La battaglia dei convogli, l’operazione “Halberd”

Il 24 settembre salpava da Gibilterra un grosso convoglio diretto verso Malta, per una delle tante operazioni di rifornimento intraprese dalla Royal Navy. Era l’inizio dell’operazione Halberd (“Alabarda”) missione che si concludera il successivo 30 settebre con l’arrivo a Malta del convoglio.

Si trattava di uno dei più grossi convogli fino ad allora mai assemblato dagli Alleati nel Mediterraneo: nove mercantili, riuniti nel convoglio WS 11X e carichi di 81 000 tonnellate di materiale militare, lasciarono Liverpool il 16 settembre e raggiunsero Gibilterra la notte del 24, dove furono affiancati da una possente scorta composta dalla Force H dell’ammiraglio James Somerville per il tragitto verso Malta.

Le unità britanniche che si ricongiunsero ai mercantili al largo di Gibilterra comprendevano le navi da battaglia HMS Nelson, HMS Rodney e HMS Prince of Wales, la portaerei HMS Ark Royal (con a bordo 12 aerosiluranti Fairey Swordfish e 27 caccia Fairey Fulmar degli 807 e 808 Naval Air Squadron), gli incrociatori leggeri HMS Kenya, HMS Edinburgh, HMS Sheffield, HMS Euryalus e HMS Hermione e 18 cacciatorpediniere (l’olandese Hr. Ms. Isaac Sweers, i polacchi ORP Garland e ORP Piorun, i britannici HMS Duncan, Farndale, Foresight, Forester, Fury, Heythrop, Laforey, Lance, Legion, Lightning, Lively, Oribi, Cossack, Gurkha e Zulu).

Quattro sommergibili (HMS Ursula, Unbeaten, Upright e Utmost) pattugliavano l’area dello Stretto di Messina, il battello polacco ORP Sokół e il britannico HMS Urge sorvegliavano le acque a nord della Sicilia e il sommergibile olandese Hr. Ms. O 21 e il britannico HMS Upholder quelle a sud della Sardegna, per rilevare ed eventualmente impegnare unità navali italiane uscite per contrastare il convoglio.

Nella fase iniziale la strategia britannica prevede di far navigare le diverse unità in più gruppi, così da non insospettire la ricognizione italiana,  che si sarebbero poi dovuti riunire una volta giunti a sud della Sardegna per iniziare la fase finale dell’operazione.

Ricostruzione dell_operazione “Halberd” dell'Historical Section Admiralty
Ricostruzione dell’operazione “Halberd” dell’Historical Section Admiralty

La Regia Marina ebbe quasi subito notizia dell’uscita in mare della flotta inglese, ma l’informatore italiano a Gibilterra non ha visto i mercantili che hanno transitato la notte precedente, non capisce subito i veri intenti del nemico e nel timore di
una nuova incursione sul suolo italiano, viene messa in allarme anche la Regia Aeronautica.

Un primo avvistamento delle navi britanniche fu effettuato da un ricognitore italiano nel pomeriggio del 25 settembre; la mattina successiva un idrovolante CANT Z.506 in ricognizione a sud delle Baleari individuò le navi della Force H che navigavano un poco più discoste dal convoglio dei mercantili, che fu invece avvistato da un aereo francese diretto in Algeria.

Nella convinzione che le unità britanniche fossero dirette a bombardare le coste della penisola o a lanciare aerei in direzione di Malta e, visto che l’idrovolante aveva segnalato la presenza di un’unica nave da battaglia (identificata come la Nelson) e di una portaerei (indicata come la Ark Royal o la Furious), fu presa la decisione di far uscire in mare la squadra da battaglia.

Agli ordini dell’ammiraglio Angelo Iachino salparono da Napoli le navi da battaglia Littorio e Vittorio Veneto scortate da sette cacciatorpediniere (Granatiere, Fuciliere, Bersagliere, Vincenzo Gioberti della 13ª Divisione e Nicoloso da Recco, Emanuele Pessagno e Folgore della 16ª Divisione), mentre da Messina prendevano il mare gli incrociatori pesanti Trento, Trieste e Gorizia scortati dalla 12ª Divisione cacciatorpediniere (Corazziere, Carabiniere, Ascari e Lanciere) cui poi si aggiunsero gli incrociatori leggeri Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi e Muzio Attendolo con i cacciatorpediniere della 10ª Divisione (Maestrale, Grecale e Scirocco) partiti da Palermo.

