2^ G.M. I bollettini di Guerra

28 ottobre 1942, Rommel realizza che la battaglia di El Alamein non si può vincere

Nel nostro precedente post del 23 ottobre avevamo parlato degli eventi che portarono alla decisiva battaglia di El Alamein. Come abbiamo visto il  23 ottobre 1942, venne ricevuto a Londra il seguente messaggio proveniente dal Cairo:

«23 ottobre 1942 – Comandante in capo Medio Oriente a Primo Ministro e Capo di Stato Maggiore imperiale. ZIP»

La parola “ZIP”, del cui significato erano a conoscenza per l’attacco solo il primo ministro Winston Churchill, il capo di stato maggiore imperiale Alan Brooke e il generale Harold Alexander, era il nome in codice dell’inizio dell’offensiva britannica. Alle 21,40 con l’apertura del fuoco d’artiglieria da parte di circa mille cannoni dell’Ottava armata aveva inizio la battaglia decisiva nel nord Africa.

Il fuoco continuò incessante per circa quindici minuti e colpì duramente, con effetti distruttivi sulla prima linea italo-tedesca, sulle batterie dell’artiglieria nemica e sulle linee di collegament. L’artiglieria dell’Asse, non disponendo di sufficienti munizioni, non poté controbattere il fuoco britannico con tiri sulle posizioni dei cannoni avversari.

Alle ore 22:00 entrarono in azione i reparti specializzati del genio e i carri Scorpion preparati per l’apertura dei varchi nei vasti campi minati dell’Asse; tuttavia le operazioni di sminamento si dimostrarono molto più difficoltose del previsto e l’attacco notturno della fanteria non raggiunse subito gli attesi successi.

Vediamo prima di analizzare i primi giorni della dura battaglia come erano strutturati i due schieramenti che si confrontavano nel deserto egiziano:

L’ Asse schierava l Armata corazzata italo-tedesca agli ordini del generale Georg Stumme con i seguenti reparti:

  • Deutsches Afrikakorps (generale Wilhelm Ritter von Thoma)
    15. Panzer-Division (generale Gustav von Vaerst)
    21. Panzer-Division (generale Heinz von Randow)
    90. leichte Afrika-Division (generale Theodor Graf von Sponeck)
    164. leichte Infanterie-Division (generale Carl Hans Lungershausen)
    Fallschirmjägerbrigade Ramcke – Brigata di paracadutisti della Luftwaffe
  • X Corpo d’armata italiano (generale Enrico Frattini ad interim dopo la morte del generale Federico Ferrari-Orsi, poi sostituito dal generale Nebbia)
    17ª Divisione fanteria “Pavia” (generale Nazareno Scattaglia)
    27ª Divisione fanteria “Brescia” (generale Brunetto Brunetti)
    185ª Divisione paracadutisti “Folgore” (generale Enrico Frattini)
    9º Reggimento bersaglieri (sul XXVIII e LVII battaglioni autotrasportati)[43]
    XLIX Gruppo di artiglieria pesante campale da 105/28
    CXLVII Gruppo di artiglieria pesante campale da 149/28
    XXXI Battaglione guastatori d’Africa (maggiore Paolo Caccia Dominioni)
    X Battaglione genio artieri
    X Battaglione collegamenti
  • XX Corpo d’armata motocorazzato italiano (generale Giuseppe De Stefanis)
    132ª Divisione corazzata “Ariete” (generale Francesco Antonio Arena)
    133ª Divisione corazzata “Littorio” (generale Gervasio Bitossi)
    101ª Divisione motorizzata “Trieste” (generale Francesco La Ferla)
  • XXI Corpo d’armata italiano (generale Alessandro Gloria, poi sostituito dal generale Enea Navarini rientrato dall’Italia il giorno successivo all’arrivo di Rommel)
    25ª Divisione fanteria “Bologna” (generale Alessandro Gloria)
    102ª Divisione motorizzata “Trento” (generale Giorgio Masina)
  • Supporti d’armata tra cui:
    19. Flak-Division (generale Burckhardt)
    Comando artiglieria 104
    288. Panzergrenadier-Regiment
    580º Gruppo esplorante
    136ª Divisione corazzata “Giovani Fascisti” (generale Ismaele Di Nisio); in realtà questa unità rimase a presidiare l’oasi di Siwa e non partecipò ai combattimenti.
    Tra queste unità, la 164. leichte Infanterie-Division (164ª Divisione di fanteria leggera) era arrivata in Africa nel marzo 1942, formata a partire dalla Festungs-Division Kreta. Venne impiegata per la prima volta proprio a El Alamein. La 16ª Divisione fanteria “Pistoia”, appena inviata in Africa, non venne schierata da Rommel a causa dell’assai carente preparazione.

