2^ G.M. Soldati decorati al Valore

“Se mi toccasse la stessa sorte, saprei morire da Italiano e da Carabiniere!»

“Comandante  di  battaglione  carabinieri  in  territorio  d’occupazione,  caduto  in  una imboscata  con  una  piccola  colonna  e  circondato  da  soverchianti  forze  nemiche  opponeva,  benché ferito,  accanita  ed  eroica  resistenza  imponendosi  all’ammirazione  degli  stessi  avversari,  finché,  ferito una  seconda  volta,  sopraffatti  e  caduti  quasi  tutti  i  componenti  della  colonna,  veniva  catturato. Sottoposto  ad  indicibili  sevizie  materiali  e  morali,  rifiutava  sdegnosamente  l’offerta  di  aver  salva  la vita  a  patto  di  sottoscrivere  falsa  dichiarazione  atta  a  trarre  in  inganno  altri  reparti  italiani.  Appreso che  un  compagno  di  prigionia  era  stato  fucilato  dichiarava  che,  se  gli  fosse  toccata  la  stessa  sorte, avrebbe  saputo  morire  da  “”Italiano  e  da  Carabiniere  “”.  Condotto  al  luogo  del  supplizio  manteneva col  suo  contegno  fede  alla  promessa,  finché  cadeva  fulminato  dal  piombo  del  nemico  che  ne  aveva soppresso il corpo ma non piegato lo spirito.Ammirevole esempio di virile coraggio e di elette virtù militari”

Questa la motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare conferita al Maggiore dei Carabinieri Reali in s.p.e. Livio Duce della Legione Territoriale Carabinieri di Roma, deceduto in Attica il 23 Settembre 1943. L’episodio si inquadra nella lotta fra le forze di occupazione italiane e il movimento partigiano che si era sviluppato in Grecia.

Nato a Ventimiglia il 5 dicembre del 1897, studente  del  terzo  anno  di  Ingegneria nell’Università  di  Genova, partecipò  alla  prima  Guerra  Mondiale,  nel  1917  come Sottotenente di  complemento  del  23°  raggruppamento  Artiglieria  d’Assedio  e nel 1918  come  Tenente  nel  18°  Raggruppamento  Pesante  Campale. Trasferito  a domanda  nell’Arma  dei  CC.  Reali  col  proprio  grado nel  1920,  prestò successivamente servizio  nella Legione Territoriale  dei  Carabinieri  di  Genova,  nella  Legione  Allievi  di Torino  ed  infine,  dal  1928,  alla  Scuola  Centrale  a  Firenze  come insegnante.  

Il capitano Livio Duce in alta uniforme speciale

Il capitano Livio Duce in alta uniforme speciale

Promosso  Capitano  nel  1933  e  destinato  alla  Legione Territoriale  di  Novara,  fu trasferito nel 1936 nel S.I.M. (Servizio Informazione Militari) presso il  Ministero  della Guerra. Volontario in  Spagna,  per due anni   circa, riportò una  ferita in  combattimento. Rimpatriato con la promozione a Maggiore, comandò il gruppo Sassari  fino al dicembre 1940,  allorché  fu  prescelto  a  comandare  il  IX  Battaglione Mobile con il quale partì  l’anno  successivo  per  la  Dalmazia.

Nell’ Aprile del 1942, messo disposizione del  Comando  Superiore  FF.AA. della Grecia,  assumeva il Comando dei CC. Reali del 3° Corpo d’Armata,  in quel momento fortemente impegnato   sulle   montagne   dell’Attica. Il 13 agosto 1943, il maggiore Livio Duce e il suo reparto vennero attaccati in quella zona dai partigiani greci che gli tesero un’imboscata sulla strada tra Tebe e Atene. Al termine di una impari battaglia, ferito due volte, al braccio sinistro ed al piede destro, venne catturato.

Sottoposto a tortura con ogni genere di sevizie, fisiche e morali, privo di cibo e cure non si piegò alle richieste dei partigiani e, rifiutando sdegnosamente l’offerta di aver salva la vita sottoscrivendo una falsa dichiarazione che facesse cadere in trappola altri reparti delle nostre Forze Armate. Nonostante fosse intervenuto l’armistizio, i partigiani non vollero liberarlo, come avvenuto per altri prigionieri italiani che furono lasciati liberi di scegliere se rientrare in patria o combattere contro i tedeschi, probabilmente per via della fierezza dimostrata in combattimento e per il rifiuto di tradire il suo giuramento.

Sintomatico del suo contegno indomito, è quanto avrebbe dichiarato ai suoi carnefici appena appresa la notizia della fucilazione di un suo compagno di prigionia:

“Se mi toccasse la stessa sorte, saprei morire da Italiano e da Carabiniere!».

Il 23 settembre 1943 il Maggiore Duce venne condannato a morte e fucilato da un tribunale improvvisato, nonostante come detto, fosse ormai stato firmato l’armistizio con gli alleati e che, pertanto, la Grecia non fosse più in guerra con il nostro esercito. Fucilato il giorno dopo nei pressi del Monte Parnete, anche al momento dell’esecuzione, seppe mantenere un contegno estremamente fiero e nobile.

Per il fulgido eroismo dimostrato in occasione della sua tragica scomparsa, il suo attaccamento al dovere e al giuramento verso la Patria e l’Arma dei Carabinieri il Maggiore Livio Duce è stato insignito, con decreto presidenziale del 6 febbraio 1951, della medaglia d’oro al valor militare alla memoria. In precedenza l’eroico carabiniere si era guadagnato la medaglia di bronzo e la croce di guerra entrambi ottenute durante la guerra di Spagna.

Alla sua memoria è stata intitolata la caserma della Compagnia Carabinieri di Ventimiglia in provincia di Imperia e la sezione dell’associazione nazionale carabinieri di Venezia. Nel 2017 è stata intitolata alla sua memoria anche la caserma cagliaritana sede del 9° Battaglione Mobile Carabinieri, il reparto che ha ripreso il numero distintivo del battaglione mobilitato al cui comando il Maggiore Duce aveva raggiunto i Balcani.

la caserma della Compagnia Carabinieri  di  Ventimiglia  (IM)  intitolata alla memoria del Magg. Livio Duce.jpg

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