La corazzata Littorio ripresa dalla gemella Vittorio Veneto durante la manoca per impegnare le forze britanniche
La corazzata Littorio ripresa dalla gemella Vittorio Veneto durante la manovra per impegnare le forze britanniche

In aggiunta, da alcuni giorni, operavano nella zona a est di Gibilterra tre sommergibili italiani (Enrico Dandolo, Adua e Turchese), con altre quattro unità (Axum, Serpente, Aradam e Diaspro) dislocate più a est tra la Sardegna e Minorca[6].

Benché la Regia Marina disponesse in quel momento di cinque navi da battaglia operative, Supermarina decise di impiegare solo le due più moderne visto che i mancati arrivi di nafta dalla Germania avevano provocato una grave carenza di carburante che comprometteva i movimenti delle navi italiane; Iachino ricevette ordine di raggiungere la zona di mare a sud-ovest della Sardegna e di prepararsi a uno scontro per il pomeriggio del 27 settembre, in attesa che attacchi della Regia Aeronuatica attesi per quella mattina menomassero la formazione britannica[7].

Alle 11:50 del 27 settembre decollarono dalla base di Elmas in Sardegna 11 aerosiluranti S.M.79 italiani a cui si aggiunsero tre Savoia-Marchetti S.M.84. Alle 12:15 partirono invece dalla base di Decimomannu undici aerosiluranti S.M.84 mentre la scorta per gli apparecchi italiani fu affidata a venti caccia Fiat C.R.42 del 24º Gruppo.

La portaerei Ark Royal e la corazzata Rdeny riprese dall'incrociatore Hermione
La portaerei Ark Royal e la corazzata Rdeny riprese dall’incrociatore Hermione

Alle 12:55, con il convoglio britannico arrivato a nord dell’arcipelago di La Galite, i primi apparecchi italiani furono localizzati dai radar delle unità di Somerville. I primi ad attaccare furono gli otto S.M.84; mentre gli aerosiluranti procedevano a pelo dell’acqua i C.R.42 li coprivano da 2 500 metri di quota e impegnarono battaglia con otto caccia Fulmar, decollati dalla Ark Royal e avventatisi sugli aerei italiani a 10 miglia dal convoglio.

Un S.M.84, lasciato indietro dal resto della formazione, fu abbattuto e un Fulmar, danneggiato dai C.R.42, fu poi abbattuto per errore dalle batterie contraeree della Prince of Wales mentre cercava di rientrare. Gli otto S.M.84 superstiti attaccarono da sinistra le navi britanniche tra le 13:00 e le 13:04, andando incontro a un pesante fuoco antiaereo: due furono abbattuti prima ancora di poter lanciare, gli altri sganciarono i loro siluri contro la nave da battaglia Rodney e i cacciatorpediniere Lance e Sweers, che tuttavia li evitarono con brusche manovre.

Nel frattempo i cinque S.M.84 del gruppo di Seidl si erano portati sulla destra del convoglio britannico e, sbucando da un piovasco, si lanciarono sulle navi britanniche intorno alle 13:30 cogliendole di sorpresa: l’apparecchio di testa della formazione, quello dello stesso Seidl, riuscì a portarsi a 400 metri dalla nave da battaglia Nelson, ammiraglia di Somerville, centrandola in pieno con il suo siluro ma venendo subito dopo abbattuto dal tiro contraereo della Prince of Wales e dell’incrociatore Sheffield.

Quasi contemporaneamente un altro S.M.84 attaccò la Nelson mancandola di poco e venendo a sua volta abbattuto dal fuoco britannico, mentre dei tre che attaccarono subito dopo uno fu abbattuto da un Fulmar prima di lanciare e gli altri due sganciano i loro siluri ai danni dell’incrociatore Euryalus che nella formazione precedeva la Ark Royal, il quale riuscì a schivarli.

