L’esecuzione diʿOmar al-Mukhtār leader della resistenza libica

“fare regolare processo e conseguente sentenza, che sarà senza dubbio pena di morte, farla eseguire in uno dei grandi concentramenti popolazione indigena”.

Questo era il testo del telegramma inviato da Badoglio, il 14 settembre 1931 al generale Graziani, vicegovernatore della Libia, dopo la cattura di ʿOmar al-Mukhtār Nello stesso veniva disposto di eseguire la sentenza nel più importante campo di concentramento per libici in modo che fosse vista dal maggior numero di persone.

Il 15 settembre venne celebrato il processo nel Palazzo Littorio di Bengasi e come da programma, fu pronunciata la condanna a morte. Nello stesso processo fu condannato a dieci giorni di cella di rigore anche il difensore d’ufficio, il capitano Roberto Lontano, che nell’arringa difensiva aveva sostenuto che al-Mukhtār, non essendosi mai sottomesso e non avendo mai ricevuto finanziamenti dall’Italia ricadeva nel “diritto di guerra”

L'impiccagione di ʿOmar al-Mukhtār.

Alle 9 del 16 settembre 1931, venne eseguita la sentenza mediante impiccagione, a Soluch a 56 chilometri a sud di Bengasi, in Cirenaica, dove arrivarono ventimila libici per assistere all’esecuzione del settantenne ʿOmar al-Mukhtār, le cui ultime parole furono quelle di un noto versetto coranico: Innā li-llāhi wa innā ilayHi rāgiʿūna (“A Dio apparteniamo ed a Lui ritorniamo”).

Chi era l’uomo impiccato dagli italiani quel lontanto 16 settembre del 1931 e che nell’odierna Libia è celebrato come eroe nazionale e la cui effige è riprodotta sulle banconote da 10 dīnār libici? Ricordiamo inoltre che in occasione della sua prima visita ufficiale in Italia, il 10 giugno 2009, il leader libico Mu’ammar Gheddafi si presentò all’aeroporto italiano di Ciampino accompagnato dall’anziano figlio di al-Mukhtār, con appuntata al petto, la fotografia che ne ritraeva l’arresto, foto che potete vedere come immagine in evidenza del presente post.

ʿOmar al-Mukhtār nasce a Janzur, un villaggio sito tra Barca e Maraua, nella regione della Cirenaica, allora vassalla con la Tripolitania dell’Impero ottomano il 20 agosto del 1861. Perso il padre all’età di 16 anni, passò la giovinezza in povertà, studiando per otto anni nella scuola coranica di Giarabub (Giaghbūb), città santa della ṭarīqa della Sanūsiyya, prima di proseguire i suoi studi nella madrasa di Zanzur (Janzūr).

Divenne un apprezzato conoscitore del Corano e un imam e aderì poi alla confraternita dei Senussi. Quest’ultimi sono gli appartenenti alla ṭarīqa, confraternita mistica musulmana della Sanūsiyya, fondata nel sec. 19° secolo da  Muhammad ibn ‛Ali ibn al-Sanusi, mistico algerino.

Fra il 1902 e il 1913, la confraternita combatté contro l’espansione francese nel Sahara e nel Ciad e contro l’occupazione italiana della Cirenaica e della Tripolitania, alimentando  la resistenza nazionalista, uscendo sconfitta in entrambi le occasioni.

Tornando alla figura oggetto del presente post, quando nell’ottobre del 1911 l’Italia attaccò la guarnigione turca di Tripoli occupando, il 5 dello stesso mese la città, ʿOmar al-Mukhtār inizia subito la lotta contro gli italiani avendo dalla sua parte un seguito che andava da 2000 a 3000 guerriglieri.

La situazione comunque rimase piuttosto tranquilla fino al 1922, quando in seguito alla a nomina a governatore della Tripolitania italiana di Giuseppe Volpi, la politica italiana nei confronti dei guerriglieri libici riprese a farsi più aggressiva.

Il controllo del territorio da parte del governo italiano era limitato praticamente alla sola zona costiera, mentre l’interno era occupato da tribù seminomadi, quasi sempre incapaci di fare fronte comune dinanzi ai progressi italiani, ma la vera difficoltà era l’ambiente desertico, impenetrabile per la fanteria italiana e i suoi pesanti convogli di rifornimenti.

All’alba del 26 gennaio 1922, realizzando una sorpresa tattica, carabinieri, zaptié ed eritrei sbarcarono a Misurata Marittima, occupando la località; era l’inizio della svolta che in poco più di un anno si concluse con l’occupazione di tutta la Tripolitania

A quel punti Idrīs al-Senussi, nipote del fondatore della confraternita dei senussi  e dal 1916, capo della confraternita, e “Emiro della Cirenaica”, il 21 dicembre 1922 si trasferì nel Regno d’Egitto in volontario esilio e al contempo nominò suo fratello Muhammad al-Rida governatore della Senussia e al-Mukhtār comandante militare della stessa.

