1^ G.M. Biografie

Il primo bombardamento aereo della Storia

Il post odierno è dedicato a un altro primato nazionale. Siamo nel 1911, dal 29 settembre il Regno d’Italia è in guerra contro l’Impero Ottomano, si combatte violentemente per il controllo della Libia, possedimento ottomano che gli italiani consideravano la loro”quarta sponda”.

Il 3 Ottobre le navi della flotta italiana che bloccavano il porto di Tripoli aprirono il fuoco contro i forti di quella città e la mattina del 5 Ottobre i marinai sbarcarono prendendo possesso della città. Il 10 Ottobre i marinai incominciarono ad essere sostituiti da reparti dell’Esercito che nel frattempo erano sbarcati.

Il ministero della Guerra aveva deciso di inviare un reparto di aviazione denominato “Flottiglia Aeroplani di Tripoli” ed ad essa furono assegnati 11 piloti, 30 uomini di truppa con un sergente e 9 aeroplani. Tra questi vi era il S. Ten. Giulio Gavotti che era già ben noto in Italia per alcune imprese da lui compiute quali la partecipazione al raid Bologna –Venezia-Rimini nel quale si era piazzato secondo dopo il Cap. Carlo Piazza.

Giulio Gavotti uno dei pionieri dell’aeronautica italiana nasce il 17 ottobre 1882 a Genova dove compie i suoi studi di ingegneria. Tenente del battaglione specialisti genio a Roma, il 3 Dicembre 1910 conseguì il brevetto di pilota su Farman  e compì degli arditi voli su Roma e nel circuito Bologna-Venezia-Bologna. Ha anche conseguito il brevetto di pilota di aerostati ed è stato tenente del Battaglione Aviatori.

Giulio Gavotti

La “Flottiglia Aeroplani di Tripoli” si imbarcò a Napoli il 14 Ottobre ed il 15 dello stesso mese arrivò a Tripoli e cominciò a mietere record destinati ad entrare nella Storia. Il 24 Ottobre il Cap.Piazza, seguito dal Cap.Moizo, effettuò una missione operativa: una ricognizione aerea. La prima della storia.

Il 1° Novembre Giulio Gavotti sorprendendo tutti, è il primo pilota al mondo a sperimentare un nuovo metodo di combattimento destinato ad avere un grande avvenire: il bombardamento aereo.

Sporgendosi dall’abitacolo del suo Etrich, Gavotti che ha 29 anni, lancia tre bombe a mano Cipelli su un accampamento turco ad Ain Zara e una bomba sull’oasi di Tripoli, staccando il detonatore con i denti. Per la prima volta al mondo un aeroplano da guerra ha attaccato il nemico. Ecco come lui stesso descrisse più tardi l’evento:

“Ho deciso di tentare oggi di lanciare delle bombe dall’aeroplano. E’ la prima volta che si tenta una cosa di questo genere e se riesco sarò contento di essere il primo. Appena è chiaro sono nel campo. Faccio uscire il mio apparecchio. Vicino al seggiolino ho inchiodato una cassettina di cuoio; la fascio internamente di ovatta e vi adagio sopra le bombe con precauzione. Queste bombette sono sferiche e pesano circa un chilo e mezzo. Nella cassetta ne ho tre; l’altra la metto nella tasca della giubba di cuoio. In un’altra tasca ho una piccola scatoletta di cartone con entro quattro detonatori al fulminato di mercurio. Parto felicemente e mi dirigo subito verso il mare. Arrivo fin sopra la “Sicilia” ancorata a ovest di Tripoli dirimpetto all’oasi di Gurgi poi torno indietro passo sopra la “Brin”, la “Saint Bon” la “Filiberto” sui piroscafi ancorati in rada. Quando ho raggiunto 700 metri mi dirigo verso l’interno. Oltrepasso la linea dei nostri avamposti situata sul limitare dell’oasi e mi inoltro sul deserto in direzione di Ain Zara altra piccola oasi dove avevo visto nei giorni precedenti gli accampamenti nemici (circa 2000 uomini). Dopo non molto tempo scorgo perfettamente la massa scura dell’oasi che si avvicina rapidamente. Con una mano tengo il volante, coll’altra sciolgo il corregile che tien chiuso il coperchio della scatola; estraggo una bomba la poso sulle ginocchia. Cambio mano al volante e con quella libera estraggo un detonatore dalla scatoletta e lo metto in bocca. Richiudo la scatoletta; metto il detonatore nella bomba e guardo abbasso. Sono pronto. Circa un chilometro mi separa dall’oasi. Già vedo perfettamente le tende arabe. Vedo due accampamenti vicino a una casa quadrata bianca uno di circa 200 uomini e, l’altro di circa 50. Poco prima di esservi sopra afferro la bomba colla mano destra; coi denti strappo la chiavetta di sicurezza e butto la bomba fuori dall’ala. Riesco a seguirla coll’occhio per pochi secondi poi scompare. Dopo un momento vedo proprio in mezzo al piccolo attendamento una nuvoletta scura. Io veramente avevo mirato il grande ma sono stato fortunato lo stesso; ho colpito giusto. Ripasso parecchie volte e lancio altre due bombe di cui però non riesco a constatare l’effetto. Me ne rimane una ancora che lancio più tardi sull’oasi stessa di Tripoli. Scendo molto contento del risultato ottenuto. Vado subito alla divisione a riferire e poi dal Governatore gen. Caneva. Tutti si dimostrano assai soddisfatti”.

Giulio Gavotti su un biplano Farman, Roma 1910

Giulio Gavotti a Roma nel 1910 su un biplano Farman

Da ricordare che il Regno d’Italia aveva sottoscritto la Convenzione dell’Aja del 1907: tale accordo prevedeva la messa ala bando del lancio di esplosivi da aeromobili in caso di guerra.

Il primo utilizzo del bombardamento aereo coincise quindi anche con una delle prime violazioni del diritto dei conflitti armati nel XX secolo: l’impero ottomano – al quale apparteneva la Libia – non era stato però tra i sottoscrittori dell’accordo e quindi non accadde nulla.In fondo anche uno statista come il Cancelliere Bismarck aveva detto grossomodo che i trattati internazionali valevano solo la carta su cui erano stampati…

Tornando a Gavotti, venne premiato con una medaglia d’argento al valor militare e celebrato niente meno che da Gabriele D’Annunzio in una poesia intitolata “La canzone di Diana”. Eccone qualche strofa:

“e tu Gavotti, dal tuo lieve spalto
chinato nel pericolo dei venti
sul nemico che ignora il nuovo assalto!

Poi come il tessitor lancia la spola
o come il frombolier lancia la fromba
(gli attoniti la grande ala sorvola)

Anche la Morte or ha le sue sementi.
La bisogna con una mano sola
Tratti, e strappi la molla con i denti.

Di su l’ala tu scagli la tua bomba
alla subita strage; e par che t’arda
Il cuor vivo nel filo della romba….”

Dopo la conclusione della guerra vittoriosa contro l’Impero ottomano prima e la Grande Guerra dopo, Gavotti tornato alla vita civile negli anni venti, fu capo sezione della produzione aeroplani presso la Direzione superiore del genio e delle costruzioni aeronautiche con il grado di colonnello. Negli anni trenta entrò nel consiglio di amministrazione della compagnia aerea nazionale ‘Ala Littoria’, della quale fui spettore. Morì a Roma il 6 ottobre 1939.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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2 risposte »

  1. The main photo in this post was taken in Spanish Morocco in 1913 . It is actually a photograph of Spanish airmen Barrón and Cifuentes in a Lohner “Pfeilfliegerl”…they were the first to drop bombs (those 10kg Carbonits) from an aircraft in Spanish aviation, at least.

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