Il siluro incassato dalla Nelson aprì una vasta falla nello scafo a prua facendo imbarcare molta acqua alla nave, la quale tuttavia riuscì a proseguire pur con la velocità ridotta a 18 nodi; i rapporti resi dagli equipaggi al rientro attribuirono inizialmente il siluramento dell’ammiraglia britannica all’apparecchio del maggiore Buri, oltre a rivendicare centri ai danni di tre incrociatori nemici in realtà mai ottenuti.

Intorno alle 13:20 giunsero in vista del convoglio anche gli S.M.79 dei capitani Grossi e Melley scortati dai C.R.42 del colonnello Dequal; accolti da un pesante fuoco antiaereo mentre cercavano di avvicinarsi da sud-est, gli apparecchi italiani si ritirarono per tentare un nuovo attacco da sud alle 13:45, ma il forte tiro nemico convinse infine i cinque apparecchi della 283ª Squadriglia a rinunciare all’attacco e a rientrare alla base.

Gli altri sei velivoli del reparto continuarono invece l’azione e tre S.M.79 lanciarono i loro ordigni all’indirizzo dei cacciatorpediniere di schermo al convoglio mancando di poco il britannico Lightning; un quarto apparecchio fu abbattuto dal tiro concentrato delle artiglierie della Ark Royal e della Nelson, mentre i restanti due presero di mira la portaerei e il cacciatorpediniere Cossack, che tuttavia non furono colpiti; i velivoli italiani furono poi mitragliati dai Fulmar.

Degli equipaggi dei sette aerosiluranti abbattuti (sei S.M.84 e un S.M.79) si salvò solo l’aviere marconista Guerrino Soravia, recuperato dal cacciatorpediniere Forester: i caduti tra gli equipaggi ammontarono quindi a 37 uomini.

Mentre erano in corso gli attacchi degli aerosiluranti, l’ammiraglio Iachino era rimasto a incrociare nelle acque della Sardegna in attesa di informazioni più precise sulla rotta e sulla composizione della forza britannica; dopo che anche il lancio di alcuni idrovolanti da ricognizione IMAM Ro.43 dalle navi non aveva portato ad alcun risultato, verso le 13:00 egli diresse le sue unità verso sud alla ricerca delle forze nemiche nonostante la mancata copertura aerea da parte della Regia Aeronautica, pure promessa.

Dopo due ore di marcia alla cieca, Iachino invertì la rotta e rientrò verso la Sardegna, ma fu poi raggiunto dal rapporto degli attacchi degli aerosiluranti il quale affermava che una nave da battaglia britannica era stata danneggiata unitamente a un incrociatore affondato e altri due danneggiati: sperando di ottenere un buon successo, la flotta italiana invertì nuovamente la rotta e si diresse verso sud.

Somerville era stato informato fin dalle 13:00 dai ricognitori decollati da Malta della presenza in mare delle navi italiane e, alle 14:46, aveva distaccato dalle sue forze una formazione con la Prince of Wales, la Rodney, gli incrociatori Edinburgh e Sheffield e sei cacciatorpediniere per affrontare le unità di Iachino.

La densa foschia e il tramonto imminente limitarono l’attività dei ricognitori e le opposte flotte si ritrovarono per alcune ore a navigare parallelamente a una ventina di miglia di distanza all’insaputa l’una dell’altra; alle 17:00 Somerville richiamò il gruppo distaccato perché si ricongiungessero al convoglio e un’ora più tardi Iachino rinunciò a spingersi ulteriormente verso sud, rientrando in direzione della Sardegna in attesa di ulteriori sviluppi.

Giunto ormai all’imboccatura del Canale di Sicilia, Somerville ritirò la Ark Royal e le corazzate dalla protezione del convoglio rimandandole a Gibilterra con una scorta di cacciatorpediniere. Alle 18:10 i cinque S.M.79 della 283ª Squadriglia di Grossi, che avevano precedentemente rinunciato ad attaccare, partirono dagli aeroporti sardi per una nuova ricerca delle navi britanniche; nonostante la pessima visibilità, gli aerei individuarono il convoglio intorno alle 20:00 e si lanciarono all’attacco.