Gli Alleati schieravano l’Ottava armata britannica agli ordini del generale Bernard Law Montgomery era cosi strutturata:

  • X Corpo d’armata britannico (generale Herbert Lumsden)
    1ª Divisione corazzata britannica (generale Raymond Briggs)
    II Brigata corazzata
    VII Brigata motorizzata
    8ª Divisione corazzata britannica (generale Charles Gairdner) sul solo quartier generale e alcune truppe divisionali, non fu utilizzata in battaglia
    10ª Divisione corazzata britannica (generale Alexander Gatehouse)
    VIII – XXIII Brigata corazzata
    CXXXIII Brigata fanteria (motorizzata)
  • XIII Corpo d’armata britannico (generale Brian Horrocks)
    7ª Divisione corazzata britannica (generale John Harding)
    IV Brigata corazzata leggera
    XXII Brigata corazzata
    CXXXI Brigata di fanteria (motorizzata)
    I Brigata della Francia libera (generale Marie-Pierre Kœnig)
    44ª Divisione fanteria britannica (generale Hughes)
    CXXXII Brigata fanteria inglese
    50ª Divisione fanteria britannica (generale John S. Nichols)
    LXIX – CLI  Brigata fanteria inglese
    I Brigata Francia libera
    I Brigata di fanteria greca
  •  XXX Corpo d’Armata britannico (generale Oliver Leese)
    XXIII Brigata corazzata (riserva di corpo)
    1ª Divisione fanteria sudafricana (generale Dan Pienaar)
    I – II – III Brigata fanteria sudafricana
    2ª Divisione fanteria neozelandese (generale Bernard Freyberg)
    V – VI Brigata fanteria neozelandese
    IX Brigata corazzata inglese
    4ª Divisione fanteria indiana (generale Francis Tuker)
    V – VII -CLI Brigata fanteria indiana
    9ª Divisione fanteria australiana (generale Leslie Morshead)
    XX – XXIV – XXVI Brigata fanteria australiana
    51ª Divisione fanteria britannica (generale Douglas Wimberley)
    CLII – CLIII – CLIV Brigata fanteria

Andiamo ora ad analizzare i primi giorni delle operazioni ripartendo dal famosi 23 ottobre 1942. Dopo il fuoco degli oltre mille cannoni britannici, il XXX Corpo d’armata del generale Leese attaccò nel settore compreso tra Tell al Eisa e Dayr Umm Alsha con la 9ª Divisione australiana, la 51ª Divisione fanteria scozzese e la 1ª Divisione sudafricana, ciascuna rafforzata da un reggimento corazzato, e la 2ª Divisione neozelandese che disponeva di un’intera brigata corazzata di rinforzo.

L’obiettivo iniziale era la “Linea Oxalic”, circa 5-8 chilometri all’interno del fronte dell’Asse. Gli australiani e gli scozzesi riuscirono a penetrare all’interno della linea di resistenza italo-tedesca in un settore di dieci chilometri dopo aver superato la resistenza di un reggimento della divisione “Trento” e un reggimento della 164ª Divisione leggera tedesca. Il generale Freyberg della divisione neozelandese optò per mandare avanti le sue due brigate di fanteria prima di sfruttare tutta la potenza della brigata corazzata.

Il piano funzionò nonostante le importanti perdite patite dalla fanteria e i mezzi corazzati riuscirono a raggiungere la sommità della cresta di Miteiriya, dove tuttavia le artiglierie dell’Asse, favorite dalla luce dell’alba, li costrinsero a ripiegare dietro le alture. Stesso modus operandi e stessi risultati vennero conseguiti anche dalla divisione sudafricana. Nel complesso le prime dodici ore dell’attacco del XXX Corpo del generale Leese erano state positive: le sue divisioni avevano superato quasi tutti i campi minati dell’Asse addentrandosi nelle linee nemiche, conseguendo inoltre l’importante risultato di portare i reparti sulla cresta di Miteiriya.

Analogo successo non ebbero i movimenti iniziali del X Corpo d’armata britannico. La resistenza italo-tedesca causò svariati ritardi alle squadre addette allo sminamento che incontrarono molte difficoltà ad aprire i varchi abbastanza ampi richiesti dai carristi britannici per raggiungere le fanterie del XXX Corpo. A nord, per la 1ª Divisione corazzata, venne aperto un solo varco, mentre a sud ne vennero segnalati quattro, di cui però effettivamente utilizzabile uno.

