2^ G.M. Africa Settentrionale

Sconfitta britannica a Tobruch 13-14 settembre 1942

Nella notte fra il 13 e il 14 settembre del 1942 i britannici tentarono un audace colpo di mano nella piazzaforte di Tobruch, presidiata quasi esclusivamente da forze italiane, dando vita all’operazione denominata “Daffodil”. L’operazione definita dal Capo di Stato Maggiore generale Cavallero la “Dieppe africana” terminò  in un disastro con tutti gli uomini impiegati catturati o uccisi.

Prima di parlare dettagliatamente dell’operazione sopra citata, cerchiamo di inquadrare il periodo in cui si svolse la stessa. Ai primi di agosto del 1942, dopo la travolgente offensiva terrestre delle forze dell’Asse culminata con la conquista il 21 giugno, della piazzaforte sopra citata, i comandi militari britannici del Medio Oriente studiarono come poter alleggerire la pressione dell’Asse sul fronte.

Obbiettivo primario dell’articolato piano, denominato operazione “Agreement” e concepito dal ten. col. John Edward Haselden, comandante del “Long Ranger Desert Group” (LRDG), era quello di costringere il feldmaresciallo Erwin Rommel, comandante
dell’Armata corazzata italo-tedesca, a distaccare altrove una parte delle sue forze che fronteggiavano l’ 8ª Armata del generale Bernard Montgomery.

Mezzi del Long Range Desert Group
Pattuglia del Long Range Desert Group

Essa si inquadrava in una più complessa serie di altre operazioni, battezzata “Big Party”, intesa a provocare scompiglio, panico, disservizi e distruzioni delle organizzazioni logistiche dell’Asse,mediante azioni in profondità di guastatori, destinati ad agire contro aeroporti, centri logistici e le linee di comunicazioni terrestri della Cirenaica, fra Tobruch e Bengasi.

Oltre all’operazione Daffodil contro Tobruch, che tratteremo nel presente post furono pianificate le seguenti operazioni: “Bigamy” per distruggere i depositi di carburanti di Bengasi e attaccare l’aeroporto di Benina; “Hyacinth” per distruggere le installazioni militari dell’aeroporto di Barce e la statua di Mussolini; Nicety  per conquistare l’oasi di Gialo per il tempo necessario per coprire, via terra, la ritirata delle varie aliquote di sabotatori impegnati nelle citate operazioni.

La pianificazione dell’Agreement, discussa dal Comando del Medio Oriente del Cairo sotto la direzione del generale Claude Auchinleck – cheaveva segnalato al suo quartier generale “che per realizzare quello scopo sarebbe stato giustificato impiegare ogni e qualsiasi mezzo” – fu poi confermata, dopo la sostituzione di Auchinleck, voluta da Winston Churchill che gli rimproverava un contegno scarsamente aggressivo, dal nuovo comandante del Medio Oriente generale Harold Alexander.

L’operazione Daffodil comportava un attacco dal mare su Tobruch, coordinato con l’azione di una colonna mobile terrestre proveniente dal deserto su camionette. Le modalità del piano, accettato dai tre comandanti in capo delle forze armate britanniche del Medio Oriente e poi diramato il 21 agosto 1942, era stato rimandato alla notte fra il 13 e il 14 settembre, per usufruire della fase di luna favorevole.

Esso era destinato a occupare Tobruch per circa ventiquattr’ore onde permettere a reparti di guastatori, secondo il tempo disponibile, una completa distruzione (Demolition
Party) degli impianti portuali e delle unità navali, alla fonda nella rada, nonché di tutti gli apprestamenti logistici e i depositi, in particolare le cisterne a prova di bomba contenenti le scorte di benzina di Rommel, e anche delle officine riparazioni carri armati.

Se l’azione fosse riuscita, essa avrebbe avuto pertanto conseguenze gravissime per  l’andamento del traffico dell’Asse che, partendo dai porti dell’Italia e della Grecia, faceva in massima parte scalo a Tobruch, il porto più vicino alla linea del fronte, poiché avrebbe costretto i convogli dell’Asse a inoltrare i rifornimenti marittimi a Bengasi, 260 miglia più
arretrato.

A imbarcare la maggior parte delle truppe britanniche vennero destinati due gruppi navali denominati Forza A e Forza C. La prima costituita da 2 grossi cacciatorpediniere di squadra classe “Tribal” della 22a Squadriglia: il Sikh e lo Zulu. Le due unità trasportavano 380 marine della 2ªa brigata Royal Marines, a cui si aggiungevano un distaccamento di artiglieria contraerea e di difesa costiera, e una sottosezione della 295a compagnia campale del genio. Ciascuno dei due caccia trasportava in coperta sei barconi con motore Ford e nove barconi destinati a essere presi a rimorchio al momento dello sbarco. In totale, per portare a terra i soldati della Forza A, vi erano a bordo del Sikh e dello Zulu dodici barconi a motore, e diciotto da rimorchio, tutti di forma rudimentale e a fondo piatto, costruiti in Egitto.

