1^ G.M. Le commemorazioni

100 ANNI FA LA VITTORIA NELLA GRANDE GUERRA – Il testo dell’armistizio

Il mattino del 3 novembre 1918 le truppe italiane dilagavano oltre le linee austriache  e nelle stesse ore la delegazione austriaca raggiungeva Villa Giusti a Padova dove, il comando italiano si sarebbe più tardi accordato con il generale Viktor Weber von Webenau, per l’interruzione delle ostilità 24 ore dopo la firma del trattato.

L’armistizio fu firmato come ricordato sopra nella villa del conte Vettor Giusti del Giardino a Padova alle 15:20, con la clausola che lo stesso sarebbe entrato in vigore 24 ore dopo, alle 15:00 del 4 novembre 1918. Con questo atto si concludeva la “Grande Guerra” il Regno d’Italia completava il suo lungo e sanguinoso cammino costellato di numerose guerre per raggiungere l’unità del Paese.

La cerimonia della firma.jpg

L’Impero Austro-ungarico dopo secoli di dominio sulla parte centrale del vecchio contiente, ormai definitamente sconfitto verrà smembrato fra i vari paesi che lo componevano e l’Austria ridotta a una piccola entità statale, con capitale Vienna. Dalle ceneri di quello che fu uno dei più glorioso stati della storia europea, che traeva le sue origini dal Sacro Romani Impero oltre all’ampliamento del Regno d’Italia, che come detto completerà il suo processo di unione, nasceranno dieci nazioni e 2 città libere (Fiume e Danzica).

La divisione del multietnico Impero, sancita nei successivi accordi di pace, finirà per scontentate un po’ tutti e getterà le basi del secondo conflitto mondiale il più spaventoso nella storia dell’umanità. Sintomatico su tutti la formazione della Repubblica cecoslovacca. Uno Stato che, in piccolo, riproduceva tutti i difetti del sistema asburgico che aveva voluto eliminare, ma senza possedere la sua tradizione, la sua autorevolezza, il suo prestigio.

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Ne facevano parte oltre 3 milioni di Tedeschi, 700.000 Ungheresi, 550.000 Ruteni, oltre a gruppi meno consistenti di Polacchi e di Zingari. A nessuna di queste minoranze fu domandato che cosa ne pensassero della loro unione forzata allo Stato cecoslovacco; e, quanto agli Slovacchi, ebbero modo ben presto di pentirsi di aver aderito all’unione con i Cechi. Le convulsioni di questo Stato, nel 1938-39, saranno uno dei fattori più importanti  nell’affrettare lo scoppio della seconda guerra mondiale.

Dopo che i cecoslovacchi, i serbi-croati-sloveni e i polacchi ebbero proclamato la propria indipendenza tra l’ottobre e il novembre del 1918, l’11 novembre l’imperatore Carlo I, subentrato a Francesco Giuseppe nel 1916, fu infine costretto a liquidare l’eredità asburgica ed ad abbandonare il potere. Nei giorni successivi – rispettivamente il 12 e il 16 novembre – furono create la repubblica austriaca e la repubblica ungherese.

Villa Giusti dove venne firmato armistizio fra Regno d'Italia e Impero Austro-ungarico.jpg

Tornando all’argomento oggetto del nostro post odierno, come sede per la firma del trattato venne scelta Villa Giusti sia perché casa privata, poco nota ai servizi informativi austro-ungarici, di proprietà di un Senatore del Regno, sia perché Vittorio Emanuele III, vi aveva risieduto dal novembre 1917 sino al gennaio 1918, quando il suo Comando Generale era in fase di trasferimento dal centro di Padova a Lispida ai piedi dei Colli Euganei, allo scopo di evitare alla popolazione civile della città i bombardamenti aerei.

Già prima, il Re la aveva utilizzata per incontri diplomatici e politici e per coordinare gli sforzi bellici nella sua funzione di Capo Supremo. In realtà occorre ricordare che i negoziati veri e propri, si svolsero nella limitrofa villa Molin. Si ritiene che villa Giusti fosse in origine una fattoria annessa alla già citata villa Molin e come questa appartenne alla nobile famiglia Capodilista. Fu convertita in residenza (o prima, forse, in foresteria) nel corso del Settecento.

