La prima Medaglia d’Oro della Repubblica Sociale Italiana

Il 26 ottobre del 1943, la neocostituita Repubblica Sociale Italiana, nata dopo i tragici giorni seguito all’armistizio fra Regno d’Italia e potenze alleate reso noto l’8 settembre 1943 conferiva ad un proprio militare la prima Medaglia d’Oro al Valor militare. Venne assegnata al diciassettenne sergente Stefano Rizzardi inquadrato nel battaglione bersaglieri “Benito Mussolini” unità di volontari nata nei giorni immediatamente successivi all’armistizio.

Per la precisione l’unità venne costitutita probabilmente già il 9 settembre e fu la prima unità militare che si ricostituì decidendo di continuare a combattere al fianco dei tedeschi. Il reparto era schierato nella zona corrispondente alla provincia di Lubiana, l’ultima provincia italiana istituita il 3 maggio del 1941 a seguito della vittoria dell’Asse sul Regno di Jugoslavia e della sua conseguente occupazione. Era infatti stato inviato in zona di operazioni, nella media Valle Isonzo e Valle Baccia, in due scaglioni il 10 e 14 ottobre 1943.

Qui il 25 ottobre del 1943 il battaglione venne impegnato in duri combattimenti con i partigiani sloveni e italiani inquadrati nel IX corpus, durante i quali vennero catturati alcuni militari repubblicani fra cui il diciassettenne sergente Stefano Rizzardi. Di nobili famiglia, il Rizzardi era infatti nato a Verono il 3 novembre 1925, figlio del conte Giulio e della signora Elena. Dopo la firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943 aderì alla Repubblica Sociale Italiana arruolandosi nell’Esercito Nazionale Repubblicano il 19 ottobre come Sergente Allievo Ufficiale presso il I Battaglione del Reggimento bersaglieri “Luciano Manara”.

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Il Reggimento era articolato su 3 battaglioni, il I° battaglione “Benito Mussolini”, il II° battaglione “Goffredo Mameli” ed il III° “Enrico Toti”. Tornando alle vicende del nostro post, giunto al fronte, l’Allievo Ufficiale Stefano Rizzardi, che non aveva ancora compiuto il 18° anno di età, venne posto in linea col grado di Sergente ed ebbe il comando di un plotone del Primo Battaglione.

Si distinse subito in un aspro battesimo del fuoco, che si svolse come abbiamo citato ad inizio post nella notte fra il 25 e il 26 ottobre 1943, quando i partigiani attaccarono in forze un presidio dei bersaglieri italiani ad Auzza. Al termine del lungo combattimento che aveva visto soccombere gran parte dei suoi uomini, il sergente Rizzardi venne catturato insieme al caporale Sergio Bragaia.

Il comandante slavo disse ai sopravvissuti che le forze partigiane comprendevano chi era stato costretto «a rispondere alla chiamata dei fascisti» ma non certo le ragioni dei Volontari, forse senza immaginare che quei giovani combattenti dell’onore erano tali senza eccezioni. Stefano non ebbe un attimo di esitazione, facendo un passo avanti e affermando di essere l’unico Volontario, mentre gli altri erano esenti da «colpe». Ciò, nel nobile tentativo di salvare la vita ai propri commilitoni.

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Foto del conte Stefano Rizzardi

Da parte sua, il capo partigiano rispose di sapere tutto, e anche di essere a conoscenza della sua progenie nobiliare, intimandogli di gridare «Viva Stalin». Per tutta risposta, Rizzardi fece in tempo a urlare «Viva il Duce» e «Viva l’Italia» prima di scivolare a terra senza un lamento, freddato da un colpo alla nuca. A quel punto il Caporale Bragaja, anch’egli veronese, si pose davanti al partigiano guardandolo fisso negli occhi e gridandogli:

«Assassino, sono un Volontario anch’io!».

Al che, gli venne imposto di gridare «Viva Tito». L”altrettanto eroico Bersagliere rispose con un netto rifiuto restando ucciso come il suo Sergente, accomunato nello stesso destino di Vittima innocente, o meglio, colpevole del solo «delitto» di essere stato fedele al proprio dovere. Le esecuzioni avvennero a Tolmino, ora ridenominato Lom di Canale.

Per il suo comportamento fiero ed altero davanti al plotone d’esecuzione il 26 ottobre fu decorato dal governo della Repubblica Sociale Italiana con la Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, la prima conferita a un suo militare.In seguito gli venne intitolata la XXI Brigata Nera “Stefano Rizzardi” di Verona. Le spoglie di Stefano Rizzardi e di Sergio Bragaja sono rimaste in luogo sconosciuto, nella terra che vide il loro sacrificio.

Prima di chiudere il post, ricordiamo che il fratello Rizzardo, anch’egli inquadrato nel Reggimento «Manara», avrebbe combattuto con indomito valore nell’intento di onorare al meglio la memoria del congiunto così tragicamente caduto. Catturato subì un allucinante prigionia pluriennale all’insegna di sevizie e di torture, in cui i partigiani slavi seppero raggiungere vertici inimmaginabili, come testimoniano in abbondanza le vicende degli infoibamenti, degli annegamenti e dei massacri indiscriminati.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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