2^ G.M. I generali del Regio Esercito

I dieci generali morti a seguito dei fatti armistiziali

Nei tragici fatti che seguirono l’armistizio dell’8 settembre, dieci furono gli ufficiali generali, fra cui un Maresciallo d’Italia che caddero in combattimento o furono trucidati o morirono in Italia, Balcani e nelle isole dell’Egeo.Sotto li elenchiamo in ordine progressivo della data di morte, riportando data, circostanza e luogo della morte, oltre alla motivazione della medaglia d’oro conferita.

Generale di Brigata Gonzaga don Ferrante, caduto a Eboli (Salerno) l’8 settembre. Nel momento in cui il proprio reparto, venne raggiunto da un raggruppamento tedesco,  che gli intimò la resa. Gonzaga rifiutò di arrendersi gridando ai propri uomini: Un Gonzaga non si arrende mai. Impugnata la propria pistola fu però ucciso con una raffica di mitra.

Motivazione della Medaglia d’oro al valor militare
«Ferrante Vincenzo GonzagaGenerale comandante di una divisione costiera, avuta notizia della firma dell’armistizio tra l’Italia e le Nazioni Unite, impartiva immediatamente gli ordini del caso per opporsi ad atti ostili da parte delle truppe germaniche, pronto a tutto osare per mantenere fede alla consegna ricevuta dal Governo di S.M. il Re. Mentre si trovava con pochi militari ad un osservatorio, invitato da un ufficiale superiore germanico — scortato da truppa armata — ad ordinare la consegna delle armi dei reparti della Divisione, opponeva un reciso rifiuto. Minacciato a mano armata dall’ufficiale germanico, insisteva nel suo fermo atteggiamento e portando a sua volta la mano alla pistola, ordinava ai propri dipendenti di resistere con le armi alle intimazioni ricevute, quando una scarica di moschetto automatico nemico l’uccideva all’istante. Chiudeva così la sua bella esistenza di soldato, dando mirabile esempio di elevate virtù militari, cosciente sprezzo del pericolo, altissimo senso del dovere.»
— Buccoli di Conforti (Salerno), 8 settembre 1943

Generale di Divisione Amico Giuseppe fucilato a Ragusa il 13 settembre dopo aver resistito in armi alla 7. SS-Freiwilligen-Gebirgs-Division “Prinz Eugen” nella zona di Ragusa in Dalmazia.

Motivazione della Medaglia d’oro al valor militare
Generale Amico_Giuseppe«Valoroso comandante di Divisione, all’atto dell’armistizio prendeva le necessarie disposizioni per sbarrare il passo a colonne germaniche, che di prepotenza volevano sopraffare la sua unità. Addivenuti, per ordine superiore, ad un accordo e rotto questo da parte germanica, veniva fatto prigioniero e condotto in caserma dove, liberato dai suoi uomini, arringava un battaglione e usciva con lo stesso all’attacco del comando del presidio tedesco che costringeva a ritirarsi. Non desisteva dall’azione che in seguito ad ordine del suo comandante. Catturato, veniva vilmente trucidato durante il trasferimento in luogo di prigionia. Col suo sacrificio suggellava un passato di valoroso combattente.»
— Ragusa – Silano, 9- 13 settembre 1943.

Maresciallo d’Italia Cavallero Ugo, morto in circostante mai chiarite dopo essere stato convocato al comando tedesco di Frascati (Roma) il 14 settembre. Dopo la sconfitta di El Alamein, Cavallero fu rimosso dall’incarico di Capo di Stato Maggiore Generale alla fine del gennaio 1943, sostituito dal generale Vittorio Ambrosio.

Cavallero UgoDopo la caduta del fascismo, avvenuta il 25 luglio 1943 il nuovo Capo del governo Badoglio lo fece arrestare accusandolo di preparare un colpo di Stato fascista. Per il suo rango di senatore, gli fu consentito di evitare il carcere e di essere rinchiuso in Palazzo Madama.

Liberato su iniziativa di Vittorio Emanuele III, venne nuovamente arrestato alla fine di agosto e imprigionato a Forte Boccea.

A seguito dell’armistizio e dell’occupazione di Roma da parte dei tedeschi, il 12 settembre 1943 fu liberato e trasferito presso il comando tedesco di Frascati, ove il Feldmaresciallo Albert Kesselring gli propose, a nome di Hitler, di guidare le forze armate italiane che avessero desiderato continuare la guerra a fianco della Germania.

Il Maresciallo si rifiutò, per non scatenare una guerra civile. La mattina del 14 settembre 1943 fu trovato cadavere, ucciso da un colpo di pistola alla tempia destra (egli però era mancino), nel giardino dell’Albergo Belvedere di Frascati, ove era rimasto “ospite” di Kesselring.

