10ª Divisione corazzata britannica dotata di carri medi M4 Sherman, Grant e Crusader attaccava il XX Corpo italiano.

La 132ª Divisione corazzata “Ariete”venne attaccata dalla IV e VII Brigata corazzata britannica, e da esse circondata 5 km a nord-ovest di Bir-el-Abd. Celebre è l’ultimo, radio messaggio ricevuto dal Comando d’armata alle 15:30. Alla fine dell’Ariete abbiamo dedicato un apposito post che potete leggere cliccando qui.

Alla fine del combattimento le perdite italiane furono gravi, così come i britannici pagarono un prezzo altissimo in uomini e mezzi. Cionondimeno, parte della divisione con il comando, una trentina di carri e parte dell’8º Reggimento bersaglieri riuscì a sganciarsi e raggiungere il resto del XX Corpo in arretramento.

Nella notte tra il 3 e il 4 novembre, venne costituita una nuova linea difensiva dalle truppe dell’Asse, con l’Afrikakorps e la 90ª Leggera attestate a semicerchio da Tell el-Mampsra a 16 km a sud della ferrovia che correva lungo la costa. A questo schieramento si incernierava a sud il XX Corpo italiano con i resti delle divisioni italiane “Ariete”, “Littorio” e “Trieste”. Ancora più a sud, la brigata Ramcke e il X Corpo italiano, con la “Pavia” e la “Folgore”, zona del fronte dove i britannici non erano riusciti a sfondare.

All’alba del 4 novembre le forze dell’Asse, non più in grado di opporre resistenza organizzata, iniziarono il ripiegamento; per le divisioni di fanteria italiane, non motorizzate, era preclusa ogni via di fuga e oltre 30 000 soldati si dovettero arrendere. Molti di più riuscirono però a ripiegare, sia per le capacità tattiche di Rommel, che per l’estrema prudenza di Montgomery, che non voleva cadere vittima di una delle brillanti invenzioni delle quali il suo avversario si era mostrato più volte capace.

Quel giorno anche Cavallero diede il suo assenso alla ritirata e finalmente alle 20:50 del 4 novembre, anche Hitler diede il consenso al ripiegamento. La nuova linea di difesa venne fissata a Fuka

La mattina del 4 novembre, quando tutte le unità dell’Asse erano in ritirata verso ovest, il generale Alexander scrisse al primo ministro Churchill:

«Dopo 12 giorni di lotta violenta ed accanita, l’Ottava armata ha inflitto una grave sconfitta alle forze italo-tedesche comandate da Rommel. Il fronte nemico è stato rotto. Unità corazzate britanniche si sono aperte un varco e operano attualmente nelle retrovie dell’avversario. Le truppe nemiche che sono riuscite a sfuggire sono attualmente in piena ritirata, e i nostri carri non danno loro tregua, unitamente alle nostre unità mobili e all’aviazione. Altre divisioni nemiche sono restate sulle loro posizioni, tentando di ritardare la sconfitta; è probabile che verranno accerchiate ed isolate. La RAF non ha mai cessato di portare un magnifico appoggio alla battaglia e bombarda senza tregua le colonne in ritirata»

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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