Presto si crearono immensi ingorghi che rallentarono l’avanzata dei carri, ostacolati peraltro dai cannoni anticarro appostati in molti punti delle difese principali del nemico che erano ancora intatte. All’alba, nessuna delle due divisioni corazzate si trovava in posizione tale da poter sfruttare la penetrazione del XXX Corpo.

A sud, prima dell’alba il XIII Corpo era riuscito a passare solo attraverso il primo dei due grandi campi minati nemici, ma gli attacchi della 7ª Divisione corazzata e della Brigata Francia libera contribuirono a confondere l’Asse circa la reale direzione di sfondamento scelta da Montgomery.

Il discreto ottimismo trapelato per i risultati conseguiti durante la notte venne meno durante il resto del 24 ottobre quando i britannici incontrarono grandi difficoltà tattiche e non riuscirono a raggiungere le posizioni previste; la fanteria venne rallentata dalla resistenza italo-tedesca; i campi minati non vennero completamente bonificati e le brigate corazzate del generale Lumsden non poterono avanzare nei ristretti corridoi aperti, rimanendo pericolosamente ammassate dietro la fanteria.

La buona sorte, che spesso decide le battaglie non sorrise alle forze dell’Asse. Il generale Georg Stumme, comandante in capo dopo la partenza del feldmaresciallo Rommel in licenza per malattia, si era subito recato in prima linea per controllare di persona la situazione, ma la sua auto era caduta sotto il fuoco dell’artiglieria britannica: il suo aiutante, colonnello Büchting rimase ucciso, mentre il generale cadde dalla vettura e venne ritrovato morto, verosimilmente per un attacco di cuore.

Per qualche tempo nessuno seppe cosa fosse successo o dove si trovasse Stumme, e solo verso mezzogiorno il generale von Thoma assunse il comando. Hitler ritenne essenziale richiamare il feldmaresciallo Rommel che quindi ricevette l’ordine immediato di ritornare in Africa.

In attesa del ritorno della leggendaria “volpe del deserto”,  il mattino del 24 ottobre la 15. Panzer-Division, rafforzata da alcuni reparti della Divisione corazzata “Littorio”, contrattaccò; il I Battaglione corazzato del capitano Stiefelmayer, appartenente al Panzer-Regiment 8, riguadagnò una parte delle posizioni perdute.

I britannici che dovettero lamentare la perdita di trentacinque carri, con le divisioni corazzate del X Corpo tentarono ugualmente di avanzare attraverso i passaggi estremamente angusti aperti dalla fanteria nella cintura fortificata dell’Asse, ma la manovra non ebbe successo. Nel settore della collina Kidney, la 2ª Brigata corazzata guadagnò terreno pur senza sfondare, ma nel settore di Miteiriya i carri britannici vennero bersagliati dal fuoco anticarro nemico e alle ore 04:00 del 25 ottobre furono bloccati all’interno dei campi minati.

Carri pesanti britannici in movimento tagliata.jpg

A sud il generale Horrocks aveva addirittura annullato la prevista puntata offensiva della 7ª Divisione corazzata a causa della difficoltà ad attraversare i campi minati, mentre il generale Lumsden, molto preoccupato, era contrario a continuare gli attacchi con i mezzi corazzati; egli avrebbe preferito ritirare le sue forze e attendere ulteriori progressi della fanteria.

Nella notte tra il 24 e il 25 ottobre si svolse una drammatica riunione dei generali britannici con il generale Montgomery. Il comandante in capo dell’Ottava armata sembrò inizialmente deciso a continuare la battaglia secondo i suoi piani e ordinò di riprendere gli attacchi in massa in settori ristretti con le brigate corazzate nonostante la difficile situazione tattica; i generali Lumsden e Gatehouse protestarono vivacemente e richiesero di sospendere l’offensiva e di ritirare i carri armati dalla prima linea.

Dopo accese discussioni, il generale Montgomery confermò l’intenzione di continuare l’offensiva e attaccare di nuovo la cresta di Miteiriya ma decise di impegnare nell’attacco frontale solo una parte delle sue forze corazzate. Così il 25 ottobre ripresero gli attacchi del XXX Corpo d’armata; gli australiani e gli scozzesi guadagnarono terreno all’interno dei campi minati e alcuni reparti di fanteria tedeschi e italiani furono distrutti, ma l’attacco dei mezzi corazzati terminò con un nuovo fallimento.