La Forza C comprendeva 16 motosiluranti 3 tre motolance. Le 19 piccole unità trasportavano circa 200 uomini, ripartiti in una compagnia del reggimento Argyll e Sutherland Highlander, 1° plotone mitraglieri del Royal Northumberland Fusiliers, due moto sezioni della 295ª compagnia campale del genio, un distaccamento di artiglieria contraerea, un distaccamento segnalatori d’armata e un distaccamento servizio sanitario.

A bordo di ciascuna motosilurante vi erano dieci soldati, mentre le motolance trasportavano un particolare reparto di guastatori e specialisti di Marina, con le cariche e i mezzi di demolizione, al comando del cap. corv. Nicholls. A comandare la Forza C, che salpando alle ore 18:00 del 12 settembre doveva procedere verso Tobruch in unica formazione, fu invece destinato il cap. freg. J.F. Blackburn.

A difesa di Tobruk, agli ordini dell’ammiraglio Lombardi, erano costituite da:

  • un battaglione San Marco
  • reparti del XVIII Battaglione Carabinieri Reali (circa 100 uomini)
  • reparti del V Battaglione Libico
  • una compagnia di formazione della marina
  • oltre ai serventi delle numerose postazioni costiere.
Si trovavano a Tobruch i fanti da sbarco del Battaglione San Marco..jpg

Fanti da sbarco del Battaglione San Marco.

Di stanza alla piazzaforte c’erano nominalmente anche due battaglioni tedeschi forti di 700 uomini, anch’essi di formazione, ma erano presenti solo di giorno perché per la notte venivano trasferiti in una loro base distante alcune decine di chilometri. Per questa ragione gli unici tedeschi coinvolti nella difesa di Tobruk furono i serventi delle postazioni di artiglieria costiera, gli addetti ad alcuni posti di blocco posti lungo la strada di accesso alla base ed un plotone che riuscì a giungere nella notte.

Lungo la costa erano distribuiti

  • 78 pezzi di artiglieria contraerei (48 italiani e 30 tedeschi) divisi in 17 batterie
  • 3 batterie di mitragliatrici da 20 mm
  • 13 batterie di difesa costiera con 47 cannoni di medio calibro
  • Nel porto era attraccate tre torpediniere (Castore, Cascino, Montanari) oltre a
    7 motozattere attraccate più altre 3 in mare di pattuglia e alcune siluranti.

Tali forze erano piuttosto diluite in considerazione del fronte costiero da controllare di circa 20 km.

Alle 20,30 comincio sulle posizioni italiane il martellamento degli aerei della Royal Air Force, operazione che avveniva con puntualità tutti i giorni, ma che in quel giorno vedeva l’impiego di un numero maggiore di unità e soprattutto l’anticipo di 2 ore sull’orario solito.

Il piano prevedeva l’arrivo, via terra, della Forza B composta da circa 80 elementi del Long Range Desert Group proveniente dall’oasi di Cufra distante ben 1500 km, essa alle 20.45 del 13 settembre avrebbe dovuto infiltrarsi non notata nella base per conquistare la batteria antistante Marsa Sciausc (ad est della baia di Tobruk) e coprire lo sbarco (00:30) dei rinforzi costituiti dai 150 assaltatori della Forza C in arrivo a bordo di 3 motosiluranti, indispensabili per il proseguimento dell’azione.

Alla Forza B erano aggregati anche 6 uomini dei SIG (Special Interrogation Group), una squadra speciale dell’esercito britannico formata da alcune decine di ebrei madrelingua tedeschi fuggiti in Palestina, che, indossando divise dell’Afrika Korps, sarebbero stati alla guida di quattro camion inglesi camuffati con insegne tedesche, sui quali alcuni altri commilitoni anche loro travestiti da tedeschi fingevano di scortare i rimanenti come prigionieri di guerra.

In questo modo intendevano avvicinarsi, senza destare allarme, alla batteria costiera antistante la zona di sbarco dove era previsto l’arrivo della Forza C, per poi dedicarsi alla demolizione delle installazioni costiere e portuali prima di ritirarsi a bordo delle navi. Parte essenziale della riuscita dell’attacco era basata sulla presunta scarsa combattività dei soldati italiani a difesa di Tobruk che l’ordine di operazione definiva testualmente «low grade italian troops of brigade strength» («truppe italiane di second’ordine della forza di una brigata»).