Generale di Brigata Gherzi Luigi, fucilato a Cefalonia il 22 settembre. Comandante della fanteria divisionale della Divisione “Acqui” con Quartier generale sull’isola di Cefalonia, All’atto della firma dell’armistizio con il peggiorare dei rapporti con i tedeschi per motivi di sicurezza il generale Antonio Gandin, comandante della divisione, decise di separare i due comandi, trasferendoli in due località ben distinte. Gandin si spostò a Razata, mentre Gherzi si trasferì in località Kokkolata, vicino Keramies.

Deciso sostenitore della resistenza contro i tedeschi, s’impegnò ad oltranza nella sua organizzazione. Durante i combattimenti, il suo comando fu attaccato a colpi di mortaio e circondato dai soldati tedeschi che irruppero all’interno. Sulla porta dell’edificio cadde colpito a morte il tenente colonnello Sebastiano Sebastiani. All’ interno furono catturati il generale Gherzi, il suo ufficiale d’ordinanza, tenente Dal Monte, e quattro altri ufficiali.

Fatti uscire dall’edificio gli ufficiali vennero fucilati alle spalle sul bordo del fossato anticarro assieme ai sottotenenti Alberto Drago e Alfredo Porcelli. Testimoni oculari riferiscono che Gherzi si sia girato ed abbia scoperto il petto gridando “Viva l’Italia. Viva il Re”

Motivazione della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria:

Luigi Edoardo Alfredo Gherzi.jpg«Comandante la fanteria di una divisione disloccata oltremare, nella difficile situazione politico-militare conseguente all’armistizio, affiancava con fermezza il suo comandante nell’attuare la decisione di non cedere le armi pur conscio di tutte le conseguenze che tale decisione comportava. Iniziatasi la lotta fu sempre sulla linea di combattimento in mezzo ai suoi fanti, che forti del suo alto prestigio, incitava con azione energica alla resistenza ad oltranza, costante esempio di cosciente valore. Catturato dai tedeschi al suo posto di comando tattico, fu sopresso tra i primi, perché ritenuto responsabile dell’atteggiamento ostile delle nostre truppe. Affrontò la fine con grande serenità e fierezza e con espressioni di disprezzo per i suoi esecutori, concludendo in modo mirabile la lunga vita di dedizioni al dovere e alla Patria ed assurgendo, per quelli che nel tragico epilogo della vicenda lo seguirono nel sacrificio, per i superstiti e per le generazioni future, ad eroico simbolo dell’onore militare. Cefalonia, 9-22 settembre 1943.»
— Decreto Presidenziale 10 febbraio 1953

Generale di Divisione Gandin Antonio, dal 16 giugno 1943 comandante della Divisione “Acqui”; fu fucilato il 24 settembre per non aver voluto accettare la resa incondizionata ed aver comandato, una caparbia e sfortunata resistenza contro gli stessi tedeschi che condusse all’eccidio di Cefalonia. I suoi resti non sono stati recuperati.

Motivazione della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria

Gandin Antonio

«In difficile situazione politico militare, quale comandante della difesa di un’isola attaccata con forze preponderanti dal mare e dal cielo, riusciva con le poche forze a sua disposizione in un primo tempo a stroncare l’azione nemica, successivamente a contenere palmo a palmo l’avanzata dell’avversario sempre crescente in forze, animando col valore e con la capacità personale le sue truppe, fino alle estreme possibilità di resistenza. Catturato dal nemico coronava col supplizio stoicamente sopportato l’eroismo e l’alto spirito militare di cui aveva dato luminosa prova in combattimento.

— Isola di Cefalonia, 11-25 settembre 1943»

Generale di Divisione De Agazio Alberto, deceduto in Polonia il 1° ottobre 1943, in un lager tedesco dove era detenuto dopo essere stato catturato il 28 settembre . Durante la seconda guerra mondiale dal 1939 al 1943 fu ininterrottamente comandante dell’artiglieria del comando superiore FF.AA. Albania, poi 9ª Armata.  Con Regio decreto 9 maggio 1946 è stato insignito della Medaglia d’Argento al Valor Militare:

«Prigioniero dei tedeschi, sebbene malfermo in salute e minorato da male che la permanenza in campo di concentramento aggravava rapidamente rimaneva impassibile ad ogni offerta di adesione che gli avrebbe consentito il rimpatrio e la salvezza della vita. Preferiva così andare incontro alla morte piuttosto di mancare al giuramento. Polonia, 1 ottobre 1943.» 