Nel settore di Miteirya un reggimento blindato britannico perse gran parte dei suoi carri armati, mentre l’attacco della 1ª Divisione corazzata sulla collina Kidney fu completamente bloccato e fu impossibile avanzare come previsto verso Sidi Abdel Rahman. L’Afrikakorps del generale von Thoma sferrò continui contrattacchi con la 15ª Panzer-Division e riuscì a contenere l’avanzata nemica; tuttavia anche i tedeschi subirono pesanti perdite e la divisione corazzata rimase al termine della giornata del 25 ottobre con solo trentuno panzer ancora efficienti.

Alle 17:20 del 25 ottobre Rommel arrivò in aereo e alle 23:25 diramò alle truppe un primo messaggio per galvanizzarne il morale:

«Ho ripreso il comando della Panzerarmee. – Rommel».

Il feldmaresciallo venne informato dal generale von Thoma riguardo alla difficile situazione; egli per il momento predispose la concentrazione di tutte le sue forze corazzate nel settore nord per fermare ad ogni costo l’avanzata britannica.

Di conseguenza, il feldmaresciallo Rommel prese la decisione, la sera del 26 ottobre, di richiamare a nord anche la 21. Panzer-Division dopo essere venuto a conoscenza del fallimento degli attacchi britannici nel settore meridionale del fronte e dopo che nella notte precedente gli australiani avevano sferrato un nuovo attacco e avevano conquistato l’importante collina 28, una posizione tatticamente importante a nord dei campi minati.

Posizione italiana ad El Alamein.jpg

Il 25 ottobre effettivamente l’attacco del XIII Corpo d’armata del generale Horrocks non raggiunse alcun risultato di fronte all’accanita resistenza dei paracadutisti italiani della “Folgore”, sostenuti da raggruppamenti corazzati della 21. Panzer-Division e della Divisione corazzata “Ariete”. Nonostante l’intervento di centosessanta mezzi corazzati della 7ª Divisione corazzata britannica, l’assalto alle alture di Himeimat fu respinto.

Nel settore di Miteiriya i neozelandesi e gli scozzesi guadagnarono terreno; tuttavia i carri armati della 1ª Divisione corazzata non raggiunsero alcun risultato e rimasero di nuovo bloccate; in tre giorni di offensiva erano stati distrutti duecento mezzi corazzati e le divisioni di fanteria avevano subito forti perdite.

Il pomeriggio del 27 ottobre Rommel, molto preoccupato per il progressivo indebolimento delle linee difensive italo-tedesche, decise di tentare un contrattacco decisivo nel settore settentrionale del fronte di El Alamein con il concorso della maggior parte dei suoi mezzi corazzati; dopo aver completato lo spostamento da sud della 21. Panzer-Division, il feldmaresciallo sferrò l’attacco contro il corridoio di sfondamento britannico.

Intervennero nella battaglia i panzer del generale von Randow mentre rientrarono in combattimento i carri superstiti della 15ª Panzer-Division guidati dal colonnello Teege, supportati da reparti mobili della Divisione corazzata “Littorio”; contemporaneamente i reparti della 90ª Divisione leggera attaccarono verso la collina.

Situazione al 28 ottobre 1942.png
La situazione del fronte al 28 ottobre 1942

I britannici avevano predisposto un potente schieramento di artiglieria campale e anticarro che inflisse gravi perdite alle unità meccanizzate dell’Asse, si combatterono aspri scontri tra mezzi corazzati con risultati alterni. Alla fine della battaglia del 27 ottobre le Panzer-Division non riuscirono a raggiungere il successo e le forze britanniche mantennero le posizioni raggiunte all’interno delle difese dell’Asse.

In particolare, il contrattacco dei panzer tedeschi contro la collina Kidney, condotto da circa centocinquanta mezzi corazzati nel tardo pomeriggio per sfruttare anche il sole calante alle loro spalle che avrebbe potuto infastidire i tiratori nemici, si infranse contro il fuoco dei nuovi cannoni anticarro e dei carri pesanti dell’Ottava armata; i tedeschi persero circa un terzo dei loro carri durante questi combattimenti.

Il 28 ottobre il feldmaresciallo Rommel intendeva riprendere i contrattacchi, ma gli intensi bombardamenti aerei da parte dell’aviazione britannica intralciarono il movimento delle colonne corazzate tedesche, che non riuscirono ad entrare in azione.

Verso sera Rommel, può contare su 148 carri armati tedeschi e 187 italiani, una vera miseria se si considerano gli 800 mezzi corazzati di cui ancora dispongono gli inglesi. La “volpe del deserto” usa tutte le sue arti di tattico e di stratega, ma si rende conto, perfettamente che la battaglia è persa.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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