Omar al-Mukhtar alla guida dei Mujāhidīn (Patrioti)
Omar al-Mukhtar alla guida dei Mujāhidīn (Patrioti)

Al-Mukhtār conosceva molto bene il territorio arido e desertico della Libia e come vedremo nel 1924 aveva unificato sotto il suo comando gran parte della guerriglia anti-coloniale. La sua tattica consisteva in brevi e violenti attacchi a sorpresa dai quali rapidamente poi si disimpegnava. A tutto ciò si aggiungeva la conoscenza del territorio e il sostanziale appoggio delle tribù locali, cosa che gli permetteva di filtrare facilmente le aree sotto controllo italiano celandosi tra la popolazione.

Nel 1926 gli uomini di al-Mukhtār erano concentrati nel Gebel dove avevano ricevuto cospicui rinforzi e contro di essi ai primi di marzo furono organizzati dei rastrellamenti da parte del Regio Esercito. Il Gebel al Akhdar (“la montagna verde”), altipiano che si innalza fino a mille metri quasi a picco sul Mediterraneo per poi digradare lentamente verso il deserto, offriva un terreno rotto e ricco di boscaglie, grande quasi come la Sicilia, che si prestava alla guerriglia.

Qui la ricognizione aerea e i mezzi motorizzati perdevano efficacia e tutti i grandi rastrellamenti condotti con più colonne convergenti dirette dall’aviazione non riuscirono mai ad agganciare le formazioni mobili di mujahidin di Omar al-Mukhtar, che filtravano in piccoli gruppi attraverso le linee italiane o si nascondevano tra la popolazione, che curava i feriti e sostituiva i caduti.

Le forze senussite continuarono anche a compiere azioni di disturbo come l’attacco alla “Ridotta Siena” nel corso del quale furono presi prigionieri quattro carabinieri e quattro cacciatori d’Africa che più tardi furono ritrovati uccisi. Un altro attacco fu portato nei dintorni di Bengasi ma fu respinto dalle truppe del Regio Esercito che riuscirono a contrattaccare efficacemente infliggendo pesanti perdite.

Roma non poteva accettare questa sfida e nel 1930 il generale Rodolfo Graziani, reduce dai successi nel Fezzan, fu chiamato in Cirenaica come vicegovernatore per dare nuova energia alla repressione e chiudere il conto.

Dal 1930 al 1931 le forze italiane scatenarono un’ondata di terrore sulla popolazione indigena cirenaica; tra il 1930 e il 1931 furono giustiziati 12.000 cirenaici e tutta la popolazione nomade della Cirenaica settentrionale fu deportata in enormi campi di concentramento lungo la costa desertica della Sirte, in condizione di sovraffollamento, sottoalimentazione e mancanza di igiene.

La confraternita senussita, che appoggiava la guerriglia, fu perseguitata, più di trenta capi religiosi furono deportati in Italia; le zawiya, centri religiosi, ma anche politici ed economici dell’Ordine, vennero confiscate; le moschee e le pratiche dei Senussi proibite; le proprietà dei Senussi furono confiscate.

Graziani e Amedeo d'Aosta entrano nell'oasi di Cufra. Con l'occupazione dell'oasi si strinse ulteriormente il cerchio intorno ad al-Mukhtār
Graziani e Amedeo d’Aosta entrano nell’oasi di Cufra. Con l’occupazione dell’oasi si strinse ulteriormente il cerchio intorno ad al-Mukhtār

Vennero poi presi i preparativi per la conquista italiana dell’oasi di Cufra, l’ultima roccaforte dei Senussi in Libia. Nel gennaio 1931, gli italiani conquistarono Cufra, dove i rifugiati Senussi furono bombardati e mitragliati dagli aerei italiani mentre fuggivano nel deserto.

Per chiudere le rotte di approvvigionamento dei ribelli dall’Egitto, Graziani fece in sei mesi, da aprile a settembre del 1931, una fascia di reticolati di filo spinato larga alcuni metri e lunga ben 270 chilometri lungo la frontiera egiziana, dal porto di Bardia all’oasi di Giarabub, costantemente sorvegliata da forze mobili italiane quali carri armati e aeroplani.

Bloccato ogni rifornimento, dunque, le bande ribelli erano destinate a soccombere. Il 9 settembre 1931 il settantatreenne ‘Omar al-Mukhtār venne catturato e giustiziato pubblicamente a Soluch il 16 settembre. Con la sua morte la resistenza crollò, e nel gennaio del 1932 Badoglio poté annunciare con un solenne proclama la completa e definitiva pacificazione della Libia.

La repressione attuata da Graziani fu talmente completa che pochi anni dopo, nel corso delle varie campagne militari tra Alleati e Asse nel Nordafrica tra il 1940 ed il 1942, lo stesso Churchill nelle sue memorie si lamentò di non avere avuto alcun sostegno da arabi e berberi libici.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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