Completamente restaurata nel XIX secolo, nei giorni dell’Armistizio era di proprietà come ricordato sopra del senatore del Regno d’Italia dal 1915, conte Vettor Giusti del Giardino, di nobile famiglia veneta, già sindaco di Padova dal 1890 al 1897. La sala dove fu firmato l’armistizio è tuttora intatta e il mobilio è ancora lo stesso di quella storica giornata.

La sala della firma.jpg

La sala della firma

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo. Sotto riportiamo il testo completo dell’armistizio sottoscritto a Villa Giusti.

Condizioni a terra
1. Immediata interruzione delle ostilità in terra, mare e cielo.
2. Smobilitazione totale delle forze austro-ungariche e immediato ritiro di tutte le unità che operano dal Mare del Nord alla Svizzera. Gli austroungarici si impegnano ad avere solo 20 divisioni, armate come in tempo di pace, a salvaguardia dei confini stabiliti al punto 3. La metà delle divisioni e del materiale d’artiglieria che andrà in disarmo dovrà essere immediatamente consegnata alle forze alleate.
3. Evacuazione delle forze austro-ungariche alle zone di competenza prebelliche e ritirata entro i confini stabiliti nel trattato di pace, sotto la supervisione alleata. Dal Piz Umbrail fino a nord del passo dello Stelvio la linea avrebbe seguito le cime delle Alpi Retiche, fino alle sorgenti dell’Adige e dell’Isarco sopra il passo di Resia e i monti del Brennero e sopra le cime dell’Oetz e dello Ziller.
La linea avrebbe poi virato a sud e valicato il monti di Dobbiaco, per raggiungere il confine delle Alpi Carniche. Il confine avrebbe proseguito per Tarvisio e avrebbe incontrato le Alpi Giulie i passi del Predil, Mangart, del Tricorno, Bodlenischen e di Idria. Da questo punto, la linea di confine si sarebbe diretta verso sud e avrebbe escluso il bacino della Sava con tutti gli affluenti. Dal Monte Nevoso la linea avrebbe seguito la costa, in modo che Castua, Mattuglie e Volosca fossero incluse nella zona da evacuare. Venivano incluse la provincia dalmata, al nord Lissarizza e Tribagno mentre al sud la linea racchiudeva punta Planca e verso est il confine seguiva le alture, cosicché tutte le valli e i corsi d’acqua diretti verso Sebenico erano inclusi, come il Cicola, il Cherca, il Bustinizza e i loro affluenti. Ovviamente erano incluse anche le isole del nord e dell’ovest della Dalmazia: Premuda, Selve, Ulbo, Scherda, Maon, Pago e Puntadura al nord includendo al sud Meleda e Sant’Andrea, Spalmadori, Busi, Lissa, Lesina, Torcola, Curzola, Cazza e Lagosta così come le isole di Pelagosa e relativi scogli, con l’eccezione delle isole di Zirona Grande, Zirona Piccola, Bua, Solta e Brazza.

Tutti i territori così evacuati sarebbero stati occupati dalle truppe degli Alleati e degli Stati Uniti d’America. Tutto il materiale militare e ferroviario nemico che si trovava nei territori da evacuare doveva essere lasciato sul posto. Consegna agli Alleati e agli Stati Uniti di tutto questo materiale (approvvigionamenti di carbone e altri compresi), secondo le istruzioni particolari date dai Comandanti supremi sui vari fronti delle forze delle Potenze associate. Nessuna nuova distruzione, né saccheggio, né requisizione delle truppe nemiche nei territori da evacuare dall’avversario e da occupare dalle forze delle Potenze associate.