Fanti del San Marco difendono un tratto di costa

Fanti del San Marco con fucile mitragliatore difendono un tratto di costa

I commandos guidati dai 6 SIG, penetrano facilmente attraverso i posti di blocco che controllano l’ingresso alla base uccidendo alcune delle sentinelle. Occupano, senza fare prigionieri, un edificio che adibiscono a quartier generale. Durante l’azione uccidono anche i soldati tedeschi ricoverati in un ospedale da campo.

Alle ore 22 la forza B inizia l’attacco sulla costa, isolano il settore di Marsa Sciausc prospiciente la baia dove era attesa la Forza E tagliando le linee di comunicazione in precedenza danneggiate dal bombardamento aereo. Cominciano a neutralizzare le batterie a partire dalla 825^: uccidono i serventi di una postazione, ma quando passano ad un’altra i serventi, pur colti di sorpresa, si difendono con lanci di bombe a mano e riescono a mandare una staffetta a dare l’allarme.

Alla mezzanotte finalmente una batteria italiana manda l’allarme antisbarco lanciando due razzi rossi. Tra i difensori si diffonde la notizia dell’attacco e soprattutto che i commandos inglesi non fanno prigionieri. Viene impartito l’ordine generale di prepararsi alla battaglia, ed alle batterie di prepararsi a sparare con i cannoni anche ad alzo zero.

La motozattera italiana Mz. 733 avverte via radio di aver avvistato e disperso un numero non precisato di motosiluranti nemiche che cercavano di forzare il blocco del porto: era l’aliquota della Forza C diretta contro il porto. Anche le Torpediniere Italiane all’ormeggio sparano nel buio. Alcuni piccoli mezzi da sbarco sono distrutti.

Seguiamo ora nel dettaglio lo svolgersi delle operazioni:

00:30: anche la motozattera Mz. 756 avverte di aver disperso natanti nemici in avvicinamento alla spiaggia, costringendoli a riprendere il largo. Trasportavano l’aliquota della Forza C di rinforzo per la Forza B che, impegnata nei combattimenti più del previsto, non è in grado di fare le necessarie segnalazioni.

02:00: la Forza B con la sua azione si sente padrona della spiaggia, quindi, nonostante l’assenza della Forza C, avverte via radio di dare inizio allo sbarco della Forza A
03:00: i caccia della Forza A si preparano per lanciare la prima ondata di sbarco forte di 300 Royal Marines imbarcandola su mezzi da sbarco, ma l’operazione è rallentata da problemi tecnici.

03:30: sulla spiaggia il tenente colonnello Haselden muore per un colpo alla testa.
03:40: termina il bombardamento della RAF, i mezzi da sbarco della Forza A si avvicinano a riva e le navi madre si allontanano per non essere scoperte. Prive di indicazioni dalla riva per l’assenza della Forza E, si dirigono verso una spiaggia alcuni km ad occidente del punto previsto.

04:00: in ritardo di diverse ore, solo pochi elementi della Forza E prendono terra e fuori area perché il Taku, il sommergibile che li trasportava, era stato avvistato durante la giornata da unità navali dell’Asse e quindi impegnato in azioni evasive. Non sapendo di essere alcuni chilometri ad ovest della zona prevista, fanno i loro segnali ai mezzi da sbarco, portandoli fuori rotta.

Militari del Battaglione San Marco

Pattuglia del San Mrco a Tobruch

04:30 una squadra di contrassalto del San Marco (a cui si erano uniti una cinquantina di carabinieri e marinai italiani e tedeschi) entra in contatto con gli attaccanti,  e li impegnai in combattimento. I 300 royal marines della prima ondata della Forza A si avvicinano alla spiaggia a Marsa El Auda e Marsa El Krisma, ma i reparti del San Marco e delle batterie costiere ormai li attendono ed affondano diversi natanti e disperdono gli altri.

Alla fine sbarcano in 150. Di questi solo alcuni riescono ad infiltrarsi. I più, bloccati ancora in acqua, sono costretti alla resa. A quel punto i caccia si riavvicinano alla costa per coprire lo sbarco con il loro cannoni e recuperare i naufraghi. Dal semaforo viene chiesto alla postazione contraerea della MILMART di puntare i fari verso mare e vengono così illuminate le navi di appoggio a un miglio e mezzo dalla costa con intorno diverse imbarcazioni da sbarco.