Generale di Brigata Pelligra Salvatore, comandante dell’artiglieria del XVIII Corpo d’Armata del generale Umberto Spigo. L’11 settembre il generale Becuzzi comandante della divisione “Bergamo” tenne un consiglio di guerra con i propri ufficiali in cui avanzò l’ipotesi di cedere le armi ai partigiani jugoslavi, non combattere contro le forze tedesche, e sciogliere le unità italiane presenti in zona.

Sia i generale Alfonso Cigala Fulgosi, comandante della Piazza di Spalato, che il generale Pelligra, si rifiutarono fermamente di cedere le armi preferendo combattere. Le truppe germaniche assunsero il controllo della città dopo un breve, ma intenso combattimento.

Secondo le disposizioni impartite dall’Obergruppenführer Karl Reichsritter von Oberkamp, comandante della Divisione SS “Prinz Eugen” tutti gli ufficiali italiani che avevano fatto causa comune con i partigiani jugoslavi dovevano essere passati per le armi.

Il 1° ottobre 1943, quarantacinque di loro, dopo essere stati sommariamente interrogati nella caserma di Sini, in cui gli fu richiesto di aderire alla neocostituita Repubblica Sociale Italiana al loro rifiuto furono fatti salire sui camion, portati in una cava di ghiaia e fucilati. Per il coraggio dimostrato in questo frangente fu decorato di Medaglia d’oro al valor militare alla memoria:

Pelligra Salvatore .jpg«In un momento di generale smarrimento spirituale, reagiva con fierezza all’ordine impartitogli di cedere le sue artiglierie. Rifiutando sdegnosamente l’invito di porsi in salvo imbarcandosi per l’Italia, manteneva inalterata fede alle leggi dell’onor militare, rimanendo tra i suoi artiglieri con i quali affrontava sereno la situazione, pur avendo chiara visione dell’immancabile tragedia che incombeva sui forti votati al sacrificio. Organizzata la resistenza, l’alimentava con indomito ardore insensibile ai massacranti bombardamenti aerei, e benché tutto ormai crollasse inesorabilmente avanti a lui, la protraeva con eroica tenacia per lungo tempo infliggendo al nemico serie perdite. Sommerso da preponderanti forze nemiche, si sottraeva con cosciente determinazione ad ogni possibilità di salvezza per non abbandonare i gloriosi superstiti e, con supremo sprezzo della vita, affrontava il plotone di esecuzione attendendo la raffica mortale nella severa posizione di saluto militare, teso alla Patria lontana alla quale tutto aveva dato per l’onore e il prestigio dell’Esercito. Combattente della grande guerra, più volte decorato, cadde come visse, fedele al suo giuramento di soldato, luminoso esempio, ai più, di preclare virtù militari.

– Spalato Signo (Dalmazia), 8 settembre 1943

Generale di Brigata Cigala Fulgosi Alfonso, fucilato a Signo in Dalmazia il 1° ottobre. Fu uno dei tre generali morti fucilati a seguito del tentativo di resistenza della divisione Bergamo e del XVIII corpo di armata nella zona di Spalato.

Motivazione della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria:

Giuseppe Cigala Fulgosi«In un momento di generale smarrimento spirituale, reagiva con violenza all’ordine impartitogli di cedere le armi. Pur avendo chiara visione della immancabile tragedia che incombeva sulle truppe ai suoi ordini, mantenendo inalterata la fede alle leggi dell’onore militare, ne condivideva la sorte con cosciente determinazione sottraendosi fieramente all’offertagli possibilità di salvezza. Organizzata la resistenza, la alimentava con indomito valore insensibile ai massacranti bombardamenti aerei e benché tutto ormai crollasse inesorabilmente attorno a lui la protraeva con eroica tenacia per lungo tempo, infliggendo al nemico severe perdite. Sommerso da preponderanti forze avversarie e fatto prigioniero, affrontava con supremo sprezzo della vita il plotone di esecuzione, rifiutando di farsi bendare gli occhi ed attendendo la raffica mortale al grido di: « Viva l’Italia ». Combattente di tre guerre, più volte decorato, cadde come visse fedele al suo giuramento di soldato, esempio luminoso ai più di preclari virtù militari.

– Spalato Signo (Dalmazia), 8 settembre 1943

Ernesto Chiminiello

Generale di Brigata Chiminello Ernesto, comandante della divisione “Perugia” fucilato dai tedeschi a Porto Edda in Albania il 3 ottobre 1943. Al generale Chiminello e alla tragedia della divisione “Perugia” abbiamo dedicato un apposito post.

Sempre relativo all’argomento abbiamo dedicato un apposito post all’affondamento del piroscafo Dubac, colato da picco da aerei tedeschi, mentre riportava i soldati italiani delle divisioni “Perugia” e “Parma” in madrepatria.

 

 

 

Annunci

3 risposte »

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.