4. Possibilità per le Armate delle Potenze associate di spostarsi liberamente su tutte le rotabili, strade ferrate e vie fluviali dei territori austro – ungarici, che saranno necessarie. Occupazione, in qualunque momento, da parte delle Armate delle Potenze associate, di tutti i punti strategici in Austria -Ungheria ritenuti necessari per rendere possibili le operazioni militari o per mantenere l’ordine. Diritto di requisizione contro pagamento da parte delle Armate delle Potenze associate in tutti i territori dove esse si trovino.
5. Sgombero completo, nello spazio di 15 giorni, di tutte le truppe germaniche, non solamente dai fronti d’Italia e dei Balcani, ma da tutti i territori austro-ungarici. Internamento di tutte le truppe germaniche che non avranno lasciato il territorio austro-ungarico prima di questo termine.
6. I territori austro-ungarici sgombrati saranno provvisoriamente amministrati dalle autorità locali sotto il controllo delle truppe alleate e associate di occupazione.
7. Rimpatrio immediato, senza reciprocità, di tutti i prigionieri di guerra, sudditi alleati internati e popolazione civile fatta sgombrare, secondo le condizioni che fisseranno i Comandanti supremi delle Armate delle Potenze alleate sulle varie fronti.
8. I malati e i feriti non trasportabili sarebbero stati curati per cura del personale austro-ungarico che sarà lasciato sul posto con il materiale necessario.
9. Restituzione, senza reciprocità, di tutti i prigionieri di guerra delle marine da guerra e mercantili delle Potenza alleate e associate in potere dell’Austria – Ungheria. I plenipotenziari sottoscritti, regolarmente autorizzati, dichiarano d’approvare le condizioni sopra indicate.

Condizioni in mare
1. Immediata sospensione di tutte le ostilità in mare, immediata dichiarazione di tutti i vascelli presenti e interruzione di tutte le manovre navali.
2. Consegna di 15 sommergibili austro-ungarici, costruiti tra il 1910 e il 1918 e di tutti i sommergibili tedeschi. Pronta smobilitazione e disarmo di tutti i rimanenti sommergibili austro-ungarici.
3. Consegna di tre corazzate, tre incrociatori leggeri, nove motoscafi antisommergibile, un dragamine, sei battelli da ricognizione modello Donau-Monitoren. Tutte le altre navi da guerra (inclusi i battelli fluviali) dovranno essere smobilitati e disarmati.
4. Libertà di navigazione a tutti i battelli alleati, da guerra e no, nel mare Adriatico, comprese acque territoriali e fluviali, Danubio e fiumi interni.
5. Ritiro del blocco navale per le forze alleate e associate a esse, per le attuali operazioni.
6. Consegna e affidamento di tutte le forze aeree associate alla marina presso porti stabiliti dagli alleati e dai loro associati.
7. Evacuazione dell’intera fascia costiera e dei porti commerciali che si trovino fuori dai confini nazionali austro-ungarici.
8. Occupazione di tutte le fortificazioni terrestri e marine e delle installazioni militari di Pola e delle isole limitrofe, oltre che dell’arsenale e dei cantieri navali, da parte degli alleati.
9. Riconsegna di tutte le navi mercantili confiscate.
10. Divieto di distruzione di impianti o di materiali da consegnarsi, restituirsi o da evacuarsi.
11. Restituzione di tutti i prigionieri senza obbligo di contropartita.

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Firmatari

  • Comando Supremo dell’esercito austroungarico
    gen. cav. Viktor Weber von Webenau
    colonn. Karl Schneller
    cap. di fregata, principe Johannes von und zu Liechtenstein
    ten. colonn. F.von Nyékhegyi
    cap. di corvetta cav. Georg Zwierkowski
    ten. colonn. gen. barone Viktor von Seiller
    cap. di s.m. Kamillo Ruggera
  • Comando Supremo dell’Esercito Italiano
    ten. gen. Pietro Badoglio
    magg. gen. Scipione Scipioni
    colonn. Tullio Marchetti
    colonn. Pietro Gazzera
    colonn. Pietro Maravigna
    colonn. Alberto Pariani
    cap. vasc. Francesco Accinni

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