Il Sikh, è subito bersagliato dalle batterie costiere, che alle 5 circa colpiscono l’unitò britannica, mentre continuano i combattimenti sulla spiaggia. Lo Zulu si copre con una cortina di fumo e cerca prima di rimorchiare al largo il Sikh, poi di recuperare i naufraghi, ma colpito più volte e con incendi a bordo, si allontana. A questo punto i britannici sbarcati sono allo sbando e cominciano i rastrellamenti per catturarli.

Batteria da 152 50 della MILMART.PNG

Batteria da 152/50 della MILMART

Siamo all’alba del 14 settembre, lo sbarco ad ovest è fallito. Alle imbarcazioni in rada (torpediniere Castore, Montanari e Cascino) è impartito l’ordine di contrattaccare la flotta nemica in ritirata. Ma gli inglesi sono già lontani, così si limitano a raccogliere i naufraghi inglesi ed i mezzi danneggiati.

Le navi italiane scoprono la motosilurante MTB-314, costretta a incagliare sotto il fuoco della motozattera Mz. 756 ed abbandonata dal suo equipaggio a Marsa Umm el Sciausc. Il dragamine tedesco R-10 cattura un plotone di soldati britannici nascosti a bordo, e la prende a rimorchio. Anche due mezzi da sbarco, che tentavano di raggiungere Alessandria a lento moto, sono catturati dalle navi dell’Asse.

Un Macchi M.C.200 italiano parte in ricognizione, individa a flotta avversaria in ritirata e alle 5:55 si alzano in volo altri aerei per una ricognizione offensiva, durante la quale spezzonano e mitragliano le unità nemiche, affondando qualcuna di quelle minori.

07:40: incalzati dai marò del San Marco, anche gli ultimi commando ad est della baia sono costretti alla resa. Tra gli inglesi chi ancora indossava divise tedesche cerca di disfarsene, indossando quelle dei commilitoni morti per evitare di passare per spia. Il Sikh affonda. Continua l’opera di recupero dei naufraghi.

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L’incrociatore Coventry

09:00: mentre la flotta britannica sta cercando di riguadagnare acque amiche braccata dall’aeronautica dell’Asse, il Coventry ed i caccia superstiti ricevono l’ordine di tornare indietro per soccorrere lo Zulu. Il Coventry è subito colpito gravemente da bombe ed è abbandonato dall’equipaggio. Sarà affondata dallo stesso Zulu che sopraggiunge. Alle 16:15 anche lo Zulu colpito da tuffatori tedeschi JU 87 viene affondato.

All’imbrunire solo poche navi di piccolo dislocamento raggiungono indenni le acque amiche. Uno sparuto gruppetto d’inglesi, esattamente 10 uomini della Forza B, riuscì a fuggire per la via del deserto. Solo in quattro però si ricongiunsero, due mesi dopo, con l’VIII Armata. Gli altri perirono di stenti o furono catturati da bande di nomadi ed uccisi o consegnati agli italo-tedeschi.

Le perdite inglesi, riportate nelle loro fonti più accreditate, sono così ripartite:

300 Royal Marines
166 British Army
313 Royal Navy
per un totale complessivo di 779 uomini. I prigionieri furono 576, di cui 34 ufficiali

Pesantissime anche le perdite navali che includevano, l’incrociatore Coventry,  i due Cacciatorpediniere Sikh e Zulu, 4 Motor Torpedo Boat, 2 Motor Launches e diverse imbarcazioni d’assalto.

A tutti i caduti gli italiani resero l’onore delle armi. In particolare, il tenente colonnello Haselden fu sepolto a fianco del mitra con il quale aveva combattuto e sul quale aveva appoggiato il capo morendo.

Sul conteggio delle perdite italo-tedesche concordano sia la documentazione dello Stato Maggiore dell’Esercito sia quello dell’Ufficio Storico della Marina, accettate peraltro dagli studiosi inglesi. Complessivamente 16 morti e 50 feriti, fra cui 15 italiani caduti (di cui 5 del San Marco) e 43 feriti (7 del San Marco); mentre i tedeschi dovettero registrare 1 caduto e 7 feriti.

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4 risposte »

  1. Nel racconto ci si dimentica del contributo non indifferente degli artiglieri del3°art,c.a. sia perché le navi inglesi furono affondate dalle batterie c.a, sia perché molti di loro contribuirono all’eliminazione del reparto britannico sbarcato a Marsa el Brega. Tutta l’azione fu coordinata dal Cte.della Difesa Contraerea (Col.a.tSG Achille Battaglia) ,e protempore C.te della difesa poiché il Generale tedesco dormiva fuori dal perimetro della difesa.Il Col Battaglia fu decorato con la croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Quanto precede è anche ben commentato dal Giornale Luce del 15 o 16 sett.’42

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