Solo tre apparecchi riuscirono a sganciare i loro ordigni, i quali tuttavia non causarono alcun danno. Poco dopo, verso le 20:30, due S.M.79 della 278ª Squadriglia decollati un’ora prima da Pantelleria lanciarono un nuovo attacco; i due siluri furono sganciati ai danni dell’incrociatore Sheffield e del cacciatorpediniere Oribi i quali li evitarono con brusche manovre, ma uno degli ordigni proseguì la corsa e andò a colpire il grosso piroscafo Imperial Star da 12 427 tonnellate di stazza, impiegato come trasporto truppe.

Non si registrarono vittime a bordo, ma la nave fu immobilizzata e dovette essere presa a rimorchio dall’Oribi. Qualche ora dopo, non riuscendo a mantenere la velocità del resto del convoglio, l’Imperial Star fu quindi evacuato dagli occupanti e colato a picco dallo stesso Oribi.

Nella notte tra il 27 e il 28 settembre, per prevenire ulteriori attacchi, l’incrociatore Hermione fu distaccato dal convoglio e bombardò per cinque minuti l’aeroporto di Pantelleria; un ultimo disperato tentativo da parte di alcune squadriglie di MAS italiani partiti dalla Sicilia di intercettare il convoglio venne impedito dal mare agitato.

La mattina del 28 Settembre, il convoglio britannico fece, alle ore 11.30, il suo ingresso a Grand Harbour insieme agli incrociatori con i picchetti d’onore schierati in coperta e al suono della banda militare. Malta ricevette oltre 50.000 tonnellate di rifornimenti, il che significava che, fatta eccezione per il carburante e il foraggio, avrebbe avuto scorte sufficienti per resistere fino al maggio 1942 garantendo, per molti mesi, l’attività offensiva contro i convogli italiani diretti in Libia.

Il rientro della Force H a Gibilterra si svolse senza altre perdite, salvo un nuovo incidente di fuoco amico che portò all’abbattimento di un Fulmar della Ark Royal da parte dell’artiglieria contraerea della Prince of Wales: entrambi i membri dell’equipaggio rimasero uccisi.

I sommergibili italiani si erano ritrovati troppo a nord per intercettare la formazione britannica durante il viaggio di andata, ma diversi battelli stabilirono dei contatti durante il rientro di Somerville alla base e tre di essi riuscirono a portarsi in posizione di attacco: la mattina del 29 settembre il Diaspro lanciò due siluri ai danni del cacciatorpediniere Gurkha a nord-ovest di Philippeville, ma mancò il bersaglio e fu oggetto di un prolungato lancio di cariche di profondità effettuato dallo stesso, riportando alcuni danni.

Quello stesso 29 il Serpente lanciò senza esito due siluri contro un cacciatorpediniere britannico, sfuggendo poi al contrattacco portato dai cacciatorpediniere Legion e Lively. Nelle prime ore del 30 settembre il sommergibile Adua lanciò una salva di siluri contro una formazione di cacciatorpediniere britannici, ma ancora una volta gli ordigni mancarono i bersagli; inseguito dai cacciatorpediniere Gurkha e Legion, fu sottoposto a ripetuti attacchi con bombe di profondità prima di affondare a est di Cartagena con la morte di tutto l’equipaggio.

Le unità britanniche rientrarono quindi a Gibilterra nel pomeriggio del 30 settembre, ponendo fine all’operazione, la più importante delle tre pianificate nel corso del 1941 per portare i rifornimenti a Malta passando per il Mediterraneo occidentale, e  l’unica che si concluse con la perdita di una nave mercantile, il piroscafo Imperial Star, per opera degli aerosiluranti italiani.

Neppure i tedeschi, nel periodo della permanenza del X Fliegerkorps in Sicilia (gennaio-maggio 1941) erano riusciti a faredi meglio nell’attacco ai piroscafi diretti a Malta; e questo pur disponendo di agguerrite unità aeree omprendenti numerosi velivoli da bombardamento moderno (Ju.88, Ju.87, Bf.109) e di equipaggi particolarmente addestrati alla guerra sul mare.

 

 

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